NB: A seguito della grande mole contenutistica di missioni e attività presenti in Monster Hunter Rise Sunbreak, questa recensione verrà ampliata ed eventualmente modificata nel corso delle prossime settimane. Quella che segue, dunque, è un’analisi in corso e non ancora definitiva sull’ultima opera di Capcom. Qualora, una volta raggiunto l’endgame del titolo, dovessimo rivedere alcune delle nostre posizioni qui di seguito espresse, faremo in modo di introdurre le dovute note ai margini.

A poco più di un anno di distanza dalla sua uscita, Monster Hunter Rise, l’ultima iterazione della celebre saga ormai decennale prodotta e pubblicata da Capcom, torna a far parlare di sé. L’arrivo sul mercato di Sunbreak, l’espansione a pagamento che introduce il grado maestro (o G-Rank), segna l’avvento di una nuova grande avventura tutta da scoprire. Diciamolo sin da subito: Rise Sunbreak è una produzione estremamente in linea con la versione base del gioco, nel bene e nel male. Partendo da quest’ultimo aspetto, ricorderete come abbiamo discusso parecchio di Monster Hunter Rise nel corso dell’anno precedente, dapprima con una lunghissima disamina circa i contenuti mostrati al giocatore tramite la open beta e, successivamente, nel corso della recensione del titolo completo.

Nonostante fossimo più che soddisfatti del prodotto messo a punto da Capcom, lamentammo una serie di problematiche che, per quanto in alcuni casi fossero a nostro avviso incontrovertibili (vedasi l’introduzione del finale della storia a tre mesi dal rilascio ufficiale del titolo), in altre circostanze erano legate ad alcune meccaniche interne del gioco, che portavano a sentire la mancanza di un reale sistema di endgame. Ad essere penalizzati da tali scelte erano soprattutto i videogiocatori privi dell’animo collezionistico per l’ottenimento di tutte le armi ed armature. Il tutto, inoltre, veniva esacerbato da un sistema di creazione di talismani le cui percentuali rendevano negativamente ridicola quella tipologia di farming.

Oggi, invece, ci troviamo a più di un anno di distanza dal rilascio ufficiale di Monster Hunter Rise su Nintendo Switch a parlare di un grande contenuto aggiuntivo che -lo ribadiamo sin da subito- ha saputo soddisfarci in pieno. Alcune delle problematiche di Rise (fortunatamente non gravi come quelle citate in precedenza) sono ancora presenti in Sunbreak; non risolve tutte le imperfezioni dell’esperienza originale e, che vi piaccia o meno, è un dato di fatto. Tuttavia, l’arrivo del grado maestro ha portato con sé un’avventura indimenticabile nelle meccaniche, nel quantitativo di missioni e mostri da cacciare e, soprattutto, nella sensazione di divertimento “old school” che ha saputo restituirci.

Ma procediamo con ordine…

Monster Hunter Rise Sunbreak, l’inizio di una nuova grande avventura

Monster Hunter Rise Sunbreak, l’ultima fatica targata Capcom, dà il via alle vicissitudini narrate con l’arrivo di una preoccupata Rondine, la mercante, che giunge alle porte del nostro villaggio. Arrivata da un regno non troppo lontano dall’ubicazione di Kamura, una lettera a noi pervenuta ci informa di un terribile evento che incombe in quelle terre e che, per forza di cose, rischia di colpire anche noi.

Sembrerebbe che in quelle zone si stia verificando un pericoloso flusso migratorio di mostri intenzionati ad invadere i territori circostanti al loro reale habitat naturale, il che richiederebbe l’intervento dell’ordine reale dei cavalieri e del nostro cacciatore. Convocati da Fugen l’anziano, non ci resta che solcare i mari e partire all’insegna di una nuova grande avventura, ricca di insidie dietro ogni angolo. È giunto per noi cacciatori il momento di approdare nella lontana Elgado, un piccolo insediamento che, come di consueto, sarà la nostra nuova casa.

