Probabilmente, al mondo non esiste nulla che unisca due settori piuttosto distanti etimologicamente come quello del nostro passatempo preferito – i videogame – e l’arte. Ma, opinioni a parte, il titolo che esamineremo oggi, AER: Memories of Old, potrebbe benissimo esser preso in considerazione proprio per dimostrare il legame indissolubile fra arte e tecnologia. Il titolo, approdato inizialmente nel 2017 su Steam, Xbox One e Playstation 4, raccogliendo un parere mediamente positivo fra critica specializzata e utenza, è finalmente sbarcato su Nintendo Switch.

Riuscirà a mantenere il “buon nome”? Scopriamolo assieme!

Un cielo colmo di isole

AER: Memories of Old è un gioco d’azione, dalla spiccata vena platform. Già dai primissimi istanti, l’impatto estetico del titolo è notevolissimo: dopo una breve sequenza iniziale, capiremo di trovarci in un universo composto perlopiù da isole fluttuanti immerse in un cielo “offuscato” da greggi di nuvole bianche. E, pochissimi istanti dopo esser “entrati” effettivamente in gioco, scopriremo la prima, piacevole feature: la nostra eroina senza volto, chiamata Auk e dai potenti poteri da mutaforma, può trasformarsi in un’aquila e volare di isola in isola, esplorando l’ambiente circostante.

Ma qual è la storia di Auk? Il nostro compito è gravoso: dovremo usare il potere di una lanterna magica all’interno di tre templi, in modo da porre un freno al male che sta consumando l’universo di gioco. Universo che, di piattaforma in piattaforma, impareremo a conoscere sempre meglio, grazie ad una sceneggiatura piuttosta espansa anche se volutamente frammentato e distribuito secondo criterio tra tutte le varie isolette che compongono l’ambiente di gioco. Esplorando, incapperemo anche in NPC vari ed eventuali, che ci indicheranno in modo piuttosto semplice la “via” e, al contempo, ci forniranno preziose informazioni per comprendere meglio ciò che ci circonda. E’ da sottolineare che AER: Memories of Old non ci porrà un rigido percorso: sin dall’inizio, saremo liberi di esplorare e dirigerci dove meglio crediamo.

Esplorazione e mistero

Il gioco ci vedrà alle prese con svariati rompicapo ed enigmi da risolvere, per lo più incentrati su salti e prove di carattere “fisico”: nel gioco, infatti, non esisteranno combattimenti, né alcuna violenza concreta, se non solamente “rumoreggiata” e raccontata. In linea di massima, ad una generale grande atmosfera di gioco, che ci pone in un perenne stato da “calma prima della tempesta”, AER: Memories of Old perde qualcosa in senso stretto, proprio quando si tratta di “giocare”: il gioco vuol raccontare una storia, non porci dinanzi a crucci meccanici da superare con pazienza e dovizia. E, in questo senso, vista la semplicità complessiva degli ostacoli in gioco mista ad una complessiva ripetitività meccanica, che il titolo potrebbe non far breccia nel cuore di tutti (anche vista la durata complessiva che si attesta intorno alla decina di ore).

Ma Aer, come pochi altri titoli disponibili, deve essere “interpretato”: ad un gameplay sicuramente limitato, va associata una complessiva sceneggiatura e direzione artistica degna di nota e che fa “intendere senza parlare”. Il duopolio luce/ombra (seppur la luce sembri largamente predominante), è il cuore che fa muovere l’intera esistenza estetica dell’universo di gioco. Un universo luminoso e colorato, ma anche frammentato e solitario, evidente vittima proprio di quella oscurità che Auk è costretta ad affrontare per non far cessare d’esistere la sua terra. E, nonostante la linea narrativa sia frammentata ed eterea, Aer ci consentirà di comprendere ciò che accade nel mondo di gioco anche attraverso le “sensazioni” che esso ci donerà: esplorare sottoforma di aquila ci darà un’enorme sensazione di libertà, che si contrapporrà a quella buia e costrittiva dell’esplorazione dei sotterranei in forma umana. Come detto, luce ed ombra, continuamente contrapposti.

Tecnicamente, AER: Memories of Old è pregevole e ispirato: un’accurata estetica volutamente minimale, ben si sposa con l’atmosfera ariosa dall’orrizonte cupo, che gli sviluppatori hanno ben saputo amalgamare assieme. Una direzione artistica che continua, in modo coerente, anche con un sapiente utilizzo della musica (da sottolineare il cambio di sottofondo non appena si compiono azioni principali, come il trasformarsi). Convincente anche il cambio di registro che si denota entrando nelle varie caverne e sotterranei bui di cui è costellato il gioco.

A livello meramente tecnico, AER: Memories of Old si comporta egregiamente, offrendo meccaniche fluide e una pulizia generale più che buona, senza mai cadere in intoppi o rallentamenti prolungati. La traslazione su Switch è avvenuta in modo “indolore”, con l’esperienza che approda sull’ibrida di casa Nintendo senza nessun compromesso. In definitiva, si può dire che la versione Switch sia tranquillamente alla pari con le altre disponibili sul mercato, offrendo un gameplay identico alle altre piattaforme senza sacrificare nulla né a livello di giocabilità, né a livello meramente tecnico persino in modalità handheld.

Concludendo…

AER: Memories of Old è un’esperienza di gioco pregevole e dalla direzione artistica altamente ispirata. Un gioco libero, che ci permette di esplorare un mondo luminoso seppur frammentato e minacciato da una latente oscurità. Data la sua semplicità, l’assenza di combattimenti e una certa ripetitività di fondo, AER: Memories of Old potrebbe non essere gradito a tutti i palati.

CI PIACE
  • Artisticamente pregevole
  • Completa libertà di gioco
  • Ottima sceneggiatura
NON CI PIACE
  • Un po’ troppo semplice
  • Piuttosto ripetitivo
  • Non particolarmente longevo
Conclusioni

AER: Memories of Old è un’esperienza di gioco pregevole e dalla direzione artistica. Un gioco libero, che ci permette di esplorare un mondo luminoso seppur frammentato e minacciato da una latente oscurità. Data la sua semplicità, l’assenza di combattimenti e una certa ripetitività di fondo, AER: Memories of Old potrebbe non esser gradito a tutti i palati.

8Cyberludus.com

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