Rimettere piede a Raccoon City è sempre un’emozione unica. Resident Evil 2 è stato, per molti, una tra le tappe videoludiche più importanti. Un survival horror in grado di trasmettere terrore, ansia e, allo stesso tempo, un’immersione nel mondo di gioco senza precedenti. L’annuncio del remake di Resident Evil 2, da parte di Capcom, fu accolto con molto entusiasmo: con il settimo capitolo della serie, infatti, la casa giapponese è riuscita nell’intento di riprendersi una fetta di pubblico, grazie ad un capitolo unico ed in grado di riportare la saga sulla retta via, dopo il terribile scivolone con Resident Evil 6, considerato – dai più – il peggior capitolo della serie. Dopo aver provato a lungo il titolo alla Xbox Fan Fest e, successivamente, con la 1-Shot Demo, abbiamo finalmente avuto modo di giocare a fondo il titolo completo, grazie ad un codice review gentilmente offerto da Capcom, relativo alla versione PC.

Mouse e tastiera sotto mano siamo tornati a Raccon City, 21 anni dopo aver attraversato quelle stesse strade sulla prima Playstation: Leon e Claire sono ancora in grado di dire la loro?

Scopriamolo insieme nella nostra recensione…

La risurrezione di Capcom

Capcom è ufficialmente risorta. Dopo i numerosi scivoloni fatti con titoli come Lost Planet 3, Resident Evil 6 (oltrechè i due, terribili, spin-off Operation Raccoon City e Umbrella Corps) e gli ultimi capitoli di Dead Rising, sarebbe servito un vero e proprio miracolo alla casa giapponese per risollevarsi dall’oblio. L’arrivo di Resident Evil 7, nel 2017, non fu solo in grado di dimostrare che la serie, nonostante l’assenza di Shinji Mikami (papà della saga fino al quarto capitolo) fosse in grado di reggersi sulle proprie gambe, ma fu inoltre in grado di rilanciare in tutto e per tutto una saga data ormai per spacciata.

Un primo giorno da dimenticare per il nostro Leon…

Resident Evil 2 è proprio come ce lo ricordavamo: angosciante, spietato e assolutamente terrificante. Capcom riporta le lancette indietro, ancora una volta, portandoci nella Raccoon City del 1998. Leon S. Kennedy, fresco di “investitura” si sta recando al dipartimento di polizia di Raccoon City per il suo primo giorno di servizio come poliziotto, mentre Claire Redfield, si ritrova nella città del Midwest alla ricerca di suo fratello Chris (anch’egli poliziotto, nonché uno tra i personaggi più ricorrenti della serie), entrambi ignari della terribile epidemia “zombie” che ha preso il sopravvento dell’intera città. Il primo incontro tra Leon e Claire avviene ad una stazione di servizio dove, chi ha spolpato a dovere il capitolo originale, inizierà a riscontrare qualche differenza: mentre nel titolo originale questa prima sequenza era interamente narrata tramite un filmato in CGI, il team di Capcom ha ben pensato di renderla giocabile nei panni di Leon. L’incontro fortuito tra i due personaggi innescherà una serie di eventi che porteranno Leon e Claire a smascherare la terribile organizzazione che si cela dietro il disastro di Raccoon City: la Umbrella Corporation.

Proprio come nel titolo originale, le vicende di Resident Evil 2 si svolgono in maniera piuttosto lineare con le medesime location dell’originale (tra le quali alcune nuove di zecca), ricreate da zero per soddisfare gli standard “tecnici” odierni. Dalla stazione di polizia di Raccoon City alle fogne per poi, infine, approdare al NEST della Umbrella, i videogiocatori più datati si troveranno a proprio agio nelle ambientazioni riprodotte per questo remake. Cut scene e dialoghi inediti (peraltro doppiati completamente in italiano, seppur non brillantemente) ci terranno compagnia dall’inizio alla fine dell’avventura, rendendo l’esperienza di gioco molto più “dialogata” rispetto al passato – Leon e Claire, ad esempio, reagiranno in maniera verosimile durante le fasi di gioco, emettendo versi di affanno o battute verso le orde di zombie davanti a noi.

Una volta completate le avventure di Leon e Claire, potremo affrontare la modalità Il 4° Sopravvissuto con Hunk.

