The Sinking City 2

Scheda Gioco

The Sinking City 2

Piattaforma

PC
Genere
Sparatutto in prima persona, Adventure
Sviluppatore
Frogwares
Publisher
Frogwares
Uscita

31 Dicembre 2026 In uscita

Il Nostro Voto

75/100
DISCRETO

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Nel “lontano” 2019, sulle pagine di Cyberludus, vi parlammo a lungo di The Sinking City, una delle prime produzioni di Frogwares capaci di allontanarsi dalle atmosfere e dalle consuete avventure investigative a tema Sherlock Holmes per immergersi nel vasto e inquietante universo nato dalle opere di H. P. Lovecraft. Un esperimento ambizioso, imperfetto ma interessante, che portava il giocatore nella decadente cittadina di Oakmont nei panni di Charles Winfield Reed, un investigatore privato tormentato da misteriose visioni.

Richiamato proprio a Oakmont dall’intellettuale Johannes van der Berg, Reed si ritrovava ben presto coinvolto in una vicenda ben più grande di quanto potesse immaginare. Le sue visioni, infatti, non erano un fenomeno isolato, ma qualcosa di condiviso da numerosi abitanti della città, già profondamente segnata da un misterioso e devastante “diluvio”. Nel corso delle indagini, Reed veniva inoltre coinvolto da Robert Throgmorton, esponente di una delle famiglie più importanti di Oakmont, da tempo impegnato nello studio di queste visioni e delle loro possibili origini.

È proprio quel diluvio, e soprattutto ciò che si nasconde nelle città sommerse, a rappresentare l’incipit narrativo di The Sinking City 2. Frogwares riparte quindi dalle fondamenta del primo capitolo, ma decide di cambiare radicalmente approccio: l’impostazione investigativa e deduttiva lascia progressivamente spazio a una struttura molto più vicina al survival horror classico, con un’impostazione che guarda senza troppi problemi ai più recenti Resident Evil di Capcom. Una trasformazione evidente, che prova a portare l’orrore lovecraftiano su un terreno più immediato e votato all’azione, pur dovendo necessariamente fare i conti con valori produttivi decisamente più contenuti.

Ma andiamo con ordine…

Benvenuti ad Arkham! Ora, per favore, evaquate…

The Sinking City 2 è un titolo che arriva sul mercato dopo uno sviluppo tutt’altro che semplice. La delicata situazione politica che continua a interessare l’Ucraina e, inevitabilmente, anche Frogwares ha avuto ripercussioni sul processo produttivo, costringendo il team a fare i conti con risorse e possibilità più limitate rispetto alle ambizioni iniziali. Il risultato è un prodotto che, pur mostrando ancora qualche asperità e alcune criticità strutturali, si rivela nel complesso molto valido e capace di mettere in luce le idee di un team evidentemente desideroso di spingersi oltre i propri abituali confini. Un progetto ambizioso, dunque, che in diversi frangenti sembra però scontrarsi con i limiti del budget e delle risorse a disposizione.

Ambientato negli anni ’20, The Sinking City 2 ci mette nei panni dell’investigatore privato Calvin Rafferty, deciso a non abbandonare la città allagata di Arkham, nel Massachusetts, nonostante il disastro che sta rapidamente inghiottendo le sue strade. Il motivo è personale: Rafferty vuole salvare la sua amata Faye, sprofondata in uno stato catatonico in seguito a un misterioso incidente. Il suo corpo giace inerme e l’unica possibilità di risvegliarla sembra essere legata a un oscuro rituale occulto, un rituale che potrebbe avere uno stretto legame con il cataclisma che sta devastando la città.

Arkham
Le acque hanno sommerso gran parte della città, trasformando Arkham in un luogo inquietante e claustrofobico.

La premessa narrativa si traduce ben presto in un’esperienza molto più orientata al survival horror rispetto a quanto visto nel primo capitolo. Nei panni di Calvin saremo chiamati a esplorare i quartieri allagati di Arkham, mettendo le mani su preziose scorte e affrontando le minacce ancestrali emerse con l’alta marea. Le creature che popolano la città spaziano da cadaveri rianimati e infestati da inquietanti esseri simili ad anguille fino a veri e propri abomini dall’aspetto grottesco, capaci di trasformare ogni angolo apparentemente sicuro in una potenziale trappola. A fare da contraltare agli scontri troviamo inoltre enigmi da risolvere e indagini da portare avanti, attraverso le quali scopriremo gradualmente qualcosa in più sulle condizioni di Faye e sui segreti che si nascondono dietro l’inondazione, oltre alle storie degli sventurati abitanti rimasti intrappolati in città.

