Il ritorno dei pirati assassini di Ubisoft

Assassin's Creed Black Flag Resynced

Scheda Gioco

Assassin's Creed Black Flag Resynced

Piattaforma

PC
Genere
Adventure
Sviluppatore
Ubisoft Montreal
Publisher
Ubisoft
Uscita

09 Luglio 2026
PEGI
PEGI 18

Il Nostro Voto

80/100
BUONO

☰ Sommario

È quasi surreale rendersi conto che siano trascorsi ben tredici anni dall’uscita di Assassin’s Creed IV: Black Flag. Pubblicato nel 2013, il quarto capitolo numerato della saga rappresentò un punto di svolta per il franchise Ubisoft: non solo perché, nelle intenzioni della casa francese, avrebbe dovuto inaugurare una nuova fase della narrazione orizzontale della serie, ma soprattutto perché decise di allontanarsi dalla classica contrapposizione tra Assassini e Templari, mettendo al centro dell’esperienza un protagonista più interessato alla propria libertà che a un credo.

Fu una scelta coraggiosa, ma vincente. Black Flag conquistò pubblico e critica grazie a un open world vastissimo e sorprendentemente libero, capace di offrire al giocatore un’enorme varietà di attività e un senso di esplorazione che pochi titoli dell’epoca potevano vantare. Il vero fiore all’occhiello era però la componente navale: appena abbozzata nel precedente Assassin’s Creed III, qui venne ampliata fino a diventare il cuore pulsante dell’avventura, trasformando ogni traversata nei Caraibi in un’esperienza memorabile.

Non è un caso che proprio quel sistema abbia ispirato, negli anni successivi, lo sviluppo di Skull & Bones, il travagliato live service di Ubisoft che, come sappiamo, non è mai riuscito a conquistare il pubblico con la stessa efficacia. Forse anche per questo motivo il publisher francese ha deciso di riportare sotto i riflettori uno degli episodi più amati dell’intera saga con Assassin’s Creed Black Flag Resynced, un remake che non si limita a un semplice restyling grafico, ma aggiorna anche parte delle meccaniche di gioco e il comparto tecnico per adeguarli agli standard della generazione attuale.

Noi abbiamo salpato ancora una volta nei Caraibi, esplorando ogni angolo dell’avventura nella sua versione PC grazie a un codice review fornito dal publisher. Dopo aver trascorso decine di ore tra abbordaggi, tesori nascosti e canti marinareschi, siamo finalmente pronti a dirvi se questo ritorno di Edward Kenway riesce ancora a lasciare il segno.

Il furto d’identità non è uno scherzo, Jim! Milioni di famiglie ne soffrono ogni anno!

Scordatevi il Credo degli Assassini, il celebre “Requiescat in pace”, le massime filosofiche e il conflitto tra Assassini e Templari come lo avevate conosciuto fino a quel momento. Assassin’s Creed Black Flag Resynced, esattamente come l’originale del 2013, sceglie di raccontare una storia profondamente diversa, mettendo al centro della scena un uomo mosso dall’ambizione personale e dalla ricerca della libertà.

Il protagonista è Edward Kenway, ex corsaro della Marina Britannica che decide di trasferirsi nei Caraibi in cerca di ricchezza, gloria e avventura. Dopo un inizio tutt’altro che tranquillo e un naufragio che lo lascia disperso su un’isola, Edward si imbatte in Duncan Walpole, un membro della Confraternita degli Assassini in possesso di un misterioso cubo di vetro, alcune mappe e una lettera destinata al governatore di Cuba. Leggendo il documento, Edward scopre che Walpole avrebbe ricevuto una cospicua ricompensa in cambio della consegna di quegli oggetti e, intuendo che il governatore non abbia mai incontrato il suo interlocutore, decide di assumerne l’identità per riscuotere il denaro al suo posto.

Edward Kenway
Edward Kenway non è un Assassino per vocazione: è un pirata alla ricerca della propria fortuna.

Durante il viaggio verso L’Avana salveremo Stede Bonnet, facoltoso mercante inglese che, per sdebitarsi, offrirà a Edward un passaggio fino a destinazione. È soltanto l’inizio di un’avventura che porterà il protagonista a incrociare alcune delle figure più iconiche dell’epoca d’oro della pirateria, da Charles Vane a Calico Jack, fino all’immancabile e carismatico Barbanera, in un intreccio che mescola eventi storici e finzione con il consueto stile della serie.

