The Waylanders – Recensione dell’ultima fatica di Gato Studio
Se l’ibridizzazione di genere sembra essere la “solutio ad malum” moderna dell’industria videoludica, tra i principali “macro-settori” dell’ambito gaming è probabilmente il “ruolismo” quello che ha subito le maggiori contaminazioni, in un verso e nell’altro. C’è però, in questo ambito, da sottolineare che tendenzialmente, per ogni gioco di ruolo che si rispetti, vi siano delle conditio sine qua non da rispettare e che fungono da premessa dovuta a qualsiasi ibridazione. Ancora meglio: ogni appassionato di giochi di ruolo, vuole immergersi sino a perdere il fiato in una storia intrigante e colma di sorprese, coadiuvata da un sistema meccanico-ludico degno di questo nome. Insomma, non è facile creare giochi di ruolo moderni e, al contempo, non lo è a maggior ragione per gli studi indipendenti. In quest’ottica, l’impresa che lo studio indie spagnolo Gato Studio si è preposta con il titolo The Waylanders, oggetto della ivi presente recensione, non è affatto facile: riuscirà il titolo, recentemente uscito dall’Accesso Anticipato dopo circa un anno e mezzo, ad imporsi tra i grandi dell’Olimpo ludico?
Bando alle ciance, ecco a voi la review della versione Steam del gioco!
Tra storia e mito
The Waylanders è un gioco di ruolo in terza persona, con visuale “libera” e che mescola elementi presi sia dai titoli d’azione che da quelli più squisitamente strategici a turni. Se volessimo dare un punto di riferimento, in verità piuttosto preciso quanto meno sulla carta, si potrebbe tranquillamente affermare che il titolo prende visibilmente le mosse, sia a livello concettuale che più squisitamente meccanico, dai crismi inaugurati tempo addietro dalla saga di Dragon Age che, appunto, mescolava elementi “vecchi” e “nuovi” dei titoli di ruolo. Come ogni produzione ruolistica che si rispetti, anche The Waylanders avrà dalla sua una linea narrativa piuttosto corposa e che pescherà a piene mani tra i miti e le leggende di stampo celtico. Una volta creato il proprio personaggio da zero, scegliendo tra diverse razze, che si distingueranno per la propria nativa resistenza ad un elemento, e sei classi tradizionali, ci ritroveremo improvvisamente su di una nave, parte integrante dello stuolo di accompagnatori del re dei celti che si sta recando sull’isola di Inisfair per incontrare le proprie divinità. Ma, non appena giunti sull’isola, appare ben chiaro che la situazione è catastrofica: essa è sull’orlo della rovina e completamente invasa da terribili mostri. Di lì, dopo alcune peripezie e dopo il ferimento quasi mortale del nostro re, riusciremo a tornare sulla nave e ad imbarcarci alla volta di casa, per scoprire che anch’essa è stata invasa da terribili mostri. Naturalmente, saremo noi “incauti” player a dover riportare la pace nel regno, a colpi di spade ed incantesimi e, al contempo, viaggiando nel tempo tra due ere storiche specifiche (quella celtica e quella medievale).
