Silent Hill f

Scheda Gioco

Silent Hill f

Piattaforma
PC
Genere
Survival Horror
Sviluppatore
NeoBards Entertainment Ltd.
Publisher
Konami
Uscita
25 Settembre 2025
PEGI
PEGI 18


Konami è ufficialmente tornata. Dopo anni in cui la casa giapponese sembrava aver perso la bussola — tra pachinko, il rebranding di PES e un divorzio da Hideo Kojima tutt’altro che indolore che ha portato alla cancellazione di progetti promettenti — negli ultimi due anni qualcosa è cambiato: il remake di Silent Hill 2 ha acceso una scintilla, mentre l’operazione su Metal Gear Solid 3 ha dimostrato una cura del restauro rara nel panorama dei remake.

Queste mosse non sono casuali: Konami sta cercando di riguadagnare il suo pubblico puntando forte su due tra le sue proprietà più iconiche, Silent Hill e Metal Gear. Ed è in questo stesso slancio che arriva Silent Hill f, il nuovo capitolo della saga survival horror. Stavolta la serie si allontana dalla cittadina americana che le ha dato il nome e ci immerge in un Giappone dei primi anni ’60 — un’ambientazione tanto affascinante quanto rischiosa, perché richiede di reinventare l’identità della serie senza tradirne l’anima.

Il risultato? Tra meccaniche di gameplay audaci e nodi narrativi delicati, Silent Hill f prova a portare più in alto il nome che porta. Nelle righe che seguono vedremo se questa ambizione si traduce in un ritorno convincente per la saga — o in un tentativo che, pur coraggioso, inciampa nel confronto con il passato. Scopriamolo insieme.

Ah shit, here we go again…

Silent Hill f adotta un approccio narrativo vicino a quello del celebre secondo capitolo: la protagonista, Hinako, ci viene introdotta con una sequenza d’apertura che la ritrae mentre litiga con il padre, alcolizzato e violento, dentro la loro casa. In cerca di conforto esce e si dirige dal suo migliore amico Shu — che chiama “compagno” per via di un gioco spaziale che i due coltivano fin dall’infanzia — e, dopo averci presentato l’intero gruppo di amici, assistiamo all’arrivo della nebbia sulla cittadina e alla comparsa di vaste distese di fiori rossi, elementi che si riveleranno centrali nel dualismo dei due mondi tipico della saga.

Ben presto appare chiaro che Silent Hill f è soprattutto un viaggio: un’immersione nei ricordi e nella psiche di Hinako. Come in Silent Hill 2, il gioco fa largo uso di simbolismi per raccontare il trauma e le ferite del suo passato, ed è proprio questa ricchezza metaforica uno dei suoi punti di forza. Il titolo affronta temi coraggiosi — in particolare il ruolo e le pressioni sulle donne nella cultura giapponese — ma lo fa con misura e coerenza: non ricorre a soluzioni facili né a slogan “manieristici”, né sfrutta un’angolazione “pro-femminista” di comodo per ottenere approvazione. Al contrario, costruisce la sua lettura con profondità, rispetto e senso narrativo.

silent hill f screen 1

Per completare il primo playthrough di Silent Hill f serviranno circa una decina di ore, anche se il gioco è pensato per essere rigiocato più volte: la rigiocabilità è uno dei suoi punti cardine: ci sono finali multipli, un New Game+ che altera la storia introducendo contenuti inediti, e numerosi documenti nascosti da scovare. Questi elementi non sono solo aggiunte cosmetiche, ma fanno parte di un disegno più ampio che spinge il giocatore a ripercorrere l’esperienza per ricomporre i frammenti della trama. Ogni finale offre una prospettiva diversa sugli eventi e, fra scoperte documentarie e percorsi alternativi, la narrazione si arricchisce progressivamente: per capire davvero Silent Hill f probabilmente dovrete completarlo più di una volta.

Dark Hill?

Nonostante la firma illustre della sceneggiatura — Ryukishi07, una delle penne più autorevoli del panorama nipponico delle visual novel — e il ritorno alle musiche del maestro Akira Yamaoka, pad alla mano Silent Hill f fatica a brillare come ci si potrebbe aspettare. Sul piano tecnico e artistico le sequenze video e la colonna sonora sono di alto livello, ma l’esperienza di gioco complessiva non sempre gioca a favore del titolo.

silent hill f screen 2

L’impostazione iniziale ricorda il remake di Silent Hill 2: telecamera in terza persona che mette in risalto la protagonista, i suoi movimenti e l’ambiente circostante. L’esplorazione è spesso lineare, tuttavia la raccolta di oggetti e di materiali extra offre frequenti possibilità di deviazione dai percorsi principali, incentivando la curiosità del giocatore.

Se dai filmati promozionali sembrava che il combat system tendesse verso lo stile dei souls-like, il prodotto finale prende una strada diversa. Elementi come la presenza massiccia di nemici in certe aree, la barra della stamina e i meccanismi di counter possono far pensare a un approccio più action, ma nella pratica il gioco mantiene saldi i cardini del survival horror: la componente esplorativa resta centrale, i puzzle ambientali sono curati e il ritmo privilegia spesso tensione e atmosfera rispetto allo scontro continuo.

