Dopo la parentesi Agents of Mayhem, lo studio di Volition – dopo ben cinque anni di attesa – sembra volerci riprovare con il celebre brand di Saints Row, titolo nato come esclusiva Xbox 360, come diretto contendente del “re” degli open world game a sfondo criminale, ovvero Grand Theft Auto. Se con i due, buoni, capitoli di Saints Row, la serie di Volition sembrava non riuscire a ritagliarsi una propria identità, è con il terzo – ma soprattutto – quarto capitolo che il team dell’Illinois riuscì a spingere forte l’acceleratore sull’aspetto “folle” della loro longeva iterazione, andando a realizzare due capitoli open world conditi di sano trash, black humor, un gameplay al limite dell’assurdo e una dose smodata di attività secondarie da completare a nostro piacimento. Sebbene gli ultimi due capitoli riuscirono, in qualche modo, a collocare Saints Row su di una propria dimensione, scrollandosi – a fatica – di dosso quella pesante etichetta di “clone di GTA”, molti fan storici della saga auspicava ad un ritorno a tematiche ben più seriose, come quelle dei primi due capitoli.

Cercando di accontentare un po’ entrambe le utenze, i ragazzi di Volition decisero quindi di premere il pulsante rosso “reboot”, andando quindi ad azzerare tutto quanto di buono fatto con le ultime iterazioni e tornando ad uno stile paragonabile al primo ed al secondo episodio della saga. Saints Row è disponibile da qualche giorno e, come già saprete, l’accoglienza di pubblico e critica non è stata delle più calorose.

Ma davvero il nuovo capitolo della saga dei “Santi” di Volition è tutto da buttare? Ve ne parliamo, come sempre, senza peli sulla lingua nella nostra analisi, effettuata grazie ad una copia promo relativa alla versione PC del titolo. Buona lettura!

Quando gli hipster giocano a fare i gangster…

Saints Row sceglie la strada del reboot per raccontare gli eventi di questo nuovo capitolo. Iniziando, come da consuetudine, dal solito ottimo e profondo editor del personaggio,
vestiremo i panni di quello che sembra essere, a tutti gli effetti, il nuovo leader dei Saints, una delle più potenti organizzazioni criminali della città. Tra le luci sfavillanti di un party, verremo assaliti da un gruppo imprecisato di nemici, che trascinerà la nostra esanime carcassa ad una fossa comune, iniziando a buttare a terra sul nostro sfortunato alter ego.

A questo punto, senza dare spiegazioni di sorta, il gioco porta le lancette indietro di qualche mese, spingendo il giocatore a rivivere gli eventi che hanno portato, il nostro protagonista, all’ascesa (ma anche al declino) nel mondo del crimine di Santo Ileso.
Il gioco, dalle prime missioni, presenta tutta la sua carenza in termini di scrittura: è palese la volontà di Volition di riportare alle proprie radici il branch, settando nuovamente il focus sulle battaglie tra gang, peccato che il tutto venga effettuato con una pochezza, in termini di costruzione della storia e sviluppo dei personaggi, a tratti allarmante.

Il cast di comprimari, composto da Eli, Kevin e Neenah, sembra tutt’altro che pronto per fondare un impegno del crimine, ma quanto aprire un canale Twitch dedicato al gaming – anche la stessa caratterizzazione di questi personaggi lascia parecchio a desiderare: poco viene raccontato sul loro background, così come non viene quasi mai approfondito il legame tra i vari protagonisti, tutto è spesso lasciato al caso, attraverso dialoghi che cercano di strappare, senza successo, un sorriso al videogiocatore. Purtroppo il carisma di leader come Julius o dell’iconico Johnny Gat sembrano ormai un lontano ricordo e non siamo riusciti a trovare un solo personaggio, all’interno del cast, da farci anche solo interessare alla campagna proposta che, se affrontata senza prestare particolare attenzione ai contenuti secondari, ci porterà via poco più di una decina di ore (un po’ poche, se consideriamo il genere di riferimento).

Tanti contenuti…ma la qualità?

Imbracciato il pad – o l’accoppiata mouse/tastiera, a seconda delle preferenze del singolo – siamo rimasti fin da subito interdetti sul gameplay messo in piedi dai ragazzi di Volition. Sono passati diversi anni dall’uscita di Agents of Mayhem, e ancora di più da quella dell’ultimo capitolo di Saints Row, eppure sembra che i progressi del team siano stati pressoché nulli nel cercare di modernizzare una formula di gioco che, ora più che mai, avrebbe necessitato di innovazione.

Saints Row si propone come il classico action open world in terza persona, dove saremo tenuti a “scorrazzare” per una città – liberamente esplorabile – a piedi o a bordo di un’ampia gamma di veicoli, tra automobili, motociclette e velivoli. La cittadina di Santo Ileso richiama un po’ il Nevada statunitense, proponendo una varietà di zone, tra aree desertiche ad altre prettamente urbane, dove grattacieli ed edifici di varie dimensioni si alternano tra di loro, soffocando il giocatore. Il design della cittadina è forse la parte più riuscita della “baracconata” di Volition, peccato che, una volta sbloccate le prime attività e girato in lungo e in largo, scopriremo ben presto che si tratta di una mappa “morta”, incapace di immergere il giocatore a dovere. Assurdo pensare che, a distanza di quasi quattordici anni dall’uscita, GTA IV riesca ancora a fare scuola, sotto questo punto di vista.