È proprio nell’approccio al materiale originale che emerge la differenza più marcata rispetto al primo The Sinking City. Al netto delle evidenti similitudini nella visuale in terza persona e nella presenza del combattimento, questo secondo capitolo abbandona gran parte della struttura da ibrido RPG open world del predecessore per abbracciare una formula survival horror decisamente più tradizionale. L’esperienza risulta quindi più lineare e maggiormente guidata, ma anche più focalizzata, con un ritmo sensibilmente più serrato e una progressione che cerca di mantenere costante la tensione.

The Sinking City
La dimensione più lineare dell’avventura permette alla narrazione di mantenere un ritmo più serrato.

Eppure, nonostante i suoi confini più definiti, Arkham riesce a trasmettere una sensazione di imponenza persino superiore a quella della Oakmont originale. L’esplorazione è infatti concentrata su una selezione più ristretta di edifici e quartieri in rovina, ma ogni ambiente appare decisamente più curato e caratterizzato. Da un lato, questa percezione è legata alla portata apocalittica dell’ambientazione: l’inondazione non rappresenta un semplice elemento scenografico, ma un cataclisma costantemente in evoluzione, capace di modificare la percezione stessa degli spazi e di diventare parte integrante dell’esperienza. Dall’altro, è soprattutto il level design, costruito con una cura nettamente superiore, a rendere Arkham un luogo più credibile e vivo rispetto alla Oakmont del primo capitolo, dove la generazione procedurale degli ambienti e la presenza di numerosi NPC generici finivano inevitabilmente per restituire una sensazione di maggiore artificialità.

Capcom docet?

Come dicevamo, questa volta Frogwares attinge a piene mani dalle interpretazioni più recenti del genere survival horror, mettendo definitivamente da parte le ambizioni da RPG che avevano caratterizzato il primo capitolo. Le influenze sono evidenti e diventano sempre più riconoscibili man mano che si procede nell’avventura, tanto che The Sinking City 2 potrebbe quasi essere scambiato per un immaginario “spin-off a tema lovecraftiano” dei recenti remake di Resident Evil 2 e Resident Evil 3.

Naturalmente, il titolo di Frogwares non raggiunge lo stesso livello di rifinitura delle produzioni appena citate, soprattutto quando si prendono in considerazione lo shooting e la varietà delle creature da affrontare. Ciò non toglie che The Sinking City 2 rappresenti probabilmente la prima produzione dello studio a cui si possa attribuire, almeno in parte, un’impostazione da vera e propria esperienza tripla A. Qualche sporadica imperfezione visiva, così come alcune sequenze cinematografiche ancora piuttosto legnose, possono occasionalmente interrompere l’illusione e ricordarci che non siamo di fronte a un blockbuster dal budget faraonico. Si tratta, tuttavia, di difetti circoscritti che finiscono per pesare ben poco sulla valutazione complessiva, soprattutto quando la narrazione prende il sopravvento.

Arkham
Le armi da fuoco rappresentano la principale difesa contro gli abomini di Arkham.

Frogwares, del resto, ha sempre dimostrato una particolare dimestichezza nel costruire storie e intrighi ispirati all’immaginario lovecraftiano. Con questo secondo capitolo, però, il team sembra finalmente riuscire a mettere in primo piano la qualità delle proprie idee senza lasciarle soffocare da meccaniche di deduzione talvolta frustranti o da sistemi di esplorazione ormai poco al passo con i tempi. Il risultato è una storia che riesce a esprimere con maggiore immediatezza il proprio pathos, rendendo molto più coinvolgente la missione del protagonista.

