The Textorcist: The Story Of Ray Bibbia è stato sviluppato dagli impavidi MorbidWare, un piccolo gruppo indie tutto italiano. Come si intuisce dal titolo, il tema di fondo non è esattamente gaudioso. Da quando nel lontanissimo 1973 l’immaginario collettivo fu scosso dalla pellicola di William Friedkin, la figura dell’esorcista è diventata un’icona dell’horror. Da allora ci si immagina questi valorosi credenti mentre combattono armati solo di fede contro povere vittime possedute dal demonio, sfidando le loro paure più riposte, intonando testi in latino, nella speranza di rispedire il male all’inferno. Ed infine a qualcuno è venuta l’intuizione di crearne un videogioco, con la peculiarità di simulare la pronuncia dei rituali utilizzando la tastiera, che in questo caso rimpiazza la voce. Può sembrare strambo, assurdo, impraticabile, però è successo: The Textorcist è arrivato. Sarete in grado di reggere la pressione nei momenti più terrificanti e continuare a digitare senza paura? Non cercate la risposta dentro di voi … ma nella nostra recensione!

Praestare exorcismus

La storia è ambientata in Italia, in un futuro distopico, dove la Chiesa è tornata a regnare sovrana su una Roma oscura, cupa e sovrastata dalla corruzione.
Il protagonista, Ray Bibbia, è un esorcista emarginato 20 anni or sono dal clero, con un passato turbolento. Senza voler scendere troppo nei particolari, per non rovinare la sorpresa, basti sapere che nel corso dell’avventura i suoi peccati torneranno a perseguitarlo e sarà costretto a difendersi a colpi di Hollet!
Hollet, come si riesce ad arguire, è un brillante gioco di parole che unisce Bullet (proiettile) e Holy (sacro). Di questi giochetti Textorcist ne è letteralmente pieno ed in parte costituiscono uno dei pregi più marcati di questo titolo. Si comprende presto che malgrado il tema trattato possa erroneamente collocare il titolo in esame direttamente nel filone horror, in realtà è tutto esposto in modo goliardico e spensierato, con battute e parole macedonia a non finire. Prendendo le redini dell’esorcista più cinico e beffardo della storia dei videogame, il gioco ha dunque inizio.

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Nel gioco è possibile consultare un prontuario con una legenda dei termini più comuni.

Omnis Fallacie Hostis Humanae

Textorcist è costituito da circa 10 capitoli di lunghezza variabile, quasi tutti conclusi al termine di un epico scontro testuale. La grafica è completamente bidimensionale, illustrata da una piacevole prospettiva dall’alto tipica dei giochi di questo tipo. Il protagonista potrà essere spostato nella quattro direzioni cardinali ed interagirà occasionalmente con elementi ambientali. Sin dai primi momenti si farà subito conoscenza con il sistema di scrittura interattiva: qualsiasi azione possibile andrà digitata sulla tastiera, lettera per lettera. Per esaminare un libro si dovrà quindi digitare “Examine”, oppure per rispondere ad un telefono “Answer” e così via.
Come intermezzo tra i vari livelli troveremo rifugio nella casa del nostro fedelissimo eroe, che è dotata tra le altre cose di un computer, di marca Holyvetti. Il sistema operativo che vi gira sopra è un MS-DEUS e il motore di ricerca testuale si chiama Godle. Insomma ci troviamo di fronte ad un titolo che sfoggia uno humor pungente e che non mancherà di strappare più di un sorriso durante il suo svolgimento.

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Ecco il computer Holyvetti in tutta la sua gloria … questi giochi di parole sono fantastici!

Ego Voco Diaboli

I combattimenti sono l’anima e il cuore di Textorcist. Tramite gli Hollet Ray Bibbia infatti dovrà sconfiggere tutti gli avversari che di volta in volta gli si pareranno davanti, a colpi di tastiera. In pillole sarà necessario diventare dei piccoli polipi umani: con la mano destra ci si muove, mentre con la sinistra si devono digitare, senza sbagliare, le frasi proposte dall’esorcismo del caso. Queste inizialmente includono termini abbastanza familiari e semplici, ma nei livelli più avanzati includeranno parole scombinate, invertite ed addirittura numeri. Durante le battaglie gli antagonisti di padre Ray produrranno differenti tipologie di attacchi e diluvi di proiettili più o meno fitti da schivare, alla stregua di uno shoot’em’up indemoniato.
Durante la digitazione è importante non commettere errori, perché ad ogni carattere errato la parola in corso di battitura arretra di un altro carattere. Ogni volta che il nostro eroe viene colpito perde il libro degli esorcismi, che verrà proiettato in una direzione casuale. Senza libro si diviene vulnerabili agli attacchi (3 colpi in questo stato ed è Game Over) ed è impossibile pronunciare ulteriori formule. E’ inoltre determinante raccogliere immediatamente il tomo per un altro motivo: appena perso verrà avviato un rapidissimo timer che, una volta trascorso, provocherà la perdita di tutta la frase già iniziata dell’esorcismo, che andrà, ahimè, ricominciata. Dopo ogni passo completato gli hollet ammassati verranno proiettati verso il nemico, ferendolo.

