Dopo un rincorrersi di rumor, leak e notizie trapelate, Overwatch è finalmente approdato su Nintendo Switch, con una versione “ridimensionata” tecnicamente ma non nei contenuti. Lo sparatutto competitivo di casa Blizzard non è il primo porting su Switch della casa statunitense, qualche mese infatti abbiamo messo le mani sulla Diablo III: Eternal Collection, versione portatile dell’acclamato action rpg che, a nostro parere, si è confermato uno tra i migliori titoli del genere ad approdare sulla console ibrida di casa Nintendo.

Overwatch, d’altro canto, è il rappresentante numero uno della competitività “made in Blizzard”. Un titolo che, fin dal suo rilascio su PC, ha saputo guadagnarsi una considerevole fanbase, merito del suo stile unico e dell’immediatezza di gameplay. Immediatezza che però non è assolutamente da confondere con semplicità: Overwatch è infatti uno tra i titoli di punta nel panorama eSport mondiale, grazie a veri e propri mondiali che ogni anno mettono in competizione i migliori giocatori sul globo.

Dopo il rilascio di una soddisfacente versione console – PS4 e Xbox OneOverwatch è finalmente disponibile da qualche giorno su Nintendo Switch. Grazie ad un codice ricevuto dal publisher abbiamo potuto mettere le mani su questa versione e, come di consueto, siamo pronti a fornirvi il nostro responso ufficiale…

Ogni morte porta onore e con l’onore…la redenzione!

Overwatch è un fps arena “hero-based” interamente multigiocatore, dove due squadre – composte da sei giocatori ciascuna – si danno battaglia in diverse mappe di gioco, con l’unico scopo di portare a termine tutti gli obiettivi proposti dalla modalità.
La volontà di Blizzard, in merito alle modalità disponibili, è stata quella di non fornire a Overwatch alcun tipo di partita “tutti contro tutti”, visto che l’intero titolo è stato pensato per stimolare il gioco di squadra e la condivisione dell’obiettivo tra tutti i componenti del team (in linea con quanto abbiamo visto nei diversi MOBA sul mercato, come Heroes of the Storm).

In Overwatch ogni mappa è stata pensata per essere il teatro perfetto di una specifica modalità. Contenutisticamente parlando, la versione Switch di Overwatch si porta dietro tutti gli stessi contenuti della controparte PC, compresi gli eventi speciali. In questo periodo, ad esempio, sarà possibile accedere a game mode e contenuti estetici interamente dedicati ad Halloween, rendendo unico ogni periodo dell’anno.

A livello di meccaniche di gioco, Overwatch punta forte sulla unicità dei singoli eroi disponibili (in totale 31). Le diverse categorie presenti, come attacco, supporto, difesa e tank, permettono ai giocatori di sfruttare a dovere il nutrito roster, tenendo a mente diversi fattori, come la modalità della partita e le necessità del team – a questo pro, nel matchmaking, al giocatore sarà chiesta la categoria desiderata, in modo da ritrovarci a giocare in un ruolo consono ai nostri gusti. Trovandosi nei panni della squadra in attacco, ad esempio, è consigliabile buttarsi su eroi supporto e attacco, cercando di “schiacciare” il nemico e costringerlo al ripiegamento. Ogni eroe in Overwatch è dotato di abilità uniche, azionabili tramite la pressione di specifici tasti. Al pieno caricamento di una barra in fondo allo schermo potremo rilasciare le “Ultimate”, potenti abilità – uniche per ogni eroe – che se sfruttate a dovere sono in grado di cambiare le sorti di una partita.

L’ora degli eroi in portabilità

Sebbene lato contenutistico non abbiamo nulla da recriminare alla versione Switch di Overwatch, qualche lamentela lato “tecnico” è sfortunatamente obbligata.

Una tra le prime novità introdotte in questa versione è rappresentata dai comandi che sfruttano il giroscopio dei JoyCon. Feature talmente inutile che abbiamo provveduto a disattivare dal menu delle impostazioni: giocare con il giroscopio, oltre ad essere terribilmente pericoloso in modalità handled, non da alcun valore aggiunto al titolo Blizzard. Trattandosi di un titolo puramente competitivo, dove la velocità di esecuzione e la rapidità nel saper spostare la mira sul nemico stanno all’ordine del giorno, utilizzare il giroscopio è assolutamente deleterio, feature che potremmo considerare giustificabile su modalità a giocatore singolo che, guarda caso, non sono presenti in Overwatch (a parte il tutorial iniziale – facoltativo – e gli scontri contro i bot).

