Shenmue – Ricordi di quotidianità virtuali – Speciale

Oggi mi e’ venuto in mente? Shenmue!

Oggi è una giornata nostalgica per me, non per via di una ricorrenza in particolare o quant’altro. Semplicemente è una tipica giornata autunnale in cui la mia mente ripercorre sommariamente quelle che erano le mie abitudini all’epoca della scuola, quando trascorrevo pomeriggi spensierati al calduccio della mia stanza. Una bella tazza di tè o latte caldo con miele, una manciata di biscotti e le mie avventure partivano da lì. Se poi fuori era freddo e magari pioveva anche, allora era perfetto. Sarà pure per queste mie abitudini pantofolaie se uno dei miei titoli preferiti in assoluto porta il nome di Shenmue.

La quotidianità, infatti, rappresenta un elemento affatto secondario nella bellissima opera di Yu Suzuki: le “abitudini” del buon Ryo riflettevano in modo molto semplice e naturale gli stessi gesti che accomunano un po’ tutti noi nella routine quotidiana, sia dentro che fuori casa. Ecco perché mi sono innamorato sin da subito di Shenmue, ovvero dal momento in cui iniziai ad esplorare per la prima volta la dimora della famiglia Hazuki, stanza per stanza, corridoio per corridoio. Ed ecco perché, di lì a poco, avrei trovato estremamente piacevole il passeggiare liberamente per le strade di Yokosuka; il soffermarmi davanti ad un ristorante all’aperto, lo scambiare due chiacchiere coi passanti, o l’entrare in un negozietto di antiquariato, erano aspetti del gioco che amavo perché mi trasmettevano la passione e la dedizione con le quali era stato realizzato. Il tutto, naturalmente, accompagnato da un forte desiderio di trovarmi davvero in posti simili.

La grandezza delle piccole cose

Insomma, Shenmue è un’opera che mi ha fatto sognare, a partire dalle piccole cose. Penso proprio che siano stati i dettagli a rendere grande un titolo del genere, perché se ora ci soffermassimo a parlare del mero gameplay e delle animazioni, il tutto risulterebbe in parte anacronistico. E’ un’opera che consiglierei effettivamente a pochi. Partiamo dal presupposto che, ad oggi, volendo essere “presuntuosi”, dovrei consigliarlo a chi un Sega Dreamcast proprio non l’ha mai avuto (poiché dubito che i fieri possessori di questa console non abbiano mai giocato a quella che reputo la sua vera Killer Application). Qui il discorso diventa un po’ complicato, perché si tratterebbe di dover spulciare i vari mercatini sparsi per Internet alla ricerca di una console da oltre quattordici anni fuori commercio, che sia completa, in ottime condizioni e perfettamente funzionante. Cosa ancora più difficile risulterebbe poi la ricerca di una copia del gioco in versione PAL, rara oltre che costosa (anche all’asta raggiunge spesso prezzi esorbitanti). Risulterebbe più facile recuperare una copia giapponese, conveniente sì dal punto di vista economico, ma che vi causerebbe delle difficoltà purtroppo oggettive per via della lingua. E il doversi ritrovare a seguire di pari passo una guida, con le traduzioni dal giapponese all’inglese, rischierebbe di trasformare un’esperienza potenzialmente indimenticabile in un qualcosa di frustrante e noioso.

Ebbene oggi vorrei rivolgere il mio pensiero in particolare a chi Shenmue lo ama per ciò che è stato. Non solo perché da qualche mese, almeno ufficialmente, sono cominciati i lavori per il tanto atteso epilogo. Non solo perché il suo annuncio è stato come un fulmine a ciel sereno – diciamocelo, la speranza che un giorno Shenmue potesse ritornare era viva, ma stava rischiando di diventare una piccola biglia pronta a scivolare per sempre nel nostro subconscio (come “Inside Out” ci ha di recente insegnato). L’aver visto quel titolo proiettato così all’improvviso, lì sul palco durante l’ultima conferenza E3 di Sony, mi ha rivoltato all’istante come un calzino. Sono subito riaffiorati i ricordi dormienti: eccomi spaparanzato sul divano della mia stanza, al caldo sotto una sobrissima coperta a quadrettoni rossi e blu, a girovagare per le strade di Hong Kong alla ricerca di informazioni su Lan Di. Ed eccomi ancora di fronte a un passante (un uomo d’affari, un bimbo, una tenera vecchietta o? scegliete voi chi), pronto a congedarlo con un deciso e al contempo malinconico “I see”. Questo è Shenmue per me: ricordi non più vividi ormai – perché di annetti comunque ne sono passati – ma comunque piacevoli rimembranze di vita quotidiana virtuale, tramonti sul mare, viali alberati e personaggi indimenticabili. Ciascuno con una propria storia.

Ammetto, comunque, che in questo momento non ci giocherei per ricominciarlo da capo e rifinirlo, piuttosto, ci giocherei nuovamente per il semplice gusto di ripercorrere qualche viottolo o inserire una monetina in uno dei tanti distributori di “sferette magiche” con la sorpresa dentro. Mi stancherei presto? Credo di sì, ma solo per colpa della TV a tubo catodico che ormai dopo qualche minuto mi provoca fastidio agli occhi. La console però è qui accanto a me, che aspetta solo di essere accesa con dentro il “Disco 1”. Eppure oggi, come faccio di tanto in tanto, potrei anche accontentarmi di prendere le mie copie, sia PAL che “Jappo”, aprirle, soffermarmi sui particolari stampati sui dischi e sfogliarne manuali e inserti pubblicitari. Così, tanto per riassaporare alcuni dei più bei momenti videoludici vissuti durante la mia adolescenza.

Penso a Shenmue non solo per il suo valore videoludico, ma perché semplicemente oggi è un giorno che me lo fa ricordare. In fondo, penso sia doveroso ricordarlo: spesso vedo classifiche sui giochi più apprezzati di sempre, ma raramente vedo riferimenti a questo capolavoro firmato Mr. Yu. Tuttavia penso che l’E3 di quest’anno abbia dimostrato come negli anni, in realtà, Shenmue sia rimasto nel cuore di molti. Però, ecco, non è un capolavoro dal nome altisonante, non certo un nome che tutti conoscono. Mi fa specie che i giocatori già di poco più giovani rispetto a me non ne abbiano mai sentito parlare? Forse sta anche qui la sua “magia”, strettamente legata al destino di una console rimasta ferma nel tempo, incompresa, uscita forse troppo presto e dal fascino (almeno per me) irresistibile.

E ora?

Cosa mi aspetto dal terzo capitolo? Mi aspetto tutto. Pretendo che facciano il capitolo definitivo in tutti i sensi, per bellezza visiva, per poesia, colonna sonora, doppiaggio, storia? Voglio che sia Shenmue, senza alcuna contaminazione esterna. Desidero semplicemente che Shenmue 3 resti un titolo per pochi, che continui a far sentire “unici” i suoi fan.

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