L’incipit narrativo del titolo è sicuramente degno di questo nome, ben accompagnato da una generale dignitosa recitazione vocale dei personaggi che, sin dalle prime battute, appaiono al nostro fianco. Ma, passata la “meraviglia” iniziale, ben presto la linea narrativa di The Waylanders si rivelerà piuttosto limitata, cosparsa sino ad esplodere di cliché e dialoghi “predefiniti” e spesso aridi, alle volte anche parzialmente discordanti con quanto accade a schermo oppure totalmente fuori contesto rispetto al setting “antico”. Una “inadeguatezza” che si allarga a macchia d’olio anche a diversi coprotagonisti del gioco, spesso influenzati dai classici canoni imposti dalla narrativa fantasy (come il guerriero “crudo” o il mago superbo) e anch’essi, obbligati nel “perseverare” a tutti i costi sulla strada prescelta per loro, anche in situazioni “estreme”. In generale, la storia fornirà al giocatore (pochi) spunti interessanti che, comunque, riusciranno a mantenere quel minimo di mordente necessario a farci andare innanzi e “vedere come finisce”. Nel corso della campagna di gioco, la cui durata si aggirerà intorno alle 20 ore complessive, saremo chiamati ad affrontare tutta una serie di quest che, sostanzialmente, rispetteranno i classici canoni dei giochi di ruolo e che, per la maggiore, tratteranno di recuperare determinati oggetti o far fuori i nemici indicati. Esploreremo aree tendenzialmente aperte, che lanciano The Waylanders in una sorta di mondo semi-aperto ma che, in verità, sarà strutturato da un deciso susseguirsi di corridoi “mascherati” da aree open. L’esplorazione, componente decisamente importante in ogni gioco di ruolo che si rispetti, sarà anche in questo frangente importante: sparsi per le aree calpestabili, ci saranno punti di interesse cliccabili (alle volte, date le ridotte dimensioni, con fatica) e che ci premieranno con diversi oggetti od equipaggiamenti utili.
Spade, magie, divinità e mostri
Ma i limiti del prodotto targato Gato Studio, emergono con ancor più forza se si passa ad analizzare la sua struttura più squisitamente meccanica. Essa, come già anticipato in precedenza, trae evidente ispirazione dalla saga di Dragon Age, offrendo un sistema di combattimento in tempo reale ma che, al contempo, ci permette di mettere in pausa gli scontri per “impostare” strategicamente la battaglia. In generale, il titolo si avvarrà di diversi concetti classici del ruolismo: ogni personaggio avrà a disposizione un ventaglio di abilità che sbloccheremo mano mano che accumuleremo esperienza, le quali useranno o il mana oppure la furia (quest’ultima appannaggio dei combattenti in mischia). Naturalmente, con il progredire del gioco, sbloccheremo abilità via via più potenti e avanzate, che andranno ad impattare direttamente sull’andazzo degli scontri. Ogni classe, in base al tipo di ruolo, poggerà su di una serie di statistiche passive, correlate comunque all’equipaggiamento in uso, che ne determineranno i punti feriti, la potenza d’attacco ecc. Avremo anche la possibilità di utilizzare tutti i classici oggetti consumabili della tradizione ruolistica, tra pozioni di cura e cibo, e naturalmente armare i nostri commilitoni con tutti gli oggetti che riusciremo ad ottenere dai nemici caduti.
The Waylanders si fregerà di un interessante sistema di “formazioni”, in cui alcuni membri del party potranno unirsi per dar vita ad una unità a sé stante e in grado di porre in essere delle azioni specifiche speciali, come caricare i nemici per buttarli in terra oppure scatenare le proprie abilità su di un bersaglio singolo. Le formazioni saranno, effettivamente, l’unica caratteristica interessante di un sistema di combattimento che, nonostante funzioni in modo egregio, risulterà piuttosto piatto e viziato da alcuni problemi di carattere tecnico (come un’intelligenza artificiale un po’ troppo spavalda e, al contempo, una difficoltà discontinua e che subirà improvvise e cataclismatiche impennate verso l’alto, parzialmente calmierate dalla possibilità di modificare la difficoltà in gioco). Spesso, saremo costretti a far ricorso più e più volte alle pause tattiche, per “raddrizzare” l’azione messa in campo dai nostri alleati che piuttosto frequentemente prenderanno decisioni opinabili (come l’ignorare obiettivi vicini per inseguirne altri lontani). In generale, combattere sarà sostanzialmente una questione di “click” e, nel sottobosco, una questione di “numeri” che si scontrano contro altri “numeri” (spesso, non proprio chiaramente snocciolati). Ci sarà poco spazio per applicare strategie particolari, anche perché, per come saranno strutturati gli scontri (spesso, a ondate continue di nemici), il campo di battaglia sarà tendenzialmente caotico. Detto ciò, nonostante i limiti sottolineati, l’esperienza negli scontri non sarà comunque totalmente negativa, seppur una non troppo velata sensazione di estrema basicità ne pervaderà gran parte delle movenze.
