No Man’s Sky – Recensione

L’hype ci ucciderà tutti

Avete presente quella vocina che, quando la vostra vettura raggiunge vette di lordura che al confronto la cloaca centrale di Calcutta è una clinica svizzera, comincia a sussurrarvi all’orecchio “non la portare all’autolavaggio coglione, che appena esci comincia a piovere fango”?
Ecco, io sono così con l’hype.
Nel momento in cui un prodotto ludico, al di là di qualunque ragionevolezza, comincia a scavarsi una nicchia nel mio cuoricione irsuto, ecco, a quel punto potete essere certi che il videogioco in questione arriverà sul mercato in condizioni tali da spingere il sottoscritto a tentare il suicidio ascoltando a ripetizione un best hit di Gigi D’Alessio.

Quindi vi chiedo scusa, è tutta colpa mia. Nel momento stesso in cui ho cominciato ad auto-alimentare le speranze sulla buona riuscita di No Man’s Sky, subito dopo l’annuncio ufficiale ai VGX del 2013, ho condannato il titolo di Hello Games all’ignominia.

Lezione imparata.

Quando questo pezzo sarà online, andrò a finire i miei giorni come addetto alla rimozione del vomito a bordo di una nave pirata nel Corno d’Africa.

Vi manderò una cartolina.

Nel frattempo, vediamo di capire cos’è andato storto con quello che, probabilmente, è stato uno dei titoli più “preventivamente acclamati” degli ultimi anni.

 

Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?

Le domande chiave dell’umano vivere sono le stesse che vi lambiranno i lobi una volta avviata la vostra avventura in No Man’s Sky. Dopo un presumibile, seppur mai specificato, schianto galattico, vi troverete a vagare sulla superficie di un pianeta “X”, alla ricerca dei materiali necessari per mettere a posto il vostro sgangherato mezzo spaziale e riprendere così il vostro viaggio verso… posti. Queste primissime ore saranno accompagnate da una serie di obbiettivi che serviranno da pretesto per offrire al giocatore una rapida “infarinata” sulle meccaniche base di No Man’s Sky. Al termine di questa fase tutorial (maggiori dettagli nella nostra guida passo passo), sarà uno e uno soltanto l’obbiettivo che vi troverete dinnanzi: raggiungere il centro della galassia.
Nessuna spiegazione, nessun reale motivo, nessun contesto narrativo a giustificare il vostro incedere, niente, nada, nichts.
Vabbé, in fondo, come si suol dire, “non è la destinazione ad essere importante, ma il viaggio”.
Animati da questo spirito pionieristico, passerete le successive ore tra canyon, foreste, ghiacciai, improbabili accostamenti cromatici e viaggi nello spazio profondo. Tutto questo fino a quando il vostro entusiasmo iniziale sarà, lentamente ma inesorabilmente, consumato dal tedio generato dalla continua reiterazione delle stesse identiche meccaniche: raggiungi un nuovo pianeta, fai un rapido tour, raccogli qualche risorsa, cerca miglioramenti per arma, tuta e astronave, e ripeti.
Constatata l’assenza di un reale impianto narrativo, non vi resterà che vagare alla ricerca di paesaggi da screenshot e indizi sulla misteriosa “Via dell’Atlante”, un percorso galattico tracciato da un’altrettanto imperscrutabile civiltà aliena.

 

No Man's Sky

 

In prima battuta non potrete fare a meno di subire la fascinazione dei misteri alieni sparsi in giro per l’infinita galassia creata dai ragazzi di Hello Games, purtroppo però questo sentimento andrà rapidamente scemando, bastonato dalla sostanziale staticità di un universo bello da vedere ma drammaticamente povero di cose da fare. Associare quest’affermazione a una galassia composta da 18 miliardi di miliardi di pianeti potrà sembrarvi un nonsense ma, purtroppo, le azioni che vi troverete a compiere nella prima ora di gioco saranno, di base, le stesse dell’ultima. A cambiare sarà solo la cornice. Dopo la prima decina d’ore passata ad osservare tramonti violacei e campionare abomini procedurali, comincerete a bramare febbrilmente qualcosa di nuovo da fare, accelerando il viaggio verso il centro della galassia nella speranza di trovare una risposta alle vostre – legittime – domande.
Una volta raggiunto il punto in questione, ormai carichi di aspettative metafisiche, non troverete ad aspettarvi niente che valga la pena scoprire, ve lo assicuro. Si tratta dell’ultimo colpo gobbo di un titolo che, ahinoi, è ben lontano dall’essere “l’ultimo gioco che avrete bisogno di comprare” pubblicizzato da Sony.

