Il  mito di Ryu Hayabusa

Nato tra il 1988 e il 1989 ad opera di Tecmo, originariamente su NES, poi adattato ad altre piattaforme quali SNES, Amiga e sala giochi. Il protagonista è Ryu, figlio di Ken Hayabusa, detentore della spada del drago. A Ryu spetta l’onere di vendicare la morte del padre per mano del malvagio Jaquio e di ritrovare le preziose “statue dei demoni”, capaci di distruggere il mondo. Sono queste le premesse principali da ricordare quando si parla di uno dei platform più belli e complessi della storia del videogioco: “Ninja Gaiden”, uscito in Giappone come “Ninja Ryukenden” . Questo piccolo grande capolavoro di tecnica, animazione e narrazione ha segnato la storia di un genere parecchio inflazionato, ritagliandosi un cospicuo numero di ammiratori, oltre che ad un posto nell’Olimpo del genere. Il tutto si deve ad una realizzazione impeccabile e a certe implementazioni che rendono “Ninja Gaiden” effettivamente unico nel suo genere.

La leggenda della spada del drago

I titoli che hanno Ryu Hayabusa come protagonista sono tre: gli ultimi due giochi, a differenza del primo, sono accompagnati da un sottotitolo. Così, oltre a “Ninja Gaiden”, abbiamo potuto godere di “Ninja Gaiden II: The Dark Sword of Chaos” e “Ninja Gaiden III: The Ancient Ship of Doom” . Gli anni in cui “Ninja Gaiden” approdò sugli scaffali erano caratterizzati da una fervida produzione di videogiochi, tutti intenzionati a consolidare il genere di appartenenza e ad imprimersi nella mente dei giocatori grazie a caratteristiche precise e, di conseguenza, indimenticabili. “Ninja Gaiden” non fa eccezione perché, pur essendo uno dei tanti platform, riesce a distinguersi dalla massa grazie al sublime equilibrio che è stato creato tra grafica, colonna sonora e scene di intermezzo che aiutano parecchio a garantire un buon ritmo alla storia e ad aumentare l’immersione del giocatore. Altro dettaglio tutt’altro che trascurabile è che “Ninja Gaiden” è ricordato per l’incredibile difficoltà oggettiva che ogni giocatore incontra nel concludere il titolo. Dovremo, insomma, sudare le fatidiche sette camicie prima di arrivare ai titoli finali del gioco. Non va dimenticata, infine, la presenza del “Ninpo”, un attacco speciale che Ryu può utilizzare solo dopo aver accumulato potere sufficiente. Come abbiamo affermato in apertura, il primo “Ninja Gaiden” ci metterà subito nei panni di Ryu, che volerà in America, prima di ogni cosa, per sventare la minaccia delle “statue dei demoni”: queste sono dei potenti artefatti che, se nelle mani sbagliate, sono capaci di scatenare un potere tale da gettare tutto il pianeta in rovina. Dopo aver compiuto la missione principale, Ryu proseguirà il suo viaggio in Sud America, dove potrà vendicare il padre con il sangue di Jaquio, la mente che ha ordito tutto. In “Ninja Gaiden II”, Ryu comincia le sue avventure alla ricerca di un agente della C.I.A., una donna di nome Irene Lew . Strada facendo scoprirà che sul mondo grava la minaccia della Dark Sword: un’arma dal potere incalcolabile che è finita nelle mani sbagliate. Oltre a dover salvare Irene, Ryu dovrà inseguire e debellare un malvivente di nome Ashtar, che si rivelerà essere la reincarnazione dell’odiato Jaquio. “Ninja Gaiden III” è ricordato come il gioco dalla storia più intricata della serie: agenti segreti, esperimenti genetici, navi da battaglia colossali si intrecciano in maniera tale da poter confondere i meno attenti alla trama. Questa, comunque, ruota intorno alla figura di Foster, una vecchia conoscenza di Ryu. Questo terzo ed ultimo capitolo della famosa saga è passato alla storia come il più difficile di tutta la trilogia.

Il duro sentiero del Ninja

Il capolavoro tecnico-narrativo targato Tecmo è un concentrato di alta qualità e, soprattutto, alta difficoltà . Le animazioni del protagonista, degli avversari e dei nemici sono discrete e l’azione di gioco è tanto frenetica quanto esaltante, specie in alcuni frangenti. I fondali di gioco sono ben realizzati e scorrono sotto gli occhi accompagnando le evoluzioni di Ryu . Che siano i bassifondi di una metropoli americana o i recessi di una fabbrica nelle mani della malavita, ogni luogo che visiteremo sarà ben caratterizzato e potrebbe far breccia nella nostra memoria. Con l’eccezione del terzo episodio – rinomato per essere il più difficile e contorto – ogni esperienza di gioco risulta molto avvincente, come se si assistesse ad una pellicola d’azione e ricca di colpi di scena. Oltre a questa trilogia, sotto il marchio “Ninja Gaiden” troviamo un titolo che ricalca, nel concetto e nel gameplay, quel pezzo di storia che risponde al nome di “Double Dragon”. In Europa ha preso il nome di “Shadow Warriors”. Nel 1995 uscì per SNES “Ninja Gaiden Trilogy”, l’intera trilogia fino ad ora appannaggio dei possessori di NES, racchiusa in un unico cofanetto. Questa trilogia arrivò sugli scaffali con molte novità che hanno fatto la felicità dei possessori del Super Nintendo . Prima di tutto si assiste ad un miglioramento complessivo della grafica, del sonoro, di scene cinematografiche aggiuntive e la presenza del sistema di password. Questo sistema, che ritroveremo anche in titoli del calibro di “Flashback”, risulterà utilissimo per andare direttamente al livello desiderato, senza costringere i giocatori ad affrontare il titolo sempre dall’inizio. Ai giorni nostri, nel 2004, una casa sviluppatrice sussidiaria di Tecmo, il Team Ninja, ha sviluppato per Xbox (e tempo dopo convertito per le altre piattaforme di gioco) “Ninja Gaiden”, caratterizzato da grafica di prim’ordine, difficoltà molto elevata e, soprattutto, da una trama del tutto scollegata dalla trilogia originale. Questo recente titolo è degno d’attenzione soprattutto perché, soddisfacendo alcune richieste nel corso del gioco, potremo sbloccare la possibilità di rigiocare i grandi classici targati Tecmo .

Concludendo…

La trilogia di “Ninja Gaiden” è l’isola felice di ogni appassionato di platform e di tutti coloro che cercano un titolo d’azione di alta qualità. Grafica, sonoro e intermezzi sono davvero unici e per certi versi risultano insuperati. La difficoltà, volutamente tarata per offrire il massimo grado di sfida, sembra voler premiare tutti coloro che riescono a dedicare mente e corpo al “sentiero del ninja”. E’ forse proprio questo fattore che, più di altri, rimane impresso ai giocatori meno volenterosi e pazienti: la sensazione che questo sia un gioco “impossibile”. Pochi titoli esponenti del genere platform possono vantare la qualità e l’oggettivo valore offerto da questo bellissimo gioco targato Tecmo, da giocare almeno una volta nella vita.

Antonio “Aurenar” Patti

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