Già da diversi mesi prima dell’uscita, The Last of Us Parte II fa discutere animatamente. “I gameplay mostrati sono tutti fake!”, asserivano i cultori del becero scetticismo, “Eeh ma Naughty Dog sfrutta i propri dipendenti”, millantavano i novelli sindacalisti dal cuore d’oro, forgiati da decine di leaks mai confermati realmente. Anche adesso che The Last of Us 2 è uscito, pare andare di moda spalare fango sul titolo, basti vedere il vergognoso caso di bombing review che ha afflitto l’esclusiva PS4 sul portale Metacritic.

Un vecchio modo di dire recita: “Nel bene o nel male, purché se ne parli”, risultato che l’ultimo lavoro di Naughty Dog sta brillantemente ottenendo. I migliaia di sbraitanti scappati di casa che stanno provando in tutti i modi ad affossare il titolo, forse perché “delusi” da una trama probabilmente troppo matura per i loro canoni, o magari perché animati da un focoso desiderio di console war, non stanno comunque ottenendo il risultato sperato, visto il successo commerciale del titolo. Come forse ricordate, anche il primo The Last of Us ricevette critiche abbastanza fuori luogo, etichettato dai più maligni come un misero “Uncharted con gli zombie” ben prima di debuttare ufficialmente sul mercato e sappiamo benissimo com’è finita… E’ meglio che anche i più cocciuti si arrendano, il secondo capitolo seguirà le orme del suo predecessore, rimanendo ancora più impresso nella memoria collettiva, destinato a diventare una pietra miliare del mondo dei videogiochi.

Ciò lo dobbiamo a Naughty Dog, software house che ci abitua, ormai da oltre vent’anni, a standard qualitativi decisamente sopra la media. La casa californiana, punta di diamante dei PlayStation Studios, va avanti per la sua gloriosa strada senza mai commettere reali passi falsi, rappresentando un caso più unico che raro nel mondo dei videogiochi. Stiamo parlando di un’azienda in continua crescita, capace di rinnovarsi e di diventare fonte d’ispirazione per altri team di sviluppo. Avrete senza dubbio già letto della marea di acclamazioni collezionate da The Last of Us Parte II e, se avete già sbirciato il nostro voto in calce, saprete già che stavolta ci troviamo abbastanza d’accordo con i nostri più illustri colleghi internazionali.

Siamo di fronte ad un reale capolavoro, un’opera memorabile con la quale qualsiasi titolo AAA dovrà inevitabilmente confrontarsi negli anni avvenire, uscendone probabilmente sconfitto. Dite che stiamo esagerando? Continuate a leggere e capirete il motivo di questo smisurato entusiasmo, figlio di una delle esperienze videoludiche più incisive di sempre.

Mors vincit omnia

Joel ed Ellie vivono ormai da quasi cinque anni a Jackson, una piccola oasi sicura in un mondo infestato dalla putrescente piaga del Cordyceps, il fungo parassita che ha portato l’umanità al collasso e che continua a reclamare morte e devastazione. Le cose sembrano andare bene, Joel pare aver finalmente trovato una sorta di pace interiore mentre Ellie vive la sua adolescenza in un contesto che le ha permesso di crescere sana e forte, oltre ad averle dato la possibilità di socializzare ed instaurare rapporti con dei coetanei. Il prologo di The Last of Us 2 ci immerge in un inaspettato contesto di serena convivialità e dobbiamo confessare che vedere i nostri protagonisti in questo stato di relativa pace ci ha scaldato il cuore, vista l’inevitabile empatia che ci ha fatto innamorare dei due personaggi nel corso dell’avventura precedente. Ma si sa, con The Last of Us la tragedia è sempre dietro l’angolo e già nelle fasi iniziali di gioco le convinzioni dei protagonisti, così come le nostre, vengono prese, accartocciate e gettate in pasto alle fiamme lasciandoci inermi e sbigottiti.

