One Piece: Burning Blood – Recensione

One Piece: Burning Blood e la voglia di cambiare

Difficilmente gli anime non hanno avuto avuto trasposizioni videoludiche degne della materia originale, almeno per quanto riguarda i tie-in che sono, per l’appunto, videogiochi che utilizzano un marchio già esistente in un altro campo d’intrattenimento. Su PS2 Dragon Ball Z Budokai riuscì a dire la sua, per poi venire clamorosamente messo in ombra su PS3 dalla spettacolare saga di Naruto: Ultimate Ninja Storm, che si è da poco conclusa.

Il brand One Piece, dal canto suo, ha dato origine a vari “Musou” con la serie Pirate Warriors, titoli tutt’altro che memorabili che puntavano tutto sull’indiscutibile appeal del soggetto. Ed ecco ora la svolta con One Piece: Burning Blood, la prima incarnazione brawler (picchiaduro tridimensionale con un numero definito di personaggi e scenari) della saga, che tenta di stabilire un nuovo punto di partenza per il marchio.

One Piece: Burning Blood sarà riuscito a raggiungere l’obbiettivo?

 

Burning Blood

 

Marineford

Come anticipato in apertura, dimenticatevi le ripetitive orde nemiche dei Pirate Warriors, perché in One Piece: Burning Blood avete a disposizione la bellezza di quaranta personaggi più una sessantina di partners di supporto, un roster imponente che offre sostanza e varietà agli scontri 3vs3 al centro del gameplay di questo nuovo titolo. Ognuno dei personaggi è fedelmente ricreato per quanto riguarda mosse e abilità speciali (la cura dedicata alla caratterizzazione dei combattenti ci ricorda come gli sviluppatori siano gli stessi di J-Stars), che potranno essere attivate secondo particolari condizioni. In generale, gli scontri consisteranno in un scambio “meccanico” di tecniche e colpi speciali, che saranno – purtroppo – attivabili fin troppo facilmente a causa di una gestione mal calibrata della barra del potenziamento.

 

È inoltre presente una modalità “furia” che permetterà ai personaggi di utilizzare le loro mosse più devastanti e che, ahimè, concluderà la maggior parte degli scontri in un batter d’occhio. I combattimenti, per inciso, saranno spesso delle tese “cacce al topo”: risulta infatti fin troppo facile venir atterrati, specialmente affrontando avversari dotati di abilità a distanza, e di conseguenza capiterà -spesso – di trovarsi a dover evitare tecnicismi in favore di approcci tattici finalizzati unicamente all’attivazione della furia. Un vero peccato, perché la varietà delle combo a disposizione dei diversi personaggi potrebbero offrire, in teoria, una certa profondità al gameplay.

L’impressione (e aggiungo pure il rimpianto) è che la frenesia e la varietà presenti negli scontri di un qualsiasi Ninja Storm avrebbero migliorato enormemente la godibilità del titolo, afflitta da un gameplay fin troppo legnoso e stringato. Ogni personaggio è dotato di una combo “base” unica (almeno per quanto riguarda l’animazione) che può essere eseguita con la pressione ripetuta di un singolo tasto, una semplificazione che riduce alcuni scontri a un mero esercizio di button mashing. Nel panorama generale si tratta comunque di un difetto minore, perché è la stessa costruzione del sistema di combattimento a presentare falle tali da rendere gli scontri fastidiosamente squilibrati. Il sistema di parata, ad esempio, è fin troppo efficace perché, oltre a bloccare quasi tutti gli attacchi, permette di aggirare con facilità le tecniche “spezzaguardia”, complice un effetto grafico che permette di anticipare con estrema semplicità le intenzioni di chi le utilizza. Il tutto risulta ancora più irritante a causa di un’IA macchinosa e decisamente infame, che punterà spesso a mantenere le distanze e a bombardarci con mosse su mosse.

Lo sbilanciamento generale dell’intelligenza artificiale influisce negativamente su tutti gli scontri offline. Spesso e volentieri, in combattimenti con particolari condizioni (come ad esempio sopravvivere fino a quando il timer non raggiunge lo zero), ci troveremo a dover affrontare avversari incomprensibilmente sovrapotenziati, in grado di farci a pezzi con soli tre colpi ben piazzati. Altre volte ci basterà premere furiosamente un singolo tasto per avere la meglio sul nemico. Inutile dire che queste fluttuazioni del livello di sfida rendono One Piece: Burning Blood un titolo potenzialmente massacrante, se non altro per i nervi del giocatore medio.

