Quello che negli anni, 2K Sports, è riuscita a fare, è un qualcosa che, almeno nel 1999 quando il primo NBA 2K venne alla luce, sembrava pressochè impossibile: detronizzare la serie NBA Live di Electronic Arts, punto di riferimento assoluto del panorama cestistico videoludico. Ma se la serie Live aveva da tempo imposto il proprio sentore un po’ arcade, un po’ simulativo del basket americano, NBA 2K invece si muoveva vistosamente solo da un lato: il realismo. Un realismo, assieme ad una qualità tecnica notevole, che subì una “drammatica” impennata con l’acquisizione di 2K Sports da parte di Take Two Interactive, publisher della celebre saga di Grand Theft Auto. NBA 2K21, l’edizione di cui comporremo una disamina in questa sede, esce a cavallo di due generazioni e, anzi, vedrà nuova luce anche sulle nuove console. Senza contare che, la pandemia, ha imposto al basket “fittizio” e reale uno stop e gravose modifiche: insomma, NBA 2K21 approda sul mercato in un momento particolarmente difficile.

L’edizione, Playstation 4 che analizzeremo è, in sostanza, un antipasto (a torto o ragione, naturalmente) di quella che sarà una versione “superiore” di qui a qualche mese. Ma bando alle ciance, saltiamo a piè pari alla recensione di NBA 2K21!

Una magia sferica e a spicchi

NBA 2K21 è il novello capitolo della nota saga dedicata alla pallacanestro americana, ormai punto di riferimento globale del settore da quando NBA Live, vive un (prolungato) periodo in chiaroscuro. Appena lanciato il gioco, approderemo al menu principale che, quest’anno, si presenta con una rinnovata e piacevole interfaccia grafica ridotta all’essenziale, rispetto agli anni passati. Dalla home, potremo accedere alla complessiva offerta ludica del gioco che si presenterà, esteticamente, invariata rispetto al predecessore: avremo i match rapidi e le sfide online nelle quali possiamo affrontare tanto la CPU (di cui potremo decidere il livello di abilità) quanto gli avversari in rete. Il “Match of the Day”, invece, ci permetterà di simulare una partita prevista in giornata, con il roster dei cestisti aggiornato sugli infortuni e le eventuali squalifiche. Ovviamente nell’ambito delle modalità di gioco non manca la possibilità, come sempre di disputare una stagione singola con una squadra o di gestire una franchigia per un decennio non solo sul campo ma anche e soprattutto dal punto di vista manageriale, con tanto di draft e compravendite varie di giocatori. Ultime modalità, ma solo per enumerazione, quelle del My Team e della My Career, il vero cuore pulsante dell’offerta ludica del titolo 2K.

Nella prima, avremo la possibilità di creare da zero uno squadra NBA competitiva per fronteggiare avversari online (in uno stile non troppo dissimile da FIFA Ultimate Team). Mentre, nella modalità Carriera, avremo un assaggio del mondo NBA dal punto di vista del giocatore singolo, con tanto di premesse narrative in stile cinematografico. Questo il riassunto, concisissimo, del pacchetto ludico di NBA 2K: un pacchetto che, da anni, resta più o meno invariato. Ma se “squadra che vince non si cambia”, la serie è da anni legata all’uscita annuale che comporta, solitamente, pochissime “macro-novità” e tante piccole aggiunte che modificano, seppur in modo “chirurgico”, il complessivo gameplay di alcune modalità. Riassumendo al limite, NBA 2K21 è sostanzialmente identico contenutisticamente al precedente e ad una buona fetta dei capitoli degli anni precedenti: un’offerta comunque voluminosa e in grado, grazie ad oliati (è il caso di dirlo…) meccanismi in grado di offrire intrattenimento per un anno intero.

Smash that board!