The Last of Us Parte II racconta una storia di vendetta ma non commettete il terribile errore di ritenere l’ultima opera firmata Naughty Dog come una banale revenge story. Si parla di una vendetta brutale, estremamente sanguinosa che consuma l’anima ma c’è anche molto altro all’interno del monumentale mosaico narrativo imbastito da Neil Druckmann e soci. Più ripercorriamo le ore passate in compagnia del titolo e più ci rendiamo conto di come la vera protagonista dell’opera sia l’umanità stessa, raccontata in Parte II con una maestria senza precedenti, raggiungendo vette di realismo che raramente si sono viste in un videogioco. Non vogliamo svelarvi altri dettagli di trama, vi basti sapere che il titolo propone un comparto narrativo semplicemente fuori scala, estremamente maturo e incredibilmente coraggioso, probabilmente troppo per alcuni giocatori.

The Last of Us Seattle

Se ci troviamo dinanzi ad una sceneggiatura fondamentalmente impeccabile, lo si deve soprattutto all’estrema cura con la quale sono stati caratterizzati i vari personaggi. Non parliamo soltanto di Joel ed Ellie, il gioco vanta una rosa di comprimari di assoluto spessore, estremamente carismatici e ben scritti, talmente credibili nella loro rappresentazione da risultare terribilmente “veri”. In The Last of Us 2 si intravede qualche sparuto bagliore di luce e di speranza ma viene quasi sempre eclissato dal declino della moralità, dall’esasperazione di una violenza che mai come in questo caso risulta perfettamente contestualizzata all’interno di un videogioco. Nel corso dell’avventura massacreremo decine di persone, cosa che accade nel 90% dei tripla A sul mercato, ma stavolta la sensazione è diversa: non si ha mai la percezione di essere dalla parte dei “buoni” ed, anzi, il mondo di The Last of Us risulta proprio così tristemente reale proprio perché la distinzione tra bene e male è talmente labile da risultare pressoché inesistente. Le fasi d’azione fanno vivere scene di innata brutalità con un coinvolgimento diverso dal solito. I più ipocriti potrebbero criticare il gioco per il crudo realismo con il quale viene rappresentata la violenza a schermo ma è proprio questo uno dei punti di forza dell’opera, far percepire al fruitore la sensazione di essere una persona di merda, è il concetto alla base della sopravvivenza ed è rappresentato dannatamente bene. Naughty Dog ci mostra come la violenza non faccia altro che generare altra violenza, ci fa comprendere come la vendetta spesso sia solo un pretesto per andare avanti e trovare una ragione di vita, per quanto deleteria possa essere. Il team californiano ha ribadito, per l’ennesima volta, come il videogioco sia un tramite perfetto per raccontare una storia e l’ha fatto creando un’opera capace di ergersi sopra qualunque altra, quantomeno per quanto riguarda il filone delle trame ambientate in contesti post-apocalittici. Un crescendo di emozioni e sequenze al cardiopalma che rapisce dall’inizio alla fine.

Vivrete ogni attimo di The Last of Us Parte II con estremo coinvolgimento. Farete un giro sull’altalena delle emozioni provando terrore, rabbia, tristezza, felicità, ripugnanza, meraviglia, solitudine.. Passando da momenti di calore e tenerezza ad altri che vi trafiggeranno come una gelida pugnalata in piena gola.

Questione di sopravvivenza

L’egregia impalcatura narrativa di The Last of Us Parte II è sorretta da un gameplay altrettanto avvincente e ben amalgamato. Naughty Dog ha ripreso la riuscita formula del predecessore, migliorandola ed espandendola sotto praticamente ogni punto di vista. Anche in questo caso, dunque, ci troviamo tra le mani un titolo capace di proporre un mix di generi e meccaniche che spaziano dall’action-adventure allo stealth, passando per fasi da tps e sezioni velatamente horror. Alla base dell’esperienza di gioco, comunque, c’è il preponderante elemento survival, vero fiore all’occhiello della produzione. Ellie è una sopravvissuta, capace di essere estremamente fredda e violenta ma le sua possibilità sono comunque “limitate”, dimenticate quindi di pensare di poter affrontare 3 o 4 nemici a viso aperto poiché finireste per essere malamente crivellati di colpi. L’utilizzo delle armi da fuoco conferisce un livello di gratificazione e divertimento estremo, grazie ad uno spiccato realismo valorizzato dal superbo feedback offerto dalle armi. Tale sensazione, conferita dalla pesantezza dell’arma e dalla vibrante sensazione che ci avvolge dopo aver inferto o subito un colpo è estremamente appagante. Mirare non è comunque semplice, di conseguenza ogni headshot regala non poche soddisfazioni anche se, spesso e volentieri, preferirete il corpo a corpo in modo da risparmiare le vostre preziose munizioni. Proprio il melee risulta adesso più dinamico e vario, grazie all’aggiunta della schivata che dona nuovo respiro al combat system.

