Cthulhu: The Cosmic Abyss

Scheda Gioco

Cthulhu: The Cosmic Abyss

Piattaforma

PC
Genere
Adventure
Sviluppatore
Big Bad Wolf Studio
Publisher
nacon
Uscita

16 Aprile 2026

Il Nostro Voto

90/100
OTTIMO


Big Bad Wolf è uno studio francese con sede a Bordeaux, fondato nel 2014 da Fabrice Granger, Thomas Veauclin e Sylvain Sechi, tre veterani dell’industria che hanno costruito la loro identità attorno a una promessa precisa: fare del racconto il cuore pulsante di ogni loro produzione. Il loro debutto, The Council, uscito nel 2018 in forma episodica e pubblicato da Focus Home Interactive, aveva già introdotto una formula originale, innestando meccaniche RPG come sistemi di livellamento e alberi di abilità all’interno di un’avventura grafica misteriosa ambientata nel XVIII secolo. Con Cthulhu: The Cosmic Abyss, pubblicato in collaborazione con Nacon, Big Bad Wolf affronta la sfida più ambiziosa della propria storia: portare su schermo l’orrore cosmico di H.P. Lovecraft, un territorio che il medium videoludico ha esplorato più volte, con risultati alterni. Il titolo lovecraftiano più iconico della storia dei videogiochi rimane probabilmente Call of Cthulhu: Dark Corners of the Earth del 2005-2006, ancora oggi ricordato per la sua fedeltà all’immaginario dello scrittore di Providence e per le meccaniche legate alla follia e alle allucinazioni. La trasposizione ufficiale del racconto è invece Call of Cthulhu di Cyanide Studio del 2018, cui aveva fatto seguito The Sinking City di Frogwares, open world investigativo considerato da molti più riuscito rispetto al primo. Il filone lovecraftiano nei videogiochi ha quindi una storia lunga e discontinua, fatta di grandissimi momenti e di altrettante occasioni mancate. The Cosmic Abyss si propone di fare un passo ulteriore, calando i miti del Solitario di Providence in un setting fantascientifico e sottomarino che nessuno, prima d’ora, aveva mai tentato di esplorare con questa profondità.

Il fondo dell’oceano nasconde qualcosa di più antico del tempo

La storia comincia con Noah, agente dell’Ancile — una divisione segreta di Interpol specializzata in affari occulti — incaricato di indagare sulla scomparsa di Mei, una professoressa di Antropologia di cui si sono perse le tracce da mesi. L’esplorazione della sua abitazione, ridotta a un guscio vuoto e in stato di abbandono, è il prologo di un’esperienza che si fa progressivamente più opprimente: tra le stanze in rovina Noah trova delle pietre di origine ignota, capaci di aprire un portale fatto di materia organica verso un’altra dimensione. Quelle stesse pietre, si scoprirà, hanno una connessione diretta con i ritrovamenti della Ocean I, una corporation impegnata nell’estrazione di risorse dalle profondità del Pacifico, ignara (o forse no) di ciò che ha disturbato nel buio. L’ambientazione è quella di un 2053 in cui le risorse superficiali della Terra si esauriscono e le grandi corporazioni si rivolgono ai fondali oceanici inesplorati, inconsapevoli dell’antico orrore che stanno per risvegliare. Più Noah avanza nella sua indagine, più la sua salute mentale comincia a deteriorarsi: voci, allucinazioni, la sensazione che la realtà stia scivolando oltre i confini della comprensione. Il gioco non si limita a rappresentare la follia come meccanica, la tratta come linguaggio narrativo e la distinzione non è banale. La discesa nelle profondità del Pacifico porta Noah, e il giocatore con lui, a scoprire i resti di una città antica e smisurata, R’lyeh, l’immensa prigione labirintica dove Cthulhu è tenuto prigioniero, una location che, come sottolineato anche dagli stessi sviluppatori, non era mai stata rappresentata in un videogioco con questa ambizione.

Ctulhu: The Cosmic Abyss PC
Noah non sta solo cercando risposte: sta perdendo sé stesso.