Partiamo con la modalità My Team: in sostanza, il giocatore partita dopo partita e guadagnando “monete” in-game (la classica valuta 2K), potrà costruire un quintetto pescando tra le moderne stars ma anche dalle leggende passate. La modalità, in un modo molto simile all’Ultimate Team di FIFA, sarà fondato sulla “qualità” delle carte pescate, che ne decideranno la complessiva “potenza” in campo, al contempo ottenute dall’acquisto di pacchetti dal contenuto casuale. 2K, da tempo, ha predisposto un certosino sistema di microtransazioni in cui, sostanzialmente, chi non ha tanto tempo da dedicare al gioco, potrà “recuperare” usando della moneta “vera” per acquistare i pacchetti. Naturalmente, la cosa produce degli squilibri sulla lunga ed un gameplay competitivo non particolarmente equilibrato (se spendi tanti soldi, avrai più opportunità di avere giocatori forti) seppur tutti abbiano possibilità di ottenere il massimo, semplicemente, giocando.

Naturalmente, anche chi non avrà intenzione di spendere dindini sonanti per acquisire pacchetti, avrà la possibilità di ottenere succosi premi semplicemente affrontando le varie Season con ognuna i propri obiettivi giornalieri, settimanali e stagionali che ci consentiranno di ottenere lauti guadagni extra. Per chi ha giocato le precedenti edizioni, la modalità presente in NBA 2K21 conterrà due sostanziali novità: la prima riguarderà le cosiddette carte distintivo che consentiranno di potenziare alcuni cestisti tramite il soddisfacimento di alcuni specifici requisiti (come ad esempio punti segnati, assist ecc..). L’altra novità, invece, riguarderà la possibilità di formare delle “dynamic duo”: nel caso si abbia una coppia di giocatori passati alla storia come un duo ad altissimo impatto, tra i due si creerà un legame speciale che ne potenzierà le caratteristiche individuali.

The Long Shadow

Altro perno fondamentale, come detto, dell’offerta ludica di NBA 2K21, sarà la modalità carriera. Come ogni anno, da diverso tempo, la modalità ci consentirà di controllare un singolo giocatore alle prese con la propria storia professionale divisa tra NBA e Quartiere (il comparto multiplayer). Anche quest’anno, 2K Sports ci ha regalato un’esperienza dal taglio cinematografico che fa da sfondo alle vicissitudini del nostro protagonista: una volta selezionato il ruolo, il playstyle in campo, con tanto di statistiche specifiche e cartellini per potenziare diversi aspetti del gioco, e le “dotazioni” fisiche (quest’anno, con meno limiti rispetto agli anni passati), la storia avrà inizio. “The Long Shadow”, questo il titolo del segmento narrativo che accompagnerà le prime ore della modalità, ci parlerà di Junior, il nostro giocatore, un figlio d’arte che, dopo aver tentato di intraprendere la sua carriera sportiva nel mondo del Football, se ne allontana per provare a seguire le orme paterne nel dorato mondo NBA convinto dalle parole di un allenatore della sua scuola superiore. Ed è proprio dall’high school a stelle e strisce che la nostra storia avrà inizio: una storia che, è bene sottolinearlo, sarà un po’ più avvincente rispetto agli altri anni grazie ad un periodo pre-NBA molto esteso e sviluppato.

Dunk!

Infatti, è stato maggiormente sviluppato e ampliato il periodo relativo al College, con 10 università presenti e la possibilità di scegliere tra di esse. Questo aspetto è solo una delle caratteristiche fondanti di una trama più complessa la quale prevede che, nel corso della modalità storia, le scelte del giocatore influiscano sullo svolgimento della stessa con effetti significativi almeno nella prima parte della storia. Completata quest’ultima, la modalità prenderà il solito “tran tran”: dovremo fare i conti non solo con i classici impegni della Lega Nazionale, ma anche e soprattutto con il “Quartiere”, la componente multiplayer che da qualche anno caratterizza la modalità online. Anche il Quartiere ha subito un netto restyling: addio “grigi” campetti cementati di città e benvenuta Venice Beach, con i suoi campi assolati ad un passo dal mare. Naturalmente, com’è prassi, gironzolando nel quartiere avremo facoltà anche di acquistare capi di abbigliamento o di partecipare alle tante modalità di gioco online presenti, tra 3vs3 a veri e propri scontri 5vs5 canonici.

