Il nuovo, discusso, titolo targato BioWare è disponibile da qualche giorno su PC e console (Xbox One e Playstation 4), pronto ad essere analizzato tra le nostre pagine. Ci siamo presi qualche giorno più del dovuto per parlare a dovere di Anthem, dato che – nella fase immediata al lancio – diversi problemi di connettività ci hanno impedito di provare a dovere la nuova produzione di Electronic Arts. Dopo un enigmatico teaser nella “lontana” E3 2014, i ragazzi di Bioware hanno iniziato, via via, a svelare la loro nuova proprietà intellettuale, in produzione fin dal rilascio di Mass Effect 3. Anthem è un titolo ambizioso, proprio come i propri “padri”, intenzionati più che mai a regalare al pubblico un nuovo interessante universo di gioco atto ad entrare in competizione con gli apprezzatissimi Dragon Age e Mass Effect. Dopo fasi di beta testing nella quali siamo riusciti a mettere le “mani in pasta” nell’ultima fatica di BioWare, con il lancio del titolo abbiamo ricevuto un codice da EA, relativo alla versione PC del titolo. Armati di mouse, tastiera e una buona dose di curiosità, ci siamo gettati a capofitto nel vasto mondo di gioco, indossando la nostra armatura da Specialista, l’anima di Anthem.

Le nostre finali impressioni? Scopriamolo assieme nella recensione…

L’Inno della Creazione

Affacciandosi alle – circa – venti ore necessarie a portare a compimento la campagna principale di Anthem, viene da chiedersi una cosa soltanto: che fine ha fatto BioWare? La stessa BioWare che circa vent’anni fa ci portò Baldur’s Gate, uno tra i giochi di ruolo maggiormente apprezzati nel panorama videoludico PC. La stessa BioWare, che nel primo decennio del ventunesimo secolo, è riuscita a regalarci perle assolute – come Star Wars: Knights of the Old Republic, Dragon Age Origins e Mass Effect. La stessa BioWare che, nel cuore di ogni videogiocatore, è riuscita a catalogarsi come “paladina” assoluta del gioco di ruolo. Giocando ad Anthem tutto questo sembra essere oramai un lontano ricordo: lo shared world shooter della compagnia statunitense, propone un mondo di gioco sì vasto e sì curato – dal punto di vista puramente estetico – ma tristemente vuoto e incapace di suscitare un barlume di emozione nel cuore del videogiocatore. La trama inizia bene, catapultando il giocatore nei panni di uno Specialista, personalizzabile ad inizio avventura tramite uno scarno editor del personaggio (totalmente inutile, visto che il nostro alter ego digitale sarà sempre coperto dallo Strale – termine con il quale viene definita la nostra armatura – nelle missioni e “nascosto” dalla telecamera in prima persona durante gli spostamenti nel Forte), verremo introdotti, tramite alcune “cinematografiche” cutscene agli eventi principali dell’avventura.

Il sistema di dialoghi a scelta multipla di Anthem è ben lontano da quello offerto dai vari Mass Effect o Dragon Age

Come prima accennato, lo svolgimento della trama in Anthem avviene in maniera un po’ atipica, rispetto agli standard in cui ci ha abituato BioWare. Scordatevi ramificazioni, scelte morali ed un profondo sistema di relazioni con gli NPC: Anthem, da buon titolo online che si rispetti, cerca di concentrare tutto il comparto narrativo all’interno di Fort Tarsis, l’unica città esplorabile del gioco, nonché vero e proprio HUB per le nostre avventure. All’interno di Fort Tarsis, tramite una visuale in prima persona non particolarmente azzeccata, avremo modo di dialogare con i vari NPC del gioco, con cui potremo – in parte – interagire tramite uno stringatissimo sistema di dialoghi a scelta multipla (fini a loro stessi, sia chiaro – scordatevi fin da subito la profondità apprezzata nei vari Mass Effect o Dragon Age) che quasi mai riusciranno a catturare la nostra attenzione. La trama si svolge in maniera abbastanza lenta, proponendo – a tratti – qualche azzeccato colpo di scena: a non convincere, purtroppo, sono i personaggi di supporto, a tratti eccessivamente stereotipati e poco approfonditi in molteplici occasioni.

