Qualcosa di insolito

 Farsi largo nell’affollatissimo genere degli sparatutto è impresa  assai difficile. Di shooter in prima/terza persona di ottima qualità se ne possono ritrovare davvero moltissimi e di diversa tipologia. Fracture, prodotto da LucasArts  per il mercato console, si presenta all’appello con delle buone credenziali. Il titolo si distingue dagli altri esponenti del genere per la presenza di  un ‘arma speciale chiamata trinceratore, che permette di alterare la planimetria del terreno di gioco, creando dal nulla colline o buche.

Dal punto di vista  strutturale, Fracture si dimostra molto ispirato; sebbene i rimandi stilistici, estetici e concettuali, riportino ad altre produzioni del genere  (Halo, Lost Planet), è indubbio come il titolo LucasArts sia in grado di ritagliarsi il suo spazio, sia per la trama e colpi di scena, sia per le caratteristiche originali che mette sul campo.

L’evoluzione della guerra nel futuro

Ambientato in un futuro in cui il riscaldamento globale ha innalzato il livello degli oceani, dividendo in due settori il Nord America, Fracture, narra di come due fronti abbiano optato per strade evolutive diverse.

A est  l’Alleanza, che ha trovato nella tecnologia la risposta al bisogno di progresso dell’umanità, mentre a ovest, la Repubblica dei Pacificani, dedita invece allo studio della genetica avanzata. Il giocatore veste i coriacei panni di Jet Brody, soldato dell’Alleanza chiamato a scovare il generale Sheridan, comandante degli eserciti della fazione opposta, ossessionato, appunto, dalla genetica e in cerca di una cura per la figlia malata. Da una parte la visione etica e morale sulla questione, dall’altra il cinismo e l’opportunismo. Nel mezzo il progresso tecnologico, capace di mettere  tra le mani dei soldati potentissime armi belliche. La trama generale non spicca certo per profondità e complessità ma offre qualche colpo di scena interessante tanto da rendere godibile la storia fino al suo epilogo.

Terremoto grafico

 A livello tecnico, Fracture si difende piuttosto bene. L’engine messo a punto dai Day 1 è al passo coi tempi; in particolare, mostra i muscoli proprio nella gestione del terraforming, con un effetto di innalzamento/abbassamento del terreno davvero ben realizzato grazie all’uso di texture azzeccate ed effetti particellari assortiti. Appare chiaro come questa sia stata la parte più curata dell’intera produzione e il risultato è davvero buono. I modelli poligonali dei personaggi sono ben realizzati, e animati discretamente, seppur non dettagliatissimi. I livelli di gioco, divisi in tre grosse sezioni, sono ampli e ispirati e nonostante manchi un po’ di varietà visiva, il risultato finale è più che apprezzabile. Sono purtroppo presenti  alcuni bug piuttosto evidenti durante le sparatorie più frenetiche. Inoltre, il gioco non è perfettamente ottimizzato, in quanto, nonostante una generale fluidità, in alcuni frangenti, il frame rate crolla drasticamente e ogni qual volta che verrà salvata la posizione si assisterà a uno stuttering molto evidente.

Positivo il giudizio sul comparto audio. Ottima la qualità  di esplosioni ed effetti assortiti ben implementati e posizionati nello spazio. Probabilmente grazie alla presenza di Michael Giacchino tra i responsabili dello score, compositore delle musiche di “Lost” e del penultimo cartone Pixar (Ratatouille), le musiche riescono a farsi apprezzare per l’ottima qualità generale. Le voci originali dei doppiatori intercalano nell’azione, mentre il doppiaggio italiano risulta a tratti approssimativo e superficiale, ma ugualmente godibile.

 

Gameplay distruttivo

 Giocando a Fracture, risultano abbastanza evidenti le influenze dei capisaldi del genere.  Halo per quanto riguarda lo scudo auto-rigenerante o lo stile grafico dell’armatura del protagonista,  Gears of War per ciò che concerne il design delle armi. L’originalità risiede invece nella qualità del gameplay che, grazie all’introduzione del trinceratore, e quindi alla possibilità di modificare a piacimento il terreno, riesce a dire la sua in un genere piuttosto inflazionato. Con quest’ arma dal bizzarro nome, inclusa di serie nella tuta del protagonista, i programmatori danno al giocatore la possibilità di creare ripari dove nascondersi dai colpi nemici o distruggere le trincee avversarie. Ma questa è solo una delle possibilità; in spazi stretti, si possono, ad esempio, schiacciare i soldati pacificani contro il soffitto alzando il terreno sotto i loro piedi. O ancora, raggiungere piani troppo alti per le normali capacità di salto. Il terraforming è quindi ben implementato, ma la sensazione è che un’idea così interessante avrebbe meritato un uso più fantasioso e soprattutto vario.
Le sparatorie, sempre molto concitate e dall’alto tasso di sfida, risultano assolutamente adrenaliniche e al limite del caotico, con esplosioni, pezzi di terreno che si alzano, nemici seppelliti vivi dalla macerie in trappole improvvisate e così via. Il tutto senza dimenticare lo sterminato e decisamente ispirato arsenale messo a disposizione. Nonostante tutto ciò, il titolo Lucas Arts soffre di una certa ripetitività, dal momento che per tutta la durata dell’avventura non si fa altro che  sparare ad un mucchio di nemici di per sé poco vari, piuttosto che cercare di contrastarli con l’uso del trinceratore. L’intelligenza artificiale si comporta discretamente bene, soprattutto pensando alla varietà di situazioni che si ritrova a dover fronteggiare. La longevità si attesta su valori medi del genere, visto che si può portare a termine Fracture in una decina di ore. Il multiplayer, invece, va sicuramente ad alzare la votazione globale del prodotto. Scontrarsi contro avversari umani in caotici duelli di terraforming è davvero spassoso e gli sporadici rallentamenti non ledono la qualità del divertimento.

 

Conclusioni

Fracture non è quel titolo rivoluzionario che forse avrebbe potuto essere,  risultando alla fine uno sparatutto piuttosto ripetitivo e lineare, ma con qualche trovata originale.  L’idea del trinceratore, ad esempio,  è davvero ben sviluppata e intrigante da adoperare nelle situazioni messe a punto dai programmatori. Il livello di sfida offerto dal gioco è poi alto anche a livello facile. Ciò rende Fracture un titolo impegnativo, che pur non potendo essere annoverato tra i capolavori assoluti, garantisce parecchie ore di divertimento.

Marco “Seth” Delle Fave

CI PIACE
  • Buon comparto tecnico
  • Originale l’idea del “terraforming”
  • Complessivamente divertente
NON CI PIACE
  • Bug evidenti
  • Alla lunga ripetitivo
Conclusioni

Fracture non è quel titolo rivoluzionario che forse avrebbe potuto essere,  risultando alla fine uno sparatutto piuttosto ripetitivo e lineare, ma con qualche trovata originale.

8.5Cyberludus.com
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