Elden Ring: Tarnished Edition – L’Interregno portatile di FromSoftware
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Dopo aver conquistato il cuore di milioni di giocatori ormai diversi anni fa, Elden Ring torna oggi sotto i riflettori con una nuova versione pensata per Nintendo Switch 2. Elden Ring: Tarnished Edition porta infatti l’opera di FromSoftware per la prima volta nel mondo delle console Nintendo, mettendo a disposizione non soltanto il gioco base, ma anche l’enorme espansione Shadow of the Erdtree e una serie di contenuti aggiuntivi pensati per questa nuova incarnazione.
Chi ci segue da tempo sa bene quanto abbiamo amato l’avventura originale. Qualche anno fa avevamo dedicato a Elden Ring – e alla sua espansione – una recensione estremamente approfondita, cercando di spiegare per quali motivi l’opera di Hidetaka Miyazaki rappresentasse, a nostro avviso, uno degli esempi più riusciti di videogioco inteso come forma d’arte. Non abbiamo quindi intenzione di tornare a sviscerare nuovamente ogni singolo elemento che rende questo titolo così speciale: tutto ciò che abbiamo scritto allora continua a essere valido anche oggi.
Questa volta, però, c’è una domanda molto più concreta a cui rispondere: come si comporta Elden Ring su Nintendo Switch 2? E, soprattutto, ha ancora senso tornare nell’Interregno dopo averlo già esplorato su PC e console?
La risposta, ve lo anticipiamo, è sì. Con qualche compromesso.
Bentornati nell’Interregno, Senzaluce
La collaborazione con George R. R. Martin aveva rappresentato uno degli elementi più chiacchierati della produzione di Elden Ring, ben prima dell’uscita del gioco. Il risultato finale, tuttavia, non ha modificato in maniera sostanziale il modo di raccontare una storia tipico di FromSoftware, affidandosi ancora una volta a una narrazione frammentaria, criptica e costruita attraverso dialoghi, descrizioni degli oggetti e dettagli ambientali.
Gli eventi di Elden Ring prendono luogo nell’Interregno, a seguito della distruzione dell’Anello Ancestrale. La frantumazione dell’Anello e la successiva guerra tra i semidei hanno gettato il mondo nel caos, mentre il Senzaluce – un essere esiliato dall’Interregno e privato della grazia – viene richiamato al cospetto di un destino che lo porterà ad affrontare alcuni degli esseri più potenti e terrificanti mai concepiti da FromSoftware.
Nel corso del nostro viaggio attraverseremo castelli, paludi, caverne, foreste, città decadenti e immense distese selvagge, seguendo una trama principale che rappresenta soltanto una parte del gigantesco affresco narrativo costruito dallo studio giapponese. Elden Ring continua a essere uno di quei giochi nei quali la semplice esplorazione diventa un atto di scoperta narrativa: dietro una porta apparentemente insignificante può esserci un NPC, un oggetto capace di raccontarci un frammento di storia, una quest secondaria o un nuovo percorso verso una zona completamente diversa.
È anche per questo che, ancora oggi, l’Interregno riesce a sorprendere. Nonostante tutto il tempo trascorso dalla pubblicazione originale, tornare in queste terre conserva quella sensazione di mistero e di meraviglia che pochi altri open world sono riusciti a replicare.
Un “Soulborne” open world che premia l’esplorazione
Dal punto di vista delle meccaniche, Elden Ring continua a rappresentare una perfetta sintesi di quanto FromSoftware aveva costruito negli anni precedenti. Dark Souls, Bloodborne e Sekiro confluiscono in un sistema di combattimento estremamente ricco, capace di adattarsi a un numero impressionante di stili di gioco.
La differenza fondamentale rispetto alle produzioni precedenti è naturalmente rappresentata dalla struttura open world. Una volta superato il tutorial, il giocatore viene catapultato nell’immensa mappa dell’Interregno e lasciato sostanzialmente libero di decidere quale strada percorrere, quale dungeon affrontare e quale boss evitare per il momento.
