Richiede un processore e un sistema operativo a 64 bit
Sistema operativo: Windows 10 64-bit
Processore: Intel Core i5-6600K/AMD Ryzen 3 1200
Memoria: 8 GB di RAM
Scheda video: 4 GB VRAM, GTX 1050 Ti/RX 470
DirectX: Versione 12
Archiviazione: 35 GB di spazio disponibile
Note aggiuntive: 30 FPS in 1920×1080 with the "Low" preset (Vulkan API)
Consigliati
Richiede un processore e un sistema operativo a 64 bit
Sistema operativo: Windows 10 64-bit
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DirectX: Versione 12
Archiviazione: 35 GB di spazio disponibile
Note aggiuntive: 60 FPS in 1920×1080 with the "Very High" preset (Vulkan API)
Al giorno d’oggi non è facile fare il botto nel mondo dei videogames, soprattutto quando non si ha a che fare con tripla A dai budget milionari o indie diventati virali, per un motivo o per un altro. Atlas Fallen, effettivamente, si piazza proprio a metà tra questi due canoni, il titolo sviluppato da Deck13 (Lords of the Fallen, The Surge) e distribuito da Focus Home prova a farsi strada in un genere, quello degli action-GDR “open world”, fin troppo affollato.
Lo diciamo sin da subito, Atlas Fallen non centra il bersaglio e temiamo finirà ben presto nel dimenticatoio. Ma andiamo con ordine..
Già per quanto concerne il comparto narrativo, Atlas Fallen non brilla certamente per originalità. Il gioco ci mette nei panni dell’ennesimo eroe umile che si ritrova suo malgrado ad entrare in possesso di poteri incredibili che lo porteranno a diventare incredibilmente potente.
Il nostro protagonista senza nome, creato attraverso un editor non particolarmente stratificato ma comunque apprezzabile, vive tra le lande dominate dallo spietato dio Thelos, i cui seguaci rendono la vita infernale alla malcapitata plebe. È chiaro che un mondo guidato da Thelos non è felice, ma all’inizio del gioco non c’è molto che tu possa fare al riguardo.
Dopo esser stato mandato dai propri aguzzini in esplorazione in quella che pare una missione suicida, il nostro protagonista si imbatte fortuitamente in un singolare artefatto: un guanto magico che pare avere poteri straordinari. Come se non bastasse, questa reliquia contiene al suo interno l’anima di un antico dio, tale Nyaal. Una volta indossato il guanto, questa presenza entrerà in simbiosi con il protagonista, accompagnandolo nel corso della sua avventura.
Questa sorta di Johnny Silverhand dei poveri però è una compagnia alquanto noiosa e priva di carisma. Il suo scopo è quello di istruirci sulle potenzialità del guanto e sciorinare aneddoti sulla lore del mondo di gioco.
Si tratta comunque di dialoghi essenziali per conoscere al meglio la nostra misteriosa arma. Il guanto infatti è una specie di mutaforma, trasformandosi istantaneamente da ascia a frusta, da martello ad enormi pugni, alternando così armi primarie, secondarie e mosse speciali di vario genere.
Il sistema di combattimento è certamente tra gli aspetti più riusciti della produzione, reso interessante da alcune meccaniche ben amalgamate. Ad esempio, ogni colpo messo a segno o nemico ucciso fanno aumentare la barra dell’Impeto. Tale indicatore potenzia gradualmente le armi del protagonista, rendendole più grandi e più letali. L’aumentare di questi bonus comporta però anche un minimo di malus in termini di resistenza ai danni dando così vita ad un sistema che premia l’aggressività e la rapidità.
Oltre a rendere ogni colpo più forte, la barra dell’Impeto dà la possibilità di attivare diverse mosse speciali. Queste ultime sono legate a delle pietre di essenza recuperabili in giro nel mondo di gioco. Non manca una specie di supermossa definitiva utilizzabile prosciugando l’intera barra. Ulteriore varietà è data dalla possibilità di combattere contemporaneamente nemici terrestri e volatili. Questi ultimi vanno abbattuti attraverso lunghe e coreografiche combo aeree. Esistono dozzine di pietre dell’essenza, ognuna delle quali è potenziabile tramite risorse sparse tra i livelli. Si combinano in modo diverso con ciascuna delle armi del guanto, andando a creare un ventaglio di possibilità e di combo decisamente variegato ed abbondante.
