A distanza di otto anni dal suo esordio, e dopo ben due passaggi di consegne ( da PopTop a Frog City e da questi a Haemimont ), arriva sugli scaffali Tropico 3: gestionale previsto per le piattaforme Windows e Xbox 360.

Questa serie nasce nel 2001, anno in cui PopTop Games sorprende tutti gli appassionati del genere con il suo Tropico.

L’ironia e la profondità gestionale di quel titolo ne hanno sancito un posto d’onore per tutti coloro che si divertono trascorrendo molte ore alla guida politico/economica di una città o uno stato. Riuscirà l’ultima fatica del team bulgaro a rinverdire i fasti dei “Presidentissimi”? Scopriamolo insieme.

Un ritorno in grande stile

Haemimont Games si è distinta nel panorama degli strategici/gestionali grazie all’ottimo Imperium Civitas distribuito da Fx Interactive.

Tuttavia è proprio con un titolo come Tropico 3 che, questo team di sviluppo, vuole fare il salto di qualità definitivo facendo breccia nei cuori di tutti i giocatori amanti del genere.

Lo stile e la passione profusi per confezionare il motore di gioco sono di quelli che non passano inosservati. Il primo impatto con il trailer introduttivo e con il tutorial, infatti, è tra i migliori che si possa desiderare: niente computer grafica, ma scene sapientemente confezionate con la grafica di gioco, che ci aiutano a calarci nel contesto storico e spaziale di Tropico 3.

In pratica vestiremo i panni di un presidente, che prende il potere di una delle tante “repubbliche delle banane”: piccoli staterelli, generalmente isole tropicali, tristemente note per le instabilità economiche e politiche.

Dovremo farci largo in mezzo secolo di storia, partendo dagli albori della Guerra Fredda e terminando con il Ventunesimo Secolo, che sarà in mano al consumismo più sfrenato.

Avevamo accennato alla grafica di gioco, che riesce senza timidezza a soppiantare il più ricercato dei filmati in “full motion” e ve ne accorgerete subito dalle prime fasi.

La telecamera è completamente sotto il nostro controllo e potremo controllarne altezza, angolazione e ingrandimento: possiamo gestire comodamente tutta l’isola con una visuale “a volo d’uccello” oppure goderci l’ambiente fino alle singole foglie di palma e banane, grazie al massimo dello zoom.

La gestione delle superfici dell’acqua, dei riflessi, di luci ed ombre e di altissimo livello. Se c’è una cosa, quindi, che in Tropico 3 di sicuro non manca, è la cura per i dettagli. Fortunatamente questi non si limitano a piccoli o grandi orpelli, ma coinvolgono anche gli aspetti gestionali. Un plauso andrebbe fatto anche alla completa personalizzazione di cui si può godere tramite le opzioni della partita: oltre alle quindici missioni della “campagna”, che offriranno compiti sempre più ardui, si potrà entrare in una modalità definita, in gergo, “sandbox”. Questa è, in parole povere, la modalità più tranquilla, in cui potremo godere della massima libertà, che spazierà dalla conformazione fisica dell’isola alla creazione certosina del nostro alter ego.

Proprio così: oltre a doverci preoccupare della gestione dell’isola e di accontentare capre, cavoli, mogli e botti di vino, avremo a disposizione un nostro alter-ego che si aggirerà per l’isola e, con la sua presenza, influenzerà non poco l’efficienza di ciò che lo circonda. Ultima nota di colore va proprio alla creazione del presidente dell’isola, che può essere costruito su basi predefinite che spaziano da Fidel Castro a Noriega oppure (cosa ben più divertente) può essere completamente personalizzato fino a doverne dichiarare affiliazione politica (sarà un capitalista o un comunista?), l’estrazione sociale (ex poliziotto o spia al soldo degli Usa?) i pregi e, soprattutto, i difetti che influiranno molto sulla politica della repubblica.

Tropico 3

“Non toccare le banane!”

