“Retro-Spectives – Prince Of Persia!” – La maturità del principe immaturo – Parte 10

Il principe racconta…

Sono passati cinque anni dal nefasto sfacelo di “Prince Of Persia 3D”: la presenza di patch e aiuti vari non ha assolutamente migliorato il triste destino di questo titolo, segnato da errori troppo profondi da poter essere dimenticati dai fan di vecchia data di questa serie di avventure orientali… Red Orb Entertainment esce di scena e, dopo molto silenzio, la palla finisce ai piedi di Ubisoft, azienda che vede in quegli anni una nuova, gloriosa rinascita. Il team, precisamente nella sua sezione “Ubisoft Montreal”, all’apice del successo (un successo non ancora sopito), mette in piedi un’avventura 3D Action con alcuni puzzle, non troppo complicati per non spezzare il ritmo di gioco. Il risultato, accolto a gran voce dai videogiocatori estasiati, f u “Prince Of Persia: Le Sabbie Del Tempo” … Tutto è cambiato, il nostro protagonista è, ora, il figlio di un sovrano orientale, un principe combattente che accompagna suo padre nelle guerre, non più un semplice viaggiatore sfortunato. Il nuovo racconto inizia… Beh… Proprio come un racconto: il principe stesso, meditando sul significato del tempo, ci invita ad ascoltare la sua strana storia, pronto ad accompagnarci durante tutta l’avventura. L’attuale visir di corte , nell’ormai consolidato stereotipo della bramosia di potere, suggerisce al principe di prendere con sé uno strano pugnale, capace, a detta sua, di grandi meraviglie… Come immediato risultato di questo gesto immaturo e ingenuo, il principe lancia una maledizione su tutto il suo regno , tramutando tutta la corte e l’esercito in guerrieri di sabbia, pronti ad eliminarlo. Una volta sconfitti i soldati, il principe si accorge che il pugnale, come ad assorbirne la vitalità, recupera la sabbia dei loro cadaveri: questa sabbia può essere utilizzata dal principe per riavvolgere e manipolare il tempo , per evitare morti dolorose o scontri poco graditi. Attorno a questo concept viene costruita tutta la trilogia: ciò che rende interessante questo primo titolo, probabilmente, sono la sua grafica eccellente, gli scenari pieni di fascino e mistero e l’interazione del principe con il giocatore. Per esempio, qualora il principe dovesse morire, mentre vi verrà posta la scelta di continuare o lasciar perdere, egli si può intromettere dicendo “No no, non era andata a finire così… Aspetta, fammi raccontare di nuovo!” e, nel caso voleste abbandonare, il principe tenterebbe di convincerci con un “Sei sicuro di non voler più sentire la mia storia?” . Mai, in tempi recenti, è stata sperimentata una simile interazione fra il protagonista, che racconta sé stesso al giocatore con la semplicità e la franchezza di un amico.

Un inaspettato cambio di tono

Con il secondo episodio della trilogia, “Spirito Guerriero” (traduzione solo relativamente adeguata dall’originale “Warrior Within”, letteralmente “Guerriero Dentro”), i toni cambiano radicalmente . Abbiamo lasciato il principe in un finale stile mille e una notte, con un quasi lieto fine e una situazione parzialmente ristrutturata: nulla però lasciava indizi utili a intuire quello che sarebbe avvenuto successivamente. Oscurità, terrore e voglia di fuggire sono le prerogative di questo secondo, violentissimo episodio: il principe, complice un nuovo look molto dark, è deciso più che mai a voler eliminare le sabbie del tempo dal tempo stesso, in modo tale che queste non vengano mai create e tutto possa ritornare alla normalità. Infatti, l’aver utilizzato le sabbie nel primo episodio ha risvegliato un potente demone, il Dahaka , che ora segue il nostro principe come una maledizione, pronto a divorarlo come un buco nero. Unica possibilità del principe è fuggire attraverso il tempo, fino al ritrovamento dell’imperatrice del tempo, l’unica in grado di ricondurlo abbastanza lontano nel passato per poter evitare la creazione delle sabbie. Il gioco , oltre a un cambio di stile, s ubisce notevoli mutazioni anche nel gameplay : spariscono gli enigmi più complessi e ci si ritrova immersi in un’avventura votata principalmente all’azione, con nuove combo letali, nuove incredibili armi ed evoluzioni fuori dal comune. Restano inalterate, invece, le funzioni delle sabbie del tempo : è stranamente incoerente tutto questo… Se il principe vuole disfarsi delle sabbie, perchè è deciso più che mai ad utilizzarle per compiere il suo scopo… Illogico. “Spirito Guerriero” è il titolo meno apprezzato della trilogia: la sua trama estremamente lineare e i suoi paesaggi confusi lo rendono meno affascinante del suo predecessore, in quanto privato del fascino orientale, di una grafica accattivante, pur nelle sue migliorie, e delle musiche tipiche, sostituite per l’occasione da arroganti note heavy metal. Il principe, inoltre, ha ottenuto per la versione italiana la prestigiosa voce dell’attore Gabriel Garko , che, a dirla tutta, svolge il suo ruolo in maniera, a tratti, mediocre, con più che sporadici toni di apatia.

