Like a Dragon: Pirate Yakuza in Hawaii – La folle nuova avventura di Goro Majima
RGG Studio non conosce il significato della parola “pausa”. A poco più di un anno dal kolossal Like a Dragon: Infinite Wealth, il team torna con una nuova follia: Like a Dragon: Pirate Yakuza in Hawaii. Una cadenza produttiva impressionante, certo, ma chi segue la saga sa bene che non è una novità. La vera sorpresa, questa volta, è il protagonista: Goro Majima.
Figura leggendaria, volto di una delle caratterizzazioni più eccentriche e magnetiche del medium videoludico, il “Cane Pazzo di Shimano” ottiene finalmente il suo spazio da protagonista. Un evento che i fan aspettavano da tempo, specie considerando che, dopo Yakuza 0, Majima è stato relegato a brevi sezioni come la alcuni capitoli di Yakuza Kiwami 2. Ma se molti si sarebbero aspettati un prequel, un tuffo nelle origini del personaggio, RGG Studio sovverte le aspettative: Pirate Yakuza in Hawaii è un seguito diretto di Infinite Wealth.
E poi c’è il dettaglio più sconcertante: Majima è un pirata. Una scelta tanto improbabile quanto perfettamente in linea con la sua natura sfrenata. Già dalle prime ore di gioco, il caos e l’imprevedibilità del personaggio si fondono con questa nuova identità, dando vita a un’avventura che sembra scritta apposta per lui.
Perché, in fondo, se c’è qualcuno capace di navigare qualsiasi mare – metaforico o meno – quello è proprio Goro Majima…
Yo Ho! A Pirate’s Life for Me!
L’ambientazione piratesca del gioco potrebbe apparire inizialmente come una scelta azzardata, specie se confrontata con gli eventi epocali di Infinite Wealth. Per costruire un ponte narrativo credibile, la storia si lancia con un’immagine potente: Goro Majima che si risveglia su una spiaggia sconosciuta, svuotato dei ricordi e del bagaglio del suo passato.
Sì, l’amnesia del personaggio rischia di suonare come un espediente scontato: in molti racconti, questa premessa può tradursi in una frattura artificiosa con il lore di una saga consolidata come Like a Dragon, e proprio questo timore aveva inizialmente suscitato in noi qualche “resistenza”. Eppure, già nelle prime ore di gioco, ogni dubbio si trasforma in curiosità: la trama avvolge il giocatore in un mistero che, pur giocando su elementi nuovi, non tradisce il DNA della serie.
Il segreto sta nel ritratto di Majima: pur smarrendo la memoria, non perde la sua essenza. La proverbiale irruenza si fa più contenuta, ma la natura selvaggia, imprevedibile e quasi folle che lo ha reso iconico affiora comunque, come un’ombra che persiste. Anzi, la sua vulnerabilità aggiunge sfumature inedite: lo vediamo più umano, più fragile, ma proprio questa contraddizione lo rende un protagonista avvincente. La sua evoluzione raggiunge qui un equilibrio perfetto tra l’istinto brutale degli esordi e una sensibilità che arricchisce il personaggio senza snaturarlo.
A rendere Pirate Yakuza coerente con la tradizione della serie, però, non è solo il carisma di Majima. Fin dalle prime scene, flashback lancinanti lo riportano al suo vissuto da yakuza, mentre ex compagni d’armi riemergono sconvolti dal suo oblio. È in questi incontri, e nel modo in cui la trama rielabora le conseguenze di Infinite Wealth, che il gioco trova la sua autenticità: invece di deviare verso territori estranei, radica il cambiamento nel solco della saga, dimostrando che anche una premessa apparentemente eccentrica può onorare le fondamenta di un universo narrativo amato.
La storia diventa così un ponte tra passato e presente, dove il paradosso di Majima – smarrito ma non perduto – riflette la capacità della serie di rinnovarsi senza tradire sé stessa.
