Tacoma appartiene a quel genere di videogiochi nato più o meno durante la scorsa generazione, grazie più che altro a piccoli studi di sviluppo indipendenti, che con poche risorse a disposizione hanno cominciato a proporre brevi titoli incentrati su un forte comparto narrativo a discapito di un gameplay piuttosto limitato. C’è chi li chiama walking simulator e chi li definisce come avventure grafiche moderne, si tratta certamente di un genere che si ama o si odia ma che comunque nel corso degli ultimi anni è stato in grado di proporre alcune perle che sono rimaste impresse nei cuori degli appassionati. Uno dei primi e più rappresentativi giochi di questo filone fu Gone Homee di Fullbright. Qualche mese fa la giovane software house rilasciò il suo secondo progetto, Tacoma, che solo in questi giorni approda su PlayStation 4.

Scopriamo insieme se lo splendido Gone Home vedrà in Tacoma un degno erede.

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Un dramma in realtà aumentata

Anno 2088, sulla Terra non arrivano più notizie dai sei membri dell’equipaggio della stazione spaziale Tacoma. La società proprietaria della struttura orbitante incarica Amy Ferrier di scoprire cosa si cela dietro questo sinistro mistero. Il compito di Amy sarà quello di recuperare i dati IA dalle varie aree di Tacoma e la scheda madre di ODIN, l’IA che gestisce la stazione. Durante l’esplorazione del luogo Amy è in grado di ricostruire, grazie ad un avanzato sistema di realtà aumentata, alcuni significativi momenti riguardanti i fatti antecedenti alla sparizione della squadra. Non possiamo dire altro, il titolo è piuttosto breve e rivelare altri elementi di trama equivarrebbe a spoilerare buona parte della storia.

L’elemento cardine dell’intera esperienza è ovviamente il comparto narrativo ed esso ci ha purtroppo soddisfatti solo a metà: se da un lato abbiamo un setting affascinante accompagnato da una premessa tanto semplice quanto intrigante, dall’altro è evidente che manchi qualcosa. E’ stato certamente svolto un buon lavoro di scrittura, soprattutto in merito ai dialoghi, molto umani e realistici purtroppo però i vari personaggi che compongono il mosaico narrativo dell’avventura non godono del tempo che avrebbero meritato per farsi conoscere ed amare, a parte un paio di loro che godranno di maggiore caratterizzazione. Sembra quasi che gli sviluppatori non abbiano voluto osare, anche per quanto riguarda la storia vera e propria che è certamente interessante e raccontata in maniera furba ma che sfortunatamente non riesce a rapire a pieno il giocatore a causa della notevole linearità di fondo ma soprattutto per la breve durata che ci vedrà arrivare ai titoli di coda in poco più di un paio d’ore. Sia chiaro, generalmente per un gioco del genere linearità e longevità non rappresentano certamente gli aspetti fondamentali ma è proprio il modo in cui è stata scritta la storia a risentire di tali elementi. Ambientazione e personaggi non hanno goduto del tempo e dello spazio necessario per essere approfonditi a dovere e ciò è certamente un peccato visto che i ragazzi di Fullbright vantano delle doti di scrittura assolutamente degne di note. Tacoma è veramente troppo piccola e povera di dettagli, un altro elemento che rende certamente l’incedere meno coinvolgente del dovuto.

Come detto, Amy ha la possibilità di rivivere i ricordi dell’equipaggio grazie a un sistema di realtà aumentata che funziona mediante dei sensori indossati dalla protagonista. Durante queste fasi ‘investigative’ il giocatore avrà modo di gestire la scena come se fosse un filmato (sarà possibile mettere pausa, riavvolgere o andare avanti veloce) scegliendo di seguire un personaggio piuttosto che un altro. Questa interessante feature permette di far vivere la vicenda attraverso gli occhi dei sei malcapitati, potendo comprendere meglio come essi si rapportino alla vita nella loro individualità e come facenti parte di un gruppo. La possibilità di riavvolgere ci dà la possibilità di rivivere la scena in modo da non perderci alcun dettaglio facendoci seguire l’evento da diversi punti di vista. Quando focalizziamo l’attenzione su un personaggio sarà possibile anche accedere alla loro interfaccia utente, un’area che permette di visualizzare email e messaggi del personaggio di turno, un interessante stratagemma utile ad approfondire un minimo i vari membri della crew.

Anche il colpo di scena finale non riesce a colpire più di tanto. Le tematiche affrontate sono sensibili trattando temi quali il rapporto uomo-macchina e la presa di coscienza di entità artificiali ma allo stesso tempo anche piuttosto attuali sotto un certo punto di vista, facendoci riflettere ad esempio sull’automatizzazione del lavoro moderno a danno della manovalanza umana. Malauguratamente, il poco coraggio in fase di stesura porta al confezionamento di un’opera certamente ben scritta ma che alla fine non rimane impressa lasciandoci con un profondo rammarico per ciò che Tacoma sarebbe potuto essere ma che invece non è.

Questa nuova versione del gioco propone anche una modalità commentary, in cui potremo rivivere l’esperienza accompagnati dal commento degli sviluppatori.

Tecnicamente il titolo è assolutamente senza infamia e senza lode. Unity non sarà certamente tra i motori grafici più performanti in circolazione ma riesce a rendere onore ad una piccola produzione come Tacoma, che certamente non ha la pretesa di osare a livello grafico. Più di carattere il comparto sonoro che oltre a vantare un buon doppiaggio in inglese presenta diversi arrangiamenti musicali gradevoli e dei godibilissimi effetti sonori.

 

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Concludendo…

Era certamente difficile eguagliare i picchi d’intensità e delicatezza narrativa raggiunti con Gone Home. Con questo Tacoma appare evidente che i ragazzi di Fullbright abbiano cercato di fare il grande passo proponendo una storia ambientata in un contesto certamente più maestoso, incespicando però in un gioco che appare tanto ambizioso quanto non del tutto riuscito. Un peccato, con più tempo a disposizione e un maggiore approfondimento di trama e personaggi probabilmente oggi staremmo parlando di un altro piccolo capolavoro. Purtroppo ciò che ci ritroviamo davanti è semplicemente una buona storia, con qualche interessante spunto ma decisamente troppo sintetica che finisce per risultare eccessivamente fredda e non particolarmente emozionante. Certamente le doti degli sviluppatori avranno modo di essere valorizzate nei loro futuri progetti, che siamo ansiosi di provare ritenendo questo ultimo titolo come un prodotto che presenta degli ottimi spunti su cui ripartire per fare meglio.

 

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Fabrizio Giardina
Alla costante ricerca di se stesso e del suo ruolo nel mondo, perde la sua verginità videoludica con la gloriosa PS1 e da allora è un amore in costante crescita. In quanto appassionato di cinema apprezza particolarmente i videogames in grado di raccontare storie interessanti e coinvolgenti. Attende con impazienza una cruenta apocalisse zombi per mettere in atto tutto ciò che ha imparato grazie a Resident Evil e The Last of Us.