Poter ammirare dinosauri tramite la realtà virtuale sembra avere una discreta presa sul pubblico, questi enormi ed affascinanti rettili ci hanno tanto affascinati da bambini e si sposano perfettamente con le nuove frontiere del medium videoludico, capaci anch’esse di farci tornare come marmocchi sempre propensi a stupore e meraviglia. Così dopo Robinson: The Journey di Crytek arriva sul mercato ARK Park, spin-off del decisamente più noto ARK: Survival Evolved. Scopriamo insieme se varrà la pena pagare il biglietto per andare a visitare questo ‘Jurassic Park virtuale’.

Welcome to Ark Park

ARK Park si offre di proporre un’offerta di gioco survival abbastanza variegata, peccato che a conti fatti l’intera esperienza risulti penalizzata da scelte di game design scellerate e veramente poco stimolanti. Il titolo ci dà la possibilità di esplorare liberamente (nemmeno tanto a dire il vero) una specie di Jurassic Park suddividendo le fasi di gameplay in tre diverse sezioni abbastanza diversificate.

Partiamo dall’esplorazione: tramite un apposito menù verremo automaticamente teletrasportati in un’area piuttosto circoscritta in cui il nostro compito sarà quello di farmare materiali, effettuare scansioni sulle creature presenti in zona e risolvere semplici puzzle. Questa fase, seppur notevolmente limitata, riesce ad essere minimamente godibile grazie soprattutto alla possibilità di scoprire svariate tipologie di dinosauri (e non solo) interagendo con essi. Dopo aver raccolto una determinata quantità di risorse avremo la possibilità di avanzare ad un’area successiva. Le aree esplorabili sono poche ma risultano discretamente variegate.

Potremo utilizzare le risorse raccolte nel nostro campo base, ovvero l’area utile a craftare armi, strumenti per il farming e anche uova di dinosauro. Una volta schiuse, le uova ci permetteranno di allevare un determinato dinosauro attraverso un sistema semplice e per nulla approfondito che porterà alla crescita dell’animale. Non appena esso sarà cresciuto, potremo cavalcarlo in delle fasi di gioco discretamente evocative ma del tutto scriptate e fini a se stesse.

La terza fase di gameplay è quella rappresentata dal combattimento, che risulta essere la parte dell’esperienza meno riuscita e curata. Anche in questo caso sceglieremo un’area in cui teletrasportaci, una volta sul posto saremo fermi su un punto fisso costretti a difendere una specie di torre di controllo da orde di stupide bestiacce impegnate a correrci contro grazie a delle animazioni ai limiti del ridicolo. Il tutto scandito da un sistema di shooting pessimo ed impreciso. Una volta superata l’area di turno potremo avanzare alla successiva e così via, affrontando arene di difficoltà crescente.

Complessivamente non esitiamo a definire l’intera esperienza di gioco come piuttosto blanda, la libertà di esplorare un open world promessa dagli sviluppatori non si palesa affatto e giocando non si avverte minimamente il senso di progressione che dovrebbe invogliarci a continuare con le varie attività di gioco.

Prima di cominciare la campagna potremo avviare una breve modalità tutorial, utilissima a comprendere le basilari meccaniche di gioco. Tale modalità è totalmente slegata dalla storia e sarà selezionabile tramite il menù iniziale, un opzione macchinosa e che riteniamo piuttosto illogica. Sarebbe stato certamente più utile e comodo per il giocatore fare il tutorial nelle fasi iniziali della campagna, in modo da poter imparare immergendosi direttamente nella modalità single-player.

Presente anche un comparto multiplayer che non abbiamo avuto modo di testare a causa di server praticamente vuoti. Esso presenta momentaneamente una sola modalità giocabile, con altre in fase di ‘coming soon’.

Ad affossare definitivamente la produzione ci pensa il comparto tecnico. Fatta eccezione per la convincente riproduzione della fauna, il resto risulta a dir poco deludente a causa di un livello di dettaglio basso che rende le ambientazioni sgranate e sfocate. L’impatto generale risulta quasi fastidioso e ciò comporta delle problematiche anche a livello di gameplay visto che sarà difficoltoso scorgere elementi distanti andando a rendere ancora più problematiche le fasi shooting ma anche i banali enigmi.

Il gioco ci dà la possibilità di utilizzare i Move o il classico Dualshock. I controlli di movimento si servono del classico sistema di teleport utile a compensare la mancanza di stick analogici e a limitare problemi di motion sickness. Il sistema risulta abbastanza funzionale e non ha causato particolari disagi. Anche col Dualshock ci si potrà muovere soltanto tramite teleport, una scelta limitante ed insensata che rende assolutamente più logico l’utilizzo dei Move.

Nelle orripilanti sezioni di shooting abbiamo rilevato la presenza di svariati bug che portavano i dinosauri e compenetrarsi bloccandosi a vicenda, una situazione paradossale che non fa altro che danneggiare ulteriormente l’esperienza nella sua interezza.

Concludendo…

E’ difficile consigliare ARK Park, a parte la possibilità di ammirare dinosauri da vicino e delle meccaniche di farming/crafting moderatamente riuscite il gioco non offre assolutamente nulla di rilevante, sembrando quasi una tech demo particolarmente longeva. La monotonia è inevitabile, le fasi di battaglia scadenti e il prezzo di lancio decisamente esagerato.

In breve
Condividi
Articolo precedenteRimworld – Anteprima
Prossimo articoloTutto ciò che c’è da sapere sul servizio online di Nintendo Switch
Fabrizio Giardina
Alla costante ricerca di se stesso e del suo ruolo nel mondo, perde la sua verginità videoludica con la gloriosa PS1 e da allora è un amore in costante crescita. In quanto appassionato di cinema apprezza particolarmente i videogames in grado di raccontare storie interessanti e coinvolgenti. Attende con impazienza una cruenta apocalisse zombi per mettere in atto tutto ciò che ha imparato grazie a Resident Evil e The Last of Us.