A livello di longevità, il titolo Capcom necessiterà di circa una quindicina di gioco per portare a termine le storie combinate di Leon e Claire, senza contare le successive run per provare a cimentarsi con livelli di difficoltà piu’ alti o – perchè no – tentare il colpaccio ottenendo il grado “S”. Come con il titolo originale, una volta completate le due avventure, Resident Evil 2 ci metterà a disposizione la modalità extra Il 4° Sopravvissuto dove, nei panni dell’agente della Umbrella Hunk, dovremo riattraversare a ritroso alcuni scenari del gioco provando a completare il tutto ad un tempo accettabile. Vera chicca per gli appassionati, la Tofu Survivor – modalità simile in tutto e per tutto a Il 4° Sopravvissuto che, però, ci metterà nei panni di un Hunk “cubettoso”, per l’appunto in versione “Tofu” (un alimento diffusissimo in Giappone composto – principalmente – di soia).

21 anni dopo…

Mouse e tastiera alla mano, Resident Evil 2 se la cava più che egregiamente. Abbandonata la prima persona – che tanto avevamo apprezzato nel settimo capitolo – il remake di Resident Evil 2 fa qualche passetto indietro, ri-portandoci alla visuale in terza persona con telecamera “dietro le spalle”, molto simile a quella del quarto capitolo anche se molto più distanziata, in grado di fornirci più visibilità – e controllo – sui movimenti del personaggio.

Abbandonata la prima persona di Resident Evil 7, ecco tornare la telecamera “dietro le spalle”, simile a quella del quarto capitolo.

La componente tipicamente survival della serie è indubbiamente una tra le colonne portanti di questo titolo. Ciò significa che il gioco non perdona: salute senza rigenerazione automatica (preparate a dosare con cura spray medici e, in diverse occasioni, miscelare erbe mediche per creare kit di cura improvvisati), munizioni in quantità limitata e – soprattutto – orde di zombie che non “capitoleranno” al suolo al primo colpo in testa. Mentre a livello di difficoltà normale l’esperienza di gioco risulta equilibrata dall’inizio alla fine – non disdegnando attimi di pura ansia per via delle risorse in quantità limitata – il gioco mostra seriamente gli artigli a difficoltà Hardcore (altamente sconsigliata alla prima run, fidatevi), con un’esperienza dall’alto tasso punitivo. Di base, Resident Evil 2 offre tre livelli di difficoltà: oltre a quello Normale (il più equilibrato) e al già citato Hardcore, Capcom ha introdotto una modalità Assistita, ricca di aiuti per chi ha solamente intenzione di godersi il titolo senza interruzioni di sorta.

Il Tyrant – o Mr X – sarà una presenza costante nelle avventure di Leon di Claire.

Gli scenari, proprio come l’originale, sono stati mantenuti labirintici ed altamente claustrofobici, ricchi dei soliti extra utili a potenziare armamentario e slot dell’inventario. Non mancheranno i diversi enigmi ambientali, classici, che metteranno a dura prova la nostra pazienza e ingegno per tutta la durata dell’avventura. L’arrivo del Tyrant, altresì noto come Mr X (uno tra i nemici ricorrenti dell’intera saga), inoltre, causerà un repentino innalzamento della difficoltà, costringendoci molto spesso ad effettuare decisione affrettate. In molti casi sarà quindi necessario affidarsi alla mappa che, oltre a mostrarci le zone già visitate, ci consentirà di fare un rapido riepilogo sulle porte sbarrate e sugli oggetti che ci siamo lasciati indietro.

Sul fronte varietà delle creature Capcom ha cercato di tenersi in linea con il capitolo originale, andando a ritoccare parecchio – soprattutto sul fronte estetico – il nemico classico della serie: gli zombie. Per rendere più credibili le creature non morte, oramai entrate prepotentemente nell’immaginario comune (basti pensare ai diversi prodotti di intrattenimento che trattano l’argomento da diverso tempo, tra tutti la celebre serie tv The Walking Dead), il team di Capcom ha lavorato molto sul fronte animazioni e, soprattutto su quello sonoro, rendendo le creature “claudicanti” decisamente più credibili. Anche gli inquietantissimi Lycker, e lo stesso Tyrant, hanno subito un restyling grafico non indifferente, riuscendo a mischiarsi alla perfezione nella nuova, credibilissima, esperienza di gioco.