La bellezza dello Strale

Nonostante una mappatura dei comandi poco “pc-friendly”, abbiamo deciso di affrontare l’avventura proposta da BioWare nella maniera più classica: mouse e tastiera. La scelta iniziale che ci viene proposta è quella relativa allo Strale, una vera e propria “classe” che, per molti aspetti, ci ha ricordato quella dei due capitoli di Destiny. In Anthem esistono quattro tipologie di armature, ognuna caratterizzata da uno stile di gioco totalmente unico. Lo Strale Guardiano, il piu versatile tra tutti, lo Strale Colosso, il vero e proprio “tank” (come si direbbe nel gergo MMORPG) della situazione, lo Strale Tempesta, specialista dei danni ad area ed infine lo Strale Intercettatore, rapido e letale negli attacchi corpo a corpo. Ogni Strale in Anthem, oltre a vantare un’estetica unica e ben caratterizzata, propone un range di abilità uniche, a partire dalla cosiddetta “Ultimate”, l’abilità definitiva che potrà essere triggerata dopo il riempimento della specifica barra.

Il combat system di Anthem permette di alternare le armi da fuoco alle abilità del nostro Strale – come lanciamissili o granate

Il sistema di combattimento offerto da Anthem mette in mostra un sistema di shooting solido e davvero convincente. Volare per i cieli del mondo di gioco è una bellissima sensazione (a patto di riuscire a familiarizzare a dovere con i controlli – inizialmente ostici – via mouse), così come scatenare le proprie abilità e armi da fuoco sulle frotte di nemici che ci si porranno davanti durante lo svolgimento dell’avventura. Il gunplay funziona bene e, a nostro parere, con l’accoppiata mouse e tastiera riesce a rendere ottimamente: problemi di connettività a parte, anche la gestione delle hit-box è ottima, così come il concatenamento delle varie abilità del nostro Strale, che ci consentirà di approcciarci agli scontri in maniera sempre differente. Purtroppo la risicatissima varietà degli obiettivi di gioco (per tutta la durata dell’avventura ci ritroveremo, tendenzialmente, a ripetere sempre le stesse azioni) non riescono ad elevare a dovere la giocabilità che, a nostro parere, si attesta su ottimi standard.

Spostarsi in volo nel mondo di gioco è una tra le sensazioni più appaganti in Anthem

Il sistema di progressione del proprio personaggio viene affidato, in maniera molto simile al precedentemente citato Destiny, ad un livello e ad un loot che, con l’aumentare della difficoltà “dovrebbe” (e virgolettiamo “dovrebbe” per un motivo specifico) diventare sempre piu raro, dandoci accesso ad equipaggiamento migliore. Sì, perché in realtà il sistema di loot è stato oggetto, dal lancio fino ad ora, di diverse patch correttive, dato che i giocatori di livello alto – molto spesso – si ritrovano con oggetti di livello molto inferiore al loro. Con il completamento delle missioni, sfide giornalieri o mensili il giocatore guadagnerà punti esperienza, utili ad aumentare il livello del nostro Specialista: il conseguimento dei livelli ci consentirà di sbloccare ancora più funzionalità per il nostro Strale oltre che, ovviamente, di acquisirne uno aggiuntivo, per testare appieno tutti gli stili di gioco proposti da BioWare.
All’interno di Fort Tarsis, oltre a dialogare con i vari personaggi del mondo di Anthem, avremo anche modo di fermarci nei vari mercati, acquistando potenziamenti estetici per la nostra armatura e, ovviamente, effettuare upgrade in tutta calma presso la Fucina. Cambiando elementi nell’equipaggiamento del nostro Strale osserveremo, tramite un valore nello schermo superiore, l’aumentare (o il diminuire) del livello della nostra armatura da combattimento. Gli oggetti e le armi, divisi per rarità (in base al colore), presentano una dettagliata scheda nella quale potremo osservare in real-time tutti i cambiamenti agli attributi. Fattore piuttosto “disturbante”, nella scelta delle armi, è la mancanza di una caratterizzazione estetica di spessore, dato che nella scelta delle stesse all’interno della Fucina molto spesso faremo fatica a distinguerle una dall’altra.

