Atlus ci porta indietro di parecchi anni, verso lidi certo più spensierati ma non per questo privi dell’accanimento hardcore nei confronti dei videogiochi. Dragon’s Crown fa esattamente questo: un tuffo nel passato, con uno stile di gioco fortemente arcade che tanto ricorda quanto vissuto nelle sale giochi o sulle console SEGA e SNK dell’epoca. Una sensazione agrodolce, sia per la gioia delle memorie sia per l’ineluttabile scorrere del tempo. L’RPG a scorrimento orizzontale ottenne già un discreto successo sulle piattaforme della scorsa generazione e questo ritorno su PlayStation 4 potrebbe consentirgli di ottenere qualche fan in più da aggiungere alla sua schiera. Sebbene si tratti di un porting, rimasterizzazione o come più preferite, tratteremo la versione Pro di Dragon’s Crown come se avesse fatto il suo debutto per la prima volta, per venire incontro a tutti i neofiti.

Ambientato in un mondo fantasy tipicamente medievale, Dragon’s Crown ci metterà nei panni di tanti eroi differenti, tutti alla ricerca della gloria. Inseguendo la leggenda della Corona del Drago, inizieremo il nostro viaggio tra antichi dungeon e altissimi torrioni, sgominando orde di mostri e creature mitologiche. Una volta selezionata la classe del nostro protagonista – tra le più canoniche del genere d’appartenenza – partiremo all’avventura, affiancati dal nostro compagno Ranni lo scassinatore, controllabile tramite l’utilizzo del touchpad. Tale inclusione si è rivelata parecchio utile e rapida per forzare scrigni e serrature con il minimo sforzo. È possibile ripercorrere la trama principale dall’inizio alla fine con ogni singolo personaggio, il che allunga notevolmente l’offerta ludica. A seconda della classe da noi scelta, la difficoltà media del titolo varierà, partendo da un approccio più semplice e ignorante come quello del guerriero fino a uno più lento e ragionato come nel caso del mago.

Per quanto la componente narrativa di Dragon’s Crown Pro sia piuttosto carina da seguire, il vero punto di forza dell’intera produzione risiede nel gameplay. Affrontabile tanto da soli quanto in compagnia – con membri del party controllati dall’IA o dai vostri amici online – il titolo Atlus possiede un potenziale ludico di alto livello. Fin dai primi passi mossi nel mondo di gioco, il divertimento offerto è da subito altissimo, grazie anche all’immediatezza della parabola d’apprendimento. Ogni personaggio possiede le proprie abilità e punti deboli e starà a voi saper scegliere ogni singola mossa da utilizzare al momento più appropriato.

Il mondo di gioco è il medesimo in cui avvengono gli accadimenti di Odin Sphere e Grim Grimoire, ma le vicende di Dragon’s Crown si collocano in una regione totalmente differente. La città funge da hub principale, nel quale comprare e riparare l’equipaggiamento, consultare la gilda per attivare missioni e sbloccare nuove abilità e infine riportare in vita i guerrieri caduti presso il tempio. Una volta trovate le spoglie di un combattente potremo infatti raccoglierle e dar loro una nuova possibilità tramite le nostre preghiere alla dea Althena. Ogni anima resuscitata si potrà unire al nostro party una volta reclutata nella taverna. Raggiunto il limitare delle mura cittadine, incontreremo un enorme portale, il quale ci consentirà di raggiungere tutte le aree esterne in cui completare le numerose missioni. Al termine di ciascuna di esse potrete visualizzare il vostro punteggio – elemento chiaramente old school – e il grado dei tesori da voi rinvenuti. Pagando una somma di denaro identificherete gli oggetti contenuti negli scrigni, aumentando o diminuendo il loro valore. Avanzando di livello otterrete come sempre i consueti punti esperienza, da investire in abilità di classe o neutre presso la gilda dei guerrieri.

