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La passione dell’entomologo

Satoshi Tajiri è un ragazzo giapponese come tanti, nato in quell’imperioso e vitale monumento al progresso che è Tokyo, la capitale del Giappone. La sua passione per gli insetti lo porta a cercare di catturarne quanti più possibile, creandosi una piccola collezione, fino a che la tecnologia non ha reso impraticabile la continuazione di questo suo bizzarro hobby… Spostato l’interesse su videogiochi e trascorso parecchio tempo dentro le sale giochi giapponesi, Satoshi fonda una piccola rivista, Game Freak, insieme ad alcuni amici. Dopo essersi occupati di videogiochi solo a livello giornalistico, i ragazzi di Game Freak decidono di voler fare un passo più avanti… Satoshi finisce, addirittura, per smontare un NES cercando di carpirne i segreti ed impara i rudimenti della programmazione. Game Freak inizia a programmare alcuni giochi e Nintendo è ben felice di pubblicarli sul suo NES, vista la qualità inaspettata dei titoli: tutto questo va avanti fino al 1990… Un giorno, Satoshi vede due ragazzini giocare con un Game Boy e scambiarsi dati attraverso il Game Link: il ragazzo, memore della sua vecchia passione, immagina di vedere degli insetti camminare sul cavo, passando da un Game Boy all’altro… Basta poco per accendere in lui la scintilla della creatività, ponendo le basi di un progetto che si rivelerà stellare, portando Game Freak alla notorietà mondiale grazie al successo di alcuni, piccoli mostri… I “Pocket Monster” o, per come siamo abituati a conoscerli noi, i Pokèmon! Questa retrospettiva vuole esaminare, passo dopo passo, le varie generazioni di Pokemon dal 1999 ad oggi, viaggiando da console a console attraverso i quattro continenti che abbiamo solcato durante le nostre avventura alla ricerca prima di 150 e poi di 493 mostri per completare la nostra collezione!

Conversioni e migliorie: “Pocket Monster Aka” e “Pocket Monster Midori”

Come è giusto che sia, noi europei siamo sempre stati abituati a considerare gli episodi “Versione Blu” e “Versione Rossa” come i primi della serie: beh, non è esattamente così, e c’è poco di cui stupirsi. In realtà le cose sono andate diversamente, molto diversamente: nel 1996, in Giappone, sono stati rilasciati i due giochi che danno il nome a questo paragrafo, “Pocket Monster Aka” e “Pocket Monster Midori”, traducibili grossomodo in “Pokemon Versione Rossa” e “Pokemon Versione Verde”. Questi due giochi avevano già la struttura di base tipica delle versioni nostrane ma godevano di una grafica e di un sonoro di qualità inferiore, oltre ad essere afflitti da diversi glitch o errori di sistema, capaci di procurare al giocatore giapponese più di una grana. Per risolvere questi inghippi è stata prodotta una versione alternativa, “Pocket Monster Ao” (ovvero “Pokemon Versione Blu”), la quale conteneva tutte le migliorie tecniche e le correzioni necessarie per rendere il gioco più stabile, oltre alla completa compatibilità con i titoli precedenti. E’ lo stesso procedimento del quale poi anche noi occidentali siamo stati fatti partecipi tramite gli “aggiornamenti” dei giochi delle generazioni successive. Questi titoli sono arrivati in Europa dopo la comparsa della serie animata (che è, quindi, successiva ai primi veri capitoli di questa serie) e sono stati rimaneggiati per il pubblico occidentale in modo da evitare tutti i problemi che avevano caratterizzato le prime due versioni: è stato preso di peso il comparto tecnico (grafica e sonoro) da “Pocket Monster Ao” ed è stato applicato alla struttura di gioco di “Aka” e “Midori”, i quali mantenevano le stesse liste di differenze per quanto riguarda oggetti e Pokemon selvatici ma condividevano entrambi la stessa qualità tecnica. Queste due versioni, create ex novo, sono state proposte in occidente con il nome di “Pokèmon Versione Rossa” e “Pokemon Versione Blu” e sono state distribuite sulla scia del successo dell’anime, che ormai aveva ottenuto i consensi necessari per garantire un successo anche del suo videogioco, che apparve quindi agli occhi di tutti come un derivato della serie e non come la spinta che l’aveva generata tempo prima.