Il vero protagonista, in tutto questo, non è Noah ma l’atmosfera: claustrofobica, soffocante, permeata di una solitudine che diventa fisicamente tangibile. Non ci sono jumpscare messi lì a far spaventare banalmente il giocatore, c’è qualcosa di peggio, c’è quella sensazione persistente di sentirsi infinitamente piccoli di fronte a qualcosa che non si riesce nemmeno a nominare. La lotta non è solo per sopravvivere: è per non perdere il senno scavando alla ricerca della verità.

L’indagine come struttura portante

The Cosmic Abyss è un’avventura investigativa in prima persona, e lo è nel senso più classico e rigoroso del termine. La prima scelta che il gioco chiede al giocatore è quella della modalità di gioco: “Investigazione” per chi cerca una sfida più impegnativa e vuole arrovellarsi sugli enigmi senza eccessive facilitazioni, “Esplorazione” per chi privilegia la fruizione narrativa rispetto alla difficoltà dei puzzle. È una scelta sensata, che allarga la platea senza tradire l’identità del prodotto. L’interattività con l’ambiente è selettiva, solo determinati oggetti sono manipolabili, e questo limita in parte la sospensione dell’incredulità tipica delle migliori avventure grafiche, ma rende il ritmo più fluido, evitando le frustrazioni che in altri orizzonti cronologici avremmo definito “da pixel hunting”. Come da tradizione del genere, bisogna consultare note, raccogliere indizi e manipolare oggetti; l’inventario è volutamente limitato a quattro slot, una scelta di design che costringe a ragionare su cosa portare con sé.

Ctulhu: The Cosmic Abyss PC
Architetture impossibili che sfidano la mente prima ancora del corpo.

Il gameplay si regge su tre meccaniche fondamentali che si intrecciano: Key, il companion IA, aiuta Noah a elaborare le prove e a navigare la geometria impossibile di R’lyeh, analizzando gli oggetti e suggerendo connessioni; il sonar permette di localizzare, entro un raggio limitato, oggetti della stessa tipologia, funzionando come una bussola investigativa; e poi c’è la Cripta, il sistema che consente di mettere in relazione gli indizi, trascinarli e collegarli come si farebbe su una bacheca murale esattamente quelle che si vedono nelle serie poliziesche. È il momento più soddisfacente dell’esperienza, quando i tasselli si incastrano e il quadro comincia ad avere senso. Detto questo, la gestione degli oggetti e della Cripta può risultare un po’ macchinosa, e talvolta gli enigmi finiscono per risolversi seguendo lo stesso schema — trova oggetto, scannerizza, usa il sonar, procedi — che dopo alcune ore tende a perdere mordente. Il gioco è anche, e questo va sottolineato, un’esperienza con scelte che contano: i dialoghi e le decisioni plasmano i rapporti con gli altri personaggi e influenzano certi esiti della storia, aggiungendo una dimensione di rigiocabilità che non è puramente cosmetica.

Un Unreal Engine 5 al servizio dell’indicibile

The Cosmic Abyss è realizzato con Unreal Engine 5, e i suoi ambienti sono progettati per sfidare le leggi della fisica, spingendo i confini dello storytelling immersivo. Sul piano tecnico, il titolo si difende bene: gira in modo stabile al massimo del dettaglio anche su configurazioni di fascia media — l’abbiamo provato su un PC con Ryzen 5 3600 e Radeon 6800 senza incontrare problemi di sorta. I modelli dei personaggi convincono, pur non stupendo rispetto ai migliori esponenti della generazione: fanno il loro lavoro senza mai diventare il punto di forza della produzione. Ed è giusto così, perché il punto di forza è altrove. È l’art direction a fare la differenza, e lo fa in modo deciso. Coniugare l’orrore cosmico lovecraftiano con un setting futuristico e subacqueo poteva rivelarsi un azzardo, si rivela invece una delle intuizioni più felici del gioco.

Ctulhu: The Cosmic Abyss PC
Qui sotto, la follia è una risposta razionale.