Dal punto di vista narrativo, Black Flag Resynced rimane estremamente fedele all’opera originale. Regia, struttura della campagna e doppiaggio italiano sono stati preservati quasi integralmente, senza particolari reinterpretazioni o aggiunte sostanziali. Una scelta comprensibile per un remake che punta a rispettare il materiale di partenza, ma che inevitabilmente lascia inalterati anche i limiti della sceneggiatura.

Pur raccontando una storia piacevole e impreziosita da un cast di personaggi memorabili, Black Flag non raggiunge mai le vette narrative della trilogia dedicata a Ezio Auditore. Già all’epoca era evidente come Ubisoft fosse alla ricerca di una nuova identità per il franchise dopo la conclusione dell’arco narrativo di Desmond Miles. Il risultato è un racconto più incentrato sulle vicende personali di Edward che sul conflitto millenario tra Assassini e Templari, una scelta che funziona sul piano dell’avventura piratesca ma che finisce per impoverire il peso della narrativa “orizzontale” della saga.

Se nell’edizione originale era ancora presente una sezione ambientata nel presente, con il giocatore nei panni di un dipendente Abstergo attraverso una visuale in prima persona, in Resynced quella componente è stata completamente eliminata. Una decisione che lascia più di qualche perplessità: invece di sfruttare l’occasione per proporre un nuovo filo conduttore – o magari dare continuità alla più recente storyline legata a Basim – Ubisoft ha preferito inserire soltanto alcuni brevi squarci temporali, incapaci di aggiungere un reale valore all’universo narrativo della serie. È l’ennesima conferma di come la trama contemporanea di Assassin’s Creed, un tempo elemento distintivo del franchise, sia ormai stata relegata a un ruolo marginale, se non addirittura abbandonata.

Edward Kenway
Il viaggio di Edward lo porterà a incrociare alcune delle figure più celebri dell’età d’oro della pirateria.

La campagna principale si conclude in circa venti ore, esattamente come nell’originale. Sarebbe però un errore giudicare Black Flag Resynced esclusivamente sulla base della sua storia: il vero cuore dell’esperienza è rappresentato dall’enorme quantità di contenuti secondari, dall’esplorazione e dalle attività che popolano i Caraibi, aspetti che ancora oggi costituiscono uno dei maggiori punti di forza dell’intera produzione e sui quali torneremo più approfonditamente nel prossimo paragrafo.

Un remake “bloccato” tra passato e presente

Sul fronte del gameplay, Assassin’s Creed Black Flag Resynced rimane, nella sua essenza, il titolo che milioni di giocatori hanno imparato ad amare nel 2013: un open world estremamente divertente, ricco di attività e capace di lasciare grande libertà al giocatore. Ubisoft, tuttavia, non si è limitata a un semplice rifacimento tecnico, scegliendo di rivedere diverse meccaniche per avvicinarle agli standard della serie moderna. Una decisione che porta con sé indubbi miglioramenti, ma anche qualche inevitabile rinuncia che non tutti i fan storici apprezzeranno.

Il parkour è uno degli aspetti che ha subito meno cambiamenti: rimane rapido, intuitivo e molto fluido, ma perde parte di quella sensazione di “peso” che caratterizzava le animazioni dell’originale. Alcune transizioni appaiono fin troppo leggere, come la corsa sui muri che si traduce spesso in un balzo verticale molto accentuato, mentre il parkour avanzato può creare qualche situazione poco prevedibile. Ci è capitato, ad esempio, di tentare una semplice discesa da una sporgenza per ritrovarci invece a eseguire un salto all’indietro, finendo puntualmente in acqua e costringendoci a ripetere l’intera scalata. Nulla di realmente frustrante, ma abbastanza da spingerci a disattivare l’opzione avanzata. Anche il sistema delle cadute è stato reso decisamente più permissivo. La possibilità di eseguire una caduta controllata consente infatti di sopravvivere praticamente a qualsiasi salto, eliminando quasi del tutto la componente di rischio durante l’esplorazione verticale. Se da un lato questo rende gli spostamenti più veloci e dinamici, dall’altro contribuisce a ridurre quella tensione che rendeva ogni salto un’azione da valutare con maggiore attenzione.

Black Flag
Tra città coloniali e giungle selvagge, il mondo di Edward Kenway resta ancora oggi uno dei più affascinanti della saga.

Decisamente più convincenti sono invece gli interventi dedicati allo stealth. Torna finalmente lo “stealth sociale”, mentre il ciclo giorno/notte e le condizioni atmosferiche influenzano concretamente la visibilità del protagonista. A questo si aggiunge un tasto dedicato per accovacciarsi, che permette di muoversi silenziosamente senza dover necessariamente sfruttare cespugli o coperture naturali. Gli assassinii rimangono spettacolari e brutali, mentre il ritorno delle uccisioni contestuali amplia ulteriormente le possibilità di eliminare un bersaglio con stile.

