The Legend of Zelda: The Wind Waker HD – Recensione

E’ tempo di tornare, in anticipo sui tempi previsti, a respirare l’odore del mare. Perdonatemi ancora la prima persona ma, ve lo dico già, può capitare che ne faccia uso, in questo articolo: è stato un viaggio davvero difficile, entrato spesso in conflitto con le pieghe di quella che è la realtà e con lo spirito di colui che, di fronte a una riproposizione di una bellezza, non sempre aveva le corde giuste per poterla comprendere. Per fortuna Nintendo, in questo, tende a non sbagliare. Ne fa tanti di errori, ne ha fatti tanti nella sua storia recente, ma The Legend of Zelda: The Wind Waker non è storia recente: è storia vera, fatta ma mai finita, della quale troppi, TROPPI pochi hanno potuto fare esperienza a causa della grottesca sfortuna del GameCube, tanto amato e, al contempo, tanto abbandonato sugli scaffali. Un episodio che ha, nel mondo, grandi amici e tremendi nemici, estimatori profondi e avversari agguerriti, senza vie di mezzo. Di norma, o c’è l’amore o c’è l’odio, e odio vero, di quelli convinti. Oggi vi voglio spiegare le ragioni di un’amore difficile, e del perchè The Wind Waker HD può farlo nascere in chi non lo ha mai vissuto e rinascere in chi, invece, ha già attraversato il mare. Anche tante, tante volte.

Un rapimento sbagliato

Il sole bacia le coste dell’isola Primula nel giorno del compleanno di un ragazzino che, piuttosto che festeggiare, preferisce dormire su un’alta piattaforma, luogo dove è possibile osservare meglio l’infinito mare. Mare che pare essere ovunque, come non ci fosse vita oltre all’isola, una terra che nemmeno un cannocchiale può rivelare. Su quell’isola si tramanda la leggenda in un eroe che ha attraversato il tempo per sconfiggere l’incarnazione del male, eroe poi scomparso e che mai ha fatto ritorno: quando i ragazzi raggiungono l’età dell’eroe ricevono in dono una tunica verde, a goliardico ricordo di ciò che raccontano le leggende. Una tunica pesante da indossare, specialmente in un giorno di sole… Come può tutto questo piacere a un ragazzino normale come Link? Con una smorfia, il giovane indossa il pesante indumento… e, dal nulla, un rapace getta una ragazzina bionda nella foresta! Salvata la fanciulla, il rapace decide di cambiare obiettivo e puntare su Aril, sorella di Link… Finisce il compleanno, la festa, finisce il tempo degli auguri: per Link è già il momento di diventare un piccolo eroe, di imbarcarsi con una strampalata ciurma di pirati e di salvare la sorella… Solo, ancora, non sa quale destino nasconda la sua scomoda, rovente e pizzicante tunica verde.

