La passione per l’horror da parte dei ragazzi di Supermassive Games ebbe inizio nel 2015, con l’arrivo di Until Dawn, esclusiva PS4 che riuscì ad accontentare una buona fetta di pubblico, grazie ad uno stile di gameplay immediato e ricco di bivi narrativi. Da quel momento in poi lo studio inglese, molto fedele alla console ammiraglia di Sony, sperimentò diversi titoli per Playstation VR che, purtroppo, non riuscirono ad ottenere il successo successo di critica sperato, a causa di un livello qualitativo altalenante. Dopo il buon Until Dawn: Rush of Blood giunse sul mercato The Inpatient, survival horror interamente in realtà virtuale, dove la passione per l’orrore dei ragazzi di Supermassive, si scontrò con alcune scelte di design – e limiti – che rovinarono di molto la resa finale dell’avventura. Anche il completo cambio di stile di Bravo Team non riuscì a riportare lo studio inglese verso la gloria “assaggiata” con Until Dawn e difatti, dopo qualche mese di silenzio, ecco arrivare l’annuncio a sorpresa di una vera e propria antologia di titoli horror, denominata, appunto, The Dark Pictures Anthology. Una pianificazione di otto titoli, rilasciati a sei mesi di distanza uno dall’altro, in collaborazione con il publisher Bandai Namco, con il desiderio di portare i titoli ad una fetta di utenza ancora piu ampia rispetto al passato. Man of Medan, primo capitolo della The Dark Pictures Anthology, oggetto della recensione di oggi, è disponibile da qualche giorno su Playstation 4, Xbox One e PC.

Grazie ad un codice fornitoci relativo alla versione Xbox, abbiamo avuto modo di provare dall’inizio alla fine Man of Medan. Saranno riusciti i ragazzi di Supermassive Games ad eguagliare il successo di Until Dawn?

Scopriamolo insieme nella nostra recensione…

L’oro della Manciuria

Man of Medan è ispirato alla leggenda urbana della SS Ourang Medan, una nave fantasma che si presumeva fosse naufragata nelle acque delle Indie orientali, alla fine degli anni ’40. Uno tra gli aspetti maggiormente inquietanti dell’intera vicenda riguarda l’equipaggio della nave, trovato deceduto in circostanze sospette e misteriose, con i volti contorti in espressioni terrorizzate. Diversi sforzi furono compiuti per riportare la nave a riva ma, purtroppo, un’esplosione la fece affondare, rendendo di fatto impossibile confermare le speculazioni sulle sorti dell’equipaggio.

La “nave fantasma”, protagonista di questa prima avventura de The Dark Pictures Anthology.

Dopo un prologo ambientato durante il secondo conflitto mondiale – utile a spiegarci il “destino” dell’equipaggio della Ourang Medan, il team di Supermassive Games riporta le lancette dell’orologio ai giorni nostri. In maniera molto simile ad Until Dawn, Man of Medan ci mette nei panni di un gruppo di cinque ragazzi, in questo caso intenzionati più che mai a passare una tranquilla giornata di immersioni nell’oceano.
Com’è lecito aspettarsi, tutto non andrà per il verso giusto e dopo un susseguirsi di eventi – di cui eviteremo di entrare nel dettaglio per non rovinarvi la sorpresa – ci ritroveremo a dover fronteggiare le insidie e i pericoli della nave fantasma Ourang Medan.
Ogni scelta presa all’interno del gioco – sia in termini di dialoghi che di azioni vere e proprie – ha una ripercussione: molto spesso, un singolo quick time event errato o una risposta sbagliata data nel momento peggiore, potrebbe portare a morte prematura uno dei cinque protagonisti. Le scelte che avranno peso all’interno della vicenda (come l’effetto farfalla di Until Dawn) saranno contrassegnate da una bussola a schermo.

Immersioni in compagnia: cosa potrebbe mai andare storto?

Fin dalle prime battute faremo la conoscenza de Il Curatore, un enigmatico personaggio che molto sicuramente sarà il cardine principale di questa antologia targata Supermassive Games. Il Curatore (l’attore a dare fattezze e voce – almeno nella versione originale – al personaggio è Pip Torrens) sembra essere colui che tesse le fila di tutta la vicenda, e vi capiterà più volte di notarlo ad “osservare” il destino dei cinque eroi, nascosto nell’ombra. Tra un capitolo ed un altro, il Curatore vi proporrà dei suggerimenti – che potrete comunque rifiutare per evitare anticipazioni di sorta – che se sfruttati potrebbero aiutarvi nel far sopravvivere fino alla fine tutti e cinque i protagonisti.

