Digimon Story Time Stranger

Scheda Gioco

Digimon Story Time Stranger

Piattaforma
PC
Genere
JRPG
Sviluppatore
Media.Vision Inc.
Publisher
Bandai Namco Entertainment
Uscita
03 Ottobre 2025
PEGI
PEGI 12


Il nostro rapporto con la saga di Digimon affonda le radici in un passato che profuma di nostalgia: l’anime su Italia 1 con quell’iconica sigla, la mitologica “faida” con Pokémon e le prime timide (e spesso malfunzionanti) produzioni videoludiche. Impossibile non pensare a quell’indimenticabile Digimon World per la prima PlayStation: un titolo pieno di difetti tecnici ma capace, nonostante tutto, di regalarci ore di divertimento e ricordi scolpiti nella memoria di chi è cresciuto negli anni ’90.

Detto questo, non ci siamo mai considerati fanatici delle trasposizioni videoludiche di Digimon: al netto delle eccezioni affettive, il panorama dei giochi dedicati alle creature digitali non ci ha mai attirati del tutto. Arriviamo quindi a Digimon Story: Time Stranger con un bagaglio di curiosità più che di esperienza — volevamo capire se questo titolo fosse in grado di proporre qualcosa di nuovo e significativo, se sapesse ritagliarsi uno spazio non banale rispetto all’ombra gigantesca di Pokémon, e soprattutto se fosse solido su gameplay e struttura.

Armati principalmente del nostro Steam Deck (il gioco è targato Verificato — e sì: spoiler, gira davvero bene), ci siamo lanciati in questa nuova avventura nel Mondo Digitale. Time Stranger esce a distanza di otto anni da Digimon Story: Cyber Sleuth, e la domanda che ci siamo posti sin dall’inizio è semplice: dopo tanto tempo, la saga videoludica è riuscita a (digi)evolversi davvero?

Ve ne parliamo un po’ nella nostra recensione…

Obiettivo: impedire la fine del mondo

Dal punto di vista narrativo Digimon Story: Time Stranger riprende il celebre dualismo tra mondo “reale” e mondo digitale. L’inizio è travolgente: eventi concitati e una valanga di informazioni che, letteralmente, ci vengono vomitate addosso. Nelle prime battute abbiamo fatto fatica a capire cosa stesse succedendo intorno a noi, ma col procedere dell’avventura la qualità della scrittura cresce e, pur con alcuni passaggi narrativi strani, il gioco riesce a centrare la sua chiusura.

Si parte scegliendo il sesso del protagonista: siamo un agente di ADAMAS, un’organizzazione segreta che indaga su anomalie nel mondo reale. Nel prologo veniamo spediti a Shinjuku per indagare su fenomeni inspiegabili concentrati attorno al Muro della Speranza, una enorme struttura costruita otto anni prima, dopo una grande esplosione. Scopriremo ben presto che la faccenda coinvolge i Digimon: grazie al Digivice — il dispositivo sviluppato da ADAMAS che converte i dati delle creature e ne permette l’evocazione in battaglia — possiamo chiamarli al nostro fianco.

digimon story screen 1

Il primo passo è scegliere il nostro Digimon iniziale tra un trio di mostriciattoli (vi ricorda qualcosa?): Patamon, DemiDevimon e Gomamon. L’introduzione ciporterà a fare la conoscenza di una ragazza misteriosa, che sembra già conoscerci ma, sfortunatamente, il suo aiuto non basterà ad impedire un’esplosione gigantesca, che oltre a devastare Tokyo, ci trasporterà indietro nel tempo di otto anni, dando inizio alla missione principale. L’obiettivo è semplice e drammatico: impedire a ogni costo il cataclisma che abbiamo visto accadere nel prologo.

La storia principale si sviluppa per circa quarant’ore di gioco e, come abbiamo detto, si dimostra solida: parte confusa e roboante, ma via via più coerente e coinvolgente, costruendo una progressione narrativa che premia la pazienza del giocatore.

