Nessuno si sarebbe mai immaginato che il personaggio di Kratos, fin dalla sua prima apparizione nel 2005, sarebbe diventato – da lì a poco – uno tra gli (anti)eroi più iconici del panorama videoludico marchiato Playstation. La saga dei Santa Monica Studio toccò altissime vette qualitative con i due capitoli su Playstation 2, passando poi di mano agli ottimi Ready At Dawn che ne curarono i due spin-off su PSP (il secondo, Ghost of Sparta, è uno tra i titoli indubbiamente più riusciti sulla portatile Sony). La serie, poi, approda su Playstation 3 con un terzo capitolo – apparentemente conclusivo – che segnò la fine della vendetta di Kratos sugli Dei dell’Olimpo. L’addio dei Santa Monica all’ambientazione “Greca” arrivò con God of War Ascension, terzo spin off della saga, che si può forse definire come il meno ispirato dell’intera serie, anche se caratterizzato dal solito – divertente – gameplay che da anni lo aveva contraddistinto.

Quasi come un fulmine a ciel sereno, due anni fa – alla conferenza Sony dell’E3 2016 – i Santa Monica Studio uscirono alla scoperto con il loro nuovo ambizioso progetto: God of War. Pur avendo perso la numerazione, la nuova fatica dei Santa Monica ci avrebbe permesso di vestire nuovamente i panni del Fantasma di Sparta, in un’ambientazione sensibilmente diversa da quella proposta nei precedenti capitoli. Ora, due anni dopo quell’importante annuncio, abbiamo finalmente messo le mani su quello che, a nostro parere, ridefinirà gli standard del genere action negli anni a venire.

Ecco le nostre considerazioni finali su God of War: buona lettura!

Il Fantasma di Sparta nelle terre di Odino

Il taglio netto di questo God of War, nei confronti dei capitoli precedenti, non è riscontrabile solamente nel cambio di rotta in termini di gameplay ma anche per quanto riguarda trama e ambientazione. God of War 3, capitolo conclusivo della prima trilogia, vide Kratos portare a compimento la propria vendetta sugli Dei dell’Olimpo, macchiandosi le mani del sangue di suo padre, Zeus, reo di averlo tradito e privato dei suoi poteri nel capitolo precedente. Nonostante il suo apparente sacrificio ottenuto trafiggendosi con la Spada dell’Olimpo, Kratos riesce a sfuggire, ancora una volta, da morte certa e tutto ciò che ci rimane dopo i titoli di coda è una scia di sangue che porta verso il mare.

Quasi come in balia di un “flashforward”, ci ritroviamo davanti un Kratos visibilmente invecchiato, riconoscibile per la sua carnagione color cenere ed i tatuaggi intimidatori rosso sangue che gli ricoprono il corpo. Privato delle sue Lame del Caos, simbolo della sua faida contro l’Olimpo, il vecchio Dio della Guerra prepara il falò per i resti della sua consorte. L’attenzione si sposta subito su Atreus, suo figlio, impegnato a salutare per l’ultima volta la madre, i cui resti giacciono nell’oscurità della loro casa. Intenzionati a rispettare le ultime volontà della donna, Kratos e Atreus porteranno le sue ceneri in un lungo viaggio che porrà molto spesso l’accento sulla storia del nostro rabbioso eroe, dovendosi scontrare con le sue origini e i fantasmi del passato. Abbandonata la via della vendetta Kratos sembra intenzionato più che mai ad abbandonare la scia di sangue e distruzione che aveva contraddistinto i suoi lunghi anni di vendette contro gli Dei dell’Olimpo ma, purtroppo, dal passato non si scappa mai e i “demoni” sembrano più che mai intenzionati a non abbandonare lo spartano durante tutta la durata del viaggio. Il rapporto tra Kratos e Atreus, raccontato magistralmente dai ragazzi di Santa Monica, è il vero cuore di questa nuova avventura: le differenze caratteriali tra i due personaggi, i dialoghi mai banali e la regia di assoluto spessore rendono God of War un’esperienza cinematografica tutta da vivere, dall’inizio alla fine. Nelle circa venticinque ore che abbiamo passato per portare a termine l’avventura principale, siamo rimasti assolutamente soddisfatti dal perfetto ritmo che caratterizza la campagna, lasciandoci più e più volte emozionati nel vedere come Barlog & co siano riusciti a raccontare con estrema abilità questa nuova pagina della vita di Kratos. L’abbandono della mitologia greca ha visto i Santa Monica dedicare anima e corpo nell’abbraccio di quella norrena, riuscendo a caratterizzare al meglio i toni ed epicità che meglio contraddistinguono questo tipo di setting.