Stili e mete di un’avventura senza fine

Chiunque abbia giocato, almeno una volta, ad un titolo della serie Pokèmon non potrà che sapere di chi stiamo parlando quando citiamo il Prof. Samuel Oak, uno dei più grandi studiosi di Pokèmon del mondo. Le versioni “Rossa” e “Blu” aprono le danze proprio attraverso questa figura, la quale ci fa le nostre congratulazioni per il fresco ottenimento della nostra licenza di allenatori di Pokèmon. Oak parla come se potesse vederci e, dopo un breve discorso, ci presenta a quello che sarà il nostro simulacro all’interno del gioco: “Questo sei tu!”. Oak ci mostra la nostra riproduzione all’interno del gioco ed è lui stesso a chiederci di immedesimarci in quel piccolo insieme di pixel, destinati a diventare storia. La vicenda di “Pokèmon” verte attorno a un giovane allenatore, pronto a diventare il miglior allenatore di tutto il mondo: prima di poter raggiungere questa meta, però, egli dovrà affrontare un numero incredibile di pericoli che, di continuo, gli sbarrano la strada… Si parte da un rivale spavaldo, per passare agli 8 Capipalestra fino alla conclusione, con la sfida contro i Superquattro, i quattro migliori allenatori di tutto il continente di Kanto. Nel suo peregrinare, il giocatore deve catturare quanti più Pokèmon possibili su un totale di 150, attraverso l’uso di alcuni strumenti particolari, le Poke Ball: ogni piccolo mostro ha un tipo, un potere di attacco e di difesa e la possibilità di diventare una fantastica macchina da guerra; tutte queste variabili sono affidate alla capacità dell’allenatore di allenarlo come si deve. Il gioco si presenta, già se esperito da solo, come uno dei più vasti mai usciti su una console portatile e la possibilità di ottenere determinati Pokemon solo con l’interazione fra una versione e l’altra ha portato a definire uno dei più grandi aspetti di questo piccolo gioiello: un multiplayer vivissimo e particolare, che obbliga il giocatore a socializzare non solo all’interno del gioco attraverso il suo simulacro ma anche e soprattutto con altri giocatori, allo scopo di portare a termine la sua missione e completare il suo Pokèdex. Per la prima volta, un videogioco non ti relazionava con gli altri giocatori solo per scambi di commenti o suggerimenti vari ma implicava una partecipazione attiva di quanta più gente possibile per garantire il risultato ottimale alla fine della lunga avventura. Attorno alle versioni “Rosso” e “Blu” sono nate addirittura alcune leggende metropoli nate, tutte più o meno veritiere: mi preme segnalare, sopra tutte, la questione riguardante il famigerato Pokemon MissingNo, che i giocatori potevano catturare sfruttando un bug all’interno di una particolare sezione di gioco; questo mostro, caratterizzato dal non essere altro che una massa di pixel scomposti, non solo poteva magicamente evolversi in un Kangaskhan ma poteva devastare il salvataggio del giocatore, obbligandolo a rinunciare a tutti gli sforzi fatti solo per togliersi lo sfizio di avere nelle proprie mani il frutto non desiderato di una programmazione che, come del resto è regola per tutti i giochi, ha pur sempre un minimo di falle.

Dalla serie animata, con furore

“Pokèmon Versione Gialla” è il primo, vero gioco della serie ispirato alla serie animata, contrariamente a quanto molti pensarono all’uscita di “Blu” e “Rosso”. Il gioco si caratterizzava come una bizzarra crasi dei due titoli precedenti, offrendo un maggior numero di Pokèmon in una versione unica, una grafica e un sonoro leggermente migliorati (per essere più somiglianti al cartone animato) e una storyline diversa, adeguata alle esigenze della serie che stava spopolando in TV. I protagonisti del gioco ora hanno fattezze molto più simili a quelli del cartone, primi su tutti i membri del Team Rocket (ora comprendente anche Jessie e James e non solo delle comuni reclute). Ma la più grossa rivoluzione, che si riflette anche nel titolo di questa versione, è il cambio del Pokèmon iniziale: invece della comune scelta tra Charmender, Bulbasaur e Squirte, il giocatore poteva scegliere solo di avere un Pikachu (proprio come Ash) e questo Pokèmon non voleva proprio saperne di stare dentro la sua sfera; i richiami agli episodi si sprecano e, spesso, ci si ritrova ad avere a che fare con il piccolo roditore, intento a seguirci per farci comprendere il suo stato d’animo e di salute. Inoltre, la cartuccia integrava un chip sonoro in grado di emulare il verso di Pikachu, seppur con una qualità decisamente scarsa, e di proporlo al giocatore in qualsiasi occasione il topino fulmineo fosse protagonista, indipendentemente che si trattasse di combattimenti o di scene della storia. Sta di fatto che questo “Pokèmon Versione Gialla” ha aperto anche a noi europei la prospettiva di trovarci di fronte a un aggiornamento per ogni generazione, e così è avvenuto fin ad oggi per tutti i titoli che sono scaturiti da questi primi quattro capolavori.

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