Paradossalmente, però, proprio mentre lo stealth raggiunge uno dei suoi punti più alti dal punto di vista meccanico, perde gran parte della sua importanza: Ubisoft ha infatti eliminato gli obiettivi secondari delle missioni originali e, soprattutto, ha rimosso quasi completamente le penalità legate all’essere scoperti. Nella maggior parte delle missioni non esiste più un reale motivo per rimanere nascosti: se il piano fallisce è sufficiente estrarre le spade, eliminare decine di nemici e completare comunque l’obiettivo. Restano alcuni contratti d’assassinio che premiano approcci specifici, ma rappresentano più un’eccezione che la regola. È un peccato, perché infiltrarsi in una piantagione o liberare un avamposto senza far scattare l’allarme continua a essere immensamente più appagante che risolvere tutto con la forza bruta.

Anche il sistema di combattimento è stato completamente rivisitato. Abbandonato il vecchio sistema basato sulle animazioni concatenate, Black Flag Resynced adotta un modello moderno basato sulle hitbox, che richiede un maggiore controllo del tempismo tra attacchi, parate e schivate. Edward può concatenare rapidamente gli attacchi con le doppie spade, sfruttare gadget, rompere la guardia degli avversari o concatenare spettacolari esecuzioni dopo una parata perfetta. Il sistema è divertente, dinamico e restituisce una piacevole sensazione di potenza, pur introducendo nemici élite capaci di richiedere strategie differenti. Allo stesso tempo, però, questa modernizzazione comporta anche qualche sacrificio. Sono scomparse diverse libertà offerte dal gioco originale, come la possibilità di combattere esclusivamente con i pugni, raccogliere temporaneamente le armi lasciate cadere dai nemici o utilizzare la lama celata come vera e propria arma principale durante gli scontri. Si tratta di dettagli che potrebbero sembrare marginali, ma che contribuivano a rendere ogni combattimento più personale e creativo. Anche dal punto di vista visivo il nuovo sistema appare meno elegante: gli effetti particellari che accompagnano parate e rotture della guardia risultano spesso eccessivi e restituiscono una sensazione decisamente più “arcade” rispetto alla pulizia delle animazioni originali. Fortunatamente il gioco continua a limitare gli scontri contro i boss, che rappresentano ancora oggi uno degli aspetti meno riusciti dell’intera esperienza.

Combat system
Il nuovo sistema di combattimento punta su tempismo e precisione, abbandonando parte delle animazioni concatenate dell’originale.

Se esiste però un elemento che continua a rappresentare il vero cuore pulsante dell’opera, quello è senza dubbio il combattimento navale. Già straordinario nel 2013, oggi viene ulteriormente rifinito grazie all’introduzione di nuove meccaniche difensive, come la parata perfetta con la nave, e di nuovi armamenti, tra cui devastanti colpi incendiari utilizzabili sia con i cannoni frontali sia con le bordate laterali. Ogni scontro navale continua a essere uno spettacolo fatto di onde, fumo, esplosioni e legni che si spezzano sotto il fuoco dei cannoni.

Ancora più divertente è la fase di abbordaggio. Ridurre una fregata in fin di vita, lanciare gli arpioni e salire a bordo con la propria ciurma continua a essere una delle esperienze più soddisfacenti offerte dal gioco. La novità più interessante è però la possibilità di abbordare completamente da soli una nave nemica: mentre nell’originale era possibile salire furtivamente a bordo senza particolari conseguenze, ora gli occupanti reagiscono immediatamente e danno vita a combattimenti serrati direttamente sul ponte. È una piccola aggiunta, ma riesce finalmente a concretizzare quella fantasia di impersonare un autentico pirata assassino.

Al di fuori della campagna principale, Black Flag Resynced continua a distinguersi per una quantità impressionante di attività secondarie. Caccia agli animali, pesca con l’arpione, raccolta dei celebri canti marinareschi, esplorazione di relitti, tesori nascosti e missioni opzionali riescono ancora oggi a dare vita a uno degli open world più ricchi e coinvolgenti dell’intera serie.

Combattimento navale
Il combattimento navale continua a essere uno dei punti più alti mai raggiunti dalla serie.