Dal punto di vista puramente tecnico, gli sviluppatori sono dovuti giungere a svariati compromessi per rendere il titolo non solo piacevole alla vista ma anche giocabile, senza rallentamenti di sorta. Il primo “downgrade” di peso è sicuramente rappresentato dal dimezzamento del frame rate, che passa dagli oltre 60fps delle versioni PC e console a 30. Si tratta di un dimezzamento considerevole, avvertibile maggiormente in modalità docked, in particolar modo su di un gioco che ha sempre fatto della freneticitá uno dei propri punti di forza. Ad aggravare, in parte, la situazione ci pensano sporadici cali di frame che, specialmente nelle fasi di gameplay più concitate, portano il contatore degli fps ben sotto la soglia dei 30 frame al secondo.

Sul fronte risoluzione, invece, Overwatch gira sulla ad una risoluzione di 900p, in modalità docked, utilizzando però un sistema dinamico che scala a seconda del carico di lavoro, calando nelle fasi di gioco più concitate che richiedono una maggior sforzo di calcolo . In modalità portatile, invece, la risoluzione dinamica parte da un valore di 720p, risoluzione che, in tutta onestà, ci è parsa più che soddisfacente in portabilità.

Le differenze con le versioni console e PC sono evidenti. La qualità dell’immagine appare molto meno definitiva e sfocata, con diversi – ed evidenti – tagli per quanto riguarda la definizione delle texture e degli asset di gioco.

Pad alla mano il titolo mostra i diversi limiti della console Nintendo. In handled mode, infatti, la posizione dei comandi poco si presta al gameplay di Overwatch che richiede, il più delle volte, prontezza di riflessi e velocità di esecuzione. La situazione migliora sensibilmente in modalità docked, dove è possibile utilizzare controller di gioco più appropriati a questo genere. In questo modo però, si va un po’ a perdere quelle feature di portabilità, tipica dei titoli Switch. A conti fatti, il titolo Blizzard non si presta molto ad essere giocato ovunque: connessione obbligatoria (trattasi pur sempre di un gioco online) e la necessità di un abbonamento ai servizi online di Nintendo (all’interno della confezione è comunque presente un codice da tre mesi di abbonamento), poco aiutano i giocatori a portarsi Overwatch “in viaggio”.

Concludendo…

Overwatch su Switch si porta dietro tutta la mole contenutistica della versione PC e console, adottando diversi compromessi tecnici per rendere l’esperienza di gioco godibile e fluida.
Il risultato è un titolo sì divertente ma che poco si presta ad un utilizzo in portabilità, anche a causa di una mappatura dei comandi non proprio ottimale in handled mode. L’esperienza di gioco, nonostante i diversi limiti, è comunque unica e divertente, anche se, a parer nostro, gli sviluppatori dovranno limare diversi problemi ottimizzazione per rendere il titolo ancor più fluido rispetto allo stato attuale.

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CI PIACE
  • Contenutisticamente più che valido
  • Gameplay semplice ed immediato
  • Anche su Switch rimane uno dei più riusciti sparatutto competitivi sulla piazza
NON CI PIACE
  • Poco si presta alla portabilità
  • Frame rate dimezzato, rispetto alle altre versioni, nonché poco stabile
  • Caricamenti lunghi
Conclusioni

Anche su Switch, Overwatch si conferma uno tra gli sparatutto competitivi più divertenti sul mercato, grazie ad uno stile unico e ad un gameplay immediato. Per rientrare nella potenza contenuta di Switch, Blizzard ha dovuto attuare tagli più o meno evidenti, per rendere l’esperienza di gioco il più possibile fruibile. La speranza è che nei prossimi aggiornamenti vengano limate le diverse magagne tecniche che, allo stato attuale, minano in parte l’esperienza di gioco.

7Cyberludus.com

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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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