 

Esplora, sopravvivi, commercia, combatti… annoiati

Nelle settimane immediatamente precedenti al lancio di No Man’s Sky, Hello Games ha pubblicato una serie di trailer dedicati ai diversi aspetti del gameplay del gioco, nello specifico l’esplorazione, il commercio, la sopravvivenza ed il combattimento. Alla prova dei fatti, purtroppo, ciascuna di queste componenti risulta abbozzata e, in gran parte, deludente.

 

Esplorazione

Quella che, senza dubbio, è la componente principale dell’esperienza offerta da No Man’s Sky è, per certi versi, anche la più deludente. Sebbene, infatti, la “super formula” procedurale del titolo fornisca al giocatore una quantità teoricamente infinita di modelli di fauna, flora, caratteristiche geologiche e atmosferiche, e condizioni climatiche, il tutto su pianeti riprodotti in scala 1:1, dopo qualche ora non potrete fare a meno di percepire una fastidiosa sensazione di déja vu legata alla limitatezza degli asset di base (d’altronde il gioco pesa solamente 6 GB).

 

nomans3

 

Tutto questo senza considerare che il design di ogni avamposto, rovina, stazione spaziale e monumento della galassia ha – per le ragioni di cui sopra – la tendenza a ripetersi all’infinito, su ogni pianeta. Tra l’altro non potrete fare a meno di chiedervi come sia possibile che ogni corpo celestre, a prescindere da dimensioni e posizionamento, abbia le medesime caratteristiche gravitazionali. A differenza di quanto lasciato presumere dagli sviluppatori, non potrete realmente esplorare la galassia per intero, dato che lo spostamento tra un sistema e l’altro sarà limitato a “rotaie” da percorrere attivando l’iperguida. Come nota di coda, non aspettatevi di poter utilizzare il vostro strumento laser per “scavare” sotto la superficie planetaria perché… bé, non potete.

 

Sopravvivenza

In No Man’s Sky non avrete alcuna necessità primaria da soddisfare (sete, fame, sonno). Una scelta che se da una parte rende il gameplay più accessibile (in linea col modello “walking simulator”), dall’altra riduce a zero ogni reale urgenza che potrebbe alimentare la componente survival del titolo. L’unica cosa di cui dovrete preoccuparvi è di avere abbastanza risorse per ricaricare gli scudi della vostra “exotuta”, il munizionamento dell’arma\strumento di scavo e il serbatoio del vostro mezzo spaziale. Fine. E considerata la sovrabbondanza delle risorse in questione (plutonio come se piovesse), possiamo tranquillamente escludere dai giochi l’elemento “sopravvivenza”. Quando avrete “craftato” un buon numero di potenziamenti strategici per la vostra exotuta (presto), la componente in discussione diventerà sostanzialmente irrilevante.

 

Commercio

Con una galassia praticamente infinita abitata (?) da una pluralità di specie e culture, era lecito aspettarsi la presenza di un impianto economico corale e coerente, capillarmente interconnesso. La percezione, invece, è che l’economia di No Man’s Sky sia legata ad attribuzioni di valore perlopiù casuali, complice anche l’incredibile “piattezza” archetipica delle diverse razze aliene, ridotte a semplici macchiette statiche (letteralmente, ci saranno 3-4 animazioni in totale). Farmate materiali da vendere (ne troverete in quantità industriali) e avrete soldi da spendere. E questo è tutto.

 

Combattimento

Che si tratti di abbattere sentinelle robotiche e animali ostili sulla superficie di qualche pianeta, o di ingaggiare pirati galattici in scontri casuali e privi di alcun contesto, il combattimento di No Man’s Sky si rivelerà egualmente abbozzato e insoddisfacente. Il gunplay terrestre è afflitto da un sistema di mira approssimativo e macchinoso che comunque, vista la difficoltà estremamente ridotta del titolo, risulterà più che sufficiente ad abbattere ogni minaccia. Il combattimento spaziale ha, di base, gli stessi limiti, ma risulta – fortunatamente – ben più intrigante, grazie ad un maggior livello di sfida e alla multidimensionalità degli scontri.