È proprio qui che il level design di FromSoftware dà il meglio di sé. Esplorare in Elden Ring è quasi sempre una ricompensa in sé: una radura può nascondere un dungeon, una rovina può celare un passaggio sotterraneo, un determinato NPC può aprire una quest completamente nuova e un piccolo dettaglio sullo sfondo può trasformarsi nell’ingresso verso una delle numerose aree secondarie.
A rendere tutto ancora più piacevole contribuisce Torrente, il nostro fedele destriero spettrale, che permette di attraversare rapidamente anche le zone più estese dell’Interregno. I diversi Luoghi di Grazia fanno inoltre da fondamentali punti di riferimento e di viaggio rapido, mentre le Statue di Marika permettono di ridurre considerevolmente il peso delle sconfitte durante i momenti più impegnativi.
Come da tradizione della software house, la morte resta comunque una presenza costante. Morendo perderemo le nostre Rune, che potranno essere recuperate nel punto della nostra scomparsa, a patto di non morire nuovamente prima di averle raccolte. Le Rune sono contemporaneamente esperienza e valuta e possono essere utilizzate per aumentare le statistiche del personaggio oppure acquistare e potenziare il nostro equipaggiamento.
È un sistema semplice, ma ancora oggi tremendamente efficace nel creare quella particolare tensione che caratterizza ogni esplorazione. Anche una lunga passeggiata apparentemente innocua può trasformarsi in una situazione drammatica nel giro di pochi secondi.
Una classe per domarle tutte
Una delle caratteristiche più interessanti di Elden Ring è la libertà concessa nella costruzione del nostro personaggio. La classe iniziale non rappresenta una scelta definitiva, ma soltanto il punto di partenza per una build che possiamo sviluppare nel modo che preferiamo.
Nella Tarnished Edition questa libertà viene ulteriormente ampliata grazie all’introduzione di due nuove classi iniziali: il Cavaliere Pesante e il Cavaliere Idus: la prima si rivolge soprattutto a chi vuole affrontare l’Interregno facendo affidamento sulla forza bruta, sull’equipaggiamento pesante e sulla resistenza agli attacchi avversari. Il cavaliere Idus offre invece un’impostazione più agile, pensata per chi preferisce un combattimento basato sulla mobilità e su un approccio più rapido agli scontri.
Si tratta di aggiunte interessanti soprattutto per chi si appresta a vivere Elden Ring per la prima volta, mentre per i veterani rappresentano un motivo in più per affrontare nuovamente l’avventura cercando di costruire un personaggio completamente diverso dal precedente.
Ed è proprio questo uno dei grandi meriti di Elden Ring: la sensazione di libertà non è mai soltanto apparente. Possiamo iniziare scegliendo una determinata classe e finire per costruire qualcosa di completamente differente rispetto all’idea iniziale, anche grazie alla possibilità di ridistribuire le caratteristiche del nostro personaggio nel corso dell’avventura.
Il sistema di combattimento rimane, ancora oggi, uno dei punti più alti dell’intera produzione FromSoftware. Attacchi leggeri e pesanti, parate, schivate, salti, attacchi aerei, abilità delle armi, magie, incantesimi e meccaniche stealth si combinano in un sistema incredibilmente stratificato.
La possibilità di saltare, in particolare, ha rappresentato una delle aggiunte più importanti rispetto ai precedenti “SoulsBorne“, aprendo la strada a nuove tipologie di attacchi e rendendo possibile sbilanciare più facilmente determinati avversari. A questo si aggiungono le Ceneri di Guerra, che permettono di modificare e personalizzare ulteriormente le caratteristiche delle armi.
E poi ci sono loro: le boss fight.
