Le tinte pastello del grande mare… Cosa è successo a Link?

Ok, è passato un po’ di tempo dall’ultima retrospettiva e me ne scuso… Cerchiamo di recuperare il ritmo facendo un punto della situazione. Eravamo rimasti all’era Nintendo 64 , console che ha offerto ai giocatori due dei migliori titoli in assoluto della serie “The Legend Of Zelda”, ovvero “Ocarina Of Time” e “Majora’s Mask”. Dopo la pubblicazione di quest’ultimo titolo arrivò nei nostri salotti quel piccolo gioiello di potenza malsfruttata che è il Nintendo GameCube: nel nostro paese questa console non ha avuto particolare fortuna , complice la schiacciante rivalità della Playstation 2 di Sony che, al tempo della sua uscita, si era già accalappiata una buona fetta di pubblico, ormai non interessato alle sorridenti ambientazioni dei titoli Nintendo, che finiscono per essere bollati come “giochi per bambini”. Come a rispondere a questa folle affermazione (perché di folle affermazione si tratta), Nintendo fa uscire, a circa due anni dalla comparsa del GameCube, un nuovo episodio della serie “The Legend Of Zelda” dal titolo “The Wind Waker” . I giocatori affezionati non vedevano l’ora di rituffarsi nelle floride terre di Hyrule… Ma si trovarono al cospetto di qualcosa di completamente differente: un Link bambino, tenero e sorridente, un’atmosfera più scanzonata e delle ambientazioni allegre e soleggiate. Era come se Nintendo avesse voluto dare man forte a tutti quelli che la bollavano come produttrice di giochi per i più piccoli. Molti ritennero questa una strana scelta e, come immediato risultato, “The Wind Waker” è stato uno degli episodi più snobbati della serie. Un vero peccato, considerato che si tratta di un titolo che non si discosta minimamente dall’eccellenza degli episodi precedenti. Eh, i pregiudizi…

The Wind Waker. Link in tutta la sua cartoonosa bellezza

Eroi per caso

La brezza del mare ci accompagna nel nostro viaggio fin dal principio… Dopo una lunga introduzione che ci spiega cosa è accaduto ad Hyrule dopo “Ocarina Of Time” (attenzione, non si tratta della trama di “Majora’s Mask” ma di quello che è successo in quella Hyrule dove Link ha sconfitto Ganon prima di tornare indietro nel tempo) la nostra attenzione cade su un ragazzino biondo dai grandi occhi, vestito con un normale abbigliamento blu. Il nome di questo ragazzino è Link. L’Isola Primula è la sua casa, e lì lui vive insieme alla sorella Aril e alla loro gentile nonna! Caso vuole che quello sia proprio il giorno del suo compleanno e che, a quanto pare, le vicende del vecchio Link siano diventate tanto leggendarie da far diventare una tradizione l’indossare, al raggiungimento di una certa età, l a sua caratteristica tunica verde. La nonna di Link ne ha cucita una apposta per lui… Una tunica verde di un materiale caldo e pesante… Dopo un po’ di capricci, Link sceglie di indossarla per fare un piacere all’anziana parente. In quello stesso preciso istante, un gigantesco condor vola sopra l’isola, trasportando una ragazza: si tratta di una piratessa, un vero e proprio maschiaccio, abbronzata, spavalda, molto sicura di sé; il suo nome è Dazel. Dall’incontro tra Dazel e Link prende il via l’avventura di “The Wind Waker“, un lungo peregrinare sul grande mare per arrivare a sconfiggere il Ganon di turno, risvegliatosi appositamente per prendere di nuovo il controllo sul pianeta. Difficile dire che il suo obiettivo sia ancora Hyrule, visto che è completamente sommersa dall’acqua, ma sta di fatto che lui è lì e cerca guai. Chi se non il nuovo eroe per caso può fermarlo? L’atmosfera più spensierata, quindi, si respira fin dalle prime battute. Non ci sono incipit nefasti, niente giochi di oscurità, niente morte e distruzione. Anche il castello del nemico è reso con pacioccona malignità. Tutto questo, comunque, non intacca minimamente il gameplay di questo titolo, che resta ugualmente accattivante come tutti i giochi della serie. La trama segue l’allegria dell’ambientazione, senza nascondere qualche picco interessante, tra i quali va richiamato il più prevedibile colpo di scena mai scritto per una qualsiasi sceneggiatura… E reso ancora più prevedibile nella nostra versione italiana. Vi spiego. Dazel. Credo che molti, leggendo, abbiano già invertito le sillabe e scoperto la verità sul personaggio. Tuttavia, in tutte le altre versioni, il nome della piratessa è Tetra. E’ come se nella nostra versione avessero cercato di rivelare qualcosa, come a volerci rovinare la sorpresa… Perché?