Le novità del viaggio

Chi ha già giocato a The Wind Waker, dieci anni fa, già sa di cosa andrò a parlare, perlomeno in questa prima parte. Tutto il mondo di gioco ruota attorno alla quasi totale assenza di terre emerse, alla sparizione totale di qualsiasi conformazione di grandezza continentale, come se tutto fosse stato avviluppato da un gigantesco acquazzone: l’unico modo per muoversi è prendere le briglie di una nave senziente, il caro vecchio Re Drakar, e partire alla ricerca di tutte le piccole isolette per procedere, mano a mano, nell’avventura. I controlli restano quelli di un tradizionale Zelda: analogico per muoversi, attacchi da eseguire con uno o due tasti e che mutano in movimenti e acrobazie a seconda della direzione e dei nemici, salti automatici e via discorrendo. Grazie al WiiU Gamepad è possibile, oltretutto, avere costantemente a portata di mano tutti gli oggetti del proprio inventario, selezionandoli senza dover mettere in pausa, in maniera simile a Ocarina of Time 3D su Nintendo 3DS, oltre alle comodissime mappe: questo garantisce non solo un aumento del ritmo quanto una maggiore facilità di comprensione del ‘terreno’, rendendo più semplice l’utilizzo dello strumento giusto al momento giusto. Torna anche l’amata bacchetta del vento, con la quale ‘dirigere la realtà’ a seconda delle necessità e delle circostanze, sistemata sulla croce direzionale. La struttura di gioco resta rigorosamente identica all’originale salvo alcuni punti cruciali dove si sono resi necessari alcuni evidenti ma graditissimi miglioramenti: primo su tutti la vela rapida, strumento che non solo permette di viaggiare per mare al doppio della velocità ma che imposta automaticamente la direzione del vento seguendo quella della nave e rendendo ogni viaggio per mare un vero piacere, privo di momenti morti. Seguono, a ruota, altre piccole modifiche: molte animazioni e cinematiche sono state ridotte in durata di alcuni secondi, alcune scene che tendevano a ripetersi ossessivamente hanno luogo solo una volta per ogni accensione (spicca, su tutte, il secondo giro di ‘direzione d’orchestra’ di Link per ogni melodia, completamente assente dopo la prima evocazione) e, inoltre, è possibile consultare le informazioni degli scorfani senza, necessariamente, dover dare di nuovo da mangiare. Sono tutti piccoli ma interessanti accorgimenti che, in maniera quasi subliminale, snelliscono e velocizzano il ritmo di gioco senza togliere nulla al fattore esplorativo e al divertimento che da esso scaturiva e scaturisce. Dalla versione GameCube è cambiato soltanto uno strumento: Radio Tingle, un aggeggino che permetteva la connessione con un GameBoy Advance, è stata soppiantata a favore della Bottiglia Tingle, uno strumento quasi romantico, con la sua capacità di distribuire messaggi in bottiglia alle coste di tutti i giocatori del mondo tramite MiiVerse. Insomma, ci si trova davanti a un mondo dove il giocatore che già conosce l’avventura nella sua forma precedente non si troverà spaesato e quello che, invece, la affronta per la prima volta avrà più di una ragione per non sentire il peso dei piccoli problemi che affliggevano l’opera originale. Per i più smaliziati trova poi posto, fin da subito, la modalità Eroe: nemici più forti e niente cuori da raccattare in giro. Masochista? Forse. Benvenuta? Senza dubbio.

Il primo Eroe umano

Io ho iniziato il mio viaggio nella serie The Legend of Zelda da The Wind Waker e ai tempi sapevo poco di quello che era la storia di Hyrule. Oh, al diavolo, non prendiamo in giro nessuno: salvo qualche cosa letta di sfuggita su Nintendo Rivista Ufficiale non sapevo niente, davvero niente. Ed ero cresciuto con un Super Nintendo, inserito tra un SEGA Master System e una Playstation, preceduti tutti da un Commodore 64: insomma, le baie le avevo visitate un po’ tutte, pensavo di essere un giocatore informato sui fatti minimi, sull’essenziale. Sbagliavo. Negli anni le cose sono cambiate e i percorsi mi hanno portato non solo a rivisitare quasi tutte le avventure hyliane che avevo perso ma anche a comprendere molte più cose di Link e del suo vivere. Perchè non tutti i Link sono uguali e, anzi, citando Andrea Babich, persona con più coscienza di me sull’argomento, "Link deve giocarsi tutto, sempre di più; devono fargli fare cose, e provare cose che non ha mai provato" (ringrazio per la disponibilità e per le chiacchierate più che mai utili): è tutto vero e, a pensarci, questo aspetto di Link emerge, per la prima volta, proprio sull’isola Primula. Questo Link può essere visto come il primo Eroe umano tra i tanti Eroi impersonati nel corso dei nostri infiniti viaggi ad Hyrule: e per la prima volta anche io ho reincontrato le sfaccettature di un Eroe che accetta il suo ruolo senza sorriso, perchè essere senza macchia e senza paura, semplicemente, non è una cosa umana. Riceve la tunica, segue uno sguardo di stizza. Riceve lo scudo, lo sguardo è dispiaciuto, in quanto quello scudo significa abbandonare la propria casa. Guarda la nonna da lontano e non riesce a non salutarla senza tristezza sul volto, tristezza ingigantita al pensiero della sorella rapita: la preoccupazione della sua futura avventura, ancora avvolta nell’ombra, è contaminata dal suo bisogno di una casa… Una casa che sta, letteralmente, abbandonando per essere un eroe. Quotidiano, umano e inconsapevole. Tratti di una normalità eroica che nascono durante questo viaggio in mare e che sono poi maturati nel tempo, fino al picco assoluto toccato in Skyward Sword. Non nascondo che rivivere questa umanità con il volto completamente nuovo dell’alta definizione è stato, passo dopo passo, sempre più esaltante: è vero, il ‘primo’ The Wind Waker è ancora bellissimo e renderlo più bello è senza dubbio un compito arduo. Compito che, a Nintendo, è riuscito in pieno: la luce del sole si staglia e su tutti gli elementi che lo popolano, regalando al tutto un nuovo, meraviglioso tono, espandendo l’orizzonte creando qualcosa che rimane magico, fiabesco, ma che riesce ad assumere una curiosa e realistica concretezza. Cambia anche la musica, non completamente riarrangiata ma risistemata quanto serve per suonare migliore, più affabile, a tratti più epica: tutto sembra meno plastico, più fluido, pur con qualche imperfezione qua e là (quando ci sono milioni di nemici o di sbuffi di fumo il frame rate non è sempre stabile, e di tanto in tanto le texture di un’isola molto, molto lontana possono apparire con un leggero ritardo). Insomma, Nintendo ha preso la sua storia e non ne ha aumentato la risoluzione e basta: Nintendo ha recuperato quanto molti non hanno mai vissuto e lo ha tirato a lucido come si conviene.

