E’ innegabile che la serie di Amnesia abbia ricoperto un ruolo fondamentale nell’evoluzione dei videogiochi horror dell’ultimo decennio. L’iconico The Dark Descent, considerabile oggi come un vero e proprio cult, rappresentò – insieme al primo Dead Space – la resurrezione di un genere videoludico che stava vivendo un periodo di estrema piattezza e povertà di idee. Il franchise creato dai ragazzi di Frictional Games ha avuto il pregio di imporre una formula tanto semplice quanto efficace: catapultare il giocatore in un’autentica esperienza horror da vivere impotenti, in cui la fuga ed il cercare un nascondiglio rappresentano le uniche possibilità di salvezza. Niente armi o combattimenti dunque, uno stile di gioco che nel corso degli anni ha prodotto una infinita serie di “cloni” più o meno riusciti di The Dark Descent, come ad esempio gli ottimi Outlast.

L’annuncio di Amnesia: Rebirth è avvenuto mesi fa come un vero e proprio fulmine a ciel sereno, giungendo senza alcun preavviso svariati anni dopo l’uscita dell’ultimo capitolo della serie. Facciamo innanzitutto un po’ di chiarezza: Rebirth è un sequel che racconta una storia incentrata su una nuova serie di personaggi, il tutto proiettando i giocatori in un’ambientazione che è in netto contrasto con gli scenari che hanno fatto da sfondo alle disavventure di Daniel e Mandus. L’esperienza è estremamente fedele a quella che abbiamo amato nel primo capitolo, discostandosi fortemente dall’eccessiva linearità del comunque affascinante A Machine for Pigs.

Preparatevi dunque a vivere una storia angosciante e un’atmosfera da brividi, fuggendo da svariati orrori pronti a turbare i più profondi recessi della vostra psiche…

L’incubo ritorna

Proprio a differenza del precedente Amnesia: A Machine For Pigs, in Rebirth torna la gestione dell’inventario e la meccanica della sanità mentale. Osservare le mostruosità in giro per gli scenari o esplorare aree buie, dunque, torna ad avere dirette ripercussioni sul gameplay. Nel momento in cui la sanità mentale della protagonista comincia a cedere, la visuale si distorce progressivamente, mostrando persino scorci di esseri mostruosi quando la sensazione di angoscia e sgomento diventa insostenibile. Tale condizione rende più ostico il nascondersi dalle orrende creature che braccano il giocatore, costringendo così la ricerca di fonti di luce o di laudano, la medicina utile a placare l’agonia dettata dalla paura. Vista la soverchiante oscurità che permea gran parte delle ambientazioni, diventa praticamente inevitabile – quantomeno nel corso di una prima run – vivere intere sezioni di gioco in preda al terrore più totale.

Amnesia Rebirth Fort

Esplorazione e puzzle ambientali rappresentano il focus centrale dell’esperienza ludica proposta da Amnesia: Rebirth. Nota di merito per gli enigmi, strutturati in maniera da stimolare l’inventiva, senza risultare mai ovvi o scontati. Ampliato il level design delle ambientazioni, che godono adesso di una minore linearità, presentando aree più vaste e ramificate. Ciò è generalmente un aspetto positivo ma, come anticipato, il buio risulta spesso troppo asfissiante, intrappolando la protagonista in uno stato di follia costante. I fiammiferi sembrano non bastare mai e purtroppo se ne possono trasportare nell’inventario non più di dieci. In sostanza, ve ne ritroverete a corto nei momenti meno opportuni. Anche la lanterna, alimentata da fiasche d’olio, ha un’autonomia risibile e si esaurisce in pochi minuti. Di conseguenza il giocatore non ha spesso altra scelta che correre senza meta nell’oscurità alla ricerca della strada giusta. Sappiamo benissimo che tale situazione porta ad un maggiore grado d’angoscia ed inquietudine e siamo certi che era proprio questa l’intenzione del team di sviluppo. Purtroppo, però, quando per andare avanti si devono risolvere enigmi o trovare determinati oggetti, la situazione può diventare leggermente frustrante.

“Non cedere alla rabbia, non cedere alla paura.”

