L’uscita di Half Life Alyx, due anni or sono, ha cambiato per sempre il panorama videoludico VR, settando un nuovo standard per le produzioni a venire. Un cosiddetto “anno zero”: un prima di Alyx e un dopo Alyx. Nel frattempo, la qualità dei titoli VR sembra essersi quasi congelata, dando tanto spazio a Meta e il suo vendutissimo Quest 2 che, nel giro di poco tempo, è stato in grado di monopolizzare il mercato, vuoi per la mancanza di necessità di hardware d’appoggio (PC o console), vuoi per il prezzo super competitivo, se rapportato a quello di altri visori come l’Index di Valve o il Reverb G2 di HP.
Per diversi mesi abbiamo faticato a staccarci da quell’incredibile produzione in realtà virtuale sviluppata da Valve, finendo più e più volte l’avventura di Alyx e scoprendo, ad ogni giro, qualcosa di nuovo e incredibile, grazie anche alle enormi potenzialità del Steam Workshop. Per mesi abbiamo cercato di appassionarci a qualcosa di nuovo, in grado di farci uscire, anche solo per qualche ora, dalle claustrofobiche strade di City 17 occupate dai Combine: ci hanno provato in molti, dalla stessa Meta con alcune esclusive di spessore – quali Lone Echo 2 e Resident Evil 4 VR – ma mai nella vita ci saremmo aspettati che una produzione videoludica indipendente, plasmata da una joint venture tra i due piccoli studi neozelandesi Oddboy e M-Theory, riuscisse a farci appassionare ad un prodotto quasi quanto il pluricitato Half Life Alyx.

Ebbene, signori, dopo aver portato a termine Wanderer, l’oggetto della nostra odierna disamina, possiamo quindi consigliarvi, senza particolari riserve, che i vostri mesi di attesa sono finiti: oggi vi spiegheremo perché…

Cambiamo il corso della storia

Wanderer ci mette nei panni di Asher Neumann, all’interno di quella che potremmo definire una timeline alternativa, ambientata in una Boston post apocalittica che, per certi versi, ci ha ricordato gli scenari urbani “aggrediti” dall’avanzare della vegetazione di The Last of Us.

Muovendoci a bordo di una imbarcazione di fortuna, verremo dapprima attaccati da una banda di razziatori locali e ci ritroveremo, ahinoi, a respingere un attacco di alligatori, colpendoli alla testa con dei bastoni di legno (sì, avete letto bene). Asher parte alla ricerca dell’appartamento del nonno che sembra contenere dei misteriosi in grado di cambiare le sorti del corso della storia.

Dopo una serie di eventi, che ci metteranno di fronte alle prime meccaniche di gameplay di gioco all’interno di Boston, arriveremo all’appartamento che, come ben presto intuibile, fungerà da hub centrale per le nostre peripezie. Oltre alla presenza di innumerevoli artefatti, scopriremo un peculiare orologio parlante che non solo sarà il nostro companion principale per tutta la durata dell’avventura, ma uno strumento chiave che, come vedremo, ci permetterà di usare gli artefatti per spostarci nelle epoche storiche, oltre che per “conservare” gli oggetti tra un viaggio ed un altro.

Pur essendo un titolo prettamente story driver, siamo rimasti un po’ scottati dalla scelta degli sviluppatori di non inserire alcun tipo di sottotitolo all’interno del gioco, che si presenta in sola lingua originale e rende, diversi dialoghi, di difficile comprensione, anche a causa di slang ed espressioni non propriamente “standard”. Nonostante tutto, il gioco risulta godibile dall’inizio alla fine, solo che questo fattore rende il titolo non per tutti: visto che parte dei dialoghi e dei “suggerimenti” verranno forniti attraverso l’orologio, la mancata comprensione di alcune linee di dialogo potrebbe rendere l’avventura un vero e proprio “incubo” per i non avvezzi alla lingua inglese.

Abbiamo completato Wanderer in circa otto ore, lunghezza che comunque varia da persona a persona, specialmente se messa in prospettiva dei diversi enigmi e puzzle ambientali e dei loro tempi di risoluzione. Resta il fatto che, complessivamente, la longevità del titolo è ottima e mai abbiamo notato cali qualitativi in termini di ritmo.

“Un orologio per domarli…” semi-cit.

Come prima azzardavamo, perché i paragoni con Half Life Alyx? Il titolo non è, di per se, una copia del sopra citato titolo Valve, anche perché il lavoro combinato di Oddboy e M-Theory si presenta, il più, come un’avventura grafica VR con puzzle in puro stile escape room.

Wanderer presenta una mole impressionante di enigmi e puzzle ambientali, ottimamente realizzati (anche se, diversi, vi confessiamo che hanno messo a dura prova la nostra pazienza al di sotto del visore), che fanno ottimo uso delle meccaniche di gameplay del viaggio nel tempo dettato dall’utilizzo dell’orologio. Per completare diversi enigmi, infatti sarà spesso necessario utilizzare oggetti presenti solo in altre epoche e così sfruttare l’orologio per portarle con sé, altre invece potranno essere trovato all’interno del “santuario” (così viene chiamato l’appartamento a Boston del nonno del protagonista) che, di suo, presenta una discreta quantità di puzzle e misteri da svelare per tutta la durata dell’avventura.