The Last of Us 2 violenza

Non mancano alcuni momenti di relativa calma utili ad esplorare le aree di gioco in cerca di loot. Fortunatamente, queste fasi meno adrenaliniche sono state introdotte in maniera più naturale rispetto al passato nella formula di gioco, non dando quella sensazione di compartimenti stagni presente nel predecessore. State esplorando un appartamento e notate del sangue in giro? Attenti, potrebbe esserci un infetto nascosto da qualche parte pronto ad assalirvi. Avete appena trovato un banco da lavoro in un edificio deserto? Non abbassate la guardia, potreste semplicemente essere caduti nella trappola di un gruppo di miliziani. In ogni caso, l’esplorazione è una componente fondamentale per racimolare componenti utili a realizzare strumenti quali molotov, medikit o semplici silenziatori improvvisati. Oggetti come questi saranno essenziali in battaglia per poter avere la meglio sui vostri temibili nemici, animati in The Last of Us Parte II da un’intelligenza artificiale raggiante. Il team ha puntato molto su questo aspetto, mettendovi alle calcagna dei nemici svegli e persino imprevedibili grazie ai loro pattern incredibilmente camaleontici, capaci di adattarsi alla vostra offensiva. Un soldato vi ha scoperti? Bene, tutti gli altri non capiranno magicamente la vostra posizione ma cercheranno di stanarvi comunicando tra loro. I nemici si dividono, tentano di aggirarvi, vi possono scoprire se siete nascosti tra l’erba alta o sotto un camion. Le variabili sono tantissime, quando sono alla ricerca di Ellie non seguono le classiche ronde prevedibili ma, anzi, si voltano di continuo rendendo arduo prevedere le loro mosse. Indietreggiano quando c’è da indietreggiare e puntano all’assalto diretto quando siete in difficoltà… Insomma, c’è da divertirsi.

Un’ I.A. talmente sveglia permette anche alla componente stealth di acquisire maggiore valore. Muoversi di soppiatto, sfruttare diversivi, sgozzare i nemici con attacchi furtivi diventa imprescindibile ma ciò non vi garantisce comunque la sopravvivenza. Più i nemici si insospettiscono, magari dopo aver trovato un compagno morto, e con maggiore intensità proseguiranno la caccia braccandovi senza sosta. Bisogna ponderare le proprie mosse, ogni passo falso può essere fatale. I vostri avversari, comunque, non sono delle semplici macchine da guerra assetate di sangue ed, anzi, percepirete spesso la loro tensione e paura, così come li sentirete urlare in preda alla disperazione per un compagno trovato morto. Morti che tra l’altro avvengono in maniera brutale, accompagnate da urla di straziante dolore e sgomento. Ovviamente può capitare di vedere l’IA non agire in maniera brillante in qualche situazione ma ciononostante, per la prima volta dopo diversi anni, ci troviamo di fronte ad un sensibile passo in avanti per quanto concerne l’intelligenza degli NPC nei videogiochi.

The Last of Us 2 clicker

L’egregia IA appena descritta, unita alla carenza di risorse ed alle volute limitazioni nel gameplay convergono in scontri sempre diversi, equiparabili fondamentalmente a dei sorprendenti livelli sandbox da affrontare liberamente. Il tutto, accompagnato da un level design mai banale, spesso stratosferico. La sorprendente ampiezza, varietà e verticalità delle mappe di gioco rende praticamente impossibile annoiarsi durante le sequenze più concitate. Il risultato è eccellente.

L’unico aiuto per i giocatori è rappresentato dalla modalità ascolto che permette, tramite la pressione di un tasto, di intravedere le sagome dei nemici attraverso gli ostacoli. Questa agevolazione è comunque disattivabile in qualunque momento dalle opzioni.

