Elden Ring Nightreign – L’Interregno formato multiplayer
Sono passati circa tre anni dall’uscita di Elden Ring, titolo che già in sede di recensione abbiamo descritto come la summa di tutte le produzioni FromSoftware precedenti: un’opera che racchiudeva le migliori meccaniche di Dark Souls, sposando la frenesia di combattimento di Sekiro e le atmosfere oscure di Bloodborne. Una sorta di “greatest hits” della casa giapponese, capace di confermarsi anche grazie all’ottima espansione Shadow of the Erdtree, uscita lo scorso anno e da noi prontamente premiata come uno dei migliori contenuti aggiuntivi del 2024.
Con Nightreign, oggetto della nostra disamina odierna, il team di Miyazaki ha scelto una direzione del tutto inaspettata: da quella che molti avevano immaginato come una naturale evoluzione o un vero e proprio sequel, ci siamo ritrovati di fronte a un’esclusiva esperienza multiplayer, ambientata in un universo narrativo parallelo a quello del gioco base e dei suoi dintorni. L’annuncio, avvenuto ai The Game Awards dello scorso dicembre, ha subito sollevato più di un sopracciglio tra i fan: una mossa che sembrava sposare le tendenze online della concorrenza più che la tradizionale visione solitaria e “isolazionista” di FromSoftware.
Durante gli ultimi playtest, i timori circa compromissioni dell’identità di Elden Ring si sono fatti più insistenti: lag, bilanciamenti ancora in divenire, e la paura che il gameplay potesse perdere quella profondità tattica e quella cura per il world‑building che hanno reso celebre la saga. Grazie a un codice review per PC cortesemente fornito da Bandai Namco, abbiamo potuto mettere Nightreign sotto la lente d’ingrandimento, spremendo ogni sfaccettatura della sua componente online. Adesso, è giunto il momento di rispondere alla domanda che tormenta tutti: queste preoccupazioni saranno state confermate o spazzate via dalla qualità complessiva del titolo?
Ecco le nostre considerazioni finali.
Un Interregno…diverso
Narrativamente parlando, Elden Ring Nightreign ci trasporta in una versione alternativa dell’Interregno. Dopo la Frammentazione, una “oscurità primordiale” si è abbattuta sul regno, dando origine a un evento cataclismatico noto come Nightrain che ha scatenato piogge perenni e fatto confluire creature mostruose da altre dimensioni. Otto esseri di potere smisurato, noti soltanto con i loro soprannomi e il titolo di Signori della Notte, regnano su queste lande in rovina. In un’interpretazione distorta di Limgrave, gli effetti del cataclisma sono drammaticamente evidenti: il territorio muta ciclicamente in altre dimensioni, sommergendo tutto nel caos più totale. Di conseguenza, il culto di Marika è pressoché scomparso (salvo poche chiese superstiti) e la popolazione ha smesso di venerare sia lei sia l’Elden Ring.
La Rocca della Tavola Rotonda, un tempo baluardo di speranza, è ridotta a un’ombra di sé stessa, fatiscente e in decadenza. Al suo interno si radunano ora i guerrieri conosciuti come Nightfarers, valorosi avventurieri convocati per spezzare la Notte perpetua e affrontare i temibili Signori della Notte nella loro stessa dimora.
La narrazione di Nightreign è sorprendentemente più presente del previsto grazie al sistema delle Rimembranze: frammenti di memoria che si attivano al termine di missioni o dopo l’incontro con un Nightfarer, svelando passo dopo passo i segreti e i legami che uniscono questi guerrieri. In questo modo, il gioco introduce un vero e proprio arco narrativo per ciascun personaggio, abbandonando in parte l’ermetismo tipico di FromSoftware in favore di missioni individuali più strutturate. Duchessa, Guardiano e Selvaggio smettono di essere semplici archetipi di classe e diventano figure a tutto tondo, con un passato, obiettivi e motivazioni propri, molto simili agli NPC meglio riusciti di Elden Ring. Il risultato è un legame più forte con i compagni d’avventura: ogni incarico secondario diventa un’occasione per esplorare temi di perdita, ambizione e redenzione, donando all’esperienza di gioco una nuova profondità emotiva senza tradire del tutto la libertà interpretativa a cui i fan sono abituati.