Tornando ai paragoni con Alyx, per l’appunto, Wanderer presenta una fisica delle mani ed una interattività con l’ambiente sicuramente impressionante per un titolo indipendente. Non aspettatevi una interazione quasi totale, come permetteva il titolo di Valve (che era per lo più incentrato sull’azione, a differenza di Wanderer), ma le possibilità di utilizzare centinaia di oggetti con cui interagire, aprire cassetti, armadi o porte con la stessa “naturalezza” del nostro GOTY 2021 beh, signori, non abbiamo potuto far altro che apprezzare. Abbiamo utilizzato, per l’occasione, un Meta Quest 2 sfruttando la connettività tramite Oculus Link e SteamVR (il gioco, infatti, è stato recensito nella sua versione Steam, grazie ad un codice fornitoci dagli sviluppatori) e l’eccellente tracking offerto dai due controller Touch: finalmente abbiamo riscontrato un “peso” delle nostre mani all’interno del mondo di gioco, scontrando mobilia o elementi dello scenario ingombranti. Certo, il gioco forse soffre ancora un po’ della sua stessa natura indipendente e della mancanza di ottimizzazione/bug fixing: i problemi sono ancora diversi da limare, ma siamo fiduciosi nelle abilità del team nel rimettere a posto alcuni elementi fuori posto, nei prossimi giorni, e – magari – aggiungere degli apprezzati sottotitoli (ragazzi di Oddboy e M-Theory, se ci state leggendo, questo messaggio è per voi).

Le bellezze della Terra…e della Luna

L’avventura di Wanderer ci permetterà di visitare una moltitudine di scenari, da una “alternativa” versione del primo allunaggio, un tempio Maya in ben due diverse epoche storiche e addirittura il laboratorio del celebre Nikola Tesla, senza citarne altre ancora che vi lasceremo esplorare senza anticipazioni. Un piccolo accenno al sistema di “locomozione” integrato ci teniamo a farlo: come da standard per le produzioni VR moderne, Wanderer mette a disposizione un sistema di movimento interamente personalizzabile, a seconda delle esigenze del singolo videogiocatore – tra rotazione della visuale continua o “scattosa”, per poi passare dal classico teleport o movimento continuo, il nostro movimento in Wanderer si adatterà ottimamente alle nostre richieste ma, specialmente, alla nostra “sopportazione” delle esperienze VR, per evitare di incappare in fenomeni di “burnout” da motion sickness.

Graficamente parlando, Wanderer se la cava egregiamente, alla pari di produzione tripla A con budget di riferimento ben più “sostanziosi”. Il gioco presenta una moltitudine di scenari ottimamente realizzati che offrono una discreta mole di dettagli, almeno nella versione PC da noi recensita. Tramite le impostazioni grafiche, sarà possibile scalare o meno sui dettagli – se dotati di una configurazione un po’ datata – ma anche sfruttare la nuova tecnologia di AMD FSR, per guadagnare qualche frame al di sotto del visore e non incorrere in scatti o stuttering che, in un contesto VR, potrebbero rovinarvi l’esperienza nel giro di qualche secondo. Ottimi anche i modelli poligonali dei personaggi secondari, così come la qualità sonora, caratterizzata da un buon doppiaggio (in sola lingua inglese) e da un altrettanto apprezzabile cura nell’effettistica sonora e nelle musiche.

Concludendo…

Wanderer è una grande sorpresa in questo inizio 2022. Il titolo, sviluppato in congiunta dagli studi neozelandesi Oddboy e M-Theory, è una tra le esperienze VR meglio realizzate dal lancio di Half Life Alyx a questa parte, prendendo in prestito molte delle interazioni ambientali dal titolo Valve, applicandole ad un contesto puzzle game in stile escape room. Disponibile su PCVR, Oculus e PSVR, consigliamo a tutti gli appassionati di avventure in realtà virtuale (e di enigmi cervellotici) di valutare seriamente l’acquisto, a patto di avere una buona conoscenza della lingua inglese visto che, allo stato attuale, non è disponibile nemmeno il supporto visivo dei sottotitoli per la lingua originale.

CI PIACE
  • Ottimo comparto tecnico, considerata la natura indipendente del titolo
  • L’interazione con l’ambiente
  • Puzzle ben congegnati che ben si mescolano con le meccaniche di viaggio nel tempo
  • L’orologio è il compagno di avventura perfetto
NON CI PIACE
  • Alcuni puzzle snervanti
  • Paga alcuni problemi di gioventù, come bug tecnici e non
  • Mancanza totale di sottotitoli (neanche in lingua originale)
Conclusioni

Wanderer non è solo una tra le produzioni videoludiche indipendenti più interessanti di questo inizio 2022, ma anche uno tra i titoli VR che più ci hanno colpito dall’uscita di Half Life Alyx. Nonostante la natura indipendente, e il budget infinitamente inferiore rispetto al capolavoro di Valve, i ragazzi neozelandesi di Oddboy e M-Theory sono riusciti nell’intento di confezionare un’avventura fresca e innovativa, capace di tenere il giocatore incollato al visore dall’inizio alla fine.

8.5Cyberludus.com

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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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