Non c’è bestia più pericolosa dell’uomo

Ovviamente tra le minacce sono presenti anche gli infetti che, essendo privi di raziocinio, risultano decisamente più prevedibili rispetto agli umani ma non per questo da sottovalutare. Più volte nel corso del gioco si intuisce come gli stessi protagonisti reputino questi zombi a base di funghi molto meno pericolosi dalla minaccia presentata dagli umani.  Oltre i già noti Runner, Stalker, Clicker e Bloater, Naughty Dog ha introdotto una inedita fase di mutazione, rappresentata da un “nuovo” infetto che non vi sveleremo per non rovinarvi la sorpresa. Affrontare i mutati è un’esperienza totalmente diversa e il fatto che ogni tipologia di nemico presenti caratteristiche diverse rende il gameplay ancor più vario e dinamico.

Così, gli ormai iconici clicker sono temibili perché in grado di uccidervi con un solo colpo nonostante la loro cecità mentre gli enormi bloater possono persino attaccare dalla distanza. Quando ci si trova ad affrontare contemporaneamente diverse tipologie di infetti è necessario considerare ogni possibile variabile.. Ovviamente a patto che ci siano i presupposti e le tempistiche per ragionare, altrimenti la capacità d’improvvisare diventa fondamentale. In certe situazioni è possibile persino trarre vantaggio dalle creature funginee, aizzando ad esempio un mucchio di infetti su un gruppo di ignari nemici umani.
Ovviamente le fasi di gioco contro gli infetti rappresentano la venatura horror dell’esperienza, poiché, anche se generalmente meno ragionate, possono portare a una rapida morte al primo errore commesso: basta fare un rumore di troppo al momento sbagliato. Naughty Dog si è prodigata nell’imbastire un’atmosfera inquietante, immergendoci in aree particolarmente buie e ricolme di spore, spesso angoscianti ma sempre ben ramificate e ricche di possibilità di movimento.
Il fatto che Ellie sia spesso accompagnata, nel corso dell’avventura, da NPC animati da un’intelligenza artificiale eccellente che intervengono e non disturbano, poi, non fa altro migliorare l’esperienza. Gli NPC alleati aiutano attivamente nel corso dell’avventura, attaccando i nemici o indicando il loro posizionamento. In qualche sporadico caso, dovrete salvar loro la pelle ma il tutto non risulta mai frustrante. In ogni caso, questi parametri sono liberamente modificabili dalle opzioni di difficoltà e potrete così decidere quanto aiuto ricevere dai compagni, se renderli o meno sensibili alle prese nemiche e tanto altro.

The Last of Us Parte 2 Seattle

Come già accennato, notevole importanza ricopre l’esplorazione, che permette di scovare svariate tipologie di oggetti nascosti, dai collezionabili alle numerose testimonianze scritte che arricchiscono la lore del mondo di gioco, aiutando a delineare ulteriormente il solenne quanto spaventoso contesto creato da Naughty Dog.
Ha ricevuto un notevole miglioramento anche la fase di sviluppo di armi e personaggio. La crescita di Ellie e lo sviluppo dell’equipaggiamento diventano ben presto fondamentali per il giocatore, che in maniera molto naturale viene spinto a scandagliare ogni anfratto delle vaste ambientazioni di gioco, ogni costruzione in rovina pronta a nascondere casseforti e strumenti di creazione, ogni area opzionale colma di segreti e nemici. La grande capacità di The Last of Us Parte II non è solamente quella di aver partorito un mondo meravigliosamente plasmato, coerente, bellissimo nella sua devastazione, ma anche di aver messo il giocatore nelle condizioni di percepire il desiderio di conoscerlo a menadito, esplorando con minuziosa dedizione, anche solo per godersi qualche interessante dialogo opzionale. In quasi tutte le aree facoltative e nascoste, per altro, è possibile portare alla luce storie strazianti di gente che non ce l’ha fatta, andando a comporre un tessuto narrativo sfaccettato e poliedrico.
Insomma, stiamo parlando di un’opera titanica a cui non manca veramente nulla: The Last of Us Parte II offre una campagna profonda, varia e gratificante, grazie alla possibilità di personalizzare a piacimento vari aspetti del livello di difficoltà. Sorprendente anche il fattore longevità, se infatti il primo capitolo era terminabile in circa 15 ore, per completare il sequel ne abbiamo impiegate quasi il doppio, ossia 27, giocando al livello di difficoltà difficile.