D-i-g-i-e-v-o-l-u-z-i-o-n-e-!

Il sistema di combattimento in Time Stranger è quello di un classicissimo JRPG a turni, ma costruito in modo da non limitare mai davvero la nostra libertà strategica. Scendiamo in battaglia con tre Digimon e la sensazione che la squadra sia sempre più grande di quanto appaia, perché alle spalle abbiamo riserve che possiamo mandare dentro senza “perdere” il turno e, di tanto in tanto, un personaggio ospite che si aggiunge come quarto elemento. La possibilità di ricorre a cambi di formazione rapidi quando lo scontro prende una brutta piega, è sicuramente uno degli aspetti che più ci hanno convinto di Time Stranger.

digimon story screen 2

Il ritmo dello scontro si regge sulla velocità dei contendenti e su modificatori che spuntano durante la partita, e quando arriva il nostro turno dobbiamo decidere se partire all’attacco, usare una skill che consuma SP, tenere la posizione o passare la palla a chi è in panchina. Possiamo anche analizzare l’avversario per carpirne le debolezze, tentare la fuga quando la situazione è disperata o usare un oggetto di supporto — ma attenzione: è consentito un solo oggetto per turno, un vincolo piccolo sulla carta che però costringe a scelte interessanti nelle boss fight.

Il “core” gameplay di Digimon Story: Time Stranger è esattamente quello che ci aspettavamo: catturare, allevare e far evolvere i nostri Digimon fino a creare la versione più potente della nostra lineup di battaglia. Detto così suona banale, ma il bello sta nei vari layer che il gioco mette a disposizione: in soldoni, a parte il compagno iniziale che ci viene dato nei minuti inaugurali, praticamente tutti i Digimon si ottengono con la meccanica della “Conversione”. Durante la fase di combattimento il nostro Digivice raccoglie i “dati” dei nemici e, una volta raggiunto il 100%, possiamo creare il Digimon corrispondente – c’è da dire che se decideremo di portare la percentuale fino al 200% otteniamo però statistiche migliori. In soldoni: non c’è niente che non si possa digitalizzare se lo incontriamo sul campo (i boss seguono regole leggermente diverse), quindi conviene pestare il tasto “combatti” spesso, anche con Digimon che già possediamo, perché ogni creatura ha diramazioni evolutive multiple e vale la pena esplorarle tutte.

digimon story screen 3

Detto questo, la digitalizzazione è la via più rapida ma non sempre la più efficiente: la maggior parte dei Digimon parte da stadi inferiori e poi si dirama in tante linee: la gestione della crescita è centrale. Oltre alle statistiche base, ogni Digimon ha mosse innate e slot di abilità ausiliarie personalizzabili: possiamo comprare o trovare skill per plasmare il ruolo della creatura nella squadra. Ci sono anche due slot per l’equipaggiamento, utili per limare resistenze e affinare numeri; come le skill, gli equipaggiamenti si trovano, si acquisiscono nei combattimenti o si comprano. Un’altra colonna del sistema sono attributi ed elementi. Il triangolo Virus–Vaccine–Data è il motore delle sinergie: Virus perde con Vaccine, Vaccine con Data, e Data con Virus. Se sommiamo questo al sistema di elementi (fuoco, ghiaccio ecc.) possiamo raggiungere picchi di danno altissimi — o azzerare del tutto gli attacchi se sbagliamo abbinamenti. Tra le altre cose, ogni Digimon nasce con un temperamento che influisce su quali statistiche crescono più velocemente e, cosa ancora più importante, su quali evoluzioni preferisce. La personalità può cambiare in base al nostro comportamento verso il Digimon (tenendolo in squadra, curandolo, ecc.), perciò anche le riserve possono mutare — seppure più lentamente – questo elemento diventa fondamentale quando si mira a linee evolutive specifiche