Raggiungere la fine di quel lungo e bellissimo viaggio che è God of War è stata per noi un’esperienza davvero unica, in grado di emozionarci come pochi titoli erano riusciti fino ad ora. E per questo, ci sentiamo davvero di ringraziare e fare un grosso plauso ai Santa Monica Studio per essere riusciti a risvegliare quel lato sensibile di videogiocatore che è un po’ in ognuno di noi.

La Furia di Sparta

Insieme ad un cambio di rotta sul fronte narrativo, God of War prova a rivoluzionare, in parte, il gameplay che aveva contraddistinto i precedenti capitoli della saga. Abbandonata quindi la telecamera fissa, che ci dava uno spettro molto più ampio del campo di battaglia, il nuovo titolo dei Santa Monica Studio propone una telecamera posta alle spalle del protagonista, con una inquadratura che ricorda molto il The Last of Us di Naughty Dog. Kratos, almeno inizialmente, potrà contare sul Leviatano, un’ascia corta grazie alla quale potrà sferrare attacchi leggeri e pesanti – oltre che a varie combo che potremo successivamente sbloccare grazie all’albero delle abilità, spendendo punti esperienza – e anche letteralmente “lanciare” contro gli avversari o elementi dello scenario. L’utilizzo del Leviatano, oltre che durante gli scontri, ci verrà molto utile per portare a compimento enigmi ambientali che, anche per questo capitolo di God of War, torneranno in grande stile, proponendo sfide dal livello di difficoltà sempre maggiore. Atreus, oltre a fungere da vera e propria spalla di Kratos, ci verrà in aiuto in diverse occasioni: il suo arco, Artiglio, potrà essere potenziato tramite l’albero delle abilità proprio come il Leviatano e ci tornerà utile quando vorremo scagliare diverse frecce per stordire i nemici, dato che saremo proprio noi a dare l’ordine di fuoco. Così come con il Leviatano, l’arco di Atreus, con il proseguimento dell’avventura, ci verrà in aiuto per i già citati enigmi ambientali, aumentando quindi il tasso di varietà nelle varie sfide che God of War ci metterà di fronte. Il gameplay, seppur molto più ragionato e meno caotico rispetto ai suoi predecessori, funziona molto bene. Ancora una volta Kratos si ritroverà a dover affrontare nemici di diversa entità e fattezza: passeremo da semplici draugr, che ci attaccheranno con colpi lenti e piuttosto prevedibili, a troll di grossa stazza che potrebbero rappresentare un vero problema nel caso non fossimo abbastanza rapidi da schivare gli attacchi.

Oltre alla schivata, Kratos potrà contare su di uno scudo estraibile che, oltre a riuscire a parare attacchi in mischia e a distanza, ci consentirà di effettuare contrattacchi, utili a sbarazzarci più velocemente delle orde di nemici che ci ritroveremo davanti. Anche sul fronte boss fight non ci possiamo assolutamente lamentare: sebbene gli scontri coi boss siano sensibilmente calati di numero rispetto ai precedenti capitoli, le battaglie di epiche proporzioni non mancheranno, riuscendo a donare quel senso di epicità che solo gli scontri con protagonista Kratos sanno regalare.

La volontà di inserire meccaniche ruolistiche all’interno del gioco hanno permesso ai ragazzi di Santa Monica di porre l’accento sul sistema di crescita di entrambi i personaggi. Oltre ai già citati alberi delle abilità, Kratos potrà utilizzare ed equipaggiare gli strumenti e le armature che troverà durante il proprio viaggio, contando inoltre sul supporto dei due nani fabbri, Brok e Sindri, che in più di un’occasione ci verranno in aiuto in specifici punti sulla mappa, dandoci modo di potenziare il nostro armamentario – grazie a materiali e argento che troveremo durante le nostre avventure – e comprare oggetti che ci potranno venire in aiuto in battaglia.

Il potenziamento dei due personaggi riesce in qualche modo ad influire positivamente sul sistema di combattimento: le nuove abilità apprese consentiranno a Kratos e Atreus di vantare di una gamma sempre più ampia di possibilità con cui affrontare le agguerrite orde di nemici. Inoltre, come di consueto, una barra della Rabbia posta in fondo allo schermo ci mostrerà quando Kratos sarà pronto a lanciarsi nella cosiddetta Furia di Sparta, una sorta di “rage-mode” – già presente nei capitoli precedenti – che permetterà allo spartano di liberarsi con molta più semplicità dei nemici in un periodo di tempo limitato.

