Il ritorno di BUD non è indimenticabile, ma non tutto è da buttare!

Nato dalle ceneri di una tech Demo, quasi per caso, BUD è apparso sugli schermi circa un anno fa con Grow Home. Il software era stato realizzato negli studi di Reflections (un team interno di Ubisoft) senza la minima intenzione di far diventare questo “esercizio tecnico” un videogame vero e proprio. Le cose presero una piega inaspettata quando gli stessi ragazzi della Reflections intuirono che qualcosa di buono, che andava oltre il concetto di semplice tech Demo, c’era eccome. E in effetti Grow Home, con tutti i suoi difetti, aveva senza dubbio qualcosa di interessante da dire.
Con Grow Up, Ubisoft avrà aggiustato il tiro? Scopriamolo insieme.

 

Grow Up 1

 

BUD chi?!

Il protagonista dell’avventura è un piccolo robot di nome BUD, da scrivere rigorosamente in maiuscolo in quanto, oltre ad essere il suo nome, è anche l’acronimo di Botanical Utility Droid. Missione principale del gioco è quella di recuperare i vari pezzi dell’astronave MOM che, in seguito ad un terribile schianto, sono andati dispersi in varie direzioni e su diversi pianeti, ognuno dei quali decisamente ricco di vita (vegetale ed animale). Per quanto nell’aspetto, e in alcune particolari animazioni, il robottino BUD possa risultare simpatico, uno dei difetti maggiori di questo titolo (e del suo predecessore) è quello di non dare assolutamente spessore né alla storia né al suo protagonista. La missione di recupero dei pezzi della già citata astronave, sulla quale si basa l’intera esperienza di Grow Up, è talmente lineare che soltanto un eccellente comparto tecnico avrebbe potuto giustificare un approccio così “leggero”, quasi insipido. Purtroppo, come scopriremo a breve, Grow Up ha poco da dire anche sotto questo punto di vista.

 

 

Muoversi come un Robot (progettato maluccio)

Abbiamo purtroppo riscontrato come muovere BUD in Grow Up (così come in Grow Home, a dire il vero) non sia esattamente una gioia per i nostri sensi da videogiocatore. Il robottino, spigoloso nell’aspetto, com’era d’altronde lecito aspettarsi, lo è purtroppo anche nei movimenti (difetti già presenti del primo episodio). Il gioco si basa sull’esplorazione di diversi pianeti al fine, come detto, di recuperare parti di un’astronave. Anche in questo seguito Reflections ha deciso di sviluppare livelli con una marcata verticalità, e sebbene Grow Up offra anche la possibilità di procedere in profondità, l’idea di base resta quella: aprirsi la strada verso l’alto, “disegnando” le Star Plant, immense piante che ci consentiranno di procedere nell’avventura. Tra un recupero e l’altro dei pezzi dell’astronave schiantata, un minimo di longevità viene garantita dalla ricerca di tutti i cristalli e di tutte le piante sparsi nel mondo di gioco.

Quando un videogame risulta eccessivamente complicato per i suoi fruitori, i motivi possono essere sostanzialmente due: o il gioco “vuole” essere cattivo, o il sistema di controllo non è ben sviluppato. Purtroppo, come avrete ormai intuito, siamo innanzi alla seconda opzione. Spostarsi con BUD, sopratutto quando si tratta di compiere curve strette, o di farsi strada in spazi angusti, è un compito particolarmente arduo e, malgrado la natura robotica del protagonista, nessuno riuscirà a convincerci del fatto che tale legnosità dipenda da precisa scelta di design. Accade così che, nonostante il titolo sia abbastanza gradevole a livello artistico (con scorci di paesaggi che vi faranno brillare gli occhi, di tanto in tanto), il sistema di controllo sgraziato farà velocemente calare il vostro desiderio di portare il gioco a compimento (e già che siamo in argomento, non è nemmeno un titolo particolarmente longevo, anzi).

 

Grow Up 3

 

Qualcosa da salvare…

Ok, siamo stati abbastanza cattivi con questo Grow Up. In realtà, qualcosina di buono c’è. Ad esempio, rispetto a Grow Home ci sono delle nuove possibilità di interazione con l’ambiente. Oltre al jetpack, per spostarsi attraverso i vari pianeti BUD potrà contare su un paracadute grazie al quale, prevedibilmente, sarà possibile attutire eventuali cadute (non rare, visto l’imprecisione dei controlli). Ai due sistemi di “navigazione” già citati va ad aggiungersi una sorta di volo controllato, con tanto di spiegamento di ali, per planare dolcemente tra un punto e l’altro del mondo di gioco. BUD, infine, sa ora trasformarsi in una sfera, per rotolare velocemente quando le distanze da compiere sono notevoli. Tutte aggiunte che si integrano in maniera decisamente funzionale nelle meccaniche già viste in Grow Home, risultando piacevoli da utilizzare.

 

Concludendo…

Grow Up, esattamente come il suo predecessore, è apparso in maniera del tutto inaspettata sugli scaffali virtuali di Steam e PlayStation Store (PlayStation 4). I ragazzi di Reflections sono però arrivati, indiscutibilmente, a un punto “morto”: o decideranno di fare le cose sul serio con un eventuale terzo capitolo, curando quindi molto di più la giocabilità e la precisione delle animazioni di BUD, oppure questo curioso esperimento, nato come Tech Demo ed evolutosi(?) come un simpatico puzzle-platform utile a passare qualche ora di svago, non potrà far altro che dirsi definitivamente concluso.

CI PIACE

– Lo stile grafico è interessante

– Rispetto al primo capitolo, sono state aggiunte nuove animazioni e sistemi di navigazione

– BUD, nonostante il gioco manchi di una vera trama, risulta essere un simpatico protagonista

NON CI PIACE

– Tecnicamente non ci siamo proprio

– Esplora, raccogli, esplora, raccogli. Fine.

– Bug in attesa di correzione (sperando che una patch sia sufficiente)

Conclusioni

Grow Up ha qualche spunto interessante, ma poco più. Le meccaniche di gioco avrebbero bisogno di tanto lavoro aggiuntivo per essere sistemate a dovere. Reflections ha già annunciato una patch futura per questo titolo che, come il predecessore, prova a dire qualcosa, ma ci riesce poco e male. Acquistatelo, ma soltanto con un’offerta eclatante. Altrimenti, passate tranquillamente oltre.

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