Armi alla mano, il gunplay di Saints Row presenta una serie di problematiche che sarebbe quasi impossibile riassumere in poche righe. Saints Row è, senza mezzi termini, un gioco di un “grezzume” unico e i momenti più deludenti, se così li vogliamo definire, sono quelli – appunto – che ci vedono impugnare le armi. Il gioco si presenta con uno dei sistemi di mira più difficili mai provati negli ultimi tempi, con un feedback pressoché inesistente e una stabilità della stessa a dir poco improponibile: il modo in cui il personaggio si muove e risponde al joystick rende quasi impossibile sparare correttamente. Ogni proiettile sembra uscire e colpire i nemici nel momento sbagliato, il che è aggravato dal fatto che molti nemici sono “spugne”. Scordatevi quindi gli headshot mortali, già provati e apprezzati nei precedenti capitoli, e preparatevi a scontri inutilmente lunghi e tediosi contro sempre più frequenti mid boss, durante le missioni.

All’aberrante gunplay aggiungiamo un motore fisico allucinante, che si manifesta in tutta la sua “bruttezza” durante le sessioni di guida: ogni incidente provocherà effetti totalmente diversi e indesiderati, specialmente se alla guida di motociclette. Aggiungiamo, inoltre, una smodata quantità di bug – tra cui diversi che ci hanno costretto a riavviare la missione – una IA dei compagni inesistente e una reattività dei nemici, che quella di Cyberpunk 2077, a confronto, sembra a regola d’arte.

Il team di Volition prova a nascondere cotanta vastità di difetti, imprecisioni, limiti tecnici e bug con tanti contenuti secondari che però, se analizzati nel dettaglio, offrono comunque lo stesso tipo di sfida, con qualche piccola variazione, ovvero spostamento da punto A e B, eliminazione di gruppo di nemici, inseguimento/fuga a bordo di un veicolo, ecc.
Saints Row non aggiunge nulla di nuovo al genere ma, anzi, fa fare tanti di quei passi indietro alla serie, che ci pare quasi incomprensibile che a lavorare a questo progetto ci sia lo stesso team responsabile dei precedenti capitoli.

Una next gen ancora lontana

Saints Row, sfortunatamente, non riesce a fare bene nemmeno se mettiamo sul piatto il discorso “comparto grafico”. Il motore proprietario di Volition non riesce, in alcun modo, a portare la serie ad un livello successivo, tanto da renderla visivamente inadeguata agli standard delle console di nuova generazione. Giocato su PC, con ray tracing attivo e dettagli massimi, Saints Row è comunque uno spettacolo abbastanza mediocre: oltre ai brutti modelli poligonali dei personaggi, a metà tra il realistico e il caricaturale, a far venire i “brividi” è l’estrema limitatezza del comparto animazioni, che sembra ancora appoggiarsi a quelle macchinose e, oggettivamente, “bruttine” dei primi capitoli della saga – peccato che nel 2022 queste cose saltino all’occhio più del dovuto, tanto da rendere il quadro generale ancora più preoccupante.

Discrete, invece, le musiche ed il doppiaggio, anche se spesso non supportato da una qualità dei dialoghi all’altezza, come già accennato nelle fasi iniziali di questa recensione. Il gioco si presenta con un audio in lingua inglese, supportato da testi completi in italiano, come da consuetudine.

Concludendo…

Saints Row prova a fare di tutto e lo fa anche piuttosto male. Questo reboot doveva rappresentare un nuovo inizio per la saga di Volition, un titolo principalmente dedicato ai fan “scontenti” della piega eccessivamente trash presa con gli ultimi due capitoli, e un po’ per rimediare alle pessime vendite di Agents of Mayhem. Ne esce un titolo estremamente datato, sotto tutti gli aspetti, grezzo a non finire e poco interessante sul fronte narrativo. Un peccato se consideriamo il potenziale illimitato di questo brand che, non troppi anni fa, era riuscito a guadagnarsi la nomea di miglior alternativa a Grand Theft Auto.

Volition, per favore, riprenditi!

Configurazione di prova:
Monitor: AOC CU34G2X/BK
Scheda video: GeForce RTX 3080 Ti
Processore: Intel Core i7-11700K
RAM: 32 GB DDR4

CI PIACE
  • La cittadina di Santo Ileso si presenta varia e ben realizzata
  • Quantità smodata di contenuti secondari
  • La profonda personalizzazione rimane ancora l’elemento di punta della serie
NON CI PIACE
  • Gunplay atroce
  • Narrativamente parlando il gioco fa di tutto per farci odiare il cast di comprimari
  • Tecnicamente arretrato
  • Numero eccessivo di bug e problemi tecnici
Conclusioni

Una grandissima occasione mancata da Volition per riportare in auge il brand di Saints Row tra gli open world, a sfondo criminale, sul mercato. Un titolo grezzo, limitato e dallo scarso appeal in termini narrativi e di gameplay. C’è poco da salvare in questo reboot che, sfortunatamente, non raggiunge neanche lontanamente la sufficienza.

5Cyberludus.com

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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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