Per quanto riguarda le modalità disponibili, togliamoci subito il dente: la modalità storia di One Piece: Burning Blood è assolutamente insoddisfacente. Non aspettatevi la campagna curata e spettacolare di un Ultimate Ninja Storm, ma solo un insulso frammento di quello che è uno dei momenti più indimenticabili del manga/anime. Stiamo parlando infatti della saga di Marineford, che, detta in breve, consiste nel tentativo di Rufy e della sua ciurma di salvare il fratello del pirata di gomma, Ace, da un’esecuzione sommaria per mano della Marina.

Si tratta di una scelta discutibile, innanzitutto perché la saga di Marineford cade a metà (circa) dell’ancora incompiuta storia di One Piece, ed è pertanto preceduta e seguita da una valanga di importantissimi archi narrativi. Questo significa che la modalità storia, oltre a rappresentare un frammento insignificante (della durata di 2 ore) dell’offerta narrativa di One Piece, risulta anche incompleto, confuso e già nel clou degli avvenimenti, pertanto capace di coinvolgere solamente coloro che hanno già letto o visto la storia.

 

Burning Blood

 

Si tratta ovviamente di considerazioni discutibili, perché alla fine cos’è One Piece: Burning Blood se non un gioco fatto apposta per i fan della serie animata\manga?

Certo, verissimo, ma da “intenditore” della saga posso tranquillamente dire che il risultato rimane comunque misero e insoddisfacente, incapace di trasmettere tutto lo spettro delle emozioni che da sempre caratterizzano le avventure di Rufy e soci. Detto ciò, durante la campagna utilizzeremo vari personaggi che, attraverso i loro punti di vista, ci faranno vivere alcuni dei momenti più drammatici di Marineford. La regia è spettacolare, e riesce a ricreare alla perfezione alcune delle sequenze più iconiche e spettacolari del salvataggio di Ace, e ciò non fa che rendere ancora più frustrante il fatto che la campagna sia così breve e circoscritta.

Oltre alla storia, avremo a disposizione le classiche modalità presenti nei picchiaduro di questo genere, come, ad esempio, lo scontro libero. La più interessante risulta “Vs Ricercato”, una modalità che ci porterà ad affrontare una serie di scontri con particolari handicap e difficoltà spostandoci da un’isola all’altra, sia contro nemici virtuali che giocatori reali.

Sul fronte multigiocatore, One Piece: Burning Blood si dimostra stabile e funzionante, una sorpresa decisamente piacevole e, di questi tempi, tutt’altro che scontata.

 

Manga in movimento

A livello tecnico One Piece: Burning Blood si avvale di un ottimo cel-shading che fa dello stile la sua arma principale, adoperando in più occasioni schizzi e pennellate degne del manga (un po’ come fece Naruto), dando vita a personaggi ottimamente ricreati nell’assurdo design ideato dal mangaka Eiichirō Oda. Purtroppo gli scenari non vantano la stessa cura nella realizzazione, rivelandosi spesso delle ampie (fin troppo) arene prive di elementi veramente distintivi. Tralasciando questo dettaglio e qualche sporadico calo di frame rate, il comparto tecnico di One Piece: Burning Blood rimane soddisfacente, grazie anche, e soprattutto, a un’orchestrazione musicale di qualità, “impacchettata” per bene da un eccellente doppiaggio in lingua originale.

 

Burning Blood

 

Concludendo…

One Piece: Burning Blood è un titolo più che sufficiente che farà la felicità dei fan. Allo stesso tempo il suo gameplay semplice e funzionale saprà attirare chi di One Piece non sa nulla, ma saprà anche irritare per il suo sbilanciamento e confondere per colpa di una modalità storia fin troppo abbozzata. Come nuovo inizio ci siamo, ma ci aspettiamo che in futuro il gameplay risulti più equilibrato e che, soprattutto, la storia sia di più ampio respiro.

CI PIACE

-Tantissimi personaggi

-Stilisticamente impeccabile

-Tecnicamente curato

NON CI PIACE

-Gameplay troppo sbilanciato

-Modalità storia cortissima

-Scenari vuoti e qualche calo di frame

Conclusioni

One Piece: Burning Blood ha il grosso merito di voler dare una trasposizione che renda giustizia al titanico manga, il che lo rende da una parte ammirabile, dall’altra risibile per il suo essere frettoloso e incompleto. Acquistatelo se siete fan dell’opera, ma aspettatevi un gameplay e una modalità storia da rivedere e ampliare

6.5Cyberludus.com
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