Serata al cinema

Narrativamente parlando, Man of Medan soffre degli stessi difetti narrativi delle precedenti opere del team. I personaggi sono caratterizzati ai minimi termini, pregni dei soliti clichè tipici degli “american teen horror films”. Inoltre, la trama vera e propria, si dimostra piuttosto scontata, anche se, ad onor del vero, abbiamo apprezzato il ritmo, che dalla metà in poi offre un crescendo capace di tenere i giocatori incollati alla poltrona.

Arrivati ai titoli di coda, in quattro ore scarse di gioco alla prima run, Il Curatore farà il punto della situazione, complimentandosi o esortandoci a fare scelte diverse ad un secondo playthrough. Un’idea buona che, di fatto, spinge forte sul fattore rigiocabilità: il giocatore, infatti, oltre a sperimentare i diversi bivi narrativi, potrà approfittarne per recuperare i collezionabili mancati alla run precedente.

Il Curatore, l’enigmatica figura che fungerà da osservatore e suggeritore, tra un capitolo ed un altro.

Sul fronte gameplay in realtà non c’è molto da dire su Man of Medan. La scarsa interattività con il mondo di gioco potrebbe far storcere il naso a molti, anche se è chiara fin da subito l’intenzione del team di rendere il titolo una sorta di vero e proprio film interattivo. Aspettatevi quindi una miriade di quick time event (alcuni vi coglieranno proprio di sorpresa, per questo è consigliabile non appoggiare mai il controller e/o rilassarsi durante una cutscene) e dialoghi a scelta multipla, con la possibilità di scegliere una tra tre risposte. Questa volontà è anche supportata dalla modalità di gioco “Una Serata al Cinema”, la modalità cooperativa locale che ci consentirà di giocare l’intera avventura in compagnia di altri quattro amici.

Moviola in game

Man of Medan gira sull’ormai “collaudatissimo” Unreal Engine 4. Non a caso ho virgolettato la parola collaudatissimo, dato che il titolo – almeno nella versione da noi testata su Xbox One standard – è un mezzo disastro, tecnicamente parlando.
Cali di frame evidentissimi che portano il titolo a viaggiare a livelli pericolosamente bassi di frame al secondo (a tratti fino a 20fps), contornati da alcuni freeze che spezzano non poco il ritmo di gioco. Certo, il titolo in questione non è un action e quindi a livello di gameplay i frame non influiscono negativamente in alcun modo, ma siamo pur sempre di fronte ad un titolo malamente ottimizzato che avrebbe necessitato di una maggior rifinitura per la versione standard della console. A peggiorare ulteriormente la situazione, troviamo una risoluzione dinamica che, in alcune sezioni di gioco, viene portata a livelli ben al di sotto di uno standard sufficientemente godibile.

Quando il frame rate non si avvicina sulla soglia dei 20fps, il gioco riesce anche a regalare giochi di luci interessanti.

Molto buoni invece i dettagli dei volti, grazie all’utilizzo intensivo del motion capture (nel cast principale, troveremo attori del calibro di Shawn Ashmore, non “vergine” al mondo dei videogame grazie alla sua partecipazione in Quantum Break), anche se non supportato a dovere da un doppiaggio in lingua italiana di livello – a questo pro è consigliabile giocare in lingua originale. Ottima, invece, la colonna sonora del gioco, caratterizzata da una serie di brani ottimi – tra cui quello della sigla, davvero riuscita.

Concludendo…

Man of Medan è un inizio un po’ zoppicante per questa The Dark Pictures Anthology. Seppur apprezzabile la volontà di rendere gli episodi rigiocabili e godibili in compagnia di amici, non abbiamo particolarmente apprezzato alcuni risvolti di trama – piuttosto prevedibili – e la caratterizzazione dei personaggi, identificabili nei soliti clichè tipici degli horror americani. A questo, si vanno ad aggiungere i gravi problemi tecnici riscontrati su Xbox One, tra cui cali piuttosto evidenti di frame e risoluzione dinamica. Chissà se il secondo capitolo, Little Hope (di cui verrà mostrato un trailer dopo i titoli di coda), riuscirà in parte a risollevare qualitativamente questa antologia.

CI PIACE
  • Fattore rigiocabilità molto alto.
  • Il ritmo della storia è molto incalzante.
  • Giocato in compagnia di amici ha il suo perchè.
NON CI PIACE
  • Comparto tecnico su Xbox One (standard) a dir poco problematico.
  • Poca profondità narrativa.
  • Breve.
Conclusioni

Man of Medan non è il migliore tra gli inizi. Un capitolo che, narrativamente parlando, si dimostra piuttosto scontato e pieno di clichè, attanagliato inoltre da una marea di problemi tecnici che potrebbero, in parte, rovinare l’esperienza al giocatore.

6.8Cyberludus.com

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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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