L’unica “mancanza”, se così possiamo definirla, è l’assenza del multiplayer, presente invece nel primo capitolo. La modalità Fazioni non è dunque presente in Parte II, quantomeno finora, e pur trattandosi di un peccato, non ci sentiamo di considerare ciò come un difetto, in quanto The Last of Us nasce come esperienza single player… e ce ne fossero di più di esperienze del genere sul mercato.

Un’apocalisse bella da morire

Anche a livello tecnico, The Last of Us Parte II rappresenta l’apice generazionale, quantomeno su console. Come di consueto, Naughty Dog sfrutta fino allo sfinimento le potenzialità della piattaforma, portando a schermo un comparto grafico qualitativamente eccezionale. Modelli tridimensionali dettagliatissimi, animazioni al top, illuminazione realistica ed estremamente suggestiva. Persino i caricamenti sono sorprendentemente rapidi! Come se non bastasse, la direzione artistica è più ispirata che mai, donandoci a tutti gli effetti il mondo post-apocalittico più bello e credibile mai visto in un videogioco. Semplicemente clamoroso.  Ammirare la natura che, pian piano, sta inglobando ogni reminiscenza umana toglie il fiato. Le animazioni facciali, poi, rasentano la perfezione, talmente reali da rendere ancora più emozionante l’avventura ed imponendosi come un punto di riferimento per quanto riguarda il facial motion capture. Ad un comparto grafico semplicemente sontuoso, se ne affianca uno sonoro altrettanto incredibile. Alla guida della colonna sonora torna il premio Oscar Gustavo Santaolalla che, rievocando le sonorità del primo capitolo, ci dona una perla di rara finezza. Menzione d’onore anche per il doppiaggio italiano, con prove attoriali magistrali che non hanno nulla da invidiare alle produzioni cinematografiche più blasonate. Ritornano i doppiatori del capitolo precedente: straordinaria Gea Riva sempre più in parte nei panni di Ellie così come un Lorenzo Scattorin in stato di grazia ad interpretare Joel. Superbi anche gli effetti sonori come gli spari, estremamente realistici, e gli inquietanti versi degli infetti pronti a squarciare il silenzio tenendovi costantemente sulle spine.
La perfezione, in senso lato, non esiste e anche una produzione del calibro di The Last of Us Parte II presenta qualche lieve difetto qua e là. Durante la nostra run abbiamo assistito ad un bug e adocchiato un paio di imperfezioni grafiche di poco conto.

The Last of Us 2 boat

Concludendo…

É la seconda volta su queste pagine che viene assegnato un voto perfetto. Nel 2018 fu God of War a sdoganare il 10 sul nostro sito, stavolta tocca a The Last of Us Parte II. Non basta qualche imprecisione tecnica e l’assenza del multiplayer per intaccare la splendida esperienza di gioco offerta dall’ultima opera di Naughty Dog. Una storia così matura e coraggiosa, raccontata con tale maestria è una rarità, soprattutto perché capace di trattare tematiche attuali con gran classe. L’unione perfetta tra videogioco e cinema, grazie ad una campagna che non sacrifica il gameplay ma che anzi lo eleva all’ennesima potenza pur mettendolo al servizio di un comparto narrativo monumentale. Il tutto arricchito da un lato tecnico meraviglioso e da un level design brillante. Siamo di fronte ad un nuovo punto di riferimento per quanto riguarda l’intrattenimento d’autore, un’opera capace di trascendere il videogioco. Un vero e proprio capolavoro.

CI PIACE
  • Porta la narrativa videoludica, e non solo, ad un nuovo livello
  • Gameplay vario ed estremamente soddisfacente
  • Longevo e gratificante
  • Game design magistrale
  • Graficamente impressionante
  • Sonoro superbo
  • I.A. incredibilmente avanzata
NON CI PIACE
  • Qualche imprecisione tecnica
  • Assenza del multiplayer
Conclusioni

The Last of Us Parte II è un capolavoro, un’opera destinata ad entrare nella storia.

10Cyberludus.com

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Alla costante ricerca di se stesso e del suo ruolo nel mondo, perde la sua verginità videoludica con la gloriosa PS1 e da allora è un amore in costante crescita. In quanto appassionato di cinema apprezza particolarmente i videogames in grado di raccontare storie interessanti e coinvolgenti. Attende con impazienza una cruenta apocalisse zombi per mettere in atto tutto ciò che ha imparato grazie a Resident Evil e The Last of Us.

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