Meno convincente è invece l’introduzione di un sistema di progressione che, a tutti gli effetti, richiama la struttura di un moderno battle pass. Completando sfide giornaliere e settimanali, sia a terra sia in mare, è infatti possibile ottenere ricompense estetiche e perfino oggetti utilizzabili in altri capitoli della serie, come Assassin’s Creed Shadows. È vero, il sistema è completamente opzionale e non interferisce mai con il normale svolgimento dell’avventura, ma rimane difficile comprenderne la reale necessità. In un’esperienza esclusivamente single player, la presenza di un battle pass e di uno store dedicato agli oggetti cosmetici appare più come una scelta dettata dalle logiche di engagement moderne che da un reale valore aggiunto per il giocatore.

Una vera next-gen piratesca?

Sul fronte tecnico, Assassin’s Creed Black Flag Resynced rappresenta probabilmente il salto generazionale che i fan si aspettavano da un remake di questo calibro. Il titolo sfrutta infatti la più recente versione dell’Ubisoft Anvil Engine, lo stesso motore grafico utilizzato da Assassin’s Creed Shadows, regalando una rappresentazione dei Caraibi semplicemente spettacolare.

È soprattutto durante le ore diurne che il lavoro del team di sviluppo emerge con maggiore forza. Le città coloniali pullulano di dettagli e di vita, mentre le fitte giungle tropicali colpiscono per la ricchezza della vegetazione, la qualità dell’illuminazione e la densità della scena. Più di una volta ci siamo ritrovati a rallentare volontariamente il passo, mettendo da parte gli obiettivi della missione per il semplice piacere di osservare il panorama. È una sensazione rara, ma indice di un comparto artistico capace ancora oggi di lasciare il segno. Naturalmente il vero protagonista resta il mare. Le acque dei Caraibi cambiano continuamente aspetto in base all’ora del giorno e alle condizioni atmosferiche, passando da un azzurro cristallino a tonalità più scure durante le tempeste, fino ai caldi riflessi del tramonto che si infrangono sugli scafi delle navi. Le battaglie navali, già iconiche nell’originale, acquistano così una nuova spettacolarità grazie a effetti particellari più convincenti, incendi realistici e modelli navali estremamente dettagliati, capaci di rendere ogni scontro ancora più coinvolgente.

Anvil next
L’Anvil Engine regala città più vive, ambientazioni più dense e un livello di dettaglio notevole.

La versione PC si è dimostrata particolarmente solida anche sotto il profilo delle prestazioni. Per la nostra prova abbiamo utilizzato una AMD Radeon RX 9070 XT da 16 GB, affiancata da un AMD Ryzen 7 9800X3D e 32 GB di memoria RAM, giocando in risoluzione ultrawide con FSR 4.1 impostato sul preset Qualità. Con tutti i parametri grafici, ray tracing incluso, impostati su Ultra High, il titolo è riuscito a mantenere senza particolari difficoltà un frame rate stabilmente superiore ai 60 FPS, nonostante il campo visivo fosse impostato al valore massimo, un’opzione notoriamente più esigente in termini di prestazioni. Riducendo leggermente alcuni dettagli grafici o sfruttando preset più aggressivi dell’upscaler AMD, è stato possibile superare agevolmente anche la soglia dei 100 FPS, senza riscontrare fenomeni evidenti di flickering o artefatti grafici. È presente anche il supporto alla Frame Generation, soluzione che permette di incrementare ulteriormente la fluidità, pur introducendo il consueto leggero aumento della latenza negli input.

Considerando l’ottima scalabilità dell’Anvil Engine e la ricca quantità di opzioni grafiche disponibili, è lecito aspettarsi prestazioni soddisfacenti anche su configurazioni meno recenti. L’unico requisito che potrebbe rappresentare un ostacolo per i PC più economici è la richiesta di 16 GB di RAM come dotazione minima, ormai sempre più diffusa nei titoli tripla A ma ancora non scontata per tutte le configurazioni.

Merita infine una menzione anche l’interfaccia utente, che conferma l’attenzione di Ubisoft verso le opzioni di personalizzazione. Ogni singolo elemento dell’HUD può essere attivato, modificato o completamente disattivato, permettendo di ottenere una visuale estremamente pulita e cinematografica durante l’esplorazione. Chi preferisce un’esperienza più immersiva potrà quindi rinunciare a indicatori e minimappa, accettando il rischio di perdersi tra le isole o di essere colto di sorpresa durante uno scontro. Anche mantenendo la configurazione standard, comunque, gran parte dell’interfaccia scompare dinamicamente quando non è necessaria, contribuendo a lasciare il più possibile la scena ai meravigliosi scorci dei Caraibi.