Il ritorno del beat’em up
Dalla svolta RPG di Yakuza: Like a Dragon, i capitoli principali della serie hanno abbracciato un sistema di combattimento a turni, relegando l’action tradizionale agli spin-off della saga: titoli come Lost Judgment e Like a Dragon Gaiden hanno tenuto alta la bandiera del picchiaduro, mantenendo intatto la natura della saga di RGG Studio. Ora, Pirate Yakuza riporta in primo piano il combattimento diretto, ma con una marcia in più: Majima ha un repertorio di mosse completamente diverso da quello di Kiryu. Coerente con la sua indole frenetica, lo stile Cane Pazzo lo rende un turbine di velocità, con attacchi fulminei e—novità assoluta per la serie—la capacità di lanciare i nemici in aria e massacrarli con combo aeree spettacolari.
Chi ha giocato Yakuza 0 o l’episodio di Majima in Kiwami 2 ritroverà qui un’evoluzione naturale del suo stile di lotta. La vera sorpresa, però, arriva con lo stile Lupo di Mare, sbloccabile dopo qualche ora di gioco: Majima impugna due sciabole, ha una pistola alla cintura e un rampino per destabilizzare i nemici. Perfetto per affrontare orde di avversari, questo stile mescola attacchi a area wide con una dose di caos piratesco. Tuttavia, contro i boss più tosti, abbiamo preferito tornare al classico Cane Pazzo, più preciso e letale. Un consiglio? Se siete veterani dell’action, alzate la difficoltà: la profondità del sistema di combattimento merita di essere esplorata fino in fondo.
Signori, ricorderete questo giorno come il giorno in cui avete quasi catturato Capitan…Goro Majima!
Ma non è solo pugni e sciabole: in Pirate Yakuza si diventa capitani della nave pirata Goromaru, e questo significa battaglie navali all’ultimo colpo di cannone. Dopo un inizio tranquillo sull’isola di Rich, vi tufferete in acque aperte, ricche di isole del tesoro, nemici da abbordare e scontri epici. Durante gli scontri navali, manovrate la Goromaru per posizionarvi lateralmente ai nemici e sparare con i cannoni o la mitragliatrice. La semplicità del sistema è compensata da meccaniche esilaranti: la nave ha un boost per cariche fulminee e un “drift” per schivare i colpi avversari. E quando la distanza si riduce? Si passa all’arrembaggio, con combattimenti corpo a corpo sul ponte delle navi nemiche.
Le battaglie più memorabili, però, avvengono nell’Arena, dove sfidate flotte leggendarie in duelli sempre più epici. Senza spoilerare troppo, questi scontri—spesso legati alla trama—sono una vera chicca, con ritmi incalzanti e una regia mozzafiato.
A dare profondità al sistema ci pensano la personalizzazione della nave e la gestione dell’equipaggio. Ogni membro della ciurma ha abilità uniche, debolezze e barre esperienza da far crescere, permettendovi di ottimizzare la ciurma per ogni tipo di scontro. Potreste perdervi per ore a potenziare cannoni, reclutare lupi di mare o sperimentare combo tra equipaggio e stili di combattimento di Majima.
Il sistema navale, nel complesso, è un turbinio di divertimento, anche se alcune parti – come le isole del tesoro, con i loro dungeon piuttosto basici – risultano un po’ ripetitive. Fortunatamente, il gioco dosa bene i ritmi e propone una marea di attività secondarie che rinfrescano l’esperienza: tra mini-giochi pirateschi, missioni bizzarre e colpi di scena, Pirate Yakuza non dà tempo di annoiarsi.
Tra un’isola e l’altra
Quando non si è impegnati a saccheggiare i mari o a esplorare Rich Island, Majima si ritroverà alle Hawaii, nella stessa mappa ereditata dal “fratello maggiore” Infinite Wealth. Ma non fatevi ingannare: se l’ambiente è lo stesso, le attività proposte hanno una venatura piratesca tutta nuova, mescolata a classici intramontabili della serie. Tra i ritorni più graditi c’è Dragon Kart, il mini-gioco di corse già amato in Yakuza: Like a Dragon, che qui si arricchisce di una modalità più aggressiva, con power-up letali e scontri diretti mid-race. E poi c’è spazio per i soliti pazzi delivery a tempo, i karaoke strapparisate (con Majima che si cimenta in pezzi cult) e una marea di sfide minori.