Ancora oggi rappresentano il vero fiore all’occhiello di Elden Ring. Dai grandi boss legati alla storia fino ai numerosissimi avversari opzionali nascosti nei dungeon, FromSoftware riesce continuamente a mettere il giocatore di fronte a situazioni che richiedono pazienza, osservazione e una conoscenza quasi chirurgica dei pattern di attacco: morire decine di volte contro lo stesso nemico non è un difetto, ma parte integrante dell’esperienza. Ogni sconfitta ci permette di imparare qualcosa, fino al momento in cui finalmente riusciamo a leggere gli attacchi dell’avversario e a trasformare quello che sembrava impossibile in una vittoria.
Shadow of the Erdtree: il secondo viaggio nell’Interregno
La vera differenza rispetto alla versione originale, naturalmente, non si limita ai nuovi contenuti introdotti dalla Tarnished Edition.
Questa edizione comprende infatti anche Shadow of the Erdtree, l’espansione che ha ulteriormente ampliato la mitologia e il gameplay di Elden Ring attraverso una nuova enorme area esplorabile, nuovi personaggi, nuove armi e soprattutto una lunga serie di boss capaci di mettere a dura prova anche i Senzaluce più esperti.
È un’espansione che, per dimensioni e qualità, può tranquillamente essere considerata una vera e propria seconda avventura. Il Regno dell’Ombra offre una struttura diversa rispetto all’Interregno originale, ma conserva intatta la filosofia della produzione: esplorazione, segreti, verticalità e scoperta vengono ancora una volta messi al centro dell’esperienza.
Per chi non ha mai giocato Elden Ring, la presenza di Shadow of the Erdtree rende questa edizione un pacchetto semplicemente enorme. Per chi invece ha già affrontato l’avventura originale e l’espansione su un’altra piattaforma, la questione diventa chiaramente più complessa: qui il valore aggiunto non è tanto la quantità di contenuti, quanto la possibilità di avere l’intera esperienza di Elden Ring sempre con sé.
Ed è proprio questo il vero punto della questione.
Il multiplayer e il regno degli altri Senzaluce
Il comparto online di Elden Ring continua naturalmente a rappresentare una parte importante dell’esperienza.
È possibile evocare altri giocatori per affrontare insieme le situazioni più complicate, utilizzare le password per entrare più facilmente nelle sessioni degli amici, oppure abbandonare il ruolo dell’alleato e invadere il mondo di qualcun altro.
La componente PvP rimane estremamente divertente e, soprattutto nelle mani dei giocatori più esperti, può dar vita a scontri tanto spettacolari quanto imprevedibili.
Rimane però un limite importante: la versione Switch 2 non supporta il cross-play. I giocatori presenti nell’Interregno di questa edizione possono quindi collaborare e combattere esclusivamente con altri utenti Switch 2.
È un peccato per chi avrebbe voluto continuare a giocare con amici che possiedono il titolo su PC o sulle altre console, soprattutto considerando la natura fortemente sociale del sistema online di Elden Ring.
D’altra parte, non crediamo che questo rappresenterà necessariamente un problema sul lungo periodo. Elden Ring continua a essere uno dei giochi più desiderati e giocati dell’ultima generazione e, considerando la quantità di giocatori che possono essere attratti dalla possibilità di affrontarlo per la prima volta su una console portatile, ci sono buone ragioni per aspettarsi una community sufficientemente popolata.
Un miracolo tecnico… con qualche compromesso
Partiamo da una considerazione inevitabile: Elden Ring su Nintendo Switch 2 è un leggero ridimensionamento rispetto alle versioni per PC, PlayStation e Xbox Series X.
Non è una sorpresa e, anzi, ciò che colpisce maggiormente è quanto poco evidente sia questo compromesso durante la maggior parte dell’avventura.
L’Interregno continua a essere enorme, ricchissimo di dettagli e artisticamente straordinario anche sullo schermo di Switch 2. L’atmosfera gotica e malinconica del gioco si trasferisce in maniera sorprendentemente efficace anche in modalità portatile, al punto che le dimensioni più contenute dello schermo non ci hanno impedito di leggere l’ambiente, individuare punti d’interesse o orientarci nella mappa.