 

Splendore statico

Considerando la componente procedurale del titolo, va detto che il design “corale” di No Man’s Sky è qualcosa di impressionante. In più di un’occasione il gioco di Hello Games vi lascerà senza parole, rapiti da panorami sorprendentemente evocativi. Peccato però che, in movimento, il gioco perda un’ampia fetta del proprio splendore tecnico, a causa dei pesanti problemi di “texture popping” che affliggono l’esperienza. Non solo assisterete all’apparizione repentina di generose fette di superficie planetaria durante l’esplorazione in volo, ma anche a piedi vedrete continuamente spuntare sezioni di vegetazione a non più di sei metri dalla vostra posizione. Si tratta di un problema che, tra l’altro, colpisce (con le dovute limitazioni) anche la versione PC del gioco. Inoltre ci sentiamo in dovere di ribadire che la limitatezza degli asset di base fa sì, nel giro di qualche ora, vi troverete mettere in discussione la varietà procedurale dell’opera, di fronte all’ennesimo pianeta clone.

 

No Man's Sky

 

Discutibile anche il design dell’interfaccia utente (qualcuno ha detto Destiny?) e la gestione dell’inventario, che permette di accumulare in gruppi risorse organiche e minerali, ma non componenti di altro genere (lastre metalliche, microtessuti, ecc.). Anche il layout dei comandi risulta – specialmente all’inizio – tutt’altro che intuitivo (lo scatto, ad esempio, è associato alla pressione della levetta destra), a fronte di una qualità altalenante del sistema di controllo, spesso impreciso. Non è inoltre chiaro perché gli sviluppatori abbiano aggiunto tante limitazioni al volo planetario (non potete schiantarvi, volare rasoterra, o eccedere con la velocità all’interno dell’atmosfera), bloccando – di fatto – la “creatività” acrobatica dei piloti. Per quanto riguarda il framerate, la versione PS4 vanta una buona stabilità e, con qualche eccezione situazionale, il contatore dei frame a schemo non scenderà mai sotto i 30 fps. Nulla da eccepire sul fronte sonoro, caratterizzato da una sountrack che mescola rock e musica elettronica in un mix fortemente suggestivo che sottolinea perfettamente ogni istante delle vostre peregrinazioni galattiche.

 

Concludendo…

No Man’s Sky era, sin dal principio, un progetto incredibilmente ambizioso, fin troppo per uno studio dalle risorse limitate come quello di Hello Games. Considerando il ridotto contributo budgetario offerto da Sony (che si è occupata esclusivamente di “pompare” il lato marketing), quella del piccolo team statunitense è comunque da considerarsi una vera e propria impresa. Se il titolo fosse arrivato sugli scaffali ad un prezzo inferiore a quello generalmente associato ai prodotti tripla A, probabilmente ora ci troveremmo a fare considerazioni del tutto diverse. Ma così non è stato, e pertanto siamo costretti a valutare No Man’s Sky secondo i canoni del mercato ad alto budget, che condannano il titolo alla mediocrità. Sebbene l’esperienza di No Man’s Sky possa risultare grandiosa – con le dovute limitazioni – per una specifica fascia di pubblico, la superficialità delle meccaniche di gioco (pericolosamente vicino ad un walking simulator) non mancherà di deludere tutti quelli che avevano letto nelle parole del game director Sean Murray la promessa di un titolo “infinito”. Se consideriamo anche i “fraintendimenti” della campagna promozionale (in primis sul fronte multigiocatore), non possiamo che confermare il nostro giudizio su un gioco il cui valore intrinseco, purtroppo, non risulta in linea con l’attuale prezzo di vendita.

CI PIACE

– Interessante e, nelle prime ore, incredibilmente assuefacente

– Alcuni panorami vi lasceranno completamente senza fiato

NON CI PIACE

– La presenza di un texture popping costante danneggia notevolmente l’esperienza

– Meccaniche di gameplay abbozzate e superficiali

– Molto poco da fare dopo le prime ore

Conclusioni

Per i canoni del suo mercato di riferimento – quello tripla A – No Man’s Sky è un titolo che, malgrado l’incredibile potenziale, risulta alla prova dei fatti piuttosto mediocre.

5.5Cyberludus.com
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