R’lyeh è stata costruita sulla contraddizione: monumentale e claustrofobica insieme, antica eppure pulsante di energia. Il team ha voluto che il giocatore si sentisse un intruso in qualcosa di sacro e sbagliato. Le architetture impossibili, gli spazi che cambiano percezione mentre li si attraversa, i corridoi che sembrano piegare su sé stessi, tutto questo rende concreta quell’idea lovecraftiana per cui il cervello umano non è attrezzato nemmeno per processare l’esistenza di un terrore così grande. Tra le creature che abitano l’abisso, lo Shoggoth incarna tutto ciò che rende l’horror lovecraftiano così inquietante: una massa di materia mutevole e occhi, mai del tutto visibile, presente a volte solo come ombra o distorsione, mai progettato per essere compreso. Il comparto sonoro non ha momenti particolarmente memorabili, ma sarebbe ingeneroso considerarlo una debolezza: spesso sono i silenzi a costruire il pathos, quei vuoti acustici in cui l’immaginazione del giocatore lavora più efficacemente di qualsiasi stinger orchestrale.

Concludendo…

Cthulhu: The Cosmic Abyss è un gioco che non prova a essere tutto per tutti, e questa è già, di per sé, una virtù rara. Big Bad Wolf porta a compimento il progetto più ambizioso della propria storia con una coerenza di intenti che merita rispetto: sanno cosa vogliono raccontare, sanno come vogliono farlo e, nella grande maggioranza dei casi, ci riescono. L’ambientazione futuristica e subacquea si rivela una scelta vincente, capace di rinnovare un immaginario che rischiava l’ennesima replica degli anni ’20 americani. Le meccaniche investigative funzionano, pur mostrando qualche ripetitività nei pattern degli enigmi, e la storia, con la sua progressiva erosione della sanità mentale del protagonista e le sue ramificazioni narrative, mantiene viva l’attenzione fino ai titoli di coda. Ciò che rimane impresso, però, va oltre la somma delle sue parti: è quella sensazione rara di sentirsi davvero piccoli di fronte a qualcosa di incomprensibile, di non riuscire a trovare parole per quello che si sta guardando sullo schermo. Lovecraft lo avrebbe probabilmente apprezzato. Chi cerca un’avventura horror capace di mettere a disagio nel modo giusto, senza che la violenza gratuita sostituisca l’intelligenza narrativa, troverà in The Cosmic Abyss un’esperienza genuinamente disturbante e questo, a parere di chi vi scrive, è probabilmente il complimento più alto possibile.

Il Nostro Verdetto

Cthulhu: The Cosmic Abyss

OTTIMO
Voto: 90 su 100 — OTTIMO
Pro
  • Art direction ispirata: R’lyeh e il setting subacqueo restituiscono l’orrore cosmico con rara efficacia
  • Narrativa stratificata, con scelte che contano e una gestione della follia come vero strumento narrativo
  • Il sistema Cripta/Key/sonar offre un loop investigativo appagante nei suoi momenti migliori
Contro
  • Gli enigmi talvolta ripetono lo stesso pattern
  • La gestione di oggetti e Cripta risulta a tratti macchinosa
  • Una seconda run potrebbe non dare le stesse sensazioni della prima
Conclusioni

Cthulhu: The Cosmic Abyss è un’avventura investigativa horror in prima persona che porta l’immaginario lovecraftiano in un futuro sottomarino claustrofobico e riuscito. Big Bad Wolf costruisce un’esperienza narrativa solida, dove l’atmosfera oppressiva e la progressiva perdita di senno del protagonista valgono più di qualsiasi jumpscare. Le meccaniche investigative funzionano, pur tradendo qualche ripetitività di fondo. Tecnicamente onesto, artisticamente ispirato, è un titolo che convince soprattutto per la coerenza della sua visione. Non un capolavoro, ma un horror cosmico raro e, per certi versi, necessario.

Piattaforma
PC
Data Recensione
16 aprile 2026
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Paolo Lo Cascio
Studente di "Archeologia e Culture Antiche" all'università di Salerno, passa il suo tempo interessandosi di tante, troppe cose. Nulla però è in confronto della sua passione per i videogiochi, quasi insana. Predilige il gioco su PC, il retrogaming, gli RPG e gli strategici, ma non disdegna tutto il resto, ad esclusione dei simulatori di guida che evita neanche fossero debiti.

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