Naturalmente qualche differenza rispetto alle versioni più potenti esiste. La qualità di alcuni dettagli, delle texture e della resa generale dell’immagine è inevitabilmente inferiore, mentre i caricamenti possono risultare leggermente più lunghi. Nulla che comprometta realmente l’esperienza, ma differenze che diventano più evidenti mettendo le due versioni una accanto all’altra.
Il discorso è un po’ più delicato per quanto riguarda il frame rate. Elden Ring su Switch 2 offre un’esperienza generalmente molto stabile, ma non restituisce sempre quella fluidità assoluta a cui ci si può abituare giocando sulle piattaforme più performanti. Nella maggior parte delle situazioni il compromesso è assolutamente accettabile, ma durante gli scontri più concitati basta davvero poco per accorgersi che non siamo di fronte alla versione tecnicamente migliore del gioco.
E in un titolo come Elden Ring, anche piccole variazioni possono avere un peso.
Il combat system richiede infatti tempismo e precisione. Una schivata eseguita con una frazione di secondo di ritardo può significare la morte e, proprio per questo, la consistenza della risposta ai comandi e del frame rate assume un’importanza superiore rispetto a quella che avrebbe in un qualunque altro action RPG.
C’è poi un’altra questione specificamente legata all’hardware Nintendo: i Joy-Con di Switch 2 svolgono egregiamente il loro lavoro, ma non offrono la stessa sensazione di precisione e controllo di un controller tradizionale. Il problema si nota soprattutto nella gestione della corsa e nella necessità di dosare con estrema precisione i movimenti durante gli scontri più impegnativi.
In altre parole, giocando in modalità portatile si percepisce una profondità di controllo leggermente inferiore rispetto a un controller standard.
Sia chiaro, anche in questo caso non stiamo parlando di un problema tale da rendere Elden Ring ingiocabile. Abbiamo affrontato tranquillamente boss, dungeon e sezioni avanzate dell’avventura utilizzando i controlli portatili. Tuttavia, quando un gioco costruisce gran parte della propria identità sulla precisione, queste piccole sfumature finiscono inevitabilmente per avere un peso.
Per questo motivo, tra le due modalità di gioco, abbiamo preferito quella portatile proprio per ciò che rappresenta: la possibilità di vivere l’intero Elden Ring ovunque. La resa sullo schermo di Switch 2 è infatti sufficientemente convincente da trasformare quello che potrebbe sembrare un semplice compromesso tecnico in un vero e proprio valore aggiunto.
Se però state già giocando a Elden Ring su PlayStation, Xbox o PC, è difficile sostenere che la versione Switch 2 rappresenti un miglioramento tecnico. In questo caso la scelta dipende quasi esclusivamente dal valore che attribuite alla portabilità: in soldoni la consideriamo una caratteristica sufficiente a giustificare il ritorno nell’Interregno.
Tecnicamente parlando, Switch 2 non può competere con un PC di fascia alta o con le console più potenti sul mercato. Artisticamente, però, Elden Ring rimane Elden Ring.
Il lavoro svolto da FromSoftware sul world building è, ancora oggi, straordinario. L’Interregno continua a essere una delle ambientazioni open world più suggestive mai realizzate, grazie a un’enorme varietà di ambienti, strutture e situazioni capaci di cambiare completamente il tono dell’avventura nel giro di pochi minuti.
È una qualità che emerge ancora più chiaramente quando si gioca in portabilità. Avevamo qualche timore legato alla possibilità che lo schermo più piccolo potesse sacrificare la leggibilità degli elementi ambientali e dei dettagli più importanti, ma durante la nostra prova non abbiamo riscontrato problemi particolari. Castelli in rovina, foreste maledette, gigantesche creature, città dorate e paesaggi completamente deformati dalla follia e dalla corruzione conservano tutta la loro forza visiva.