Nonostante questi leggeri inciampi nel gameplay, Amnesia: Rebirth riesce ad immergere il giocatore in una vicenda meravigliosamente Lovecraftiana, ricca di colpi di scena e caratterizzata da una soverchiante sensazione d’angoscia che aleggia assiduamente nel corso delle circa nove ore necessarie al completamento del titolo. Nel gioco vestiamo i panni di Tasi Trianon, una donna che si risveglia, senza memoria, dopo un brusco e misterioso incidente aereo nel cuore del deserto algerino. Di suo marito e del resto dell’equipaggio nessuna traccia. La protagonista comincia dunque un’odissea che la farà discendere nei più tetri baratri della disperazione. Nonostante non si vedano quasi mai, i personaggi risultano estremamente ben scritti, con le loro vicende che vengono raccontate dalle classiche lettere posizionate in giro per l’ambientazione o tramite nebulosi ma eloquenti flashback. Proseguendo nella storia, ogni frammento andrà al suo posto, e ogni domanda troverà una risposta. Scoprire la sorte di Tasi e del resto dell’equipaggio coinvolge e lascia col fiato sospeso dall’inizio alla fine. Inoltre, i deliziosi chiaroscuri realizzati dalla protagonista sul proprio diario, che rappresentano dei momenti chiave della storia ma risultano sfocati fino a quando non viene scoperto il ricordo in questione, aiutano il giocatore a ricostruire la narrazione a modo suo, rendendo graduale ed immersiva la scoperta del mistero.

Amnesia: Rebirth Salim

Se c’è invece un aspetto in cui Amnesia: Rebirth ha diverse carenze, è il comparto grafico. Frictional Games è un piccolo studio di sviluppo indipendente, per questo non è il caso di soffermarsi più di tanto sui frequenti caricamenti o su qualche raro glitch. Graficamente, però, il gioco è indietro di due generazioni, se escludiamo il suggestivo sistema d’illuminazione. Fortunatamente la software house svedese è riuscita a compensare tale mancanza con un comparto artistico ricercato e con una cura per i particolari degna di nota. A ciò aggiungiamo un comparto sonoro d’eccezione caratterizzato da un doppiaggio in lingua inglese sopraffino. Del resto, non poteva essere altrimenti, visto che la cura con cui sono stati realizzati i personaggi ha del maniacale. Come se non bastasse, cupi e terrificanti suoni ambientali giocano un ruolo di primaria importanza nella costruzione della cupa atmosfera dell’avventura.

Concludendo…

Amnesia: Rebirth è un titolo che ha tutte le carte in regola per appassionare gli amanti della serie e del genere horror in generale. Il gameplay risulta avvolgente ed appagante grazie a degli enigmi ambientali ben strutturati ed al ritorno delle meccaniche relative alla sanità mentale ed all’oscurità. Alcuni passaggi possono risultare più ostici del dovuto a causa di aree troppo buie che, unite ad un comparto grafico non certo di alto livello, rendono poco chiaro il percorso da seguire o le azioni da effettuare. Il vero punto di forza dell’esperienza, tuttavia, è il monumentale comparto narrativo che, unito ad un’ambientazione inedita e dannatamente affascinante, immerge il giocatore in una storia matura e memorabile. Un sublime omaggio a Lovecraft ma non solo, visto che possiamo godere di una storia capace di affrontare tematiche delicate come maternità o colonizzazione con estrema cura e competenza. Frictional Games ha lasciato il segno, per l’ennesima volta.

CI PIACE
  • Un horror profondo ed angosciante
  • Ottima alternanza tra esplorazione ed enigmi ambientali
  • Storia matura e ben scritta
  • Ambientazione suggestiva
NON CI PIACE
  • La meccanica dell’oscurità è, in un paio di casi, frustrante
  • Graficamente obsoleto
Conclusioni

Amnesia: Rebirth rappresenta un acquisto obbligatorio per tutti gli amanti della serie e degli horror in generale, grazie soprattutto al prodigioso comparto narrativo.

8.4Cyberludus.com

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Alla costante ricerca di se stesso e del suo ruolo nel mondo, perde la sua verginità videoludica con la gloriosa PS1 e da allora è un amore in costante crescita. In quanto appassionato di cinema apprezza particolarmente i videogames in grado di raccontare storie interessanti e coinvolgenti. Attende con impazienza una cruenta apocalisse zombi per mettere in atto tutto ciò che ha imparato grazie a Resident Evil e The Last of Us.

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