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La leggenda torna a mietere successi

Tre anni sono passati dal deludente “Angel of Darkness” – datato 2003 – che sembrava aver segnato l’ultimo, disperato, tentativo di Lara Croft e Core Design di tornare a dettar legge in materia di titoli d’azione/avventura in terza persona. Pochi mesi dopo l’avvento del 2006, però, una promettente casa di sviluppo di nome Crystal Dynamics (autori di “Soul Reaver” e “Blood Omen – Legacy of Kain” ) ereditava quel pesante fardello chiamato “Tomb Raider” e portava sugli scaffali “Tomb Raider Legend”. Questo titolo è il primo di una trilogia che impegnerà i promettenti sviluppatori di Crystal Dynamics negli anni a seguire, fino al fatidico 2008, anno della loro ultima fatica.

Quello che distingue questo “Tomb Raider Legend” dal mediocre predecessore è la spiccata somiglianza con il primo, leggendario titolo targato Core Design.

Grande spazio, quindi, è dedicato all’esplorazione, votata al ritrovamento di tesori che garantiscono alcuni premi alla fine del gioco. La parte dedicata all’azione, però, gode di ottima salute grazie al sistema di puntamento automatico e uno manuale (un sistema che avremmo visto anni dopo nell’ottimo ” Uncharted” di Naughty Dog, che più di una licenza prende da Miss Croft) .

Gli scontri a fuoco con animali selvaggi e sgherri di turno sono ben implementati e mai frustranti e la varietà di armi a disposizione garantisce una discreta varietà nei conflitti a fuoco: fucili a pompa, lanciagranate e fucili mitragliatori saranno padroni delle sparatorie, ma senza esagerare.

Lara, infatti, oltre alle pistole gemelle, potrà portare con sé solo uno dei tanti fucili a disposizione e dovrà usare quello più adatto allo scopo o, semplicemente, il più versatile. A chiudere l’ottima offerta troviamo i famigerati “Quick Time Events”, sequenze interattive in cui è necessario premere il tasto giusto al momento giusto, e sessioni di guida con la moto, che risultano semplici e con poche velleità di puro realismo. Il successo di questo sapiente mix di avventura, esplorazione e azione non passa inosservato: i vecchi ammiratori della serie esultano e le nuove generazioni ringraziano. “Tomb Raider Legend” vende circa 3 milioni di copie ed è considerato uno dei migliori (se non il migliore) di tutti i giochi che hanno Lara Croft come protagonista: la regina dei giochi d’azione/avventura risorge come mitica fenice.

Un salto nel passato per sorridere al futuro

Undici anni sono passati da quel lontano 1996 e Lara Croft, nel bene e nel male, è sulla cresta dell’onda, al centro delle critiche (positive o negative che siano) da oltre dieci anni. Nel 2007, Crystal Dynamics ci omaggia dell’ottimo “Tomb Raider Anniversary”, raffinata operazione di remake del primo “Tomb Raider” che non disdegna, però, di proseguire la traccia narrativa del precedente “Legend”.

In quest’ultimo, infatti, gioca un ruolo abbastanza importante la misteriosa scomparsa della madre di Lara Croft che spinge la nostra eroina sulle tracce della mitica spada Excalibur, che sembra essere un mito comune a molte civiltà del pianeta. In “Anniversary” gli artefatti da ritrovare sono i mitici “Scion” di Atlantide che porteranno Lara, sul finire di questa avventura, a sentir parlare nuovamente della propria, amata, mamma. “Tomb Raider Anniversary” ripropone gli stessi livelli del primissimo Tomb Raider, riveduti e corretti dalla sapiente mano di Crystal Dynamics ma senza scossoni tali da traumatizzare i fan di vecchia data.

Il prodotto finale è un gioco che può essere affrontato tanto dalla vecchia guarda di affezionati quanto dalle nuove generazioni di giocatori che, dopo “Legend”, vogliono continuare ad aiutare Lara nelle sue avventure. Questa volta, però, la componente d’azione viene molto sacrificata a vantaggio di un’esplorazione e una risoluzione degli enigmi che nulla ha da invidiare alle più recenti produzioni. A tratti sembrerà di giocare un inedito film di Indiana Jones con una splendida protagonista.

Lara Croft sfida l’inferno

“Tomb Raider Underworld” è l’ultima fatica di Crystal Dynamics e l’episodio conclusivo della trilogia inaugurata da “Tomb Raider Legend”.

In questo titolo la nostra amata archeologa dovrà sfidare le insidie che si celano nell’oltretomba (Ade o Inferno che dir si voglia, da qui il sottotitolo “Underworld”). Seppur minima, la speranza di Lara di ritrovare sua madre non viene mai meno, e sfidando l’umana comprensione arriverà a calcare il mondo dei morti pur di capire se sua madre sia passata a miglior vita oppure vive confinata in un limbo mitologico chiamato “Avalon”. Il terzo capitolo della “nuova Lara”, tecnicamente, non cambia molto le carte in tavola e mantiene la filosofia vincente dei suoi predecessori. Le forti componenti d’esplorazione e di azione sono ulteriormente arricchite da un comparto tecnico d’avanguardia e un sistema di controllo ancora più reattivo ed intuitivo.

Come tutte le produzioni che arrivano al terzo episodio (e nona apparizione ufficiale di Lara Croft sugli scaffali, non contando le espansioni), “Tomb Raider Underworld”, pur entusiasmando fino alla fine, fa trasparire una certa ripetitività nel gameplay e nelle situazioni proposte. Le mosse aggiuntive che Lara può effettuare – autentico marchio di fabbrica in un gioco che vuole sempre offrire qualcosa in più da effettuare – come sparare con una sola mano mentre si è appesi ad una corda, non bastano a rendere questo gioco un best seller. Ce n’è abbastanza, però, per fare contenti tutti coloro che hanno amato “Legend” e apprezzato “Anniversary” e per deliziare tutti i fan di vecchia data della serie “Tomb Raider”. Il cambio di rotta, però, è nell’aria; un altro gioco troppo simile a questi tre, pur bellissimi, episodi, rischierebbe di rovinare – ancora una volta – la splendida immagine che Lara è riuscita a ridarci di sé, quale icona indiscussa della nostra passione: il videogioco.

Conclusioni

La trilogia di “Tomb Raider” targata Crystal Dynamics è riuscita a rinverdire i fasti di Lara Croft, portandola ala ribalta con un gioco praticamente perfetto sotto ogni esigenza del suo genere (azione/avventura in terza persona). Se “Legend” è riuscito a far risorgere Lara Croft dalla sua presunta “morte mediatica” e “Anniversary” è riuscito a riportare in auge un brand schiacciato dagli altri generi (sparatutto in soggettiva e giochi di ruolo), “Underworld” detiene il merito di approfondire il personaggio di Lara e di conferirgli, come se ce ne fosse ulteriore bisogno, una dimensione ancora più umana e palpabile: cosa, questa, che rende l’archeologa più famosa dei videogiochi un’icona indiscussa di una forma d’arte che nulla ha da invidiare al cinematografo.

Antonio “Aurenar” Patti

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