Nonostante il sistema di base sulla carta regga, nella pratica Silent Hill f soffre di diversi squilibri che minano l’esperienza complessiva — prima fra tutti il ritmo. Il gioco infatti gioca su due anime ben distinte: quella “cerebrale”, onirica e labirintica, in cui l’ambientazione si trasforma in un intreccio di enigmi e aree ostili sovraccariche di nemici; e quella “reale”, più equilibrata e tradizionale, dove l’esplorazione mantiene il giusto respiro ma gli scontri intervengono con prepotenza.

silent hill f screen 3

Il problema nasce quando queste due anime si scontrano: nella parte onirica la sovrabbondanza di puzzle e creature moleste crea momenti di tensione efficace, ma qui le meccaniche di combattimento rivelano limiti tecnici e di design. Il combat system all’arma bianca è spesso macchinoso — armi che si deteriorano, schivate imprecise, sistemi di counter poco coerenti — e tutto questo spezza l’atmosfera. In più, la presenza eccessiva di nemici in aree dove il ritmo richiederebbe respiro narrativo finisce per trasformare l’esperienza in una serie di scontri ripetitivi. Il risultato è paradossale: Hinako, che dovrebbe apparire fragile e sopraffatta in un mondo ostile, talvolta acquisisce una sensazione quasi “eroica” che smorza l’orrore e l’impotenza che dovrebbero invece caratterizzare il survival horror.

Unreal Engine 5 non ti temo

Tecnicamente parlando, Silent Hill f esce con la promozione a pieni voti. Il gioco sfrutta con competenza l’Unreal Engine 5 e, cosa sorprendente per un titolo così ambizioso, evita molti dei problemi tipici associati al motore: non abbiamo riscontrato fenomeni di stuttering o cali di fluidità evidenti.

L’ambientazione è uno dei punti forti: il villaggio rurale pensato da Konami è ricco di dettagli e ben differenziato tra le diverse aree, con un’ottima gestione di luci, ombre ed effetti atmosferici — la nebbia, in particolare, è resa con grande cura e contribuisce in modo decisivo all’atmosfera. Anche il character design è curato: Hinako e i comprimari risultano espressivi e ben animati, con animazioni facciali che aiutano l’immedesimazione nei momenti più emotivi.

silent hill f screen 4

Dal punto di vista sonoro il titolo è eccellente: il sound design lavora in sinergia con la regia delle scene e con la musica di Akira Yamaoka, il cui ritorno si sente e valorizza l’esperienza complessiva. Infine, su PC segnaliamo un supporto solido alle risoluzioni ultrawide e un’ottimizzazione generale che appare priva di sbavature, rendendo l’esperienza fluida e godibile anche su configurazioni diverse.

Concludendo…

Silent Hill f è un lavoro ambizioso che sa essere, allo stesso tempo, familiare e coraggioso. Konami gioca le sue carte migliori — una sceneggiatura firmata Ryukishi07, il ritorno di Akira Yamaoka, un uso sapiente dell’Unreal Engine 5 — e il risultato, sul piano narrativo e atmosferico, è spesso potente: il viaggio nella psiche di Hinako, il simbolismo intessuto nelle ambientazioni e la resa visiva del villaggio rurale funzionano davvero. La rigiocabilità e i finali multipli aggiungono poi valore alla proposta, invitando a scavare più a fondo nei significati del racconto.

Detto questo, il gioco non è esente da difetti: il ritmo a tratti zoppicante, lo sbilanciamento tra le due anime del mondo di gioco e un combat system macchinoso riducono l’impatto emotivo in alcune sequenze. Queste imperfezioni non rovinano più di tanto l’esperienza complessiva, ma impediscono a Silent Hill f di raggiungere quel livello qualitativo che ci si potrebbe aspettare da un ritorno così importante. Chi cerca soprattutto atmosfera, simbolismo e una storia ben scritta troverà pane per i propri denti, chi invece dà priorità a un sistema di combattimento levigato o a un ritmo costantemente serrato potrebbe rimanere parzialmente deluso.

Il Nostro Verdetto

Silent Hill f

OTTIMO
80
Pro
  • Atmosfera viscerale e regia che colpisce sul piano emotivo
  • Colonna sonora e sound design che esaltano tensione e pathos
  • Ottima resa tecnica su PC e Xbox Series X
  • Sceneggiatura intensa e stratificata firmata Ryukishi07
Contro
  • Ritmo diseguale che interrompe l’immersione in più punti
  • Combat system goffo e poco coerente con il tono del gioco
  • Sovrabbondanza di nemici in aree che richiederebbero respiro narrativo
  • Squilibri tra mondo reale e onirico che talvolta confondono il tono generale
Conclusioni

Silent Hill f è un ritorno ambizioso e spesso toccante, sostenuto da scrittura, musica e atmosfera di alto livello. Vale la pena giocarlo soprattutto per gli appassionati della saga, pur tenendo a mente qualche inciampo nel ritmo e nel gameplay.

Piattaforma
PC
Data Recensione
15/10/2025
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Mattia Giangrandi
Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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