Tropico 3 si distingue anche per la grande fedeltà ai canoni classici del suo genere. Se, infatti, le maggiori produzioni cercano di sorprendere con grandi novità, Haemimont riesce a sorprendere per l’adesione a quei concetti di causa ed effetto, tipici di questo genere.

Non di meno bisognerà fare i conti con le influenze politiche, sociali ed economiche che ogni nostra azione provocherà nell’isola. Bisogna anche guardarsi le spalle dall’elettorato, dai sovversivi e dagli avversari politici che mirano a detronizzarci in maniera più o meno lecita. Per far fronte a tutto ciò, l’interfaccia di controllo sviluppata compie egregiamente il suo dovere. Un pratico sistema “pop-up” (ovvero che comparirà ogni volta che cliccheremo su un punto generico della visuale) metterà a disposizione del giocatore una classica barra in cui scegliere se dedicarsi ad opere edilizie, politiche e sociali. Avremo a disposizione decine di strutture edificabili, ma alcune di queste saranno accessibili solo dopo averne soddisfatto dei requisiti politici o tecnologici (il famoso albero tecnologico che ci impedisce di erigere un edificio specialistico prima che vengano costruite le strutture di base). Le infrastrutture si suddividono in abitazioni, servizi sociali, intrattenimento, turismo, governo, industria, fattorie e miniere e attrazioni turistiche. Di analogo spessore è il fronte politico della gestione, che ci permette di influenzare pesantemente la vita quotidiana della nostra isola tramite gli editti.

Questi sono di natura politica (interna ed estera), sociale ed economica e ciascun tipo ne accoglie circa una decina: dal divieto di contraccezione all’elogio sulla potenza economica degli Stati Uniti d’America, la scelta sarà ampia e le conseguenze, come già accennato, non mancheranno.

Le prime fasi di gioco saranno legate alla ricerca dell’autosufficienza alimentare che, una volta ottenuta, spalancherà le porte alle politiche più disparate, limitate solo alla nostra fantasia.

Niente di positivo, invece, per i cultori della modalità online, che sembra essere ridotta ad un sistema di classifiche e punteggi che al massimo potranno stimolarvi a giocare per qualche ora in più. Le uniche critiche che ci sentiamo di muovere ad un gioco che si lascia giocare in tranquillità, senza avere nessuna pretesa di essere definito il migliore, qual’è Tropico 3, è il repertorio di frasi e battute che vengono esclamate dal radiofonista dell’isola: alla lunga stancheranno.

Una lancia, però, va spezzata a favore dell’accompagnamento musicale: sebbene le tracce siano poche e, alla lunga, ripetitive, queste sono assolutamente orecchiabili e di ottima fattura, qualcuno potrebbe persino stimarle piccole (piccolissime) perle di suoni latino-americani, molto probabilmente dominicani.

Tropico 3

Conclusioni

Tropico 3 è il gestionale che non ti aspetti: intuitivo, snello, piacevole, divertente e pervaso da un’ironia e da una cura per i dettagli che colpiranno, ne siamo certi, anche i giocatori più smaliziati. Il comparto tecnico è appagante, a tratti sorprendente, ed è accompagnato da un campionario di musiche e battute di spirito che saranno di una gradevolissima compagnia. Per il suo particolarissimo background, per lo spirito con cui ci viene proposto un argomento spinoso come quello delle dittature caraibiche e per l’impressionante facilità d’utilizzo, ci sentiamo di raccomandarlo ad occhi chiusi a tutti gli appassionati, che troveranno senza alcun dubbio in Tropico 3 un ottimo risarcimento per tutti i pochi (e neanche tanto buoni) gestionali usciti negli ultimi anni, che ormai si contano sulle punte delle dita.

Antonio “Aurenar” Patti

CI PIACE
  • Tecnicamente ineccepibile
  • Nessun bug riscontrato
  • Ironico e profondo al tempo stesso
NON CI PIACE
  • Non è un gioco per tutti
  • Come tutti i gestionali, alla lunga, può stancare
  • Poca varietà nell’accompagnamento musicale
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