Il sistema di combattimento dunque funziona ed anche bene. Il tutto, purtroppo, viene però impoverito da una mancanza di varietà dei nemici a dir poco straniante. Le varianti di spettri – così vengono definite le creature che affrontiamo nell’avventura – presenti sono veramente poco ed il loro scialbo ed approssimativo design non aiuta di certo nell’identificarli come minacce memorabili o artisticamente ispirate. A ciò aggiungiamo una costante sensazione di disorientante confusione a far da sfondo alle varie battaglie e capiamo come il buon combat system sia tristemente sprecato in Atlas Fallen.
Curiosamente è disponibile anche una modalità cooperativa drop-in attivabile in qualsiasi momento. E’ una feature esclusivamente online ma trattandosi comunque di un surplus non possiamo che apprezzare.
Sia che decidiate di esplorare da soli o in coppia, sappiate che nel mondo di gioco sono disseminati punti di viaggio veloce sotto forma di incudini magiche. Questi punti permettono di ripristinare la salute, potenziare l’equipaggiamento ma servono soprattutto per farsi ammorbare dalle interminabili e costantemente noiose linee di dialogo di Nyaal.
A dire il vero, comunque, ci siamo trovati ben poco ad utilizzare il viaggio veloce in Atlas Fallen in quanto il sistema di movimento, basato su quello che possiamo a tutti gli effetti definire come surf su sabbia, è realmente veloce e gratificante. Una figata, per utilizzare un termine poco tecnico.
E vi possiamo assicurare che ne passerete di tempo a surfare sulla sabbia…
Il gioco, infatti, propone una struttura terribilmente ripetitiva, basata su sedanti missioncine di poco conto basate sul raccogliere roba in giro o eliminare gruppetti di nemici che avrete già incontrato decine di volte.
Ciò porta ad un altro grande problema di Atlas Fallen: il finto open world. Il gioco vi catapulta infatti in una grande mappa (tanto bella artisticamente quanto vuota in termini di contenuti) che è in realtà una macroregione contenente piccole aree collegate da scomodi passaggi. Non ci sono particolare stimoli per esplorare da cima a fondo la mappa, a meno che non siate interessati a trovare ogni forziere nascosto o le varie sfide.
A livello tecnico Atlas Fallen non fa gridare al miracolo. Graficamente il gioco offre un colpo d’occhio gradevole seppur alquanto scarno. I modelli dei personaggi sono indietro di una generazione, soprattutto in termini di animazioni facciali. Sotto il profilo puramente artistico, come accennato, il gioco vive di due facce, proponendo un’ambientazione affascinante ed un bestiario a dir poco anonimo. Per quanto riguarda il sonoro siamo su livelli senza infamia e senza lode, sia per colonna sonora e sia per sound design generale. Il doppiaggio, invece, è decisamente sotto la media delle produzioni odierne, caratterizzato da prestazioni attoriali non particolarmente sgargianti.
Concludendo..
La sensazione che ci pervade giocando ad Atlas Fallen è quella di avere a che fare con una cocente occasione sprecata. Il titolo di Deck13 ce la mette tutta per divertire il giocatore ma non basta un ottimo sistema di combattimento per soprassedere su tutte le mancanze di cui il gioco soffre. Una sceneggiatura dimenticabile, una struttura di gioco tediosa e ripetitiva ed un sistema open world che non offre reali stimoli sono problemi che affossano Atlas Fallen nel limbo dei giochi non brutti ma di cui nessuno si ricorderà fra due settimane.
Un gioco che non riesce a surfare agilmente sulle sabbie come il proprio protagonista ma che vi rimane impantanato, affondando tristemente.
Il Nostro Verdetto
Atlas Fallen
MEDIOCRE
Voto: 50 su 100 — MEDIOCRE
+
Pro
Surfare tra le sabbie ha il suo fascino
Sistema di crescita ed upgrade ben realizzato
Ambientazione artisticamente ispirata
Combat system divertente…
−
Contro
.. ma terribilmente caotico
Ripetitivo e noioso
Trama e recitazione di basso livello
Design di mostri e personaggi anonimo
✎
Conclusioni
Atlas Fallen è un action GDR che propone combattimenti divertenti ed un’ambientazione affascinante, appiattito però da una notevole ripetitività di fondo ed una trama fin troppo inconsistente.