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Chiude il sipario, si accendono i riflettori: la scorsa settimana Nintendo ha finalmente mostrato al mondo la sua prossima, attesissima evoluzione. Il Nintendo Direct dedicato a Switch 2 ha catalizzato l’attenzione di fan e addetti ai lavori, promettendo rivoluzioni e rilanciando la sfida nel panorama console. Noi, però, abbiamo deciso di non farci trascinare dall’entusiasmo del momento: niente giudizi affrettati, solo analisi a mente fredda. Perché sì, le novità ci sono state — e sono tante — ma è nel day after che si è consumato il vero colpo di scena. Non tanto nei trailer o nelle specifiche tecniche, quanto nel terreno più scivoloso: il prezzo dei giochi, una miccia che ha incendiato forum, social e redazioni con un dibattito che, a quanto pare, è solo all’inizio.

Vogliamo quindi iniziare questo editoriale con uno sguardo lucido e bilanciato, analizzando i pro e contro di una conferenza che, senza dubbio, ha lasciato il segno — seppur non sempre per le ragioni più ovvie. Non entreremo troppo nei dettagli tecnici o nei frame al secondo, ma ci concentreremo su ciò che davvero ha fatto parlare: le scelte di Nintendo, le sue ambizioni e le inevitabili controversie.

Perché sì, ci sono stati momenti che ci hanno letteralmente colpito. In primis le due IP che, salvo sorprese, accompagneranno il lancio della console: Mario Kart World, un titolo che promette scintille e che, con il suo prezzo MSRP per la versione fisica, rischia di innescare un effetto valanga sul costo dei videogiochi nel futuro prossimo. E poi Donkey Kong Bananza, nuova iterazione di uno dei personaggi più amati della grande N, che torna con un’energia sorprendente e un concept rinnovato, pronto a riconquistare vecchi fan e nuovi giocatori.

E sarebbe un errore non soffermarsi anche sul fronte third party, dove spicca — e non poco — la bomba sganciata da FromSoftware: The Duskbloods. Una nuova IP che odora di eredità soulslike, ma che prova a raccontare qualcosa di nuovo, tra nostalgia e ambizione.

Ma andiamo con ordine…

I giochi ci sono…

In primis, è Mario Kart World a prendere il volante e a lanciare un messaggio chiaro: continuità, sì, ma con ambizione. Nintendo ha deciso di aprire la nuova era Switch 2 con un titolo che, per certi versi, chiude simbolicamente un cerchio lungo oltre 11 anni. Perché sì, è bene ricordarlo: Mario Kart 8 Deluxe, acclamato gioco di lancio della prima Switch, non era altro che il porting (seppur eccellente) della versione Wii U, console dalla sfortunata parabola commerciale e poco diffusa tra i giocatori.

Mario Kart World rappresenta dunque il primo vero nuovo capitolo della serie da oltre un decennio, e lo fa rimanendo fedele a sé stesso. Il gameplay è, almeno a prima vista, in piena continuità con quanto di buono fatto finora: frenetico, accessibile ma profondo, solido e dannatamente divertente. Sul fronte tecnico, il salto generazionale è visibile ma non clamoroso: texture più definite, effetti particellari più ricchi, una modellazione poligonale più curata, ma non aspettatevi il colpo d’occhio da “nuova generazione” a cui ci hanno abituato altri sistemi. D’altra parte, Mario Kart 8 resta uno di quei rari titoli capaci di stupire ancora oggi, nonostante fosse ancorato a un hardware già arretrato al momento del lancio della prima Switch.

L’impressione generale è quella di un’evoluzione calibrata, che non vuole stravolgere una formula che funziona, ma piuttosto rifinirla, potenziarla, espanderla. In questo senso, la vera novità — e anche la principale incognita — è rappresentata dalla tanto chiacchierata modalità open world, che consente ai giocatori di esplorare ambientazioni interconnesse alla guida dei loro kart. Una sorta di Forza Horizon in salsa Regno dei Funghi, che potrebbe aprire scenari inediti per la serie.

mario kart world screen editoriale scaled

Ma qui le domande si moltiplicano: sarà una semplice mappa esplorabile, riempita di collezionabili e scorciatoie, oppure proporrà attività secondarie, mini-giochi, gare estemporanee, magari modalità co-op da condividere con gli amici? Nintendo, al solito, ha lasciato intendere molto e detto poco. E proprio per questo, l’attesa si carica ora di aspettative e interrogativi.

