The Walking Dead Season 2: All that remains – Recensione

L’attesa per la seconda stagione videoludica de The Walking Dead, sviluppata e prodotta da TellTale, ha raggiunto livelli incredibili. È inutile nascondere che il paradigma TellTale con le sue Games Series abbia portato una ventata di freschezza a tutto il mondo delle avventure grafiche, ancorato a meccaniche di gameplay ferme da oltre dieci anni salvo piccole innovazioni. Parliamo di un nuovo modo di vedere i punta e clicca, di un nuovo modello di storytelling che ha fatto suoi concetti come quicktime events e risposte multiple, fondendo il tutto con sceneggiature sempre al top. Il successo della prima stagione ha spianato la strada non solo al recente The Wolf Among Us ma anche al proseguo della storia di Clementine, uno dei personaggi più amati della generazione appena terminata. TWD by TellTale ha fatto incetta di premi e ci ha beffati con un immenso cliffhanger in 400 Days ma oggi siamo qui a raccontarvi le nostre impressioni su All That Remains, il primo episodio della Season 2, che riprende qualche trascorso dopo l’episodio 5 della prima stagione, con la piccola Clementine sugli scudi.

Nella stagione precedente?

Le Game Series di TellTale hanno la particolarità di raccontare gli eventi basandosi sulle scelte del protagonista, plasmando dialoghi, circostanze e personaggi. Nella prima stagione di TWD abbiamo visto come questa caratteristica porti a sfumature diverse o conseguenze più o meno drastiche anche a distanza di episodi, con personaggi che metteranno a dura prova la nostra fedeltà piuttosto che l’istinto di coprire e difendere le persone a cui ci si è virtualmente affezionati. È quasi superfluo sottolineare che la Season 2, oltre a fare altrettanto, va a ripescare i savegame della prima stagione, così da modellare la storia fin dal primo episodio. Chi ha giocato i 5 episodi e il DLC 400 Days troverà davvero appagante continuare la storia partendo dalla base costruita in precedenza mentre, per i pochissimi che decideranno di cominciare dalla seconda stagione, il gioco mescolerà le variabili a caso – stessa sorte per gli episodi non portati a termine, DLC compreso. Ovviamente vi consigliamo ancora una volta di acquistare la prima stagione, magari approfittando dei saldi natalizi su Steam: la sensazione di riprendere il salvataggio e continuare la propria storia è davvero bella; partire da eventi generati casualmente non è la stessa cosa ed alcuni dialoghi che faranno riferimento alla prima stagione potrebbero spiazzarvi.

Spoiler-free!

Pensiamo che gli indecisi non vogliano scoprire i dettagli della sceneggiatura bensì capire con che piede parte il gioco, andando alla ricerca di informazioni perlopiù dedicate al gameplay e ad aspetti marginali degli eventi trattati. Dunque, per questa prima recensione vogliamo proporvi un articolo interamente spoiler-free, rimandando le impressioni sulla trama dalla prossima release in poi. L’episodio vero e proprio comincia dopo il riassunto della Season 1 e un brevissimo prologo che ci permette di riabbracciare Clementine per poi arrivare improvvisamente a 16 mesi più tardi, quando vediamo la piccola protagonista un po’ cresciuta e sicura di sé. All That Remains non è un titolo scelto a caso: questo episodio ci permette di riflettere soprattutto sulle difficoltà di Clementine, scoraggiata ma tenace, che ha ormai imparato a non fidarsi di nessuno. L’impronta della sceneggiatura originale del telefilm, ad opera di Robert Kirkman, non è mai stata così presente come in questo episodio, mettendo in evidenza il cambiamento radicale delle persone in un contesto così infernale come quello dei morti viventi. Non si può certo dire che la prima stagione non fosse carica di eventi emotivamente coinvolgenti, ma All That Remains ne fa il credo dell’episodio, forse esagerando un po’. Per portare a termine questo primo assaggio della seconda stagione sono necessarie al più tre ore di gioco, scarsamente dense di contenuti ma ricche di emozioni e colpi di scena.

Il mondo non è cambiato

Definito ormai il gameplay di fondo, TellTale ha dovuto lavorare giusto su qualche correzione qua e la, senza dover strafare. In realtà, se avete giocato The Wolf Among Us, le novità già le conoscete. Gli hotspot sono decisamente più visibili grazie all’icona più grande che ospita tutte le possibili interazioni con l’elemento dello scenario. Gli sviluppatori hanno eliminato lo scroll del mouse favorendo una selezione statica e precisa relativa al modo con cui interagire, quindi al posto dell’elenco verticale con le possibili opzioni troviamo dei riferimenti grafici fissi sui quali andare a cliccare. Stessa sorte per i dialoghi, ordinati in una matrice 2×2 senza dover scomodare la rotellina del mouse o i tasti numerici. Questa scelta ha due importanti risvolti di gameplay che migliorano l’esperienza di gioco: adesso è tutto più ordinato e non c’è rischio di sbagliare durante lo scrolling delle scelte quando si è sotto pressione. Apportati questi piccoli cambiamenti, l’impianto di gioco non offre altre novità se non superficiali modifiche estetiche riguardo i tasti mostrati su schermo durante i QTE.

All That Remains è un episodio molto frenetico e guidato dagli eventi, che lascia poco spazio all’esplorazione. Non avremo l’opportunità di parlare molto con gli altri personaggi incontrati se non con qualche rapida battuta tra una sequenza e l’altra che ci porterà a fare i conti soprattutto con QTE particolari ripresi da 400 Days, come la fuga tra gli erranti ed azioni tramite pressione del mouse e shift verso una direzione. Tanto per il dinamico scorrere degli eventi quanto per la durata piuttosto scarna dell’episodio, questo primo approccio con Clementine e l’universo TWD della seconda stagione non propone particolari spunti artistici: si nota un bel miglioramento grafico, dai disegni più definiti a tonalità di colori che esaltano maggiormente le location, ma le aree che visiteremo saranno piuttosto ristrette e con poco margine di manovra. Insomma: chi sogna un level design come quello de Starving for Help alla fattoria St. John, per dirne uno, rimarrà davvero deluso.

Commento finale

A The Walking Dead Season 2 – All That Remains manca qualcosa, questo è sicuro. Dopo l’incredibile Season 1 e il primo episodio de The Wolf Among Us, TellTale fa un passo indietro sotto diversi punti di vista, forse scontrandosi con aspettative difficili da soddisfare. In fondo non c’era molto da fare per mantenere l’episodio ai livelli dei precedenti: bastava almeno un’ora in più e un po’ di esplorazione, magari meno caricati emotivamente perché si sa, il troppo stroppia. Eppure si scorgono location che promettono bene, magari da approfondire nel prossimo episodio, e l’intreccio di diverse storie potrebbe portare a risvolti clamorosi più in avanti.

CI PIACE

– L’atmosfera è la solita ed il ritmo è più intenso\n- Bello riabbracciare Clementine\n- Miglioramenti essenziali lato gameplay

NON CI PIACE

– Non ai livelli della stagione 1\n- Esplorazione ridotta al minimo\n- Dura al più 3 ore

Conclusioni

Appassionante e coinvolgente più della serie TV a tratti, la nuova stagione de The Walking Dead targata TellTale appare leggermente sottotono e con poche idee, messe assieme frettolosamente e caricate di emozioni forti.

7.5Cyberludus.com
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