Un mare nella borsa, l’interazione diventa arte

Scrivere questo pezzo mi mette i brividi. Non scherzo. Come già si può notare dalla vecchia recensione, sappiamo già che andare incontro a “Phantom Hourglass” significa andare incontro a un gioco che fa dell’interazione una forma di arte. E non è un parlare per dare aria alla bocca, chiunque abbia senno lo deve ammettere. Dopo i fasti sottovalutati di “The Wind Waker” lo stile zuccheroso e colorato viene ripreso da questo immediato seguito per Nintendo DS. La storia riprende esattamente dove si era conclusa, con Link in viaggio per il grande mare alla ricerca di avventura insieme a Dazel e alla sua ciurma di pirati.

I due vengono attratti da una strana nave fantasma, che finisce per risucchiarli. Link viene svegliato su una spiaggia (richiamo, forse, a “Link’s Awakening”) da una fatina di nome Sciela e, insieme a lei, comincia la sua avventura per il mare alla ricerca dell’amica scomparsa. Altro accompagnatore sarà un marinaio codardo, Linebeck, che fornirà però ai due la nave sulla quale viaggiare, oltre a regalare innumerevoli scene comiche. La personalizzazione della nave è una delle più interessanti aggiunte del titolo rispetto all’episodio precedente, dove la nave parlante Re Drakar restava identica dall’inizio alla fine: Link può collezionare i vari pezzi di diversi set di navi, fino ad arrivare ad ottenere i leggendari pezzi d’oro, che gli permetteranno di costruire il vascello perfetto. Ma la cosa che colpisce di più di questo titolo è come esso sfrutta il touch screen del DS. La console già ci aveva abituato a risultati intriganti e fantasiosi, ma con questo “Phantom Hourglass” Nintendo supera sé stessa, donando al giocatore una vera e propria esperienza di fantasia. Movenze, puzzle, combattimenti, oggetti, possibilità di scrivere sulla mappa come se si avesse di fronte un vero pezzo di carta: tutto è implementato con una cura tale da commuovere il giocatore fino alle lacrime mentre risolve l’enigma di turno o sconfigge un gigantesco boss. Il gameplay viene così reso ancora più solido, trasformando “Phantom Hourglass” in un’esperienza che definire “incredibile” è davvero dir poco. Il solo pensiero che stia per arrivare “Spirit Tracks” e che abbia tante cose in comune con questo “Phantom Hourglass” mi manda in brodo di giuggiole… Attendiamo tutti con ansia…

Un remake, quattro spade e micromondi

L’aspetto biondo fumettoso di Link non è stato utilizzato solo in questi due episodi, nossignore… Sono addirittura tre le altre occasioni dove questo eroe ha solcato le scene videoludiche. La prima fra queste è “Four Swords”: questo gioco nel gioco è stato inserito all’interno della cartuccia per GameBoy Advance contenente il remake di “A Link To The Past”.

Four Swords

“Four Swords” introduceva una nuova meccanica, ovvero il gioco multiplayer: quattro giocatori possono prendere il controllo di quattro Link colorati e guidarli in una vera e propria avventura molto simile a quelle solite per i giocatori singoli. La ricetta ha avuto un discreto successo , tanto che qualche anno dopo Nintendo l’ha riproposta, ampliata e migliorata, su GameCube con “Four Swords Adventures” , titolo da godersi in compagnia degli amici soprattutto grazie al collegamento tra la console portatile GameBoy Advance e il GameCube, unione che permetteva un’esplorazione più curata delle zone di gioco. “The Minish Cap” è l’ultima avventura di Link sulla console portatile a 16-bit Nintendo : nata nuovamente dalla già sperimentata unione di Nintendo e Capcom , si tratta di un’avventura regolamentare che vede il nostro eroe pronto a rimpicciolirsi per correre in aiuto di un minuscolo popolo, con l’aiuto e il supporto del suo cappello parlante… Si, il cappello di Link, in questa occasione, guadagna occhi e becco , ed è pronto a seguire l’eroe con costanza per sostenerlo nel suo viaggio! Un’idea singolare per l’episodio che ha segnato il passo di chiusura per questa incredibile console portatile…

The Minish Cap

Conclusione

Il giocatore, a volte, è come un bambino capriccioso: tu puoi dargli quello che desidera ma se questo nuovo giocattolo non somiglia al precedente allora viene snobbato. Questo è stato il destino di “The Wind Waker” inizialmente, un gioco che non tutti hanno voluto digerire e amare come gli altri solo perchè “diverso”… La sua diversità, però, ha generato tanti di quei titoli imperdibili che è impossibile non chinare la testa, chiedere scusa a Nintendo e rivivere tutte queste avventure dieci, cento, mille volte, con l’espressione sorpresa e stupita di quel Link bambino che è sotto il nostro controllo… Eh, per ora ci siamo divertiti… Ma nella prossima (e ultima) puntata di questa retrospettiva ci sarà ben poco da divertirsi… Entreremo nella parte più oscura di questo universo, con giochi che, probabilmente, non vorreste mai incontrare… “Retro-Spectives – The Legend Of Zelda! – Diffidate dagli sconosciuti!”!

Alessandro “Il Notturno” Perlini

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