Eviteremo di andare oltre con la nostra disamina sulla storia di Monster Hunter Rise Sunbreakperché, per quanto questa sia estremamente in linea con gli stilemi narrativi dell’intero franchise, riteniamo che quest’ultima iterazione voglia mostrare al giocatore la sua “anima narrativa”. Quando diciamo ciò non ci riferiamo in alcun modo ad una trama più avvincente del solito, ricca di momenti di pathos o di reale suspence; Sunbreaksegue la scia narrativa di tutte le precedenti produzioni, tentando tuttavia di dare maggior risalto a questi momenti con un uso maggiore delle scene di intermezzo e dei dialoghi. Il tentativo di creare qualcosa di diverso c’è e, per quanto si risolva in un nulla di fatto sotto certi aspetti, bisogna comunque apprezzare l’impegno. D’altronde parliamo pur sempre di un hunting game e non crediamo che vi sia qualcuno intenzionato a giocare Monster Hunter Rise Sunbreak per la storia “avvincente” che ha da raccontare.

Monster Hunter Rise Sunbreak, un titolo foriero di grandi novità

Veniamo adesso ai cambiamenti effettivi avvenuti con l’introduzione del grado maestro: questo porta con sé un gran numero di novità. La prima tra tutte ed una delle più evidenti (e meno importanti sotto certi aspetti) è sicuramente la nuova zona di preparazione delle missioni, Elgado. La Hub di gioco si presenta molto più compatta ed efficiente rispetto a Kamura, con poche zone interconnesse tra loro ed il cui obiettivo è puntare all’efficienza: meno parti da attraversare e una riduzione della grandezza di queste significa impiegare minor tempo nella gestione dei miaorcenari, nel controllo delle merci disponibili dal mercante, nella gestione dei propri compagni felyne o canyne e nel raggiungimento del nido del gufufo per ricevere oggetti ogni cinque missioni.

Si tratta di una revisione strutturale che potremmo definire di poco conto sotto certi aspetti, eppure non possiamo non considerare l’importanza di un elemento di questo tipo quando sappiamo che la gestione delle risorse e del tempo è uno degli elementi più importanti di un Monster Hunter, e farlo nei migliori dei modi semplifica l’esperienza del cacciatore in tutti i suoi aspetti. Nonostante questo, però, Elgado saprà conquistarvi anche riuscendo ad offrire dei magnifici scorci naturalistici. Tuttavia, le novità più sostanziose si ravvisano sul fronte gameplay, per l’occasione tirato a lucido dal team di Capcom.

Partiamo da un presupposto: se Rise seppe convincerci con l’introduzione di una serie di cambiamenti ludicamente tanto avvincenti quanto interessanti come l’insetto-filo, Sunbreakha saputo farlo meglio.

Come ricorderete, infatti, la suddetta meccanica consentiva al giocatore di personalizzare l’insieme di abilità della propria arma e renderla confacente ai propri bisogni. Il cambiamento, a conti fatti, risentiva della limitazione del numero di abilità scambio presenti, ma l’esplorazione di nuovi orizzonti ludici mostrava i primi frutti del proprio lavoro.

Ciò nonostante, infatti, il cambiamento coinvolse anche le meno presenti -ma ugualmente importanti- fasi esplorative, con un ampliamento del concetto di verticalità che raggiungeva dei livelli senza eguali rispetto a tutte le precedenti iterazioni di Monster Hunter (adesso migliorato ulteriormente permettendo di aggrapparsi alla parete senza consumare un insetto-filo). Questo breve preambolo serve per introdurre il grande e principale cambiamento al sistema delle armi di Rise Sunbreak: tutte e quattordici le categorie di queste consentono di creare due set di abilità scambio, intercambiabili nel corso della caccia in qualsiasi momento tramite la semplice pressione in combinazione dei tasti ZL+X+A (nel caso di Nintendo Switch).

Così facendo, al giocatore sarà reso possibile cambiare dal rotolo inversione rosso a quello blu, e viceversa. Il tutto, come detto in precedenza, con la pressione di tre tasti e senza ledere l’andamento della battaglia, che risente positivamente di questa introduzione. Infatti, lo scambio consente anche di effettuare una evasione che protegge il giocatore dagli attacchi dei mostri, il che non rende l’abuso di tale abilità troppo punitiva per il cacciatore. In conclusione, ci troviamo di fronte ad una meccanica alquanto innovativa, che permette di espandere quel concetto di personalizzazione delle armi timidamente accennato con l’avventura base di Monster Hunter Rise, e che adesso raggiunge -quasi- la perfezione.

