Alla fine del 2023 SEGA annunciò l’intenzione di riesumare alcune delle sue IP “dormienti”, estrapolate direttamente dal suo albo d’oro. Alcune vengono addirittura dall’epoca del Sega Mega Drive, tra cui, per l’appunto, lo storico franchise incentrato intorno alle figure dei ninja: Shinobi. Lo diciamo molto onestamente: cresciuti nell’era della prima Playstation, non abbiamo sviluppato un particolare attaccamento a Shinobi o alla figura di Joe Musashi: siamo quindi arrivati di fronte a Shinobi: Art of Vengeance con una certa freddezza, senza aspettative precise.
Per fortuna, non serve essere veterani della serie Shinobi per capire che Art of Vengeance è un capolavoro sorprendente: vi spieghiamo perchè.
Joe Musashi. Maestro Ninja.
Sviluppato da Lizardcube, già autori di Streets of Rage 4, Shinobi: Art of Vengeance prosegue la storia del maestro ninja Joe Musashi. Dopo una carriera fatta di colpi letali e impennate eroiche, Musashi si è ritirato per fare il sensei alla nuova generazione del clan Oboro e prepararsi a diventare padre. La sua vita tranquilla viene spezzata dall’arrivo improvviso di un misterioso cattivo chiamato Lord Ruse e del contractor militare ENE Corp: distruggono tutto quanto legato al clan Oboro, lasciando Musashi tra i pochi sopravvissuti e costringendolo a rimettersi in gioco.
La trama di Shinobi si dipana come un classico racconto single player e in certi aspetti suona volutamente da richiamo al passato. C’è abbastanza lore, ma la storia rimane soprattutto un pretesto per arrivare subito all’azione. I dialoghi sono essenziali e, in realtà, parte del fascino risiede proprio nel quasi-mutismo di Musashi, limitato a grugniti minacciosi.
Shinobi: Art of Vengeance impiega un po’ di tempo a trovare il ritmo giusto: i primi livelli sono un vero e proprio tutorial per il sistema di movimento, dove impareremo a saltare, usare il rampino, dosare dash e combo — solo dopo capire davvero cosa significhi sentirsi un ninja “veterano”. Dopo Streets of Rage 4, Lizardcube pare aver capito come gestire un revival: Art of Vengeance è un platform/brawler 2D dall’accesso immediato ma dalla profondità meccanica sorprendente. Potremo spazzare via la maggior parte dei nemici con ripetute combinazioni di attacchi leggeri e pesanti, ma il gioco sprona il giocatore a sfruttare tutto l’arsenale di Musashi: dash aereo, doppio salto, rampino, deltaplano e — quando serve — mosse speciali che cambiano il corso dello scontro.
Art di nome e di fatto
Ed è proprio lo stile visivo a rendere il titolo memorabile. La “Art” del titolo non è retorica: il gioco è disegnato a mano con un’estetica che richiama l’inchiostro giapponese, scenari curati dal fondo alla prima linea e trucchi prospettici che suggeriscono profondità pur restando in 2D. A volte però questo sforzo estetico gioca contro: elementi in primo piano possono coprire nemici o passaggi, e trovare un segreto dietro un masso può risultare più fastidioso che soddisfacente. Quando invece esplodono Ninpo e Ninjutsu, lo stile si esalta: effetti teatrali e colori che trasformano il combattimento in puro spettacolo.
Parlando di Ninpo e Ninjutsu, il gioco costruisce il kit di Musashi gradualmente e con senso. Il Ninpo si integra fluidamente nelle combo: spesso è il colpo che spezza le difese avversarie e apre alla Execution. Il Ninjutsu, legato a una barra di rabbia che si accumula sotto pressione, è invece la soluzione di emergenza — potente, scenografico e ottimo per ribaltare situazioni disperate. Usarle al momento giusto è una soddisfazione tattica oltre che estetica.
Il level design è un altro punto di forza: i livelli sono contenuti ma pensati a dovere, con strutture labirintiche che invitano a tornare indietro per cercare scrigni e segreti. Le sezioni platform che richiedono di combinare abilità sono fra le più riuscite, anche se forse troppo punitive: ricadere all’inizio di una lunga sequenza dopo un salto sbagliato è frustrante e spezza il ritmo di gioco.
Il gioco non finisce con i titoli di coda. Oltre alla Story Mode c’è materiale per chi ama spremere i livelli, con Ankou Rifts che mettono alla prova platforming e combattimento, e una Arcade Mode che farà felici i puristi di Shinobi: azione pura, senza fronzoli. Difficoltà e accessibilità sono curate: Lizardcube offre un’ampia scala di regolazioni in percentuale (vita nemici, danni, impatto dei colpi, ecc.), così da rendere il gioco accessibile ai novizi senza snaturarne la sfida per i veterani.
Concludendo…
Shinobi: Art of Vengeance è uno dei rari ritorni dal passato che non si limitano a cavalcare l’ondata nostalgica, ma sanno costruire qualcosa di nuovo partendo da fondamenta storiche. È un titolo che bilancia con intelligenza accessibilità e profondità, estetica e sostanza, tradizione e modernità. Non è esente da difetti — qualche scelta visiva discutibile e una certa severità nel platforming — ma nel complesso rappresenta un ritorno all’altezza della leggenda di Musashi e un segnale chiaro: Lizardcube è ormai una delle realtà più affidabili quando si parla di riportare in vita i grandi classici.
Shinobi: Art of Vengeance
OTTIMO- Combattimento profondo e appagante
- Stile artistico davvero originale
- Level design vario con segreti ben nascosti
- Alcuni elementi grafici coprono un po’ l’azione
- Sezioni platform eccessivamente punitive
Shinobi: Art of Vengeance dimostra che il passato può rivivere senza perdere freschezza, offrendo un’esperienza solida, spettacolare e capace di conquistare sia i veterani che i nuovi giocatori.