Il cuore del gioco: le spedizioni
Apprezziamo sinceramente l’idea alla base di Elden Ring Nightreign, che riprende uno dei tratti più amati dei Soulslike — il gioco cooperativo — e lo reinventa in un roguelite adrenalinico, scolpito sulle stesse meccaniche e ritmi serrati di Elden Ring. Pur richiedendo un breve periodo di ambientamento, l’esperienza regala soddisfazioni autentiche… a volte persino a costo di qualche sorriso tirato. FromSoftware ci trascina in un turbine di pura azione attraverso l’Interregno, un percorso forsennato e spietato costellato da una galleria di boss memorabili.
In Nightreign, tre giocatori vengono calati in una mappa spietata, costellata di boss e nemici iconici tratti da Elden Ring. L’obiettivo è semplice: spostarsi freneticamente da uno scontro all’altro, accumulare esperienza e bottino casuale per potenziare al massimo il proprio eroe in vista del duello conclusivo con il Signore della Notte. A imprimere ritmo alla partita è una pioggia letale che avanza dal bordo della mappa, infliggendo danni continui e restringendosi a ondate regolari, capace di mandare in fumo qualsiasi strategia e di falcidiare chi rimane intrappolato nella tempesta. Quando l’area sicura diventa un fazzoletto, si materializzano prima ondate di avversari sempre più agguerriti e poi un boss formidabile. Superata questa doppia prova, la squadra conquista l’accesso al confronto finale col Signore della Notte: un’ultima sfida che può tramutarsi in un trionfo epico – oppure in una definitiva disfatta.
FromSoftware ha saputo tradurre l’esperienza di Elden Ring in un roguelite rapido e coinvolgente: le spedizioni, con il loro ritmo incalzante e la sfida di completare più obiettivi possibile entro il tempo stabilito, tengono costantemente alta la tensione, mentre la casualità degli eventi conferisce a ogni run un gusto di scoperta. Se i duelli contro i boss rimangono il cuore pulsante del gameplay, è nelle battaglie di massa che Nightreign mostra il suo lato più esplosivo: fronteggiare orde di Albinauri, uniti da un’unica barra di salute, regala la stessa epicità di uno “scontro campale”. Questi encounter collettivi spezzano il consueto ritmo “Soulsborne”, offrendo momenti di pura azione cooperativa e contribuendo a rendere ogni partita davvero indimenticabile – non resta che sperare che il team di Miyazaki amplii ulteriormente queste sfide di gruppo: sono infatti proprio gli assalti coordinati a offrire i picchi di adrenalina più intensi in questo vortice di caos notturno.
Otto personaggi in cerca d’autore
In Nightreign si inizia la propria avventura scegliendo tra sei Nightfarer – ciascuno dotato di statistiche e arma iniziali, una abilità che si ricarica in fretta, una Ultimate, una passiva e una particolare maestria in armi che ne definisce il ruolo sul campo. Il Selvaggio è il classico tuttofare: impugna uno spadone e usa un rampino per trascinare sé stesso o i nemici negli scontri ravvicinati, mentre il Guardiano, vero e proprio tank, si distingue per l’uso magistrale dello scudo e per una picchiata esplosiva ad area che, oltre a infliggere danni, ristabilisce i compagni caduti. La Reclusa mette in campo l’arte della magia, rigenerando il proprio mana dai nemici feriti e controllando il flusso dello scontro con incantesimi precisi. Gli specialisti a distanza non mancano: Occhio di Ferro “marca” i bersagli per infliggere colpi potenziati, mentre il Predone porta la guerra in corpo a corpo, evocando con la sua Ultimate una gigantesca lapide che schiaccia interi gruppi di nemici. Chiude il roster di partenza il Giustiziere, maestro di katana capace di ribaltare l’attacco nemico con contrattacchi fulminei, fino a trasformarsi in un massiccio mostro da prima linea. Tra i Nightfarer sbloccabili troviamo poi figure ancora più insolite, come la Rediviva, necromante evocatore di spettri e la Duchessa, le cui abilità fondono incantesimi e combattimento corpo a corpo in un mix sorprendentemente versatile.
