Fire Emblem Fates: Conquista – Recensione

Il tredicesimo capitolo di Fire Emblem si fa in due!

Nonostante sia stata molto spesso etichettata come una serie “di nicchia”, Fire Emblem è riuscita – nel corso di più di vent’anni dal suo esordio – a ritagliarsi una fetta di utenza davvero importante, ponendosi come una tra le più iconiche proprietà intellettuali di casa Nintendo.
Approdata nel lontano 1990 su NES, Fire Emblem portò sulla console una ventata di aria fresca per il genere dei JRPG, proponendo meccaniche di gioco che più si avvicinavano a quelle di uno strategico a turni.
Con i capitoli successivi, approdati poi su console portatili come Game Boy Advance, la serie Fire Emblem cominciò ad evolvere il proprio gameplay, cercando di aumentare la propria fan base con meccaniche sempre più varie e immediate.
Dovettero passare ben 14 anni per veder finalmente approdare la serie in Occidente, un periodo mostruosamente lungo considerato il successo che stavano avendo le console Nintendo in territorio europeo. Questo settimo capitolo – che per il mercato europeo venne intitolato semplicemente Fire Emblem – permise a noi occidentali di venire a conoscenza di questa serie incredibilmente profonda e appagante, caratterizzata da un livello di difficoltà piuttosto elevato, a cui si andava ad aggiungere il “perma-death” (che in parole povere significa: se muori, muori) dei personaggi incontrati durante la storia, caratteristica voluta dal team di sviluppo per consentire ai giocatori di affinare le proprie abilità tattiche.
Passata su Gamecube, Wii e Nintendo DS, Fire Emblem giunse – tre anni fa – sull’ultima portatile di casa Nintendo, il 3DS. Con Fire Emblem: Awakening la serie – giunta al tredicesimo capitolo ufficiale – introdusse svariate novità alla formula di gioco originaria, come il supporto allo SpotPass, e un rinnovato sistema di combattimento, più frenetico rispetto al passato e caratterizzato da attacchi concatenati.

Il tredicesimo capitolo, di cui vi andremo a parlare in questo articolo, giunge tra gli scaffali in un modo che, a primo impatto, potrebbe ricordare i giochi dedicati ai Pokémon, ovvero due versioni. Retaggio e Conquista – questo il nome delle due versioni – sono caratterizzate da campagne uniche nella trama e nello stile che presentano, inoltre, due livelli di difficoltà radicalmente diversi. Se da un lato la versione Retaggio si presenta come il capitolo più abbordabile ed immediato, Conquista, di cui vi andremo a parlare più nel dettaglio in questo articolo, offre ai giocatori una campagna più impegnativa, adatta principalmente ai veterani della serie o a chi, per qualche motivo, è alla ricerca di un titolo arduo ma appagante con cui “consumare” il proprio 3DS.

 

Fire Emblem Fates

 

Dopo aver giocato a lungo a Fire Emblem Fates, siamo pronti – come sempre – a fornirvi il nostro responso ufficiale.

Buona lettura!

 

Fire Emblem Fates – due fazioni, una sola scelta

Iniziata una nuova avventura, verremo messi davanti all’editor del personaggio che ci consentirà di decidere sesso, nome e aspetto del nostro alter ego digitale. In Fire Emblem Fates – in entrambe le versioni – vestiremo i panni di un membro della famiglia reale dei Nohr, regno guerrafondaio con una storica rivalità con il vicino reame di Hoshido. Il protagonista, dopo un lungo e tortuoso prologo in cui verremo introdotti alle meccaniche basilari del gioco, si scoprirà in realtà essere il principe dell’Hoshido, rapito alla nascita e cresciuto dalla stirpe dei Nohr. Arrivati ad un punto cruciale della trama di Fire Emblem Fates, per l’esattezza all’inizio del sesto capitolo, al giocatore sarà chiesto di compiere una importante scelta ai fini del proseguimento della storia: aiutare i guerrieri della sua terra di origine a difendersi dall’invasione dei Nohr, oppure schierarsi con questi ultimi, con cui il protagonista ha vissuto per praticamente tutta la vita, per supportare l’avanzata nei territori degli Hoshido.

In realtà la scelta sarà più forzata del previsto a meno che, ovviamente, vi ritroviate in possesso di entrambe le versioni del gioco.

Nel nostro caso, con la versione Conquista, abbiamo intrapreso la tumultuosa via della distruzione, alleandoci dunque con la stirpe reale dei Nohr, l’unica famiglia che il nostro alter ego abbia mai conosciuto. La trama di Fire Emblem Fates: Conquista se la cava tra alti e – alcuni clamorosi – bassi, cadenzati da dialoghi a tratti eccessivamente “banalotti”, risollevati però dall’ottima qualità di certe sequenze animate.

 

Hardcore allo stato puro!

