Sherlock Holmes: The Devil’s Daughter – Recensione

L’ottava avventura dello Sherlock di Frogwares

Il lavoro di Frogwares per portare alla ribalta, su PC e console, la trasposizione videoludica de “Le Avventure di Sherlock Holmes” – la celebre collezione di racconti creata da Arthur Conan Doyle – è stato senza dubbio encomiabile. Lo dimostra la nutrita fanbase che la serie, dal 2002 ad oggi, ha saputo raccogliere con i giochi dedicati al più celebre investigatore al mondo, diventati un vero e proprio punto di riferimento per il genere delle avventure grafiche.
Dallo scontro con Jack lo squartatore fino a quello con Arséne Lupin, le Avventure di Sherlock Holmes di Frogwares hanno senza dubbio attirato l’interesse di videogiocatori e lettori, in grado di trovare in questa serie un rifugio dal solito “spara spara” videoludico degli ultimi anni.
Sebbene la serie abbia sempre vantato un discreto livello qualitativo, i fan hanno lungamente sperato in un capitolo capace di far spiccare definitivamente il volo alla saga. L’occasione arrivò ben due anni fa, quando Frogwares, fresca del buon lavoro svolto con The Testament of Sherlock Holmes, decise di puntare forte su meccaniche rinnovate e un nuovo motore grafico per rendere l’avventura ancora più intrigante e varia. Crimes & Punishments, settima iterazione per la serie di Frogwares, si staccò definitivamente dal gameplay lento e complesso che aveva contraddistinto i precedenti capitoli, proponendo un’esperienza di gioco totalmente “investigativa” che, per certi versi, ci ha ricordato quella mostrata da LA Noire di Rockstar Games.

 

The Devil’s Daughter

 

Due anni dopo, l’annuncio di Frogwares relativo ad un nuovo capitolo fece brillare gli occhi a tutti i fan desiderosi di una nuova avventura dopo il buon Crimes & Punishments. The Devil’s Daughter, l’ultima iterazione di questa ormai longeva saga, cerca di ripartire dalle ottime basi gettate dal suo predecessore, tentando di evolvere l’esperienza investigativa nei panni di Sherlock Holmes e della sua fida spalla, Watson.

Dopo aver ricevuto una promo da Ubisoft (che si occuperà della distribuzione del gioco sul territorio italiano, andando a rimpiazzare Focus), siamo pronti a fornirvi il nostro parere su Sherlock Holmes: The Devil’s Daughter.

Buona lettura!

 

Cinque casi per ogni palato

Sul fronte contenutistico, Sherlock Holmes: The Devil’s Daughter propone cinque casi dalla durata variabile (a seconda del tempo che impiegherete per venire a capo di certi enigmi), accomunati però da un forte legame tematico. Mentre saremo intenti a investigare su misteriose sparizioni a Whitechapel o a scoprire il movente dietro l’omicidio di un archeologo, capiterà di porsi qualche interrogativo sulla nuova – e misteriosa – vicina di casa e su come potrebbe essere collegata alla figlia adottiva e ad altre figure sinistre del passato di Holmes.

La trama del titolo – pur non avvicinandosi ai picchi qualitativi delle varie rappresentazioni cinematografiche (e non) del personaggio di Doyle – si assesta su un livello abbastanza buono, in grado di mantenere viva l’attenzione del videogiocatore nel corso delle circa 10/12 necessarie a portare a termine tutti e cinque i casi.

Rispetto ai suoi predecessori, The Devil’s Daughter cerca di rendere l’esperienza di gioco il più varia possibile, diversificando lo svolgimento degli episodi grazie all’introduzione di sequenze tipicamente “action”. Sherlock Holmes: The Devil’s Daughter riesce, senza alcun dubbio, a farvi sentire dei veri e propri detective. Passerete buona parte del tempo a collezionare indizi utili ed elaborare teorie sul caso del momento, dalla creazione del profilo del sospettato – nel quale analizzeremo il nostro interlocutore del momento, basandoci su dettagli fisici o comportamentali – fino alla raccolta di documenti e prove sparsi negli scenari di gioco. La possibilità di analizzare le prove presso l’appartamento di Baker Street, ci permetterà di calarci ancora di più nei meandri della mente di Sherlock Holmes.
Dalle sequenze in flashback da ricostruire, fino all’utilizzo dei sensi di Sherlock – una vera e propria “Detective Mode” paragonabile a quella già vista con la serie Arkham di Rocksteady – la varietà non è certo il problema di questo The Devil’s Daughter, sebbene vada segnalata la presenza di alcune sequenze action particolarmente “stonate” nel panorama generale del titolo. Alcuni QTE, per esempio, ci sono sembrati fin troppo forzati, un evidente tentativo di rendere maggiormente adrenalinico un titolo che, di base, non ne ha assoluto bisogno.