In Nightreign gran parte della progressione tra una run e l’altra passa dalle Reliquie, potenziamenti permanenti che si ottengono al termine di ogni partita e di cui si possono equipaggiare fino a tre per volta. Ogni Reliquia, codificata in uno dei quattro colori disponibili, conferisce da uno a tre bonus passivi – dalla rigenerazione di salute agli aumenti di danno, fino a piccoli potenziamenti difensivi o di velocità – ma può anche offrire effetti specifici per ciascun Nightfarer (il Selvaggio guadagna un colpo extra dopo il rampino, la Reclusa rigenera PV aggiuntivi dopo l’Ultimate, e così via). Gli slot per le Reliquie, fissi per ogni personaggio (per esempio il Guardiano dispone di uno slot rosso e due gialli), possono però diventare un limite. Se da un lato la natura casuale dei drop aggiunge brio e varietà, dall’altro finisce per bloccare il senso di crescita a breve termine: non esistono alberi delle abilità da sviluppare né obiettivi di lungo periodo da inseguire oltre alla semplice ricerca della build perfetta.
Questa struttura limita in parte la longevità: dopo aver affrontato più volte i Signori della Notte, il desiderio di tornare in azione si affievolisce, complice la frustrazione di ripetute sconfitte senza ricompense ulteriori. La possibilità di sperimentare ogni ruolo – passando con un clic dal tank più robusto a un Nightfarer agile e letale – mantiene viva la curiosità almeno fino a che la novità delle Reliquie continua a sorprendere.
Concludendo…
In definitiva, Elden Ring Nightreign si conferma un esperimento audace e in gran parte vittorioso: il cuore cooperativo dei Soulsborne, plasmato in un roguelite serrato e imprevedibile, regala scariche di adrenalina e momenti di puro divertimento di gruppo. Le missioni rapide, la pioggia mortale e la varietà di Nightfarer offrono infinite combinazioni tattiche, mentre gli scontri di massa spezzano la consueta solennità di FromSoftware con esplosioni di caos condiviso.
Tuttavia, la progressione a base di Reliquie — pur intrigante nelle prime run — si rivela presto un limite alla longevità: l’assenza di un albero delle abilità o di obiettivi a lungo termine rischia di far perdere slancio all’esperienza una volta esaurita la spinta iniziale. Le partite ripetute possono trasformarsi in un susseguirsi di tentativi frustranti, senza un senso di conquista duraturo.
Se siete pronti a sfidare amici e sconosciuti in corse contro il tempo, godendo di scontri spettacolari e build sempre diverse, Nightreign è un titolo che non potete lasciarvi sfuggire. Chi invece cerca un’avventura interminabile, capace di evolversi con nuovi incentivi e contenuti a lungo termine, potrebbe restare a bocca asciutta.
Elden Ring Nightreign
DISCRETO- Gameplay loop che, una volta ingranato, regala soddasfazioni
- Ottima reinterpretazione multiplayer dell’universo di Elden Ring
- Sistema di eroi ben differenziato e caratterizzato
- Nonostante il palese riciclo di asset, artisticamente rimane validissimo
- Progressione a lungo termine poco gratificante e troppo dipendente dal caso
- Bilanciamento non sempre perfetto tra classi e reliquie
- Ripetitività che può emergere dopo poche ore di gioco
- Esperienza più apprezzabile in cooperativa: da soli perde buona parte del fascino
Elden Ring Nightreign è un esperimento coraggioso che riesce a reinterpretare con intelligenza l’eredità dei Souls in chiave cooperativa e roguelite. Pur con qualche limite nella progressione e nella varietà sul lungo periodo, offre un’esperienza intensa, accessibile e sorprendentemente ricca di atmosfera. Un progetto non perfetto, ma decisamente riuscito per chi cerca emozioni forti da condividere.