Conclusione

Bentornato, giovane eroe. Bentornato, primo bagliore di umano. The Legend of Zelda: The Wind Waker HD forse non è arrivato proprio nel momento migliore ma è, senz’altro, una ragione più che sufficiente per far vivere una delle avventure più toccanti e radiose di tutta la saga a chi non ha avuto modo di farlo dieci anni fa su GameCube. Si viaggia tra lidi sconosciuti, alla ricerca non solo della via migliore per sconfiggere il male ma anche, e soprattutto, della prima umanità di un eroe che, in precedenza, era stato fin troppo perfetto, fin troppo sicuro si sé, anche nei momenti peggiori. Qualche urlo spaventato e qualche espressione contrita, di certo, non bastavano: la leggenda cancellava le macchie e trasformava l’eroe in qualcosa di lontano, inarrivabile. Ora Link va oltre se stesso, diventa sempre di più giocatore in quanto essere umano: impreciso, insicuro, coraggioso e insieme nostalgico. Un Eroe con il quale è più facile relazionarsi perchè più prossimo ai normali comportamenti di ognuno, una personalità che si innesta tra le onde di un viaggio che rivive grazie a un volto nuovo, lucente e brillante. Volete capire come si diventa Eroi umani? Questo è il primo passo. Chiunque non lo abbia mai compiuto non ha davvero scuse per tirarsi indietro. Per gli altri, invece, è un eccellente ripasso di cosa vuol dire essere Eroi senza buttare via un granello del proprio cuore. Tanto di cappello verde.

CI PIACE

– Rimasterizzazione eccellente, sia visiva che, in minima parte, sonora\n- Avere strumenti e mappe a immediata disposizione è comodo ed efficace\n- Grandi e piccole, spesso quasi impercettibili, novità snelliscono e velocizzano tutta l’esperienza\n- Link compie il primo passo verso un’umanità nuova

NON CI PIACE

– L’originale resta, ugualmente, meraviglioso\n- Alcuni tratti sono un po’ troppo semplici

Conclusioni

The Wind Waker HD è il ritorno di un pezzo di storia da pochi conosciuto e da altrettanti pochi gradito fino in fondo. L’alta definizione abbraccia la nuova umanità dell’eroe in tunica verde, il quale rinasce sulle onde del grande mare dopo tante avventure ammantate dalla perfezione. Un viaggio poetico, da vivere per chi non lo ha mai vissuto e da rivivere come fosse la prima volta per tutti gli altri.

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