 

The Devil’s Daughter

 

Resta comunque encomiabile il lavoro svolto dal team di Frogwares nel creare casi dalla difficoltà crescente, capaci di proporre enigmi sempre più vari e complessi, oltre che appaganti da portare a termine senza aiuti. Per chi invece avesse solo intenzione di godersi la trama di gioco, evitando di scervellarsi per troppo tempo negli enigmi più complessi, il team di sviluppo ha pensato bene di introdurre un comodo pulsante “Salta” che ci permetterà di aggirare in toto l’enigma del momento.

Giunti al punto cruciale di un caso sarà possibile, in qualsiasi momento, sfruttare la rinnovata modalità di deduzione, in cui potremo – letteralmente – collegare uno all’altro gli indizi raccolti durante l’indagine all’interno della mente di Sherlock, e costruire i simbolici percorsi neurali che porteranno alle diverse condanne. Nel collegare indizi e deduzioni, The Devil’s Daughter non ci obbligherà a rivedere i nostri ragionamenti in caso di errore: giungere alla deduzione sbagliata potrà portarci a risolvere il caso in maniera totalmente erronea, magari accusando d’omicidio un innocente… o peggio.

The Devil’s Daughter non perdona, e infatti non ci sarà nessuno a notificarvi se state seguendo, o meno, la pista sbagliata. A tal proposito, potete trovare sulle nostre pagine una guida del gioco, in grado di fornirvi indicazioni sul giusto corso delle indagini, oltre a diversi consigli su come portare a termine gli enigmi più complessi (a questo link troverete la soluzione relativa al primo caso del gioco).

Abbiamo inoltre trovato molto interessante l’evoluzione del personaggio di Sherlock Holmes, che nei circa 15 anni di storia della serie targata Frogwares ha subito un cambiamento netto. Se nei primi capitoli giunti su PC, il personaggio di Holmes poco si discostava da quello dell’immaginario collettivo – un gentleman “armato” di cappello e pipa – nell’ultimo capitolo si è optato per un rinnovamento generale del look del protagonista, in modo da avvicinarlo in qualche modo alla versione cinematografica del personaggio. Il ringiovanimento del protagonista in realtà non ci è dispiaciuto, anche se questa scelta potrebbe far storcere il naso alla marea di puristi sparsi nel meraviglioso universo dell’internet.

 

The Devil’s Daughter

 

E comunque…lo abbiamo notato solo noi ma Sherlock Holmes in questo capitolo è la copia sputata di Jon Hamm (il protagonista della celebre serie tv Mad Men)?

 

Provaci ancora Frogwares

Una tra le principali note dolenti del titolo targato Frogwares è sicuramente il comparto audiovisivo. Se da un lato le architetture della Londra vittoriana sembrano calzare a pennello con le atmosfere dei libri di Doyle, dall’altro abbiamo notato un dettaglio dei modelli poligonali davvero carente sotto molti aspetti. I visi totalmente inespressivi dei personaggi principali, e secondari, falliscono nel rendere l’esperienza investigativa veramente intrigante, e si dimostra ben lontana dai canoni dettati al tempo da LA Noire, per il quale Rockstar si era avvalsa dell’utilizzo intensivo del motion capture. Animazioni legnosissime e caricamenti eccessivamente prolissi rappresentano il colpo di grazia ad un comparto tecnico già claudicante.

 

The Devil’s Daughter

 

Non si salva nemmeno il doppiaggio, in lingua inglese, caratterizzato da una recitazione sotto tono da parte di quasi tutto il cast principale anche se, a deludere particolarmente, è proprio la voce del protagonista, Sherlock Holmes, il cui cambio di doppiatore non ha fatto altro che peggiorare una situazione di per sé tragica.

 

Concludendo…

Sherlock Holmes: The Devil’s Daughter è, a conti fatti, un buon titolo. Per gli amanti delle avventure grafiche, in cerca di enigmi su cui scervellarsi per molte ore, The Devil’s Daughter rappresenta uno tra i pochi veri esponenti del genere sul mercato. A chiunque si voglia avvicinare per la prima volta a questa serie sarà richiesto di sorvolare sui svariati problemi tecnici che affligono il titolo Frogwares, tra cui un comparto audiovisivo poco curato, caricamenti eccessivamente lunghi (almeno sulla versione Playstation 4) e alcune scelte stilistiche di dubbio gusto.

Se da anni divorate le avventure di Frogwares, non rimarrete di certo delusi da questo ottavo capitolo.

Elementare, Watson!

CI PIACE

– Enigmi ben congegnati ed appaganti
– Cinque casi piuttosto longevi
– Gameplay reso più vario rispetto ai suoi predecessori…

NON CI PIACE

– …anche se l’introduzione di alcune sequenze action non ci ha convinto pienamente
– Tecnicamente datato
– Nonostante le promesse, l’esperienza di gioco rimane sempre eccessivamente lineare

Conclusioni

Un buon adventure game che, purtroppo, non riesce a risollevare la serie verso standard qualitativi più elevati

7.5Cyberludus.com
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Mattia Giangrandi
Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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