L’angolo della “master race”

Configurazione:

Scheda video: GeForce GTX 1080 Ti
Driver video: 417.22
Processore: Intel Core i7-8700k
RAM: 16 GB DDR4

Andiamo ora a parlare di quello che è l’argomento più caro ai videogiocatori PC: il comparto tecnico. Già durante le nostre prove su Xbox One X e, successivamente, con la 1-Shot Demo, siamo rimasti incredibilmente colpiti dalla cura rivolta da Capcom nel rendere Resident Evil 2 una vera e propria gioia per gli occhi. Sulla nostra configurazione (poco più in alto le caratteristiche complete), il gioco riesce a mantenere un frame rate relativamente costante (intorno ai 100 fps) con i dettagli settati al massimo – il gioco, inoltre, fornisce diverse possibilità di configurazione dal menu delle impostazioni anche se, allo stato attuale, un bug (piuttosto comune) non riesce a visualizzare correttamente la memoria video di alcune GPU. Dopo vari “smanettamenti” per testare le diverse configurazioni – al momento non siamo riusciti a provare le diverse performance in 4K – per la risoluzione FullHD, abbiamo intrapreso l’avventura di Leon e Claire affidandoci ai comandi combinati di tastiera e mouse, nel nostro caso preferibili a quelli controller standard. Durante il nostro playthrough, nonostante un frame rate più che soddisfacente, abbiamo avvertito diversi cali, soprattutto nelle fasi dove il sistema di illuminazione e di ombre (davvero curato) era messo più a dura prove, con parecchi nemici a schermo.

Oramai gli zombie sono nell’immaginario comune, eppure Capcom è riuscita a renderli più terrificanti che mai!

Sul fronte modellazione poligonale, eccezionale il lavoro svolto da Capcom. Come già detto, i modelli rinnovati degli zombie hanno davvero una marcia in più, grazie ad una cura incredibile sul fronte animazioni. Anche i personaggi principali, che hanno subito un obbligato restyling grafico, sono molto più credibili e dettagliati, aiutati da intensive sessioni di motion capture capaci di rendere ogni movimento e cut-scene più credibile.

Sul sonoro, abbiamo davvero apprezzato la cura rivolta da Capcom verso tutti i rumori ambientali – specialmente quelli prodotti dalle creature. Curiosa la scelta di non proporre, riarrangiata, la soundtrack originale, affidandosi ad una pletora di nuovi brani, comunque ottimi e in grado di fondersi alla perfezione con l’atmosfera “dark” di questo remake. Per quanto riguarda il doppiaggio in lingua italiana, non possiamo ritenerci pienamente soddisfatti dal lavoro finale: alcune voci, specialmente quelle di Leon e alcuni personaggi secondari, sono soddisfacenti, mentre altri – Ada in primis – non riescono per niente a tenere uno standard qualitativo di buon livello. Peccato.

Concludendo…

Resident Evil 2 rappresenta, al meglio, tutto ciò che è lecito aspettarsi da un remake. Incredibilmente curato sia sul fronte grafico che su quello del gameplay, il remake targato Capcom riesce a mantenere una cura quasi “maniacale” di quello che è il materiale originale. Capcom è riuscita pienamente nell’intento di rendere onore a quello che viene – tuttora – considerato uno dei mostri sacri del genere survival horror, riuscendo nel duplice compito di avvicinare nuove leve e, allo stesso tempo, riportare tra le proprie fila i videogiocatori di vecchia data cresciuti con il capitolo originale.

Qual è il futuro di Capcom? Un remake del terzo capitolo? Un ottavo capitolo? A questo punto la curiosità è tanta…

CI PIACE
  • Tecnicamente eccellente.
  • Gameplay survival che funziona benissimo.
  • Atmosfera incredibilmente curata.
  • Rigiocabile…
NON CI PIACE
  • …anche se non tutti apprezzeranno la massiccia dose di backtracking.
  • Il doppiaggio in italiano lascia parecchio a desiderare.
Conclusioni

Capcom è tornata, piu in forma che mai. Dopo averci deliziato con un vero e proprio ritorno alle origini, con il settimo capitolo, la casa giapponese mette le mani su uno dei “mostri sacri” del genere survival horror e lo fa proponendo un remake degno di un posto nell’olimpo dei videogiochi. L’avventura di Leon e Claire nella Raccoon City è appagante, entusiasmante e capace di trasmettere un senso d’ansia dall’inizio alla fine dell’avventura. Un must per gli appassionati della saga e, indubbiamente, per gli amanti del genere survival horror!

9Cyberludus.com
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Mattia Giangrandi
Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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