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Sarà sufficiente il potere della fede per contrastare questo enorme demone?

Difficìllimo

Purtroppo facciamo presto i conti con un dei problemi di Textorcist: la difficoltà. La curva di quest’ultima è tangibilmente rappresentata da un’onda quadra: mentre i primi 3 scontri sono moderatamente semplici, a partire dal quarto diventano difficilissimi e gli ultimi vi garantiamo che fanno seriamente venire voglia di lanciare la tastiera fuori dalla finestra. Inutile sperare che forse, dopo la decima disfatta, il gioco proponga qualche soluzione di conforto: non ci sono impostazioni al riguardo perché c’è un unico grado di difficoltà.
Se state pensando di “barare” facendo muovere il piccolo esorcista ad un secondo giocatore mentre voi digitate forsennatamente sulla tastiera, beh ci abbiamo pensato anche noi. Ma anche in questo modo abbiamo dovuto ripetere alcuni scontro tantissime volte, quasi alla nausea; e chi vi scrive è una persona che riesce a digitare sulla tastiera abbastanza velocemente e senza dover guardare. A parte questo aspetto, sicuramente non trascurabile, la storia scorre fluida e veloce senza intoppi. Tra i vari scontri è possibile affrontare dei piccoli enigmi quale piacevole svago: sicuramente questo aspetto avrebbe meritato di essere più sviluppato perché aveva del potenziale per arricchire l’esperienza di gioco. Allo stato attuale diciamo che, tutto considerato, in circa 3 ore è possibile terminare l’avventura con successo.

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Nel gioco i vegani appartengono ad una setta tutta loro…

Sector Technica

Il motore che muove Textorcist è il GameMaker Studio. La grafica è ben realizzata: mai confusa, animata discretamente, sfoggia dei disegni ricchi di personalità, alla pari di altri titoli eccellenti come Graveyard Keeper. Peccato per le ambientazioni che sono sovente esigue, sbrigative e decisamente poco interattive.
Sulla falsariga della grafica anche il comparto audio fa uso di una colonna sonora tipica dei videogame anni 90: brillante, dotata di prominenti batterie, che sembra uscire direttamente da un PAULA del compianto Amiga. Gli effetti sonori invece ricadono in secondo piano: scarsi e privi di personalità.
Tutto il testo è inesorabilmente in inglese, scelta discutibile trattandosi di un prodotto al 100% italiano. Peccato.
Abbiamo notato la presenza di qualche bug di lieve entità, ma nulla di preoccupante.

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La mappa dove è possibile scegliere, o digitare, la destinazione da raggiungere.

Concludendo…


Textorcist
è un gioco particolarissimo che a tratti abbiamo apprezzato, ma che ci ha anche causato frustrazione. La storia è tutto sommato prevedibile, ma è arricchita di tante sfaccettature divertenti che la rendono più interessante e piacevole. Nonostante la grafica sia alquanto accattivante, si percepisce in tutta la produzione una piccola sensazione di occasione mancata. Perché qui, a nostro avviso, c’erano davvero tutte le carte in regola per costruire un piccolo gioiello, degno di collocarsi in una categoria tutta sua; purtroppo però il prodotto finale è minato da problemi che rovinano, in parte, il divertimento. L’avventura è sbrigativa, con pochi puzzle ed elementi esplorativi appena abbozzati, mentre la difficoltà è al limite dell’assurdo e la longevità irrisoria. I combattimenti sono invero tutti simili – fatta eccezione per alcuni aspetti di poco conto si svolgono allo stesso modo e sono abbastanza ripetitivi. Alla fine purtroppo questi fattori pesano ed impediscono a Textorcist di oltrepassare la soglia del modesto. Possiamo solo sperare che, almeno per quanto concerne la difficoltà masochistica, i Morbidware siano in grado di prendere provvedimenti, magari offrendo una scelta tra più gradi diversi con una dellle prossime patch.

CI PIACE
  • Innovativo
  • Irriverente e goliardico
  • Grafica 2D di qualità ottima
NON CI PIACE
  • Difficoltà elevatissima, al limite dell’impossibile
  • Longevità limitata
  • Combattimenti ripetitivi
  • Niente testo in italiano
Conclusioni

Textorcist è un titolo innovativo con una premessa avvincente, ma la cui realizzazione pecca su alcuni aspetti che non possono essere ignorati. La longevità limitata unita ad una difficoltà estrema lo rendono un titolo per pochi eletti che però, una volta finito, difficilmente lo rigiocheranno. Consigliato senza remore a tutti gli stenotipisti, ma anche ai giocatori incalliti in cerca di una vera sfida per sfoderare le loro migliori maledizioni.

6.7Cyberludus.com
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Gabriele Priarone
Gabriele o “Gabe” per gli amici, è un informatico di professione ed inguaribile videogiocatore. Cresciuto a colpi di Commodore 64 ed Amiga è papà di due bellissimi bimbi che ormai gli rubano quasi tutto il tempo. La sua passione sono l’informatica, il cinema, la musica ed un giorno spera di finire e vedere pubblicato il suo primo videogame … quando trova il tempo!

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