Una spettacolare doppia identità, fino alla trilogia successiva….

La sconfitta del Dahaka riporta la pace nell’animo del principe… Lui e l’imperatrice del tempo possono ritornare a casa , a Babilonia, e vivere una vita tranquilla… O almeno questo è quello che loro credono… Durante il loro viaggio avvistano la città e si trovano di fronte a uno spettacolo devastante: la città, completamente rasa al suolo, è attaccata da degli strani guerrieri, che rapiscono immediatamente l’imperatrice del tempo, negando la felicità al principe immediatamente dopo averla conquistata con tanta fatica. La situazione deve assolutamente cambiare, e il principe deve indagare per suo conto, combattendo contro questo esercito, fino ad uscire di senno… Nasce così il Dark Prince, un principe oscuro, ombra della vecchia maledizione delle sabbie… Il principe, nei momenti di crisi, perde il lume della ragione e lascia spazio alla sua personalità più crudele e brutale, una personalità che può vivere per poco (il combattere come Dark Prince scatena un processo di assorbimento della vitalità costante), t enuto in vita solo dalle anime delle sue vittime , tranciate della sua spada-frusta e trasformate, nuovamente, in sabbia… “I Due Troni” è l’episodio più epico di tutta la trilogia: oltre a migliorare ulteriormente la grafica e altre raffinatezze tecniche, Ubisoft aggiunge all’azione uno stile di combattimento completamente nuovo, differenziato in tutto e per tutto da quello utilizzato dal principe nel suo stato cosciente. Q uesto titolo chiude con grande dignità una trilogia che è già diventata storia , e che è stata capace di risollevare le sorti di una serie che, soltanto per un tonfo tragico, poteva sembrare spacciata agli occhi dei giocatori di tutto il mondo… L’unico problema è il fatto che Ubisoft non si è accontentata di questi tre singoli episodi… Prima dell’ultimo “Prince Of Persia” , inizio di una nuova trilogia, e dell’episodio per DS “Prince Of Persia: The Fallen King” , sono usciti altri titoli: primo tra questi “Prince Of Persia Revelations” , remake per PSP del secondo episodio della trilogia. Un remake certamente migliore del seguente “Prince Of Persia: Rival Swords” , grottesco remake de “I Due Troni” uscito per Nintendo Wii solo perchè Ubisoft potesse lucrare sul sistema di controllo della console, che al tempo stava compiendo i suoi primi passi. Ultimo titolo da citare è “Battles Of Prince Of Persia” , un discreto GDR a turni per Nintendo DS.

Conclusioni

isulta evidente, mai come in questo caso, che è stato solo grazie a una software house che la serie “Prince Of Persia” ha ricevuto la salvezza dall’oblio. Dopo un inizio leggendario e un tonfo da scordare, Ubisoft crea una trilogia magica e intrigante, simbolo della volontà di un ritorno al passato, adatto anche ai nuovi giocatori che non avevano potuto vivere le avventure precedenti. Lo sviluppo del titolo per tutte le piattaforme è stata una manna dal cielo per la sua diffusione e la sua distribuzione, che hanno sicuramente sostenuto il suo successo fino a far diventare questa trilogia un vero classico della storia del videogioco, nonostante i suoi alti e bassi. Possiamo solo augurarci che la nuova trilogia sia all’altezza delle due precedenti, e che il fascino dell’oriente possa accompagnarci anche in futuro, verso nuove e sempre più appassionanti avventure in compagnia del nostro principe senza nome preferito.

Alessandro “Il Notturno” Perlini

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