Kiryu Kazuma è tornato per una nuova avventura, stavolta l’ultima. Sarà certamente una strana consapevolezza, quella con la quale affronteremo il futuro della serie senza il Dragone di Dojima ma ciò non ci ha impedito di godere di un titolo tanto profondo, toccante e divertente. Yakuza 6: The Song of Life non è quindi soltanto il canto del cigno per un beniamino ma anche un nuovo punto d’inizio per il brand di Sega. Tuffiamoci assieme in questa splendida avventura.

Raccontami una storia

La trama di Yakuza 6 riparte esattamente da dove era stata interrotta parecchi anni fa: un oramai attempato Kiryu tenta disperatamente di sopravvivere per poter tornare dai suoi orfanelli. Non saranno di certo lo stato comatoso e pochi anni di galera a fermare il possente Kazuma, eccezion fatta per la dura verità: una volta messo piede nel suo orfanotrofio, i ragazzi ai quali abbiamo avuto modo di affezionarci nel terzo capitolo ci riferiranno della scomparsa di Haruka. Quella che per il nostro protagonista rappresenta a tutti gli effetti una figlia adottiva ha deciso di allontanarsi. Una scelta drastica ma apparentemente sensata: far perdere le proprie tracce avrebbe consentito ai suoi compagni di vivere serenamente, senza il fastidio dei paparazzi (ricordiamo i trascorsi da pop-star, carriera alla quale ha dovuto rinunciare per la sua connessione col mondo criminale) e delle malelingue. A questo punto parte il nostro viaggio alla sua ricerca, che ci condurrà volenti o nolenti nuovamente a Kamurocho, teatro di numerosissimi scontri. Una realtà ancor più dramamtica attende Kiryu: Haruka non solo ha avuto clandestinamente un figlio, Haruto, ma è stata anche vittima di un misterioso pirata della strada, il quale l’ha costretta ad uno stato di coma. Il nostro cammino ci porterà a rivoltare ogni singolo vicolo di Tokyo, fino a scoprire numerosi oscuri retroscena nell’incantevole Hiroshima. Non vi sveleremo altro per ragioni di trama ma sappiate che Yakuza 6 saprà tenervi col fiato sospeso fino all’ultimo istante.

Aria di cambiamento

Il mutamento inevitabile portato dallo scorrere del tempo è quantomai percepibile in The Song of Life. Dall’epico e “giovanile” Yakuza 0, tanti sono stati i passi compiuti in avanti dal Ryu Ga Gotoku Team, il tutto nel giro di pochi anni. Abbiamo abbandonato un Kiryu sbarbatello per riabbracciarlo nel 2018 sotto una luce totalmente diversa. Non ci riferiamo solo agli ovvi miglioramenti apportati dal Dragon Engine (il nuovo motore grafico proprietario), bensì anche all’intero focus narrativo. Non si tratta più di una classica lotta per il potere, l’affermazione all’interno del mondo criminale o del tipico scontro “Buono contro cattivo”, ma di proteggere la propria famiglia, ciò che si ha di più caro. Il rapporto padre-figlio è il fil-rouge che fa da collante a tutta l’opera.

Rinnovato l’approccio narrativo, ringiovanito il sistema di gioco: Sega ha deciso di abbandonare l’utilizzo dei tre stili di combattimento come visto in Zero e Kiwami, a favore di un singolo e versatilissimo stile. Il potenziamento di ogni abilità è inoltre davvero facile, intuitivo e immediato. Basti pensare che con il solo completamento della storia principale (circa venti ore di gioco), riuscirete ad arrivare a livelli più che accettabili per primeggiare in ogni lotta. Ogni impatto, ogni gesto è stato reso ancor più credibile grazie all’inclusione della fisica, notevolmente migliorata rispetto ai capitoli precedenti. Scaraventare un nemico contro uno scaffale di un supermercato, comporterà la distruzione di quest’ultimo, con i prodotti che volano in ogni direzione. Ci sentiamo però in dovere di sottolineare come questa scelta abbia da una parte reso più credibili e fisici gli scontri, ma abbia dall’altro lato impoverito le battaglie di quella epicità data dai numerosi quick-time events e dalle barre multiple della vita. Con Kiwami 2 – in arrivo su PlayStation 4 questa estate – la musica dovrebbe però nuovamente cambiare.