Il comparto sonoro, come già sottolineato nella nostra recensione originale, continua a essere eccellente, con una colonna sonora capace di accompagnare magistralmente tanto l’esplorazione quanto le boss fight. Il doppiaggio inglese è affiancato da una buona localizzazione testuale italiana.
Concludendo…
È stata una recensione difficile da scrivere.
Da una parte perché Elden Ring è un gioco che abbiamo già analizzato in maniera estremamente approfondita e che continua a rappresentare, per noi, uno dei vertici assoluti raggiunti da FromSoftware. Tutto ciò che abbiamo scritto nella recensione originale continua a essere valido anche oggi: l’incredibile world design, la libertà concessa al giocatore, il combat system, la quantità spropositata di contenuti e quella capacità quasi unica di trasformare la difficoltà in uno strumento per raccontare e costruire l’esperienza.
Dall’altra, perché giudicare negativamente la versione Switch 2 per il semplice fatto di non essere tecnicamente identica alle versioni più potenti significherebbe perdere completamente di vista ciò che rende questa edizione interessante.
Elden Ring: Tarnished Edition non è la versione tecnicamente migliore di Elden Ring. È, però, una delle versioni più affascinanti.
Perché poter attraversare l’Interregno, affrontare Margit durante una pausa dal lavoro, esplorare il Regno dell’Ombra seduti sul divano o semplicemente accendere la console e tornare in sella a Torrente anche dopo anni rappresenta qualcosa che nessuna delle altre versioni può offrire allo stesso modo.
I compromessi ci sono. Un frame rate non sempre impeccabile, qualche dettaglio grafico sacrificato, caricamenti leggermente più lunghi e controlli portatili che non raggiungono la precisione di un controller tradizionale, impediscono a questa conversione di essere tecnicamente inattaccabile.
Ma sono compromessi sorprendentemente piccoli se rapportati alla portata del prodotto che abbiamo di fronto.
Perché il dato più importante è uno solo: questo gigantesco open world, con tutto il suo contenuto originale e con l’enorme espansione Shadow of the Erdtree, gira davvero sulla ibrida Nintendo.
E gira dannatamente bene.
Per chi non ha mai giocato Elden Ring, la Tarnished Edition rappresenta oggi uno dei modi più completi per scoprire il capolavoro di FromSoftware, grazie alla presenza del gioco base, dell’espansione e dei nuovi contenuti dedicati alle classi bonus.
Per chi invece l’Interregno lo conosce già a memoria, la situazione è più semplice: se non vi interessa la portabilità, non c’è un reale motivo per abbandonare la vostra piattaforma di riferimento. Ma se l’idea di avere Elden Ring sempre con voi vi stuzzica anche solo lontanamente, questa è una delle poche versioni che riesce a trasformare un’altra partita in qualcosa di sorprendentemente nuovo.
Un capolavoro rimane un capolavoro, anche quando cambia schermo.
Elden Ring: Tarnished Edition
OTTIMO- Elden Ring resta un capolavoro senza tempo
- Tutti i contenuti del gioco base e di Shadow of the Erdtree inclusi
- Ottima resa grafica anche in modalità portatile
- Complessivamente giocabilissimo
- Portabilità che valorizza enormemente l’esperienza
- Qualche compromesso tecnico rispetto alle altre versioni
- Frame rate, a tratti, non sempre perfettamente stabile
- Tempi di caricamento leggermente più lunghi
- Controlli Joy-Con meno precisi rispetto a un controller tradizionale
- Multiplayer limitato ai giocatori Switch 2, senza cross-play
Elden Ring: Tarnished Edition dimostra ancora una volta l’incredibile solidità dell’opera di FromSoftware, riuscendo a portare l’Interregno e Shadow of the Erdtree su Switch 2 con compromessi tutto sommato contenuti. Non è la versione tecnicamente migliore, ma la possibilità di vivere uno dei più grandi open world degli ultimi anni anche in portabilità è un vantaggio difficile da sottovalutare.