La questione handheld

Dal punto di vista tecnico Time Stranger ci ha convinti: la direzione artistica è azzeccata e la transizione tra la Shinjuku del mondo reale e le ambientazioni coloratissime di Iliad funziona alla grande. I modelli dei protagonisti e dei Digimon sono curati e spesso rimangono impressi per dettagli e design. Ci siamo goduti con piacere i panorama digitali che, specie nelle ore più esplorative, riescono a restituire quell’impatto fiabesco e un po’ malinconico che ci si aspetta da un mondo digitale. Qualche sbavatura tecnica esiste — niente di drammatico — ma è giusto segnalarla: in altri report si parla di lievi stuttering, mentre noi giocando su PC e sul nostro Steam Deck (con il bollino Verificato di Steam) non abbiamo avuto intoppi importanti: tutto scorre fluido e l’esperienza portatile è solida.

digimon story screen 4

La colonna sonora è una delle carte vincenti: Masafumi Takeda mette a disposizione temi che calzano a pennello sulle situazioni, alternando pezzi evocativi a brani più incalzanti per i momenti d’azione. Il doppiaggio giapponese è di ottimo livello e aggiunge ulteriore spessore emotivo alle scene più cariche – gli effetti sonori delle evocazioni e degli attacchi dei Digimon completano il quadro, spesso con effetti sonori che fanno “sentire” il colpo quando arriva.

Sull’altro fronte, la localizzazione italiana mostra il fianco: a volte i sottotitoli hanno impaginazioni goffe a causa della lunghezza delle frasi e non mancano refusi o errori di battitura che speriamo vengano sistemati con una patch.

Concludendo…

Digimon Story: Time Stranger ci ha convinti più di quanto pensassimo: la storia parte confusa ma sale di tono, il sistema di crescita e digievoluzione è profondo senza essere punitivo e i combattimenti, pur classici, offrono scelte tattiche reali. Sul piano tecnico e artistico il gioco è spesso piacevole — Iliad è ben caratterizzato e la colonna sonora regala momenti azzeccati — e giocandolo su Steam Deck l’esperienza risulta fluida, dall’inizio alla fine. Le pecche ci sono: la localizzazione italiana necessita di ritocchi e alcuni menu, come il DigiFarm, avrebbero bisogno di più chiarezza. Se avete una quarantina di ore da dedicare e vi piacciono i JRPG a turni e siete rimasti “scottati” dalle ultime iterazioni videoludiche di Game Freak, qui troverete un ottimo compromesso tra nostalgia e modernità: non perfetto, ma decisamente raccomandabile.

Il Nostro Verdetto

Digimon Story: Time Stranger

OTTIMO
85
Pro
  • Storia in crescita che passa da un incipit confuso a momenti davvero coinvolgenti
  • Loop di crescita e Digievoluzione profondo e personalizzabile
  • Combattimenti a turni solidi, con svariete scelte tattiche
  • Direzione artistica di Iliad ispirata e modelli curati
  • Numerose attività secondarie e minigiochi che aggiungono varietà
Contro
  • Inizio soverchiante di informazioni che può disorientare
  • Alcuni menu poco pratici
  • Rischio di ripetitività se non si cercano le sfide più complesse
  • Alcune digievoluzioni richiedono molto grinding e gestione minuziosa
Conclusioni

Digimon Story: Time Stranger è probabilmente una delle iterazioni videoludiche dedicate al franchise più riuscite: la storia è un crescendo continuo, il sistema di crescita ed evoluzione è profondo e appagante, e le battaglie funzionano quando si vuole ragionare su sinergie e tempismi. Tecnicamente e artisticamente il gioco regge bene: Iliad ha personalità, la colonna sonora parla chiaro e su PC e sul nostro Steam Deck tutto gira senza intoppi. Se avete tempo da dedicarci (contate una quarantina d’ore per la main), amate i JRPG a turni o siete curiosi di affacciarvi, per la prima volta, nell’universo dei Digimon, qui trovate un ottimo punto d’ingresso: non perfetto, ma divertente e spesso appagante.

Piattaforma
PC
Data Recensione
16 ottobre 2025
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Mattia Giangrandi
Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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