Pur non trattandosi di un titolo “open-world”, God of War riesce comunque a dare molta libertà al videogiocatore che avrà modo, anche terminata l’avventura principale, di tornare nei luoghi già visitati e di esplorare diversi regni con tanto di attività secondarie – detti favori – pienamente riuscite sul fronte della varietà. Non mancheranno sfide opzionali e collezionabili, in grado di aumentare sensibilmente la longevità del titolo.

Il motore degli Dei

L’eccellenza dimostrata sul fronte gameplay e su quello narrativo si riscontra anche sul comparto tecnico, in grado di mettere in mostra tutte le capacità di Playstation 4. God of War, proprio come il “cugino” Horizon: Zero Dawn, riesce a riprodurre con estremo realismo e capacità un’ambientazione vasta e incredibilmente affascinante come quella norrena: l’unicità dei vari regni, passando da Midgard ad Hel (il Regno dei Morti), è senza alcun dubbio efficace. La stessa cura che si denota nel dettaglio del mondo di gioco la ritroviamo anche nei modelli dei protagonisti. Atreus e, soprattutto, Kratos sono stati curati incredibilmente bene sia sul fronte grafico sia su quello delle animazioni, realistiche e credibili come non mai. Abbiamo avuto modo di giocare God of War su Playstation 4 Pro e, pur non disponendo di una TV con funzionalità HDR, abbiamo provato a lanciare il titolo Santa Monica sia in modalità grafica che performance. Nella seconda modalità God of War fatica a mantenere una fluidità stabile a 60 frame al secondo, soprattutto nelle fasi più concitate dove vengono avvertiti piccoli ma evidenti cali. In ogni caso, per tutta l’avventura siamo rimasti pienamente soddisfatti dalla cura grafica rivolta dai Santa Monica verso la loro nuova fatica.

Sul fronte sonoro, d’obbligo un plauso al lavoro svolto da Bear McCreary (famoso per aver lavorato alle colonne sonore di famose serie TV come Battlestar Galactica, The Walking Dead e Black Sails) in grado di sfornare brani trasudanti epicità da ogni poro. Sul doppiaggio, nonostante l’abbandono del doppiatore originale (scelta necessaria, visto l’evidente cambio di toni del protagonista) siamo rimasti pienamente soddisfatti dal lavoro svolto in fase di localizzazione italiana.

Concludendo…

Arrivando ai titoli di coda di questa impressionante opera videoludica, ci risulta impossibile non fare un plauso a tutte le persone dietro a questo ambizioso progetto. Prendendosi una buona dose di rischi, Cory Barlog e i ragazzi di Santa Monica sono riusciti a confezionare un prodotto incredibilmente profondo, curato e in grado di far provare vere emozioni al videogiocatore. Il fatto che abbiamo deciso di premiare God of War con il voto massimo non significa che ci troviamo di fronte ad un gioco perfetto ma piuttosto davanti a quello che per noi è il miglior titolo di questa attuale generazione, nonché uno tra gli action più appaganti dell’intera storia videoludica.

God of War è un titolo che non va solamente giocato, ma vissuto dall’inizio alla fine.

CI PIACE
  • Regia di primissimo livello, impreziosita da dialoghi mai banali e scene dall’epicità unica.
  • Combat system sfaccettato ed estremamente appagante.
  • Comparto audiovisivo eccellente.
  • Ottimo il sistema di progressione di Kratos e Atreus.
  • Longevo.
NON CI PIACE
  • Sporadici cali di frame nelle fasi d’azione più concitate.
  • Alcuni bug ci hanno richiesto di ripartire dal checkpoint precedente.
Conclusioni

God of War è in assoluto una tra le migliori esperienze videoludiche degli ultimi anni. Un viaggio raccontato attraverso una regia impeccabile, uno stile ed una capacità unica nell’incollare il videogiocatore allo schermo. Abbracciando lo sconfinato universo della mitologia norrena, l’opera di Cory Barlog ci ha emozionati come non mai, dandoci modo di “vivere” questo nuovo capitolo delle avventure di Kratos senza mai smettere di emozionarci. 

10Cyberludus.com
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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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