Si era creata un’attesa quasi spasmodica attorno alla nuova proprietà intellettuale di Patrice Désilets, l’uomo che può essere considerato il “papà” di una tra le saghe videoludiche più importanti degli ultimi dieci anni: Assassin’s Creed.

Dopo aver fondato nel 2014 lo studio indipendente Panache Digital Games, il game designer canadese – insieme ad un team di veterani dell’industria – si mise al lavoro sul suo nuovo progetto, chiamato Ancestors: The Humankind Odyssey. Il titolo, come promesso dallo stesso Désilets, avrebbe portato sui computer di tutti i giocatori (almeno inizialmente, per poi approdare su console) una visione dell’evoluzione dell’uomo, affrontata in maniera scientifica. Un prodotto particolare, quindi, che è stato sicuramente in grado di attirare una certa attenzione mediatica su di sé, grazie alla presenza di meccaniche di gioco innovative che, molto spesso, fatichiamo a trovare in produzioni videoludiche tripla A.

La voglia di osare di Patrice Désilets avrà trovato un riscontro con un titolo – qualitativamente – in grado di convincerci? Dopo aver ottenuto una key relativa alla versione PC del gioco (che ricordiamo essere disponibile, attualmente, solo tramite Epic Store), abbiamo provato a lungo la prima fatica di Panache Digital Games.

Ecco il nostro responso dopo aver passato uno spropositato quantitativo di ore in compagnia di un clan di primati.

L’estinzione è la regola. La sopravvivenza è l’eccezione.

Patrice Désilets non è stato il primo game designer ad affrontare, in una produzione videoludica, il tema dell’evoluzione della specie. Già nel 2008, Will Wright (lo storico creatore della serie The Sims) diede i natali a Spore, un particolare gestionale che ci consentiva di guidare una forma di vita intelligente, a partire dalla sua forma unicellulare fino ad uno stato evolutivo talmente avanzato che gli avrebbe permesso di esplorare l’universo. Sebbene Ancestors non si avvicini neanche lontanamente alle meccaniche di gameplay sperimentate nel succitato gestionale, abbiamo trovato molte similitudini tra i due titoli, soprattutto per quanto concerne l’evoluzione del gameplay. Sì, perchè Ancestors è un titolo che si scopre piano piano, ora dopo ora, obbligando – quasi sempre – il giocatore alla ripetizione costante di azioni, al fine di far evolvere i nostri “scimmiuti” antenati.

Non aspettatevi storia o tutorial particolarmente articolati, Ancestors “molla”, letteralmente, il giocatore all’interno del preistorico mondo di gioco, dandogli poche e semplici indicazioni che costringeranno, spesso, a dover ricorrere alla fantasia e/o volontà di scoperta ed esplorazione.

Ancestors: The Humankind Odyssey, a conti fatti, si presenta come un survival game in terza persona. All’interno del titolo, i giocatori sono tenuti a controllare un membro di un clan di primati, sopravvivendo alle insidie della vita di tutti giorni: dovremo infatti tenere sempre sott’occhio le sue condizioni di salute, mangiare, bere, dormire, ecc. Le vicende di Ancestors prendono luogo nella giungla africana di 10 milioni di anni fa, una giungla – per altro – piena di insidie e predatori che, anche nella realtà, hanno costituito un vero pericolo per la vita quotidiana dei nostri antenati. Inizieremo assumendo i panni di un piccolo di primate e, nei primi dieci minuti di gioco, verremo introdotti ai primi fondamenti di Ancestors, quali i comandi base, l’utilizzo dei sensi e lo spostamento.

Stop. Basta. Tutto ciò di cui avete bisogno (???) per sopravvivere all’interno del mondo di gioco, secondo la visione degli sviluppatori, viene spiegato nei primi minuti di tutorial. Da quel punto in poi, con il conseguimento del salvataggio del piccolo, dovremo contare solo sulle nostre forze, esplorando l’ambientazione che ci circonda e, come già detto, sopravvivendo alle insidie preistoriche.

L’esplorazione gioca un ruolo piuttosto fondamentale, per quanto concerne il fattore “progressione”. Man mano che i giocatori avanzeranno all’interno del gioco, verranno scoperte nuove aree che è possibile esplorare liberamente, mettendo in mostra una componente open world piuttosto massiccia. Capiterà spesso, mentre saremo intenti ad esplorare nuove posizioni, di venire “braccato” all’interno di un terreno di caccia di un predatore – in questo caso entreremo in un vero e proprio stato di “paura”, dove lo schermo si farà sempre più cupo e la nostra unica via di fuga è rappresentata da piccole sfere di luce incandescente, che dovremo raccogliere per evitare di cadere in una condizione di isteria e – conseguente – morte prematura per il nostro primate.