Anche la modalità ha subito una modifica sostanziale, atta a rendere il gioco più competitivo e variegare le “build” presenti in game, e che riguarderà il sistema di tiro. In sostanza, inclinando la levetta analogica destra verso il basso, un indicatore a mezzaluna comparirà sul capo del nostro giocatore: l’obiettivo sarà centrare un punto specifico della mezza luna, non solo a livello di tempismo ma anche a livello di posizionamento. Mantenendo l’inclinazione e indirizzando l’indicatore verso l’area di tiro, avremo così facoltà di innescare tiri perfetti. La modifica, già parzialmente introdotta nella versione 2017, ha di già innescato una netta divisione tra i giocatori pro e contro. Personalmente, la modifica rende più macchinoso il sistema di tiro, andando a tamponare positivamente il prolificare di build sbilanciate e in grado di segnare tiri da distanze siderali a ripetizione. Ma, purtroppo, dato un notevole lag del gioco online persistente, il nuovo meccanismo è al momento una buona implementazione teorica, ma che nella pratica non trova sufficiente riscontro. Come per la modalità MyTeam, anche nella carriera al centro del potenziamento progressivo del nostro personaggio, ci sarà la possibilità di potenziarlo tramite acquisti fatti con moneta reale. Seppur in misura minore, anche questa modalità subirà gli effetti di un sistema dove le micro transazioni avranno un ruolo non determinante, ma sicuramente di peso, rendendo il multiplayer online competitivo non perfettamente equilibrato.

Tecnicamente parlando, NBA 2K è da decadi il non plus ultra dell’ambito cestistico. La cura dei dettagli, sia estetici che relativi alle animazioni, è di altissimo livello com’è ormai standard. Rispetto al predecessore sia l’aspetto visivo che il gameplay hanno giovato di piccole modifiche, in grado di rendere la simulazione ancora più realistica e viva. La riproduzione maniacale di tutti i giocatori della lega, sia dal punto di vista estetico che nelle movenze, rasenta la perfezioni così come è di enorme pregio visivo e tecnico l’illuminazione dinamica complessiva sfoggiata dal gioco. Altresì, il comparto tecnico di NBA 2K21 può contare anche su di una fisica, dall’atletismo dei giocatori, agli effetti “collaterali” degli scontri fisici sino al comportamento della palla, ad un soffio dalla realtà. Per quanto concerne, l’intelligenza artificiale complessiva si rivelerà di buon livello e, sostanzialmente, invariata rispetto alla precedente versione.

Concludendo…

Nba 2K21 è il non plus ultra delle simulazione dedicate alla pallacanestro americana. L’esperienza di gioco sarà colmata dal solito pacchetto voluminoso di contenuti che, però, trasla in un gioco che è sostanzialmente identico a quello dell’anno scorso. Senza contare che, effettivamente, del gioco uscirà una versione tecnicamente e contenutisticamente superiore con l’avvento delle nuove console. Poche novità, in sostanza, probabilmente per giustificare un acquisto al day-one.

CI PIACE
  • Tecnicamente eccezionale
  • Un pacchetto di contenuti notevole
  • Alcune novità nelle modalità My Team e My Career…
NON CI PIACE
  • …ma niente di contenutisticamente rivoluzionario
  • Le microtransazioni rendono l’online competitivo non perfettamente equilibrato
  • E’ una versione “downgraded” del capitolo cross gen
Conclusioni

Il re del basket americano è tornato! Tecnicamente e fisicamente perfetto, NBA 2K21 spodesta il capitolo precedente e, de facto, diviene il nuovo simulatore dell’NBA di riferimento. Peccato che, la versione current gen,sia praticamente un antipasto di quella next-gen. Senza contare che, rispetto ad NBA 2K20, le novità sono davvero poche.

8Cyberludus.com

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