Negli ultimi anni, l’uscita annuale di un nuovo titolo dell’antologia The Dark Pictures è stata un vero piacere per i fan dell’horror, nonostante le remore nelle troppe e frequenti produzioni di questo stampo, prodotte dal team di Supermassive Games, tra cui il buon recente The Quarry. Le inquietanti avventure narrative di Supermassive Games hanno regalato brividi davvero terrificanti e una presentazione di stampo incredibilmente cinematografico. The Devil in Me, che si propone come “season finale” di questa antologia, non solo offre una delle storie più raccapriccianti, intense e divertenti finora, ma apporta anche alcune migliorie al gameplay per rendere più piccante la formula, peraltro già nota.

Abbiamo provato il titolo in versione Xbox Series X e siamo quindi pronti a fornirvi il nostro responso finale. Buona lettura!

Il diavolo in noi

The Devil in Me segue lo stile narrativo dettato dai due precedenti episodi, proponendo una storia standalone che affonda le sue origini nel passato.

The Devil in Me offre. ancora una volta ai giocatori, cinque protagonisti, che questa volta sono un gruppo di registi che lavorano a un documentario sul primo serial killer americano, H. H. Holmes. Per coincidenza, ricevono una telefonata da un signore di nome Granthem Du’Met, che si dà il caso possieda una replica dell’hotel (affettuosamente noto come Murder Castle) utilizzato da H. H. Holmes per uccidere le sue vittime – luogo perfetto per le riprese. Non è difficile immaginare cosa accadrà in seguito: il gruppo sarà messo a dura prova da alcune macabre rivelazioni e la replica del Castello dell’Assassino sarà piena di trappole che porteranno le loro vite a una fine rapida e raccapricciante. Sta a voi aiutarli a sopravvivere e le vostre azioni e decisioni determineranno chi vivrà e chi morirà.

L’impostazione è quella standard dell’antologia di Dark Pictures, quindi chi ha familiarità con la serie riconoscerà il modo in cui si svolge e il modo in cui vedrete la storia svolgersi da cinque diverse prospettive. Questo non significa però che non sia emozionante e pieno di tensione, con gli orrori di H. H. Holmes e la sua eredità duratura che costituiscono l’elemento più avvincente dell’antologia. Diversi tipi di horror attraggono diversi tipi di giocatori, ma l’intera faccenda del serial killer è indubbiamente apprezzabile.

Inoltre, le interpretazioni di tutti i personaggi sono assolutamente di alto livello, sia per quanto riguarda l’iconico narratore (che ritorna ancora una volta) sia per gli eroi indifesi da salvare, che sono stati in grado di regalare delle performance assolutamente credibili, nonostante i limiti “tecnologici” imposti dal motore utilizzato dai ragazzi di Supermassive Games. Anche i personaggi, sul fronte scrittura, sono davvero interessanti e, sebbene alcuni ricadano in alcuni ruoli tipici dei cliché cinematografici, sono un gruppo simpatico per il quale è facile tifare. La storia è ricca di colpi di scena e di scosse, e i giocatori possono aspettarsi di essere coinvolti fino alla fine.

Un po’ di novità

Per quanto riguarda il gameplay, The Devil in Me segue pedissequamente il modello lanciato dalle precedenti iterazioni: i giocatori potranno esplorare liberamente l’ambiente circostante – tra un capitolo e l’altro – scambiando i protagonisti, raccogliendo oggetti e informazioni che arricchiscono la narrazione. Ci sono anche molte scelte difficili da prendere che determineranno la vita o la morte del personaggio giocabile, mentre i QTE danno un tocco interattivo alle sequenze più orientate all’azione. Non dimentichiamo che la morte è permanente, quindi se un personaggio muore, se ne va per il resto della storia. È una formula collaudata che non cambia troppo, quindi se avete già giocato a un gioco della serie vi sentirete a vostro agio.

Questo non vuol dire che The Devil in Me non abbia apportato alcune idee nuove al mix, con un miglioramento evidente nel controllo del giocatore. Prima si poteva solo camminare durante l’esplorazione, ora si può anche correre. All’apparenza può sembrare una piccola caratteristica, ma è qualcosa che i giocatori inizieranno ad apprezzare fin da subito, soprattutto quando si muoveranno alla ricerca e l’esplorazione dell’ambiente circostante. È stata inoltre offerta una maggiore flessibilità nel far muovere i personaggi, sia che si tratti di passare attraverso spazi vuoti o di arrampicarsi su ostacoli. Anche in questo caso, potrebbe sembrare un’aggiunta di poco conto sulla carta, ma aggiunge un po’ di credibilità all’esperienza di gioco e dimostra che il cast non si lascerà ostacolare da piccoli ostacoli.

È stata data grande enfasi anche all’inventario di ogni personaggio, con i giocatori che hanno accesso a una varietà di oggetti per aiutarli in diversi scenari. Si tratta di oggetti tipici della vita quotidiana, ma che aiutano molto i personaggi, sia che si tratti di uno strumento per sganciare il chiavistello di un cassetto, sia che si tratti di un microfono per sentire cosa sta succedendo dietro a un muro: questi oggetti contribuiscono all’esplorazione del gioco, ma possono anche essere utili per la sopravvivenza del personaggio, dato che possono essere rotti o addirittura regalati ad altri alleati.

Questo aggiunge un ulteriore senso di pressione sul giocatore per assicurarsi che la persona giusta abbia la cosa giusta: si tratta di un’ottima aggiunta alla formula tradizionale della serie, che offre ai giocatori qualcosa in più su cui riflettere.

Concludendo…

The Devil in Me è sicuramente un mezzo passo in avanti rispetto alle recenti produzioni del team, nonché uno tra i loro titoli più riusciti di questa The Dark Pictures Anthology. Nonostante questa premessa, positiva, non possiamo fare a meno di segnalare i diversi limiti del titolo, a partire da un gameplay che poco rinnova la formula già vista nelle precedenti produzioni e alcuni limiti tecnici dettati da un motore da cambiare.

Configurazione di prova:
Monitor: AOC CU34G2X/BK
Scheda video: GeForce RTX 3080 Ti
Processore: Intel Core i7-11700K
RAM: 16 GB DDR4

CI PIACE
  • Regia e scrittura generale dell’episodio molto buona
  • Cast e scelta attoriale azzeccata
  • Lato gameplay è un passo avanti rispetto alle recenti produzioni Supermassive…
NON CI PIACE
  • …anche se le novità restano davvero troppo poche
  • Tecnicamente limitato
  • Si esaurisce in fretta
Conclusioni

The Devil in Me è sicuramente un mezzo passo in avanti rispetto alle recenti produzioni del team, nonché uno tra i loro titoli più riusciti di questa The Dark Pictures Anthology.

7.5Cyberludus.com

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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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