Donkey Kong Bananza è quello che ci piace definire il titolo “quasi” di lancio. Non sarà infatti disponibile day one, ma arriverà sugli scaffali circa un mese dopo l’uscita di Switch 2. Una scelta curiosa, se vogliamo, che rompe la classica dinamica del lancio congiunto console-gioco di punta, ma che — strategicamente parlando — potrebbe rivelarsi intelligente. Così facendo, Nintendo si garantisce una finestra di rilascio più ordinata, evitando l’effetto “tutto e subito” e spalmandone l’offerta in modo più regolare lungo il primo anno di vita della console.

Tornando al gioco, Bananza segna un ritorno attesissimo, considerando che la serie principale di Donkey Kong mancava all’appello da fin troppo tempo. E lo fa con una scelta di rottura: addio ai (pur ottimi) schemi da platform 2.5D che abbiamo visto fino a poco fa, ad esempio nella remastered di Donkey Kong Country Returns HD, e benvenuto a un approccio completamente tridimensionale, che sembra ispirarsi chiaramente al filone dei Mario 3D moderni, con Odyssey in testa.

bananza editoriale screen scaled

Ma non finisce qui. A sorprendere è l’introduzione di una meccanica di “terraforming”, che consente di interagire attivamente con lo scenario: distruggere, scavare, modellare l’ambiente circostante. Il tutto condito da una direzione artistica colorata e un comparto tecnico che — finalmente — mostra il potenziale di Switch 2, portando in dote texture più ricche, animazioni fluide e un colpo d’occhio molto più convincente rispetto al passato recente.

Certo, non mancano le incognite. Su tutte, la tenuta del gameplay sul lungo periodo: la meccanica di terraformazione sarà abbastanza varia da evitare la trappola della ripetitività? E la stabilità tecnica saprà reggere il passo, mantenendo un frame rate fluido anche nelle sezioni più caotiche? Domande legittime, a cui potremo rispondere solo pad alla mano. Ma una cosa è certa: il ritorno di Donkey Kong in grande stile è una notizia che da sola vale l’attenzione.

…ma a che prezzi?

Se i giochi non sono mancati — e sì, abbiamo volutamente lasciato da parte il supporto delle terze parti, culminato con l’annuncio in esclusiva della nuova IP FromSoftware, The Duskbloods — il vero effetto frustata nelle natiche è arrivato solo dopo la conferenza. Un colpo basso, servito freddo: Nintendo ha comunicato i prezzi di console e giochi solo tramite il proprio sito ufficiale, senza neanche degnarsi di un accenno durante il Direct. Una mossa che ha il sapore della furbata, perché diciamocelo: se una cosa non la dici a voce alta, di solito non è una buona notizia.

Apriamo quindi il dibattito, perché se siete arrivati fin qui, sapete già di cosa stiamo parlando: il vero tema caldo è il prezzo dei giochi, non tanto quello della console. Su quest’ultimo, infatti, possiamo anche essere concilianti: Switch 2 costa 470 euro, che diventano 510 euro in bundle con Mario Kart World. Non è poco, certo, ma nemmeno così folle. Troviamo quasi assurdi i confronti con il prezzo di lancio della prima Switch, visto che il periodo storico è completamente diverso: in mezzo ci sono stati anni di pandemia, crisi dei semiconduttori, aumenti su tutta la filiera hardware, e soprattutto NVIDIA, che fornisce il chip custom della console, non lo fa certo gratis. Confrontato ai prezzi delle piattaforme rivali, tutto sommato, è un listino che possiamo definire “nella norma”.