A rendere l’esperienza offerta da The Waylanders ancora più difficile da digerire, un comparto tecnico “annerito” da diverse falle che, è bene specificare dall’inizio, non andranno però ad impattare in modo eccessivamente grave sull’esperienza di gioco. Se artisticamente il titolo sviluppato da Gato Studio risulta gradevole ed a tratti molto ispirato, fregiandosi di una grafica pseudo-cartoon che si posiziona in un punto ideale intermedio tra Fortnite e World of Warcraft, tante piccole “inesattezze” ne minano l’impatto. Tra animazioni tendenzialmente di bassa qualità (specialmente, per quanto concerne quelle facciali), un sonoro mal equalizzato e disomogeneo per quanto concerne la complessiva quality dello sforzo tecnico-artistico e diversi “placeholder” di cui sono cosparse le righe di testo dei dialoghi, la sensazione di “incompletezza” sarà predominante. Detto ciò, il colpo d’occhio sarà gradevole, grazie ad un buon lavoro complessivo profuso nel comparto estetico e che si mostrerà appieno negli ambienti di gioco e in alcuni effetti degli incantesimi. Anche i modelli dei protagonisti saranno tutto sommato più che buoni (fatta eccezione per i volti, che parranno provenire tutti da due o tre archetipi base). Ultimo neo tecnico, evidente ma non gravissimo, è la complessiva organizzazione dell’interfaccia utente, ridotta all’osso e spesso dall’interpretazione difficoltosa a causa di alcune scelte opinabili (come la comparazione percentuale degli item) e poiché afflitta da una grandezza dei testi non esattamente “generosa”. Nonostante un quantità comunque corposa di errori e problematiche, gli sviluppatori sono attivamente a lavoro e hanno di già pubblicato diverse correzioni che mirano a risolvere le principali criticità. Per quanto concerne le performance, nulla da obiettare: The Waylanders sarà piuttosto fluido e non soffrirà di continui o sostenuti cali di frame rate, anche se sarà comunque necessario un pc quanto meno di fascia media per poterlo giocare senza rinunciare a troppo per cementare gli ormai sindacali 60 fotogrammi al secondo.
Concludendo…
The Waylanders avrebbe potuto ma non è, sebbene possa ancor essere. Una frase criptica, per asserire che il titolo di Gato Studio ha tutte le carte in regola per potersi imporre come un punto di riferimento del settore ruolistico, ma solo dopo una necessaria (e probabilmente ancora lunga) ri-gestazione. In generale, il gioco è gradevole ma afflitto da diversi limiti ed imprecisioni, al contempo risultando a tratti “sconnesso” o un po’ troppo piatto. In generale, una produzione che al momento annaspa in una evidente mediocrità ma che, con un buon labor limae, potrebbe dire tanto grazie ad un buon lavoro di base profuso.
The Waylanders
SUFFICIENTE- Artisticamente valido
- Setting interessante
- Struttura ludico-meccanica egregia…
- …seppur afflitta da diversi limiti
- Tante imprecisioni tecniche
- Una “groviera” a livello narrativo
Nonostante una certa piattezza ed una tendenza alla “superficialità”, The Waylanders non è un progetto totalmente da buttare e che potrebbe, dopo un continuo e sostenuto lavoro di miglioria, divenire un prodotto indipendente molto interessante. C’è un buon setting, una trama poco ispirata e devastata dai cliché ma non completamente irrecuperabile, un gameplay un po’ scialbo ma tutto sommato passabile. Intervenendo su ciò che è possibile modificare, per quanto concerne i limiti tecnici, ed ampliando i sistemi di già presenti, The Waylanders potrebbe divenire un buon prodotto per gli amanti dei giochi di ruolo.




