In Yaiba, gli unici veri nemici che varrebbe la pena di spazzare via sono quelli che non potrete affrontare. Uno di essi, onnipresente, è la perfida telecamera. Subdola e insospettata, vi farà più volte perdere le tracce del suo protagonista, un cyborg armato di spada che si esibisce nelle proverbiali arti furtive dei ninjutsu relativamente spesso, ma sempre per i motivi sbagliati: ovvero, nascondendosi agli occhi del giocatore nelle affollate e frenetiche mischie che spesso ci sarà chiesto di affrontare.

Un altro grande nemico di Yaiba: Ninja Gaiden Z sono i suoi predecessori: trattandosi di uno spin-off, non c’è diritto ad aspettarsi un titolo che riproponga le già rodatissime meccaniche della celebre serie a cui si ispira; ma se non altro ci sarebbe da augurarsi che gli standard qualitativi imposti negli ultimi anni da Tecmo e Team Ninja fossero stati rispettati. Purtroppo, invece, la virata totale verso l’arcade proposta da questa nuova installazione, testimoniata anche dai dialoghi leggeri, il protagonista irriverente e, su tutto, la colorata grafica in cel-shading, si traduce in un maldestro tentativo di proporre un’alternativa ‘rilassata’ ai tecnicismi severamente domandati dai giochi passati. Picchi di difficoltà ingiustificata si alternano a momenti di noia totale in cui è sufficiente schiacciare i tasti un po’ a casaccio – poca l’importanza del tipo d’attacco, che può essere veloce, pesante o ad area – per sgominare orde e orde di zombi, rei di aver invaso la Russia immaginaria che fa da teatro alle vicende di gioco. I nemici più interessanti, perché più resistenti e pericolosi, finiscono, paradossalmente, col rendere l’esperienza di gioco anche più tediosa di quanto è regolarmente; ciò a causa, per lo più, della mancanza pressoché assoluta di strumenti adatti ad affrontarli adeguatamente: un mostro più forte vuol dire soltanto un maggiore sforzo per i pollici – e al massimo è possibile deviare gli attacchi destinati a noi contro altri nemici per portarci un po’ avanti col lavoro.

L’assenza totale delle magie e di tutti gli elementi strategici accessori a cui gli altri Ninja Gaiden ci avevano abituato è totalmente ingiustificata. Ciò non tanto perché se ne sente la nostalgica mancanza – dopotutto, come si è detto, Yaiba si presenta come uno spin-off, e giustamente come tale andrebbe guardato – quanto piuttosto perché non c’è nulla che li sostituisca, quasi come se dalle parti di Tecmo Koei “arcade” significasse semplicisticamente “deficiente”, nel senso etimologico del termine.

Infine, c’è Ryu. In teoria sarebbe lui il vero nemico di Yaiba, antieroe protagonista di questo episodio: a inizio partita vi farà a fettine e, una volta riportati in vita in veste di robo-ninja, dovrete mettervi sulle sue tracce e vendicarvi. Si tratta di una storia semplice, animata da dialoghi superficiali al limite del nonsense. Siamo sulla falsariga di Far Cry 3: Blood Dragon, ma senza il fascino del trash anni ’80, il doppiaggio esilarante di Michael Biehn e, soprattutto, il talento degli sceneggiatori di Ubisoft Montreal. Il copione esaurisce il suo repertorio in cinque minuti, esattamente dopo il primo scherzo a tema sessuale; si tratta di una comicità puerile che difficilmente divertirà gli utenti ammessi dal PEGI 18+ che campeggia in copertina.

Ciò detto, sarebbe sbagliato credere che Yaiba: Ninja Gaiden Z sia un titolo privo di buone idee o spunti. Soffre di una povera esecuzione, ma alcune meccaniche introdotte da Comcept e Spark Unlimited sono in effetti interessanti, che ben si sposano con l’anima da hack n’ slash ignorante del titolo. Su tutte, colpisce il funzionamento dei danni “elementali” causati dall’ambiente o dai nemici, che se incidentalmente mescolati riescono a sintetizzare effetti diversi, a seconda delle combinazioni. La fiammata di un mostro sputafuoco può creare una pericolosa combustione quando entra in contatto con il vomito acido di uno zombi, e una schivata al momento giusto, magari coadiuvata da un buon posizionamento preventivo in battaglia, può permettere a Yaiba di far fuori una decina di nemici con una semplice piroetta. Di tanto in tanto questa semplice meccanica risulta utile anche per la risoluzione di qualche puzzle basilare, ma ci si accorge in fretta che nelle caotiche e confusionarie battaglie di Ninja Gaiden Z non c’è spazio per feature del genere, che in effetti donano molte più morti premature e inaspettate che soddisfazioni.

Tutti i problemi sopraelencati si manifestano in maniera proporzionalmente più evidente quando i boss entrano in scena. Il gioco, non fornendo quasi alcuno spunto tattico rilevante, riduce questi lunghi scontri a una serie stancante di colpi e schivate che il più delle volte si lasciano appesantire dai controlli non impeccabili e da un sistema di collisioni impreciso, dove una zona visibilmente sicura rivela essere a sorpresa un’invisibile estensione dell’attacco di questo o quell’altro nemico. Gli unici momenti di fiato, in questi scontri senza pietà, sono rappresentati dall’arrivo di nemici ‘regolari’, utili per effettuare delle esecuzioni spettacolari in grado di rimpinguare la barra della salute: peccato però che, oltre ad essere scomode da eseguire, interrompano l’azione in maniera brusca e spiacevole, costringendo drammaticamente a scegliere tra il tentare di curarsi e il ricominciare per l’ennesima volta dall’ultimo checkpoint.

La pretesa di offrire un gioco difficile si tradisce con l’evidenza di un bilanciamento pressoché inesistente, in pieno contrasto con la tradizione dei precedenti Ninja Gaiden, dove anzi il visibile equilibrio tra controlli, abilità e difficoltà incentivava a perseverare anche dopo un centinaio di Game Over. In Yaiba, invece, la morte è un momento riappacificante, che dona sollievo dopo un’infinita serie di non-so-ché. Il principio basilare per cui, in ogni videogioco, il fallimento dovrebbe stimolare l’intelletto dell’utente, al fine di riconsiderare la propria strategia, non sembra essere di casa dalle parti di Comcept e Spark Unlimited. Piuttosto, la schermata di Game Over, nel fermare l’azione violenta e priva di senso a cui siamo costretti, si rivela una buona occasione per tornare con facilità e rapidità al menù principale, dal quale è finalmente possibile ricongiungersi alla ben più confortante interfaccia di Windows.

CI PIACE

Il feeling classico della saga c’è, e le violente scene di morte dei poveri zombi sanno regalare una certa soddisfazione.

NON CI PIACE

Non possiede né la profondità dei vecchi Ninja Gaiden, né qualcosa di nuovo che possa giustificarne l’assenza. Il combattimento, quando non è frustrante, è noioso. I dialoghi sembrano essere stati scritti da un teenager in piena crisi ormonale.

Conclusioni

Un gioco immaturo in più di un senso. A poco servono le spettacolari decapitazioni o la possibilità di usare gli arti nemici a mo’ di nunchaku: Yaiba è un hack n’ slash più o meno insipido che avrà qualcosa da dire solo per i fan più sfegatati della serie.

5.8Cyberludus.com
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