Da questo momento potrete intercambiare i vostri stili di gioco preferiti, creando dei set di abilità scambio che assecondino le vostre preferenze o esigenze durante la durata della caccia. In generale, però, tra i diversi cambiamenti non possiamo non parlare dell’introduzione dei gioielli di livello quattro che, ripresi da World: Iceborne, permettono di avere più livelli della stessa abilità insieme, andando a modificare la complessità nella creazione e personalizzazione del proprio equipaggiamento. A questo ritorno segue l’inserimento dei gioielli furia che, andando a sacrificare i precedenti potenziamenti delle armi, permette di ottenere uno slot aggiuntivo per arma, nel quale sarà possibile inserire nuove abilità.

Inoltre, per quanto riguarda la mensa felyne, l’introduzione degli spiedini rimbalzanti ha apportato una stratificazione ulteriore al sistema dei dango di Monster Hunter Rise: le abilità ricavabili dal consumo dei dango vanno adesso dal livello uno al livello quattro. Maggiore sarà il livello dell’abilità, maggiori saranno i benefici ed il numero di skill che verranno aggiunte. Tali spiedini consentono di massimizzare il livello della prima abilità, al costo di portare al livello uno la terza abilità dango. Si tratta di una meccanica molto semplice nella comprensione ma che, a conti fatti, arricchisce il gameplay anche nelle sue più piccole sfaccettature.

Vogliamo concludere questa breve sezione dedicata al gameplay delle armi, e in generale a tutti i miglioramenti che riguardano direttamente il giocatore, offrendovi il nostro punto di vista: nel corso della nostra prova di Monster Hunter Rise Sunbreak, nonostante l’esperienza derivante dalle numerosissime centinaia di ore di gioco anche solo con il titolo del 2021, abbiamo ravvisato un evidente cambiamento del livello di complessità. Reputandolo come un elemento che potrebbe scoraggiare facilmente i giocatori novizi, riteniamo che questo sia il sentiero che Capcom avrebbe dovuto percorrere già con Rise base.

Per quanto venga mostrata a più riprese l’importanza dello studio di tutte le meccaniche presenti, che adesso tendono pure a prediligere di parecchio la bravura del giocatore rispetto a delle cacce con mostri sempre più forti e veloci, tutto questo è proprio ciò che un grado maestro deve offrire al proprio pubblico: viene richiesta sempre più conoscenza, punendo gli sbagli commessi ed incentivando un percorso di costante miglioramento. Lo studio dei mostri era più presente in Monster Hunter Rise rispetto alla precedente iterazione World: Iceborne ma, complice una difficoltà crescente ed un gameplay incentrato sulle skill del giocatore, la differenza tra le due produzioni è notevole. Da quel punto di vista, quindi, non possiamo che ritenerci estremamente soddisfatti.

I cambiamenti, però, non riguardano solamente il nostro cacciatore: i nostri compagni felyne e canyne hanno subito un parziale processo di revisione delle loro abilità. Partiamo dal più semplice di tutti: il G-Rank porta sempre con sé grandi cambiamenti negli equipaggiamenti dei giocatori e compagni, e proprio quest’ultimo caso richiederà di ricercare le nuove abilità introdotte, come spaccamostri compagno e non solo, necessitando di un lungo processo di farming per le giuste abilità del proprio partner. Vedasi anche l’introduzione delle mosse di supporto segrete, che rappresentano di fatto un altro importante cambiamento per il moveset del proprio palico. Queste modifiche, come nel caso del quadristello o dell’urna di estrazione, daranno un grande aiuto a voi cacciatori nel corso delle missioni (soprattutto la prima delle due abilità, che cura la vostra salute in modo costante e in un lungo lasso di tempo).

Lo scambio delle mosse supporto dei compagni -introdotto anch’esso solamente con Sunbreak– permette ad ogni giocatore di perfezionare il proprio compagno o di creare cani e gatti ibridi dalle mosse interessanti come, ad esempio, un gatto raccoglitore che può anche curarvi. A tutto questo segue la possibilità di sostituire le abilità con quelle di un secondo felyne o canune, oltre che l’aumento della memoria di abilità con l’aumento numero massimo di slot sbloccabili tramite l’uso di un nuovo tipo di ghiande: ghiandeureka, ottenibile con le spedizioni dei miaorcenari e non solo.