Non giriamoci intorno: la versione Conquista di Fire Emblem Fates è davvero – esageratamente – difficile! Stiamo parlando di una esperienza pensata per i fan sfegatati della saga che, da più di dieci anni, masticano Fire Emblem mattino, pomeriggio e sera.
In Conquista sono state totalmente eliminate le missioni di Scouting, incarichi secondari che, in un modo o nell’altro, ci permettevano a tutti gli effetti di “grindare” negli altri capitoli della serie, permettendo al nostro party di affrontare le missioni storia con una bella spintarella in più.
Fire Emblem Fates
In termini di gameplay nudo e crudo, Fire Emblem Fates: Conquista riparte dall’ottima base proposta dal suo predecessore, Awakening. Sia per quanto riguarda l’interfaccia che le meccaniche del sistema di combattimento, Fates offre la medesima esperienza di Awakening ma con alcune sostanziali differenze che, combinate, caratterizzano ogni versione in maniera unica. Sul fronte combat system, ad esempio, sarà ora possibile accoppiare le unità sul campo di battaglia, facendole quindi “coesistere” all’interno della stessa casella. Le due truppe combinate potranno quindi supportarsi a vicenda, permettendoci di utilizzare doppie unità con statistiche bonus durante gli scontri diretti.

In Fire Emblem Fates abbiamo sicuramente apprezzato la cura rivolta al design delle mappe in cui avranno luogo gli scontri del gioco. Rispetto ai precedenti capitoli, l’interazione con la mappa è stata senza dubbio migliorata. In particolare, alcuni personaggi – controllabili sul campo di battaglia – potranno interagire con elementi chiamati “vene del drago”, vere e proprie “arterie” presenti sul terreno di gioco in grado di cambiare la struttura stessa della mappa, generando fenomeni naturali come la creazione di ponti di roccia o lo scioglimento dei ghiacciai. Le vene di drago, se sfruttate a dovere, potranno ribaltare le sorti di una battaglia, permettendo al giocatore di assumere una posizione di netto vantaggio nei confronti dell’esercito nemico.

Abbiamo apprezzato particolarmente l’implementazione del castello che, in puro stile gestionale, fungerà come un vero e proprio campo base dove cui costruire strutture e gestire le relazioni con gli altri membri del party.
Sul fronte tattico, Fire Emblem Fates: Conquista spingerà al limite le vostre abilità, oltre che la vostra pazienza. Se affrontato con dedizione, il gioco saprà regalarvi un’esperienza unica nel suo genere, per la gioia di ogni fan di vecchia data del titolo Nintendo. Apprezzabile – tantissimo – la possibilità di attivare, e disattivare, la morte permanente dei membri del party, una feature che addolcisce le asperità di un’esperienza di gioco che potrebbe, da un momento all’altro, sfociare nella frustrazione.

 

Grafica e sonoro

Dal punto di vista puramente tecnico, Fire Emblem Fates ripropone quanto di buono visto con il precedente Awakening. Alcuni asset sono stati riciclati ma, in compenso, è stato effettuato un lavoro di pulizia e rifinitura grafica indubbiamente apprezzabile. Il design e gli sprite di alcuni personaggi sono ottimi, a differenza di quelli di altre comparse che risultano alquanto discutibili. Fire Emblem Fates, come il suo predecessore, propone un mix classico tra tridimensionale e bidimensionale che, nel caso di questo capitolo, può essere “switchato” in qualsiasi momento della battaglia con la pressione dei tasti dorsali della console. Il design 3D delle mappe è sicuramente apprezzabile, così come la resa visiva degli scontri, migliorati sul fronte degli effetti e delle animazioni.
Davvero ottima inoltre la cura rivolta alle sequenze animate, curate in maniera eccelsa sia sul versante grafico che su quello sonoro.
Fire Emblem Fates
Da segnalare, inoltre, l’ottima soundtrack del titolo, capace di rendere alla perfezione l’atmosfera “pesante” che si respira durante le sequenze video. Peccato solamente per un doppiaggio – in lingua inglese – drammaticamente poco curato.

 

Concludendo

Fire Emblem Fates: Conquista è un ottima esclusiva targata Nintendo 3DS. Si tratta di un gioco longevo, vario, appagante e incredibilmente arduo per quanto riguarda il livello di sfida, caratteristica che mi obbliga a sconsigliare questo gioco ai neofiti della longeva saga Nintendo. Nel caso vogliate avvicinarvi alla saga, vi consigliamo di procurarvi l’altra versione in commercio, Retaggio, che in definitiva offre un esperienza di gioco più immediata e meno frustrante per il “giocatore medio”.

Fire Emblem Fates: Conquista ci è piaciuto – tanto – e se siete fan di lunga data della saga avete l’obbligo morale di aggiungerlo alla vostra collezione per Nintendo 3DS. Questo titolo rappresenta una tra le esperienze tattiche più complete degli ultimi anni, e nessun appassionato dovrebbe lasciarsela sfuggire.

Acquistate a vostro rischio e pericolo. Io vi ho avvisati!

CI PIACE

– Gameplay tattico profondo e appagante
– Ricco sul fronte contenutistico
– Buon comparto audiovisivo
– Livello di sfida elevato…

NON CI PIACE

– …forse troppo
– Dialoghi a tratti eccessivamente banali
– Alcuni personaggi sono poco ispirati

Conclusioni

Fire Emblem Fates: Conquista porta la serie di Nintendo ad un livello hardcore che solo i fan della serie potranno apprezzare a fondo.

8.5Cyberludus.com
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Mattia Giangrandi
Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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