Concludendo…

Con Assassin’s Creed Black Flag Resynced, Ubisoft riporta in vita uno degli episodi più amati dell’intera saga, dimostrando ancora una volta quanto l’avventura di Edward Kenway sia riuscita a resistere allo scorrere del tempo. Il lavoro svolto dal team di sviluppo va ben oltre il semplice aggiornamento grafico: il comparto tecnico è stato completamente rinnovato, alcune meccaniche sono state modernizzate con criterio e il gameplay continua a offrire uno dei migliori open world pirateschi mai realizzati.

Non tutte le novità, però, convincono allo stesso modo. La scelta di adottare un sistema di combattimento più moderno sacrifica parte della libertà e dell’identità dell’originale, mentre uno stealth finalmente ricco di possibilità viene paradossalmente privato di una reale importanza dal design delle missioni. Ancora più discutibile è l’introduzione di elementi come lo store cosmetico, sistemi che sembrano appartenere più alle moderne strategie di engagement che a un’avventura esclusivamente single player.

Resta poi qualche rimpianto sul fronte narrativo. Pur raccontando una storia ancora piacevole, carismatica e impreziosita da personaggi storici memorabili, Black Flag Resynced non coglie l’occasione per dare nuova linfa alla trama contemporanea della serie, ormai relegata a brevi e anonimi intermezzi che difficilmente riusciranno a soddisfare chi segue il franchise fin dai tempi di Desmond Miles.

Eppure basta salpare ancora una volta a bordo della Jackdaw, ascoltare i canti della ciurma mentre il sole tramonta sui Caraibi o prepararsi all’abbordaggio di un galeone spagnolo per ricordarsi perché Black Flag sia ancora oggi considerato uno dei capitoli migliori della serie. Il fascino dell’esplorazione, la libertà concessa al giocatore e un sistema di combattimento navale che, ancora nel 2026, fatica a trovare rivali riescono a far passare in secondo piano gran parte dei suoi difetti.

Se non avete mai vissuto le avventure di Edward Kenway, Assassin’s Creed Black Flag Resynced rappresenta senza dubbio il modo migliore per recuperarle. Se invece avete consumato l’originale nel 2013, troverete un remake rispettoso, tecnicamente eccellente e sufficientemente ricco di novità da giustificare un secondo viaggio nei Caraibi, pur senza riuscire a migliorare ogni aspetto dell’opera che ha scelto di riportare in auge. In un periodo in cui Ubisoft è chiamata a riconquistare la fiducia del proprio pubblico, questo remake dimostra che guardare ai propri classici può ancora essere una scelta vincente, a patto di non dimenticare ciò che li aveva resi così speciali.

Il Nostro Verdetto

Assassin's Creed Black Flag Resynced

BUONO
Voto: 80 su 100 — BUONO
+
Pro
  • Restauro tecnico di altissimo livello con un comparto grafico davvero curato
  • Il combattimento navale resta uno dei migliori mai realizzati in un videogioco
  • Open world ricchissimo di attività secondarie e contenuti opzionali
  • Edward Kenway si conferma un protagonista carismatico e memorabile
  • Stealth arricchito da nuove meccaniche e maggiore libertà d’approccio
  • Ottima ottimizzazione su PC e numerose opzioni grafiche e di personalizzazione dell’HUD
  • Colonna sonora ancora di altissima qualità
Contro
  • Il nuovo sistema di combattimento sacrifica parte della libertà offerta dall’originale
  • Lo stealth è migliorato, ma raramente viene davvero incentivato dal game design
  • La narrativa nel presente è praticamente inesistente e non aggiunge nulla alla saga
  • Battle pass e negozio cosmetico risultano fuori luogo in un titolo single player
  • Alcune meccaniche del parkour appaiono troppo permissive e meno “fisiche” rispetto all’originale
Conclusioni

Assassin’s Creed Black Flag Resynced è un remake che dimostra quanto il quarto capitolo della saga Ubisoft fosse già avanti rispetto alla sua epoca. Il fascino dell’avventura piratesca, l’esplorazione dei Caraibi e le spettacolari battaglie navali rimangono ancora oggi elementi capaci di conquistare, mentre il nuovo comparto tecnico valorizza ulteriormente un’esperienza già memorabile.

Nonostante qualche scelta discutibile, soprattutto sul fronte del combattimento, della narrativa contemporanea e dell’inserimento di elementi tipici dei giochi live service, questo ritorno di Edward Kenway riesce comunque a offrire un viaggio coinvolgente e ricco di contenuti. Un’occasione perfetta per riscoprire uno dei capitoli più amati della serie, ma anche un promemoria di quanto Ubisoft sappia ancora creare mondi capaci di lasciare il segno quando riesce a trovare il giusto equilibrio tra innovazione e identità.

Piattaforma
PC
Data Recensione
20 luglio 2026
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Mattia Giangrandi
Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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