The Vanishing of Ethan Carter – Recensione

Quando sei nei guai, chi chiamerai?

Paul Prospero è un detective con un’innata capacità nel risolvere misteri. E, per “innata”, non ci riferiamo semplicemente al classico fiuto da investigatore di sherlockiana memoria; parliamo di vere e proprie visioni, della capacità di saltare tra vari eventi temporali e, in linea di massima, di riuscire a delineare chiaramente persino avvenimenti con tracce ormai fredde. The Vanishing of Ethan Carter è un’avventura atipica, che ripesca a piene mani da svariati baluardi del genere horror e li rimescola a tal punto da crearne una creatura totalmente differente. Anche se definirlo “horror”, detto tra noi, è un po’ un’esagerazione. L’avventura degli Astronauts è più un giallo, una sorta di thriller psicologico (e sovrannaturale) a metà strada tra Twin Peaks e Silent Hill, un inquietante viaggio in un luogo tanto meraviglioso quanto marcio; un mondo capace di nascondere una terribile verità dietro ogni dolce, affascinante silenzio.

Misteriosa sparizione…

Il detective, contattato da un bambino in pericolo – Ethan, per l’appunto – si ritrova ad investigare in lungo e in largo per la ridente Red Creek Valley, alla ricerca di lui e del suo rapitore. Perchè, sì, Ethan è sparito e starà a noi risolvere questo intricato caso. “Questo gioco NON prenderà il giocatore per mano”, recita il messaggio successivo allo Start Point. E, in un certo senso, è vero. A farci da Cicerone c’è una descrizione degli eventi che più breve non si può, e in un batter d’occhio verremo catapultati in questa grande foresta. Qual è il nostro obiettivo? Dove dobbiamo andare? Quali sono i comandi? The Vanishing of Ethan Carter, volutamente, non ci dice nulla. Per qualche minuto, faremo persino fatica a capire la sua tipologia di gioco. È una mossa interessante, quella degli sviluppatori, oltre che molto coraggiosa. Si girovaga, pieni di domande e dubbi; cercando di non perderci, poco dopo troveremo una strada battuta e, seguendola, arriveremo ad una ferrovia. Qui, un cadavere. Potremo quindi decidere se investigare sulle cause della morte dell’uomo o proseguire oltre e non crucciarcene. E’ così che The Vanishing of Ethan Carter inizia a delinarsi. Tramite l’esplorazione, e quindi grazie all’aiuto di note e flashback, inizieremo a farci un quadro generale sulla città e sulla peculiare situazione dei suoi abitanti. Incastrando tutte le nostre scoperte, tassello dopo tassello, si farà più chiara anche la nostra missione. E, qui, sarà vitale la nostra voglia di scavare, di immergerci sempre più nell’oscuro mistero della scomparsa del ragazzino. Una volta entrati nell’ottica, in realtà, questa tanto chiacchierata “libertà” inizia anche ad appiattirsi: le zone sono estese, questo non si può negarlo, ma è altrettanto vero che perdere la bussola è piuttosto difficile e che il prossimo obiettivo si delinea abbastanza palesemente dopo qualche minuto d’esplorazione. Certo, non tutti gli omicidi e rompicapi saranno di immediata risoluzione, ma un pizzico di spirito d’osservazione in più basterà a districarvi da ogni guaio.

Un ritmo per pochi

In linea di massima, chiunque cerchi azione sfrenata e sparatorie a go-go, farebbe bene a stare lontano. In The Vanishing of Ethan Carter si cammina, si cammina, si cammina, si legge e si cammina. Qualche volta si ragiona di più, qualche volta di meno, ma non si va mai oltre questi limiti auto-imposti. Non che sia un male, assolutamente; la sua abilità nel raccontare e la conseguente atmosfera che ne scaturisce si adattano perfettamente a dei ritmi piuttosto pacati. Ci si emoziona, davvero, con le piccole cose: visitando una casa abbandonata, spingendosi dove la natura ha ormai preso il sopravvento, cogliendo un piccolo indizio ancora da contestualizzare agli altri, e così via. Certo, forse non è il miglior titolo investigativo sulla piazza (LA Noir e Sherlock Holmes restano anni luce avanti) ma quel “poco” che fa, riesce a farlo piuttosto bene. Come dicevamo, però, questa fantomatica libertà va un po’ a perdersi con il passare delle ore, anche perchè i limiti – soprattutto geografici – della cittadina inizieranno a farsi sempre più palesi minuto dopo minuto, così come le meccaniche di gioco. L’avventura, però, durando relativamente poco, non arriva mai ad annoiare o a diventare totalmente prevedibile; un punto a favore che, ovviamente, può trasformarsi facilmente in un’arma a doppio taglio. Il gioco può essere infatti terminato al 100% anche in 4 o 5 ore (anche se qui, molto dipenderà dall’abilità dell’utente), con nulla che possa invogliare a rigiocarlo. Certo, in casi come questi, il prezzo ridotto aiuta molto: 20 Euro possono essere spesi volentieri su un’avventura che, per quanto fugace, riesce appieno nel suo intento. Basterà anche un solo pomeriggio per portarlo a termine, ma possiamo assicurarvi che quello sarà un pomeriggio davvero indimenticabile.

L’abito, a volte, fa anche il monaco

Il passaggio da PC a PS4 – vi ricordiamo infatti come il titolo sia arrivato su Personal Computer già tempo addietro – è stato totalmente indolore. Tecnicamente, ci troviamo di fronte ad un prodotto validissimo, nonostante il budget contenuto con il quale è stato tirato su. Vegetazione, effetti di luce, panorami: non ci sentiamo di esagerare, quando diciamo che The Vanishing of Ethan Carter è tra le produzioni più d’impatto, visivamente parlando, di questa nuova generazione. Tra l’altro, nonostante alcuni singhiozzi, riesce a viaggiare sui 60 fotogrammi per secondo nella maggior parte delle situazioni. Un bello schiaffo morale a tutti coloro che alla parola “indie” associano un comparto tecnico di scarsa qualità.

In conclusione…

The Vanishing of Ethan Carter è un viaggio introspettivo, interessante, d’atmosfera, pieno di misteri e colpi di scena, e anche piuttosto innovativo. A mente fredda, in realtà, è più facile sondarne i difetti: in primis, una longevità di gioco piuttosto risicata ed una libertà esplorativa solo apparente. Ma, su questo, possiamo anche chiudere tranquillamente un occhio. In casi come questi, non ci piace appellarci al fascino residuo, al fantomatico “lasting appeal”, nel giudicarlo; vogliamo solo ricordarlo così, come ci si è presentato, coraggioso, crudo, enigmatico, e capace di tenere col fiato sospeso dal primissimo all’ultimo monologo. Un’avventura assolutamente da non perdere, da vivere tutta d’un fiato e con il cuore spalancato, consigliata a chiunque sia fan dei polizieschi con una sana spruzzata di fantasy.

CI PIACE

– Ambientazione superlativa\n- Ottima storia\n- Originale, variegato, intrigante\n- Buone meccaniche di gameplay

NON CI PIACE

– Non dura tantissimo

Conclusioni

Un insieme di storie ed un paesaggio eccezionale

8.7Cyberludus.com
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Redazione
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