“La continua mercificazione del mondo naturale ha posizionato gli umani in rotta di collisione con un’apocalisse ambientale. Ma siamo solo un comune canale via cavo, su cui la gente si sintonizza per vedere squali che uccidono persone e persone che uccidono squali”

Sono queste le parole che semplificano al meglio Maneater, titolo rilasciato il precedente 22 maggio su PS4, Xbox One e PC, creato e pubblicato da Tripwire Interactive. Seppure la produzione non abbia un budget comparabile a quello di altre IP, le premesse per un titolo interessante vi sono: squali, squali e ancora squali. Non servono altre condizioni di base per creare qualcosa di accattivante, ove vi è la possibilità di divorare altre creature ed umani. Nei decenni antecedenti l’utenza dei vari media ha potuto prender visione di tantissime opere con degli squali come fulcro di una vicenda, producendo contenuti artistici come Lo Squalo di Spielberg o oscenità come Sharknado della The Asylum.

Sarà stato Maneater capace di mantenere alta la nomea dei videogiochi come “media dall’alto valore culturale”, andando oltre il blando intrattenimento da gabinetto?

C’era una volta, nelle profondità dell’abisso…

Le vicende di Maneater prendono posto nelle Coste del Golfo e zone limitrofe, alternandosi tra biomi paludosi ed altri abitati. L’intera narrazione ruota intorno a tre figure, la prima – Pete – è un famoso cacciatore di squali del Golfo. Mosso unicamente dall’odio contro questa razza di pesci, egli è inizialmente alla ricerca di un Megalodonte, creatura ormai leggendaria e nota per le sue temibili dimensioni. Ciò che spinge Pete a compiere tale impresa è unicamente il desiderio di vendetta per la morte del proprio padre, di cui si narra che sia stato ucciso proprio da codesta creatura ormai estinta.
Kyle, la seconda figura, è un giovane studente universitario e figlio di Pete. Decidendo di accompagnare il padre nelle sue avventure, tra i due personaggi vi è uno scontro profondamente radicato nell’etica del trattamento degli animali, essendovi una concezione di queste creature totalmente differente.
Per quanto riguarda lo squalo leuca, pilotato esclusivamente dal giocatore, il suo movente è principalmente legato alla sua natura, seppure la giocante controparte razionale possa rivedere nelle proprie azioni una forte sete di vendetta. Sin dalle prime battute di gioco, infatti, si vedrà come una crudele vicenda porterà avanti una insaziabile ricerca dell’altro tra lo squalo e Pete, rendendo così uno la nemesi dell’altro.

L’espediente di narrazione selezionato dai developers non è certamente comparabile a quello di opere che fanno di questo il proprio punto centrale, ma anche la più indipendente delle produzioni richiede un’attenta analisi di questo aspetto, andando ovviamente a sviscerare anche quella ludica ed intrattenente. Pur nonostante l’opera di per sé non possa permettere, per ovvi limiti strutturali, un intrattenimento dal forte significato intrinseco, si può affermare che il messaggio meta-narrativo contenuto in Maneater sia di scarso valore qualitativo: durante le fasi principali della lore di gioco, infatti, la percezione che si tenderà ad avere dell’intera vicenda è quella di una profonda presa di coscienza dello squalo, perduta invece dall’antagonista della storia. Tale affermazione trova parte della sua veridicità nelle uniche tipologie di missioni esistenti: controllo della popolazione, vendetta, caccia del superpredatore. Se volessimo forzatamente attribuire un significato a queste categorie, infatti, si potrebbe dire che le azioni dello squalo trovino fondamento nella sua natura di mantenimento di un equilibrio nel sistema endemico del Golfo, difendendosi dai predatori intenti ad ucciderlo e vendicandosi del torto subito da Pete, il quale diviene il “peccato originale” dell’umanità.
Maneater, il gioco multi-tipo dal gameplay “diverso”