Ma il vero cuore dell’offerta, almeno per noi, restano le nuove sotto-trame. Le missioni secondarie sono da sempre l’anima della serie, e Pirate Yakuza non delude le aspettative: tra situazioni surreali, momenti commoventi e gag che sfiorano il demenziale, ogni sotto-trama è filtrata dallo sguardo unico di Majima. Giocarle è stato come tuffarsi in un Yakuza 0 rivisitato in salsa piratesca, con quel mix di follia e umanità che solo questa serie sa regalare.
Graficamente, Pirate Yakuza non rivoluziona la formula: lo stile visivo rimane fedele al marchio di fabbrica di RGG Studio, con modelli caratteriali dettagliati, ambientazioni vivaci e un’illuminazione che esalta l’estetica riconoscibile della serie. Se da un lato non ci sono balzi tecnologici eclatanti rispetto ai capitoli recenti, è la scalabilità encomiabile del titolo a rubare la scena. Abbiamo testato il gioco su Steam Deck, e l’esperienza è stata impeccabile: risoluzione stabile, frame rate a 60 FPS e tempi di caricaggio ridotti al minimo, anche durante le transizioni tra esplorazione e combattimenti più caotici. Merito di un’ottimizzazione curata, che permette di godersi l’avventura senza intoppi sia su hardware performante che su dispositivi portatili, dimostrando come una direzione artistica coerente possa compensare la mancanza di effetti ultra-moderni.
La vera sorpresa è stata la battery life sul Deck: oltre tre ore di gioco continuativo con impostazioni bilanciate, ideali per sessioni in mobilità. Considerando la struttura “a pillole” delle missioni e delle attività secondarie, il titolo si rivela perfetto per una piattaforma portatile, confermando che RGG Studio ha colto nel segno nel rendere l’esperienza accessibile senza compromessi.
Concludendo…
Like a Dragon: Pirate Yakuza in Hawaii dimostra che anche una premessa apparentemente stravagante può integrarsi alla perfezione nel DNA di Like a Dragon. Con Majima nel ruolo di protagonista, il gioco riesce a mescolare la follia tipica della serie con una vena più introspettiva, regalando momenti di azione sfrenata, commedia assurda e pathos autentico. La svolta piratesca, pur non rivoluzionando la formula, arricchisce il gameplay con battaglie navali esilaranti e una gestione strategica della ciurma, mentre le attività secondarie e le sotto-trame mantengono alto il ritmo tra un colpo di cannone e una rissa portuale.
Nonostante qualche ripetitività nel loop esplorativo e ambientazioni riciclate, il titolo brilla per coerenza narrativa, carisma dei personaggi e un’ottimizzazione tecnica che lo rende fruibile ovunque, specie su Steam Deck. Che siate veterani della saga o neofiti attratti dal tema piratesco, Pirate Yakuza in Hawaii è un’avventura che sa divertire senza prendersi troppo sul serio, confermando che RGG Studio non ha perso il talento per trasformare l’assurdo in arte.
Like a Dragon: Pirate Yakuza in Hawaii
BUONO- Majima protagonista: carismatico, complesso e ricco di sfumature inedite.
- Il dualismo tra stili di combattimento regala profondità al gameplay.
- Battaglie navali caotiche e personalizzazione della nave/ciurma.
- Side content ricchissimo, con missioni secondarie memorabili e mini-giochi divertenti.
- Alcuni elementi delle missioni navali risultano ripetitivi nel lungo periodo.
- L’ambientazione di Hawaii riprende asset già visti in Infinite Wealth, con poche novità.
- Le isole del tesoro propongono dungeon basici e poco stimolanti.
Like a Dragon: Pirate Yakuza in Hawaii è un capitolo che, pur non reinventando la ruota, sa conquistare con il suo cuore ribelle e la capacità di onorare il passato guardando al futuro. Imperdibile per chi cerca un action-game con un’anima… e un paio di sciabole in più.