Ritorna infine la pletora di attività secondarie, dalle numerosissime Sub-Stories allo svago più scanzonato. Tra un pestaggio violento e una cantata al karaoke, potrete gustarvi un ottimo piatto d’alta cucina, allenarvi in palestra con un personal trainer, seguire diete, giocare a Virtua Fighter 5 in sala giochi, aiutare alcuni piccoli gattini a trovare un nuovo riparo e cacciare mostri marini in apnea. È stato inoltre introdotto il Clan Creator, una modalità grazie alla quale potremo assemblare il nostro clan, reclutare potenti alleati e tenere testa alle altre spietate organizzazioni. Queste e tante altre sono le possibilità offerte da Yakuza 6, per un ammontare di ore di gioco superiore alle sessanta.

The Beat of your fists

Le vette narrative raggiunte da Yakuza 6 sono il simbolo di un traguardo, raggiunto dopo tanti sforzi e una voglia insormontabile di migliorarsi nel tempo. A contribuire attivamente alla causa stavolta sono stati gli attori, i volti protagonisti di The Song of Life, i quali hanno – praticamente quasi tutti – offerto una performance recitativa degna di lode. Da menzionare in particolar modo Beat Takeshi nei panni di Hirose.

Grazie al primo utilizzo del poderoso Dragon Engine, per gli sviluppatori è stato possibile valorizzare ogni singola espressione durante le sezioni filmate. Il nuovo motore grafico dimostra di possedere più di un asso nella manica, specie per quanto riguarda la gestione della fisica e la resa degli effetti, tra cui particellari e luci. Se da un lato questo riesce a dimostrare tutta la propria versatilità, dall’altro è innegabile come ci sia ancora molto da lavorare. Basti pensare ai palesi difetti tecnici del titolo su PlayStation 4 standard: stiamo parlando di fastidioso aliasing sulle lunghe/medie distanze, sporadico tearing e qualche calo di framerate (in genere intorno ai 30 FPS) nelle sezioni più concitate. Fortunatamente, tutto ciò è stato quasi totalmente risolto grazie alla potenza dell’hardware di PS4 Pro. Ciononostante ci sentiamo in dovere di segnalare queste mancanze e farle pesare sulla valutazione finale.

Concludendo…

Yakuza 6: The Song of Life non è di certo per i deboli di cuore. Purtroppo dire addio a un amico – lo sappiamo bene – non è mai semplice, specie se il suo nome è Kiryu Kazuma. Il Dragone di Dojima può finalmente riposare, dopo tanta violenza e sofferenza. Non sarà forse l’epilogo desiderato da tutti i fan della serie, ma il canto della vita si è rivelato giusto in ogni sua misura. Afflitto da qualche scelta narrativa non sempre convincente e svariati difetti di natura tecnica, questo sesto episodio resta ciononostante fondamentale per ogni appassionato. La sua trama toccante e dal finale esplosivo ci ha totalmente rapiti, assieme alla grande mole di attività di contorno. Quello di Sega è quindi il degno saluto ad un eroe che ha saputo rapire i nostri cuori e il benvenuto ad un futuro ancora tutto da scrivere. Attendendo ulteriori dettagli circa Shin Yakuza (il prossimo capitolo ufficiale della saga), non possiamo fare altro che desiderare spasmodicamente Kiwami 2.

CI PIACE
  • Exploit narrativo incredibile
  • Gameplay raffinato
  • Ottima recitazione e doppiaggio
  • Una miriade di attività secondarie, tutte divertentissime
  • Graficamente gradevole…
NON CI PIACE
  • …seppur con qualche difetto non di poco conto
  • Alcuni capitoli intermedi spezzano il ritmo di gioco
Conclusioni

Yakuza 6: The Song of Life è la giusta conclusione per una serie oramai culto in Giappone e che sta trovando grande spazio anche in occidente. Asciugate le lacrime, abbiamo detto addio al Dragone di Dojima: un titolo imprescindibile per ogni amante della saga.

8.9Cyberludus.com

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Laureando in Mediazione Linguistica e Culturale presso l'Università degli Studi di Napoli L'Orientale, si avvicina al mondo dei videogiochi già in tenera età. Appassionato di cinema e cortometraggi, carica su internet video satirici e talvolta demenziali con i 3Gamersacaso e The Gentlemen. Il suo obiettivo ultimo? Guidare le masse incolte sfruttando un pensiero laico, razionale e scientifico. A volte riesce persino ad essere serio.

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