Il primate controllato dal giocatore può usare i sensi per individuare, all’interno dell’area circostante, la posizione dei diversi punti di interesse ed essere così in grado di effettuare scoperte, come l’identificazione di nuovi cibi (che possono essere, almeno inizialmente, funghi e bacche) oppure strumenti. Man mano che i giocatori effettueranno nuove scoperte, i primati del nostro clan diverranno più intelligenti e i giocatori potranno così sbloccare nuove abilità, sviluppando quello che, a conti fatti, è il vero e proprio sistema nervoso del primate, che funge da skill tree. Alcune abilità, come la capacità di usare entrambe le mani o di stare in posizione eretta, facilitano l’evoluzione e avremo così modo, tramite la procreazione, di trasmettere queste capacità anche alle generazioni future. L’evoluzione porta anche, inevitabilmente, all’evolversi delle meccaniche di gameplay. Una volta imparato a combattere – ed aver fabbricato i nostri primi strumenti di caccia – potremo fronteggiare, finalmente, gli attacchi dei predatori, grazie ad un sistema di combattimento che, tuttavia, si è dimostrato tutt’altro che convincente, per via della sua macchinosità e scarsa immediatezza.

Quello che distrugge la componente divertimento, una volta imbracciato il pad (ah già, Ancestors, fin dalle prime battute, consiglia l’utilizzo del pad ai giocatori PC – la mappatura mouse/tastiera è stata sì integrata ma in maniera piuttosto approssimativa), è la costante ripetizione. La maggior parte delle ore passeremo a far effettuare al nostro primate le stesse medesime azioni per cercare, in qualche modo, di proseguire nella nostra linea evolutiva. Ancestors, inoltre, presenta anche un insolito sistema di permadeath: se il primate da voi controllato muore, passeremo a controllare un altro membro del clan. Se tutti i membri del clan muoiono, porteremo all’estinzione il nostro lignaggio, costringendoci a riavviare la partita.

Sul fronte puramente tecnico, Ancestors poggia le proprie basi sull’ormai collaudato Unreal Engine 4. A livello di prestazioni non abbiamo avuto alcun problema sul nostro PC (“corazzato” con una GTX 1080ti ed un processore i7-8700K), che non ha mostrato sbavature lato frame rate. Sul fronte dettagli, il titolo Panache Digital Games riporta alla luce tutti i limiti di che è lecito aspettarsi da una produzione semi-indipendente: il mondo di gioco è sì ricco e dettagliato ma ci saremmo aspettati una maggior cura sul fronte delle modellazioni poligonali dei primati e predatori.

Senza infamia e senza lode il comparto sonoro che, come è lecito aspettarsi, non presenta alcun doppiaggio e/o voce fuori campo, fatta eccezione per i suoni della foresta e, ovviamente, i versi dei nostri tanto amati primati.

Concludendo…

Ancestors: The Humankind Odyssey è un titolo molto difficile da valutare – oltre che giudicare – e per questo motivo vi chiediamo di non prendere il voto finale come una bocciatura completa. Il lavoro svolto dal team canadese di Panache Digital Games e Patrice Désilets è audace e, indubbiamente, innovativo ma la pura componente ludica non è riuscita affatto a convincere i nostri difficili palati di videogiocatori. La ridondanza delle azioni – fino alla nausea – l’approssimazione e la macchinosità di molti elementi di gameplay (tra cui l’arduo spostamento tra gli alberi che, molto spesso, ci vedrà rovinare brutalmente da altezze ingestibili, provocando diverse menomazioni al nostro primate) non rendono affatto “divertente” Ancestors, portandoci ad una inesorabile noia fin dalle prime battute di gioco. Ed è un vero peccato perché l’evoluzione e la scoperta, elementi portanti del titolo, possono in realtà regalare non poche soddisfazioni alla voglia di appagamento del videogiocatore.

CI PIACE
  • Concettualmente unico.
  • La scoperta, all’interno del titolo, è un elemento decisamente appagante.
  • Ottimo sistema di progressione…
NON CI PIACE
  • …anche se terribilmente lento.
  • Senza una vera e propria linea guida, molto spesso è complesso andare avanti.
  • Frustrante ed eccessivamente ripetitivo.
Conclusioni

Ancestors: The Humankind Odyssey non è un gioco per tutti. L’idea di Patrice Désilets è audace, oserei dire unica nel panorama videoludico moderno. Tuttavia, non tutto sembra andare per il verso giusto, visto che quello che abbiamo di fronte ha l’apparenza di un titolo che fa della ripetitività il suo cavallo di battaglia, anche a causa di una mancanza di immediatezza che, purtroppo, potrebbe allontanare una buona fetta di pubblico.

6.5Cyberludus.com

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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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