Lo stile visivo adottato dagli sviluppatori di Vanillaware è immediatamente riconoscibile, grazie alle meravigliose illustrazioni a oper di George Kamitani. Ogni singolo personaggio, ambiente o nemico è stato riprodotto come parte di un grande dipinto, con pennellate intense e proporzioni fisiche volutamente esagerate, muscoli ipertrofici e seni oltre la sesta taglia. Portando a termine le missioni sbloccheremo svariate illustrazioni, tutte da apprezzare singolarmente all’interno della nostra galleria personale. Il livello di dettaglio è davvero impressionante, avendo gli artisti curato ogni aspetto sia del mondo di gioco sia dei suoi abitanti. Se da una parte è possibile apprezzare tutta questa pomposità, dall’altra non si può storcere il naso dinanzi a piccoli difetti: l’aspetto del nostro eroe per esempio non muta con il cambio d’equipaggiamento, notando solo minuscole differenze nelle armi e negli scudi. Di gran pregio sono invece di effetti visivi delle magie e degli attacchi, che però comportano una certa confusione qualora alleati e nemici siano piuttosto numerosi su schermo. Le migliorie tecniche sono evidenti sia su PlayStation 4 standard, con un framerate stabile e fluido e con una risoluzione sempre impeccabile, sia su PS4 Pro – sistema per il quale tale prodotto è stato ottimizzato – con l’implementazione del 4K.

Concludendo…

Poter nuovamente riapprezzare un beat em’ up a scorrimento orizzontale nel 2018 è di certo una sensazione gradevole, specie per i “non più tanto giovani” cresciuti a pane e arcade. La struttura dei dungeon è sempre la medesima, con tanti tesori da trovare lungo il tragitto da sinistra a destra, nemici da abbattere con il button-mashing e boss finali ad attenderci alla fine del viaggio. Per quanto abbastanza semplice, questa formula riesce a diventare una vera e propria droga man mano che ci si addentra nelle sue meccaniche. Dopo aver potenziato il party, aver accumulato ricchezze e sconfitto nemici apparentemente insormontabili, la sensazione di soddisfazione sarà impareggiabile e non vi verrà assolutamente voglia di spegnere la console: ciò dimostra l’indiscutibile talento del team di sviluppo nipponico e la palese sfortuna di un titolo la cui unica colpa – all’epoca – fu quella di essere rilasciato sul mercato davvero troppo tardi. Ora però è possibile apprezzare in qualità maggiore un’opera che merita di essere vissuta, sia dai fan del genere sia dai più diffidenti.

CI PIACE
  • Stile da vendere
  • Gameplay facile e appagante
  • Grande longevità
  • Comparto tecnico solido
NON CI PIACE
  • A tratti un po’ confusionario
  • Cambiare equipaggiamento non modifica radicalmente il PG
Conclusioni

Dragon’s Crown Pro presenta non solo uno stile di gioco puramente vecchia scuola, carico di tanto sano divertimento, ma anche un comparto artistico d’eccellenza. La grande abbondanza di dettagli e la ricchezza visiva messe in scena rendono il titolo di Vanillaware una vera gioia per gli occhi. Dal punto di vista tecnico non ci sono grandissimi difetti ma solo piccole pecche, come la tendenza alla confusione durante i momenti in cui lo schermo è più affollato. Un RPG beat em’up a scorrimento orizzontale come non se ne vedevano da parecchio tempo, consigliato sia ai neofiti che agli amanti del genere.

8.9Cyberludus.com
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Laureando in Mediazione Linguistica e Culturale presso l'Università degli Studi di Napoli L'Orientale, si avvicina al mondo dei videogiochi già in tenera età. Appassionato di cinema e cortometraggi, carica su internet video satirici e talvolta demenziali con i 3Gamersacaso e The Gentlemen. Il suo obiettivo ultimo? Guidare le masse incolte sfruttando un pensiero laico, razionale e scientifico. A volte riesce persino ad essere serio.

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