Fairy Fencer F: Advent Dark Force – Recensione

Fairy Fencer F: Advent Dark Force arriva su PS4 in versione extra-large!

Sono passati circa tre anni da quando Compile Heart ha pubblicato nei nostri lidi Fairy Fencer F, jrpg che riprende in parte meccaniche viste nella serie Hyperdimension Neptunia (altra celebre serie dello studio), su PS3 e in un secondo momento per PC.

Il gioco ha ottenuto un discreto successo sia in madrepatria che nei mercati nostrani, al punto da convincere Idea Factory a pubblicare una nuova versione del gioco per PS4 dal nome Fairy Fencer F: Advent Dark Force, una riedizione a metà strada tra un porting e un remake.

Vediamo se ancora oggi, il titolo Compile Heart risulta un prodotto valido per gli amanti dei JRPG.

 

Fairy Fencer F: Advent Dark Force b

 

Il destino del mondo in mano a un pelandrone

Secoli e secoli addietro alle vicende del gioco, due divinità, una benevola, la Goddess, e l’altra malvagia, il Vile God, si scontrarono per decidere le sorti dell’umanità. Un conflitto conclusosi in parità con l’annichilimento di entrambe le divinità, che ora giacciono in un sonno profondo sigillate dalle numerose Fury conficcate nei loro corpi, ovvero spade che al loro interno contengono le Fairy, delle entità fatate.

La storia di Fairy Fencer F: Advent Dark Force inizia quando Fang – uno scansafatiche di una pigrizia unica – si trova di fronte a una delle tante Fury scaraventate nel mondo durante il conflitto tra le due divinità. Attirato dalla leggenda secondo la quale l’umano che riuscirà a maneggiarne una Fury si vedrà esaudito un desiderio, Fang estrae la spada dal suolo, solo per scoprire che al suo interno risiede Eryn, una fatina che gli svelerà il vero compito di un Fencer, un combattente che possiede l’abilità di padroneggiare una Fury: raccogliere tutte le altre armi fatate sparse in giro per il mondo per liberare la Goddess dal sigillo che la imprigiona e portare così la pace nel mondo. Una “seccatura” che il nostro svogliato protagonista sarà costretto, suo malgrado, ad accettare e che lo porterà ben presto a incontrare Tiara, una misteriosa ragazza dotata del potere di teletrasportarsi nel luogo dove giacciono il Vile God e la Goddess, e di estrarre le Fury conficcate nei loro corpi per indebolire il sigillo che li confina.

Durante il viaggio alla ricerca delle Fury, incroceremo altri Fencer disposti a supportare la nostra causa, come la ricercatrice Harley e lo stravagante Pippin, ma anche gli scagnozzi della Dorfa, una corporazione che ha come fine quello di risvegliare il Vile God e dominare il mondo.

Tra dialoghi rigorosamente in stile visual novel, gag vagamente demenziali e personaggi stereotipati ma generalmente piacevoli (fatta eccezione per Galdo ed il suo irritante accento), la storia scorre tutto sommato fluidamente.

Niente di trascendentale o che meriti una menzione negli annali della storia videoludica, sia chiaro, ma comunque un comparto narrativo apprezzabile.

Da questo punto di vista, la novità di maggior rilievo introdotta in Fairy Fencer F: Advent Dark Force è la possibilità di percorrere tre percorsi narrativi differenti. A circa metà dell’avventura, infatti, potremo imboccare due sentieri alternativi a quello “canonico” del gioco originale, in base al numero di Fury estratte dal corpo del Vile God. Le due nuove avventure cambiano radicalmente le carte in tavola della trama, stravolgono in alcuni casi gli eventi e influenzano anche la composizione del party, con personaggi (tra cui alcuni nuovi di zecca) che si uniranno alla nostra causa solo seguendo determinati percorsi.

Un’aggiunta sicuramente interessante, oltre che gradita, che aumenta esponenzialmente la longevità e la rigiocabilità del titolo, esaltando però, allo stesso tempo, la sua ripetitività.

Qualsiasi sia il percorso che imboccherete, infatti, a circa metà gioco verrete riportati, per esigenze narrative, alle fasi iniziali dell’avventura, dovendo reclutare da capo tutti i membri del party e, cosa peggiore di tutti, riaffrontare i dungeon e parte dei boss già visti in precedenza. Nel caso decidiate di affrontare tutti e tre i percorsi narrativi, dovrete moltiplicate tutto questo iter per tre, cosa che ben presto porterà con sé uno sgradevole effetto déjà vu e, ovviamente, noia a pacchi.

 

Fairy Fencer F: Advent Dark Force (7)

 

In sei si picchia meglio!

Fairy Fencer F: Advent Dark Force presenta un sistema di combattimento a turni che si inspira in buona parte alla formula già ampiamente rodata con la serie Hyperdimension Neptunia. Durante le battaglie gestiremo un party formato da 6 membri (il doppio rispetto alla versione originale) e ad ogni turno potremo assalire i nemici innescando una serie di colpi all’arma bianca, utilizzare una skill o una magia consumando SP, utilizzare oggetti curativi o attivare le abilità speciali in dotazione ai personaggi, caratterizzate dagli effetti più disparati. Fang, ad esempio, potrà utilizzare la sua “faccia seriosa” e ottenere un bonus all’attacco sacrificando parte dei suoi SP, Harley potrà invece analizzare gli avversari per scovarne i punti deboli, mentre Pippin potrà far fuggire a gambe levate i nemici con uno dei suoi interminabili sermoni.