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Il problema vero — e qui casca l’asino — è il prezzo dei giochi. Mario Kart World, in versione digitale, è proposto a 80 euro. Ma la versione fisica, attenzione, arriva a quota 90 euro. Un record assoluto per Nintendo, e uno scollamento di 10 euro che pone domande legittime: è l’inizio di una guerra silenziosa contro il formato fisico? È un tentativo di spingere l’utenza verso il digitale, dove i margini di profitto sono più alti?

Certo, c’è il bundle con la console che ti permette di prendere il gioco a 40 euro, offerta che non è neanche così rara da trovare tra Amazon, Gamestop/Gamelife, specie con promozioni tipo “portaci la tua Switch OLED e ti scontiamo il resto”. Ma per chi vuole la scatola, la cartuccia, il pezzo da collezione, è una politica che lascia l’amaro in bocca.

E allora, la domanda sorge spontanea: Nintendo è impazzita? Ci sta derubando? Spoiler: Nintendo ha sempre voluto i vostri soldi. Nulla di nuovo sotto il sole. È la stessa azienda che vi ha venduto Breath of the Wild e Mario Kart 8 Deluxe — entrambi titoli nati su Wii U — a prezzo pieno su Switch, “spacciandoli” come esclusive di lancio. È la stessa Nintendo che, fino a ieri, vi proponeva Xenoblade Chronicles X a prezzo intero, nonostante gli anni sulle spalle.

Nintendo non è una onlus. È un’azienda che ha fatto del controllo sui propri contenuti e della valorizzazione delle esclusive un’arma strategica. Può sembrare antiquata, ma è anche una delle poche a mantenere un certo tipo di politica “vecchio stile”, quella in cui “se vuoi giocare ai miei giochi, devi comprare la mia console”. È un approccio che divide, ma che — dati alla mano — continua a funzionare. Anche (e soprattutto) quando ti fa pagare 90 euro per una cartuccia.

Concludendo…

Fasciarsi la testa prima del tempo, inutile. È chiaro: il discorso legato ai prezzi dei giochi preoccupa, ma non deve allarmare più di tanto, almeno per ora. Prendiamo ancora una volta Mario Kart World come esempio: il prezzo di listino è alto, vero, ma la possibilità di acquistarlo in bundle con la console a quasi la metà è concreta. Non è una scappatoia da poco, anzi, è un’opzione che ridimensiona (almeno in parte) il clamore generato.

Nintendo, da quel che si è visto, valuterà caso per caso. Donkey Kong Bananza, ad esempio, arriverà sugli scaffali a 80 euro per la versione fisica, un prezzo sì alto, ma in linea con quanto proposto oggi da Sony e Microsoft per le loro produzioni di punta. Troppo? Forse. Ma il vero punto critico, quello che potrebbe davvero far male, è la tenuta di questi prezzi nel tempo. Nintendo, storicamente, non è nota per le svalutazioni rapide o sostanziose, e se quel 80-90 euro dovesse rimanere fisso anche a un anno dall’uscita, la questione diventerebbe ben più pesante. Ma, per ora, siamo nel campo delle ipotesi.

Quel che è certo è che alcuni aspetti della conferenza ci hanno lasciato più di qualche perplessità. Il discorso upgrade Switch 1/Switch 2, ad esempio, è ancora vago, nebuloso, e il trattamento riservato ai due The Legend of Zelda (praticamente identici alle versioni Switch 1, se non per la risoluzione aumentata e i 60 frame al secondo) fa storcere il naso, eccome. Lo stesso dicasi per il Welcome Tour, quella che sembra poco più di una tech-demo interattiva spacciata per prodotto a sé, venduta — seppur a prezzo budget — quando sarebbe stato logico preinstallarla sulla console.

Insomma, di dubbi ce ne sono ancora tanti, ma una certezza c’è e resta immutata: Nintendo non è cambiata. Nonostante l’evoluzione hardware, le nuove IP e le scelte più o meno discutibili, la grande N continua a giocare secondo le proprie regole, con quella sua filosofia tanto anacronistica quanto inossidabile. E soprattutto, continua a voler i vostri soldi. Tutti quanti. Sempre. Ricordatevelo.

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