C’è infatti qualcosa di profondamente affascinante nella figura di un eroe solitario che, nel bel mezzo di una catastrofe apparentemente inarrestabile, decide di sfidare la natura stessa e ciò che si nasconde oltre la comprensione umana pur di salvare la persona che ama. Una premessa apparentemente semplice, che come vuole la tradizione dell’horror cosmico si rivelerà presto molto più complessa e terrificante di quanto lasci intendere. Abbiamo apprezzato in particolare il modo in cui Frogwares riesce ad ancorare le suggestioni di opere “immortali” come La maschera di Innsmouth e Alle montagne della follia a un nucleo emotivo concreto, intimo e sorprendentemente viscerale.

Lovecraft
Non mancano riferimenti e omaggi al vasto immaginario creato da H. P. Lovecraft.

Non è inoltre necessario essere profondi conoscitori della sterminata mitologia di H. P. Lovecraft per seguire e comprendere la vicenda. La storia funziona anche per chi si avvicina per la prima volta a questo universo, mentre i fan più accaniti del Mito di Cthulhu troveranno pane per i propri denti nei numerosi riferimenti, richiami e citazioni disseminati lungo l’avventura, elementi che contribuiscono a rendere Arkham un luogo più stratificato e credibile e i suoi abitanti molto più interessanti di quanto potrebbero sembrare a una prima occhiata.

Concludendo…

The Sinking City 2 rappresenta una svolta importante per Frogwares. Abbandonata gran parte della componente ruolistica e investigativa che aveva caratterizzato il capitolo originale, lo studio ucraino sceglie di abbracciare senza troppi compromessi il linguaggio del survival horror, dando vita a un’esperienza più lineare, compatta e immediata. Il risultato non è privo di imperfezioni: shooting, varietà dei nemici, alcune animazioni e una rifinitura generale ancora lontana dalle produzioni tripla A più blasonate rappresentano i principali punti deboli del progetto.

Eppure, sarebbe un errore fermarsi a queste mancanze. The Sinking City 2 funziona soprattutto quando mette in campo ciò che Frogwares sa fare meglio: costruire un’ambientazione lovecraftiana ricca di suggestioni, raccontare una storia capace di alternare orrore cosmico e coinvolgimento emotivo e trasformare la città di Arkham in un luogo che, per quanto devastato, riesce a trasmettere una forte identità. L’abbandono della struttura più dispersiva del predecessore si rivela inoltre una scelta azzeccata, permettendo alla narrazione e alla tensione di procedere di pari passo senza essere continuamente rallentate da sistemi ormai datati.

Non siamo quindi davanti al nuovo Resident Evil, né a una produzione capace di competere ad armi pari con i più importanti esponenti contemporanei del genere. Siamo però di fronte a un’opera che dimostra quanto Frogwares abbia fatto tesoro dell’esperienza maturata negli anni e che, nonostante i limiti produttivi, riesce finalmente a valorizzare appieno il proprio talento nel raccontare storie immerse nel terrore lovecraftiano. The Sinking City 2 è imperfetto, a tratti persino ruvido, ma anche ambizioso, affascinante e sorprendentemente efficace nel costruire la propria atmosfera.

Un passo deciso nella giusta direzione e, soprattutto, la dimostrazione che il futuro di Frogwares potrebbe essere molto più interessante di quanto il passato dello studio lasciasse immaginare.

Il Nostro Verdetto

The Sinking City 2

DISCRETO
Voto: 75 su 100 — DISCRETO
+
Pro
  • Ottima atmosfera lovecraftiana
  • Narrazione coinvolgente e ben scritta
  • Arkham ricca di dettagli e caratterizzazione
  • Survival horror più solido e focalizzato rispetto al predecessore
  • Level design curato
Contro
  • Shooting ancora poco rifinito
  • Varietà dei nemici limitata
  • Legnosissimo sul fronte animazioni e cutscene
  • Sporadiche imperfezioni visive
  • Ambizioni produttive superiori alle risorse disponibili
Conclusioni

The Sinking City 2 è una svolta convincente per Frogwares, capace di trasformare l’universo lovecraftiano dello studio in un survival horror più moderno, diretto e coinvolgente. Qualche limite tecnico e una rifinitura ancora distante dalle produzioni più blasonate non riescono a intaccare un’esperienza che, soprattutto sul piano narrativo e atmosferico, convince fino ai titoli di coda.

Piattaforma
PC
Data Recensione
28 agosto 2026
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Mattia Giangrandi
Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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