Missioni cooperazione e missioni seguaci: L’ultimo principale inserimento tra l’insieme delle meccaniche che rappresentano Monster Hunter Rise Sunbreak è quello delle due nuove tipologie di missioni: cooperazione e seguaci. La prima delle due categorie prevede la possibilità, su richiesta di specifici NPC nel villaggio, di prendere parte a delle cacce con l’accompagnamento di due seguaci da noi selezionabili. Ognuno di questi personaggi ha il proprio arsenale (che potremo modificare, almeno per quel che concerne l’arma utilizzata), le proprie abilità equipaggiamento ed una serie di caratteristiche inerenti allo stile di caccia che influenzano la propria l’intelligenza artificiale.

Le missioni seguaci, invece, sono completabili sempre in compagnia degli stessi NPC che la commissionano a noi cacciatore, senza però compiere alcuna modifica di sorta al loro equipaggiamento. In generale, dunque, queste novità rappresentano un interessante esperimento dei ragazzi di Capcom per variare il gameplay loop del gioco. Tuttavia, a nostro avviso è più importante osservare come si realizzi in un’introduzione ben riuscita: l’IA degli alleati è molto buona e questo rende l’esperienza, oltre che originale, piacevole da provare.

Concludendo…

Monster Hunter Rise Sunbreakpresenta, o per meglio dire eredita, una serie di difetti preesistenti. Anche in questo caso abbiamo per le mani un titolo imperfetto, con delle problematiche frequenti e spesso relative alla gestione delle collisioni con le pareti con il sistema di arrampicata sui muri. Stessa cosa dicasi per le hitbox dei mostri, che tendono a spostare il giocatore nel corso dell’azione e a colpirlo anche quando non dovrebbe accadere.

Tuttavia, Sunbreak migliora l’ossatura di base del prodotto -già buona in sé- e rappresenta, a conti fatti, ciò che serviva al titolo principale per migliorarlo percettibilmente. Bisogna vedere quante di queste aggiunte, tra abilità e miglioramenti, saranno realmente utili e/o necessarie nell’intero corso dell’avventura, ma non possiamo non apprezzare il lavoro certosino compiuto da Capcom, nel desiderio di offrire un prodotto che sappia soddisfare maggiormente i fan della prima ora di Monster Hunter. Quello lanciato sul mercato da Capcomè il risultato di un lavoro che, oltre alla sua dichiarazione di intenti, riesce molto bene nella sua realizzazione.

CI PIACE
  • Il gioco presenta varie migliorie di gameplay
  • Tanti nuovi contenuti per il giocatore
  • I cambiamenti alle meccaniche di gioco complicano il gameplay, rendendolo più divertente
NON CI PIACE
  • Sunbreak non risolve alcune problematiche strutturali del gioco
Conclusioni

Non ritenersi soddisfatti dell’ultima produzione targata Capcom è impossibile. Monster Hunter Rise presentava varie problematiche di gioco, come il desiderio di creare un prodotto più in linea con i primi capitoli della saga ma non riuscendo totalmente nell’intento. Sunbreak, invece, articola parecchio il gameplay del titolo ed incrementa notevolmente la difficoltà del gioco. Non potevamo aspettarci altro da un DLC di un Monster Hunter e, proprio per questo, lo consigliamo a tutti gli interessati alla saga di Capcom.

9Cyberludus.com

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Nato successivamente all'uscita di Playstation 2 e poco prima dell'approdo di Microsoft nel settore del gaming con la sua primissima Xbox, il suo amore per i videogiochi sboccia con i Pokémon, nella quale vi approda con l'indimenticabile Game Boy Advance SP. Ancora alla ricerca di un genere videoludico ideale, l'interesse per i vecchi classici del cinema gli ha permesso di comprendere l'ineccepibile importanza della narrazione nel videogioco, seppur non gli dispiaccia affatto destreggiarsi con prodotti antitetici dal calibro di Animal Crossing e Monster Hunter, o in alternativa recuperare perle del retrogaming a lui non appartenenti.

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