Attraverso la fucina potremo personalizzare l’armamentario del nostro Strale

A livello puramente contenutistico, Anthem offre – sostanzialmente – quattro tipologie di modalità di gioco. Oltre alle già citate missioni trama, il titolo BioWare offre la propria variante alle missioni secondarie attraverso le spedizioni (che potranno essere, successivamente, affrontate tramite il matchmaking che mette a disposizione il gioco, senza tuttavia darci completa libertà sulla scelta). Per chi avesse intenzione di gettarsi a capofitto nell’esplorazione libera del mondo di gioco, Anthem mette a disposizione la modalità Gioco Libero che ci permetterà di raccogliere risorse, sbloccare informazioni per il nostro Codex (in puro stile Mass Effect) e, infine, prendere parte agli eventi casuali. La modalità Gioco Libero fa uscire allo scoperto uno tra gli elementi più deficitari della produzione BioWare: un mondo di gioco vuoto. Da semplice modalità di contorno, arrivati ad un determinato punto della storia, la modalità Gioco Libero diventerà obbligata quando dovremo completare le cosiddette “Sfide dei Legionari”, obbligandoci ad una lunga e tediosa fase di “grinding” puro – evitabile, a nostro modesto parere.

L’ultima, ma non per importanza, game mode disponibile è rappresentata dalle Roccaforti, vere e proprie missioni di gruppo, mediamente più lunghe rispetto a quelle standard, che metteranno più a dura prova le nostre abilità con lo Strale – per questo motivo, le Roccaforti devono essere necessariamente affrontate in compagnia di altri tre giocatori.

Frostbite e fantasmi di down-grade

Durante la nostra prova, abbiamo avuto modo di giocare ad Anthem su una configurazione di fascia alta, “attrezzata” con le seguenti componenti:

Scheda video: GeForce GTX 1080 Ti
Driver video: 419.35
Processore: Intel Core i7-8700k
RAM: 16 GB DDR4

Sebbene il gioco, come già mostrato da alcuni video apparsi in rete, si differenzia di molto dalle prime versioni mostrate all’E3, non possiamo che apprezzare il lavoro svolto dal team nel rendere il comparto audiovisivo di Anthem appetibile, specialmente nella versione PC da noi testata. Bastion – pianeta nel quale si svolgono gli eventi di gioco – è stata resa bene graficamente ed è in grado di regalare scorci davvero unici, a patto che si disponga ovviamente di una configurazione hardware adeguata.
Con il pre-set “Ultra”, offerto dalle impostazioni grafiche, Anthem si comporta bene (a parte qualche sporadico calo di frame nelle fasi di gioco più concitate), garantendo un frame rate che si attesta intorno ai 100 fps.

Molto buono anche il comparto sonoro, caratterizzato da una soundtrack di spessore e da un doppiaggio – in lingua italiana – di pregevole fattura.

Concludendo…

Anthem è un titolo che, a conti fatti, ha deluso non di poco le nostre aspettative. L’attesa per l’ultima proprietà intellettuale targata BioWare era tanta e, purtroppo, Anthem non è riuscita a soddisfare le nostre esigenze. Il nuovo titolo multiplayer della casa statunitense, oltre ad essere attualmente attanagliato da diversi problemi di design e bilanciamento, offre molto poco a livello contenutistico: una storia breve (per gli standard a cui ci ha abituati BioWare), una ripetitività degli obiettivi di gioco e, infine, un endgame ancora tutto da definire.

Occasione sprecata? Solo il tempo saprà dircelo…

CI PIACE
  • Ottimo comparto audio-visivo
  • Meccaniche di shooting solide e convincenti
  • Volare con lo Strale è una bella sensazione…
NON CI PIACE
  • …ma l’eccessiva ripetitività delle missioni rende il tutto davvero tedioso
  • Loot system problematico
  • Narrativamente parlando lontano anni luce dagli standard a cui ci ha abituati BioWare
  • Endgame?
Conclusioni

Anthem è, allo stato attuale, una grossa delusione. Il titolo targato BioWare, lontano anni luce dagli standard a cui ci ha abituati la compagnia statunitense, propone una campagna di gioco non molto longeva, caratterizzata da una serie di missioni estremamente ripetitive che, nonostante un buon gameplay, verranno a noia già dalla prima manciata di ore. Una narrativa debole e priva di “bivi”, un endgame quasi inesistente e un sistema di loot problematico, rendono il divenire di Anthem molto incerto…

6.5Cyberludus.com
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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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