Collocare Maneater in una delle più generiche categorie videoludiche è pressocché impossibile, come ormai la maggior parte delle esperienze interattive presenti sul mercato. Infatti, seguendo parte della grande azienda del settore, in questo particolare titolo vi sono delle componenti riconducibili agli open world (spazi molto ampi e con una serie di passaggi più o meno segreti, tuttavia a volte separati da fasi di caricamento), ai GDR (il sistema di upgrade del personaggio e l’accessibilità delle aree sbloccabile tramite livello) ed altri ancora. Tuttavia, prendendo con le pinze tale definizione proprio per la precedente esemplificazione, si può considerare questo come un action GDR, dove il nostro obiettivo sarà quello di procedere con una storia che, proprio come detto all’inizio, viene avviata da una profonda mercificazione del mondo naturale. Tra le varie sequenze narrative vi saranno una serie di missioni “secondarie” (scollegate dalla trama, ma obbligatorie per proseguire con la storia e per avanzare di livello). Queste saranno collocate in un ambiente di gioco dalle premesse estremamente interessanti, ma tuttavia poco sviluppate. Nelle fasi esplorative, infatti, le diversificate porzioni di mappe presenteranno sempre una diversa fauna endemica, rendendo Maneater uno dei pochi titoli di questo calibro dall’ambiente di gioco così diversificato.

Seppure quindi vi sia una presentazione generale degna di nota, anche coadiuvata da un Unreal Engine 4 magistrale, l’esperienza subisce una profonda batosta dalla mancanza di cura dei dettagli di ciò che circonda il giocatore, sopprimendo un ambiente che da lontano sembra vivo, ma poco interessante da vicino. Il sistema di combattimento, invece, riprende chiaramente una componente fondamentale degli action, basandosi molto sulla schivata di colpi che, a causa di una differenza elevata di livello tra il giocatore e i superpredatori, ucciderebbero facilmente. Qualora un attacco nemico dovesse andare a vuoto, quest’ultimo sarà esposto ad un momento critico, nel quale il danno inflitto sarà raddoppiato. Tali fasi di combattimento si basano sulla pressione di un unico tasto, con il quale il proprio squalo darà un morso, il quale diviene un “massacro”, ossia una stretta del nemico nelle proprie fauci, se la preda è in un momento critico e di un livello inferiore a quello dello squalo leuca. Sarà inoltre possibile colpire i propri avversari con una codata capace di stordire per un breve istante, tuttavia non strettamente necessario al fine di vincere uno scontro.

Concludendo…

L’esperienza, presa in esame nel suo complesso, non è da ritenersi la peggiore nel proprio “settore videoludico”. Il gameplay inizialmente risulta essere estremamente interessante, divenendo ripetitivo, a tratti insostenibile, col proseguire del gioco. L’esperienza su Playstation 4 (standard), in particolare, è stata negativa nelle fasi finali dell’avventura, dove i cali di frame divenivano sempre più presenti. La struttura del gameplay, non essendo articolata bene, rende l’approccio con il gioco poco intrattenente, accompagnato da tre tipologie di missioni che si ripetono incessantemente. Oltre ad essere quindi non sufficientemente adeguata agli standard, la componente “sfida” lascia poco spazio al giocatore, divenendo artificiale in alcune situazioni, nelle quali una creatura evita un morso pur rimanendo ferma. Seppure vi siano IP ad alto budget con gli stessi problemi di gestione delle missioni secondarie (vedasi ad esempio l’esclusiva Playstation Marvel’s Spider-Man), la mancanza di varietà in un gioco tecnicamente e narrativamente mediocre non permette un approccio positivo al titolo stesso, seppure avesse tutte le carte in regola per essere uno dei giochi più divertenti del mese.

CI PIACE
  • Presenza di una variegata fauna endemica
  • Mondo di gioco vasto
  • Possibilità di personificare uno squalo
NON CI PIACE
  • Difficoltà di gioco a volte artificiale
  • Nessuna differenziazione delle varie missioni
  • Animazioni degli umani mal prodotte
  • Meccanicità delle immersioni. L’azione richiede infatti che si prema il tasto diverse volte per andare sempre più in profondità
  • Comparto tecnico inadeguato agli standard odierni
  • Mancanza di checkpoint per le missioni fallite
  • Ambiente di gioco “superfluo” al gioco stesso
  • Il movente dell’intera vicenda è estremamente forzato
5.8Cyberludus.com

Articolo precedentePerché New Horizons è il capitolo migliore di Animal Crossing
Prossimo articoloXenoblade Chronicles: Definitive Edition – Recensione

E tu che ne pensi? Facci conoscere la tua opinione!