Ad ogni turno potremo muoverci all’interno dell’arena, magari posizionandoci dietro un nemico per infliggere danni maggiorati, (tattica che potrebbe ritorcervisi contro se non state attenti) o disperdendo i nostri personaggi per evitare di cadere vittima degli attacchi ad area. Ogni skill e magia, così come gli oggetti curativi, avranno un determinato raggio d’azione, una meccanica che rende ancor più importante un oculato posizionamento dei nostri eroi sul campo.

Nel complesso il sistema di combattimento di Fairy Fencer F: Advent Dark Force risulta semplice ma allo stesso tempo solido. Ci ha fatto storcere un po’ il naso il fatto che, per la neo introdotta difficoltà Hard, gli sviluppatori abbiano adottato un sistema piuttosto “singolare” per aumentare il tasso di sfida. Oltre al classico boost alle statistiche, i nemici avranno infatti occasionalmente la “fortuna” di aggirare completamente il valore di difesa dei personaggi. Di conseguenza potrebbe capitare (neanche troppo raramente) che un semplice mob di 3-4 livelli inferiore al vostro personaggio sia inspiegabilmente in grado di metterlo KO con un solo attacco. Applicate questo concetto a un attacco ad ampio raggio del boss di turno, ed ecco arrivare una massiccia dose di frustrazione e imprecazioni verso la divinità di turno.

Nulla da recriminare, invece, sul sistema di sviluppo, che permette di potenziare i personaggi tramite l’accumulo di punti esperienza e spendendo i WP ottenuti dai nemici per potenziare le statistiche delle Fury in dotazione al party, nonché di imparare nuove skill, magie e abilità passive, dando, entro certi limiti, la possibilità di personalizzare il proprio party.

Sarà inoltre possibile assegnare ai personaggi una Fairy di supporto per ottenere vari benefici, come boost aggiuntivi alle statistiche o una resistenza verso un determinato elemento.

Non lascia assolutamente soddisfatti, invece, l’esplorazione dei vari dungeon, fondamentalmente un ammasso di tristi corridoi con qualche sporadico bivio, e qualche tesoro e oggetto distruttibile sparso qua e là che di certo non bastano a risollevare la situazione.

 

Fairy Fencer F: Advent Dark Force (5)

 

Guarda che – brutto – panorama!

Dal punto di vista tecnico Fairy Fencer F: Advent Dark Force purtroppo non eccelle. Già su PS3 il gioco non poteva certo essere considerato all’avanguardia, ma su un hardware come PS4 l’arretratezza tecnologica dell’opera di Compile Heart si fa sentire anche di più, tra animazioni legnose, ambienti di gioco spogli e poco ispirati, modelli poligonali appena sufficienti e, in generale, un comparto tecnico che, se non fosse per la risoluzione full HD e i 60 fps, sarebbe riconducibile all’era PS2.

Di buona fattura invece il comparto sonoro, caratterizzato da una serie di motivetti tutto sommato orecchiabili e da un paio di tracce eccellenti realizzate dal sommo maestro Nobuo Uematsu (celebre compositore della serie Final Fantasy).

Per completare il gioco la prima volta impiegherete una 30ina di ore circa (aggiungete pure qualche ora di grinding in più se deciderete di giocare alla difficoltà più alta), da moltiplicare per due se deciderete di completare tutti e tre i percorsi narrativi, le quest assegnate dal Pub di Guillermo e la Shukeeso’s Tower, una torre dove dovremo affrontare via via nemici sempre più forti, a patto di aver racimolato un numero sufficiente di Fury.

Infine, come da atradizione nelle produzioni di questo tipo, segnaliamo l’assenza della localizzazione in Italiano, con testi in inglese (piuttosto elementare) e un doppiaggio a scelta tra quello giapponese e quello in inglese. Quest’ultimo è sicuramente di ottima fattura, ma l’originale rimane comunque la scelta più consigliata.

 

Fairy Fencer F: Advent Dark Force

Concludendo…

Fairy Fencer F: Advent Dark Force è un jrpg più che discreto, con un sistema di combattimento ben rodato, un sistema di sviluppo convincente, e una trama che, seppur a tratti banalotta, risulta gradevole anche grazie alla sua vena demenziale. A patto di chiudere un occhio sul comparto tecnico arretrato e di non lasciarsi spaventare dalla ripetitività di fondo del gioco, la produzione Compile Heart potrebbe suscitare l’interesse di si è perso l’originale su PS3 e PC, e, grazie alle modifiche al gameplay, i nuovi personaggi e l’aggiunta di percorsi narrativi alternativi, anche di chi ha adorato l’originale.

CI PIACE

– New Game Plus, tre percorsi narrativi e tante novità rispetto all’originale.

– Sistema di combattimento e di sviluppo solidi.

NON CI PIACE

– Soffre di una certa ripetitività.

– Comparto tecnico arretrato.

– Manca la localizzazione in italiano.

Conclusioni

Fairy Fencer F: Advent Dark Force è un JRPG più che discreto con un sistema di combattimento ben rodato, un sistema di sviluppo convincente, e una trama che, seppur a tratti banalotta, risulta gradevole anche grazie alla sua vena demenziale. A patto di chiudere un occhio sul comparto tecnico arretrato e di non lasciarsi spaventare dalla ripetitività di fondo del gioco, la produzione Compile Heart, potrebbe fare gola a chi si è perso l’originale su PS3 e PC ma, grazie alle modifiche al gameplay, i nuovi personaggi e l’aggiunta di percorsi narrativi alternativi, anche a chi ha adorato l’originale.

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